26 settembre 2006: liberata dopo 23 anni Silvia Baraldini

Dieci anni fa, il 26 settembre 2006, grazie all’indulto, dopo 16 anni di carcere speciale in America, 2 a Rebibbia e 5 di arresti domiciliari, è tornata libera Silvia Baraldini, militante comunista dell’Organizzazione 19 maggio, attivista per i  diritti umani degli afroamericani, condannata a 43 anni di carcere per associazione sovversiva, concorso in evasione, concorso in due tentate rapine, oltraggio alla corte (per essersi rifiutata di “infamare” i suoi compagni). In realtà nei suoi confronti fu applicata la legge Rico, la normativa contro la criminalità organizzata che permette di caricare su ciascun imputato i crimini della gang.

Una condanna enorme se si pensa che, come canta Francesco Guccini, “Silvia non ha mai ucciso e non ha mai rubato niente”…

Quella che segue è la prima intervista che ha potuto rilasciare nel 1992 a Famiglia cristiana. Leggi altro ›

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26 settembre 1980: la strage all’Oktoberfest e le spie naziste della Stasi

oktoberfestQuanto sapeva la Stasi della bomba all’Oktoberfest di Monaco del 1980? Nell’attentato più grave del dopoguerra tedesco morirono 13 persone e 211 rimasero ferite. Il 26 settembre un ordigno rudimentale piazzato all’ingresso della più nota festa della birra del mondo saltò in aria, uccidendo anche l’attentatore, il neonazista Gundolf Köhler. Militante della «Wehrsportgruppe Hoffmann», un’organizzazione di teste rapate che mimava persino le esercitazioni militari delle camicie brune e fu vietata a gennaio di quell’anno, Köhler fu ritenuto dagli inquirenti un «lupo solitario» che aveva agito senza complici.

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Il giovane turco e l’ultima strage americana

[ANSA] – UN uomo è stato fermato per la sparatoria di venerdì sera nel centro commerciale Cascade Mall di Burlington, vicino a Seattle, dove sono state uccise cinque persone. In un tweet, il Dipartimento d’Emergenza della Contea di Skagit ha affermato che “il sospettato è in custodia”. Il giovane è di origini turche e non ispaniche come si pensava inizialmente e in passato era stato arrestato una volta nella Contea di Island per aggressione. Arcan Cetin, questo il nome dell’uomo, sospettato di avere ucciso quattro donne e un uomo, è emigrato dalla Turchia e vive legalmente negli Usa ad Oak Harbor, una cittadina a circa 45 chilometri da Burlington. La vittima più giovane della sparatoria aveva 16 anni, scrive il quotidiano Seattle Times nella sua edizione online. La ragazza, Sarai Lara, che da bambina era sopravvissuta al cancro, si trovava nel centro commerciale con la madre Evangelina Lara, ma le due si sono divise e la giovane é andata nel grande magazzino Macy’s – dove é avvenuta la strage – per acquistare un paio di pantaloni. Intanto, la polizia ha reso noto che il presunto autore della strage – il 20enne Arcan Cetin, nato in Turchia e residente a Oak Harbor, vicino Seattle – é attualmente agli arresti e lunedì dovrà presentarsi davanti al tribunale della Contea di Skagit. Come é noto, nella sparatoria sono morte quattro donne e un uomo.

A vedere la faccia del giovane catturato si stenta a credere che lo abbiano potuto scambiare per ispanico, vista la raffinatezza dei software di analisi digitale delle immagini sviluppati in America. E quindi si rafforza il dubbio che sia un modello preciso di disinformazione quello adottato dalle forze di sicurezza con il massiccio appoggio del sistema mediatico: ad ogni evento potenzialmente destabilizzante occorre neutralizzare ad ogni costo il solo sospetto della irruzione sulla scena del terrorismo islamico, sia pure nelle forme anomale e borderline che caratterizzano questa fase. Arrendersi all’evidenza solo quando strettamente necessario, alla cattura del reprobo. In questo caso, però,il fatto che il giovane turco abbia scelto di fare una carneficina nel negozio dove lavorava la ex fidanzata lascia la porta aperta. Perché può essere stata una vendetta personale ma anche la scelta, data l’assoluta arbitrarietà e capricciosità della scelta dei bersagli da parte delle nuove leve jihadiste, di “giocare in casa”, colpendo al tempo stesso un luogo simbolo della corruzione femminile, l’industria cosmetica.

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Il Ris inguaia Mancini: niente tracce del nigeriano sul paletto

mancini all'arrestoNon ci sarebbe il Dna di Emmanuel Chidi Nnamdi sul paletto che il migrante nigeriano ucciso a Fermo il 5 luglio scorso avrebbe usato per colpire Amedeo Mancini, l’ultrà della Fermana che poi lo uccise con un pugno al volto. E’ quanto scrive il Corriere.it. Le tracce di Mancini, invece, sarebbero molto evidenti sul segnale stradale. Questo l’esito di una perizia eseguita dai carabinieri del Reparto investigazioni scientifiche di Roma, trasmessa alla Procura di Fermo. La perizia smentirebbe le dichiarazioni dei testimoni oculari, secondo i quali sarebbe stato Emmanuel a brandire il paletto e a colpire Mancini dopo che l’uomo aveva offeso la compagna Chinyere chiamandola ”africans scimmia”. Una colluttazione culminata poi nel pugno mortale che l’ultrà sferrò a Emmanuel. Leggi altro ›

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25 settembre 1942: nasce Massimo Abbatangelo

massimo abbatangeloIl 1984 è senza dubbio l’anno che ha segnato la vita di Massimo Abbatangelo [che oggi festeggia il 74esimo compleanno, ndb], l’unico deputato effettivamente arrestato dopo l’autorizzazione concessa dalla Camera ma la sua resta, nell’essenza, una vicenda kafkiana piuttosto che orwelliana. Perché nel corso del 1984 diventa definitiva la condanna per un antico attentato notturno (datato 1971) alla sezione del Pci di Fuorigrotta, uno dei quartieri napoletani in cui più aspra era la contesa per il controllo delle piazze: lui, consigliere comunale, era il proprietario dell’auto usata. Almirante lo accompagna alla porta del carcere in cui resterà chiuso per nove mesi per poi essere affidato ai servizi sociali. Intanto alla fine dell’anno, la notte tra il 23 e il 24 dicembre, nella stessa galleria in cui era esplosa una bomba a bordo del treno Italicus dieci anni prima, si è consumata quella che passerà alla storia come la strage di Natale. Una strage organizzata dalla mafia. Il “cassiere” Pippo Calò è stato condannato all’ergastolo (nella sua villa di campagna furono trovati congegni a tempo simili a quelli usati per l’innesco dell’ordigno usato), un paio di mesi fa Totò Riina ha ricevuto un ordine di custodia cautelare come mandante della strage. L’ipotesi accusatoria iniziale del pm PierLuigi Vigna è che per organizzare l’attentato Cosa nostra si fosse appoggiata a un clan camorristico (il treno partiva da Napoli) per la fabbricazione e il collocamento dell’ordigno. E’ così è arrestato, insieme a un paio di sodali, Peppe Misso, un bandito dalle dichiarate simpatie fasciste, grande rapinatore (suo, in collaborazione con il nipote di Gerlando Alberti, il colpo al Monte di pietà del Banco di Napoli). Il ragazzino accusato di aver piazzato la bomba sul treno, un pupillo di Misso, era invece morto ammazzato in quel lasso di tempo. Le indagini arrivano ad Abbatangelo: nel corso di una perquisizione della sua villetta di Marechiaro, in sua assenza, la Digos trova un borsone con armi ed esplosivo su un terrazzo di libero accesso. Un borsone che alcuni vicini confermano di non aver visto in precedenza.

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Così nell’America violenta si ammazzano tutti i giorni

Violenze armate

2014

2015

23/09/16

Proiez.2016

Episodi

51834

53369

41267

56568

Morti

12593

13473

10584

14562

Feriti

23025

27016

21989

30255

Vittime bambini (0-11)

625

698

476

654

Vittime ragazzi (12-17)

2362

2699

2252

3098

Sparatorie di massa

277

332

284

390

Poliziotti vittime

260

319

233

320

Poliziotti partecipanti o sospetti

1778

1913

1358

1868

Invasioni di case

2614

2365

1722

2369

Uso difensivo

1592

1304

1286

1769

Sparatorie accidentali

1599

1962

1538

2116

Questa tabella, ricavata dal database del Gun violence archive, un’organizzazione no profit impegnata nella raccolta e la diffusione di dati sugli effetti della violenza armata negli Stati Uniti, ci dà la misura spaventosa della carneficina quotidiana che si consuma ogni giorno nelle strade e negli edifici della superpotenza. Leggi altro ›

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23 settembre 1980. Blitz giudiziario contro Terza posizione

Il 23 settembre 1980, sull’onda lunga della grande repressione scattata a destra dopo la strage di Bologna, la magistratura romana compie una retata contro Terza posizione. Per la destra radicale diventerà il “7 aprile” dell’Autonomia nera. Io l’ho riassunto così nel libro “Guerrieri”.

Luigi Ciavardini, ormai isolato, si preoccupa di rifornirsi di armi. Se le va a prendere praticamente da solo in un’armeria di Pescara, il 20 settembre. Rimedia 5 pistole, pezzi di ricambio e munizioni. Lo accompagna la fidanzata, Elena Venditti, alla prima e ultima azione. Perché è arrestata tre giorni dopo nel blitz giudiziario che segna la fine della breve ma intensa storia di Terza posizione. Nell’interrogatorio del 24 settembre la ragazza confessa di aver partecipato alla rapina accusando Ciavardini di aver rubato il giorno prima una Honda a San Benedetto del Tronto. L’azione è rivendicata con una telefonata dal Gruppo spontaneo di azione rivoluzionaria. In quel periodo lui è isolato dopo la rottura con la banda Fioravanti e lo sbandamento organizzativo di Tp prodotto dalla rottura tra dirigenti politici e quadri militari, passati alla lotta armata. Solo nei giorni successivi il giovanissimo latitante verrà reclutato di nuovo da Fiore per formare con Taddeini e Nanni De Angelis la terza formazione del nucleo operativo. Durerà una settimana. L’operazione giudiziaria è costruita sulle confessioni di militanti coinvolti nelle indagini per la strage di Bologna, e rappresenta la versione in nero del “7 aprile” per Autonomia operaia: anche in questo caso una realtà complessa e diversificata dove convivevano forme di antagonismo politico radicale ed attività violente e illegali viene criminalizzata e liquidata come banda armata e associazione sovversiva. 150 perquisizioni in Italia, dieci arresti tra dirigenti e attivisti di Tp, otto ordini di cattura notificati in carcere, numerosi altri quadri costretti alla latitanza (e successivamente arrestati). Molti degli indagati saranno via via prosciolti ma l’organizzazione politica ne uscirà distrutta. Il primo risultato immediato è il definitivo passaggio alle armi di numerosi giovani ancora nel guado. Dopo più di quattro anni di carcere preventivo i vari capizona, spesso finiti in cella giovanissimi (Mottironi ha 17 anni, Bisini 18, Zucco 19, Buffa 20) saranno prosciolti: la corte d’assise riconosce responsabili solo i leader e i componenti del nucleo operativo: la struttura clandestina e illegale era ignota ai più. Leggi altro ›

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23 settembre 1961: nasce Walter Sordi, il “guerriero senza sonno”

walter sordiIl 23 settembre 1961 nasce a Roma Walter Sordi, il “pentito” che permetterà di smantellare quello che resta degli ultimi Nar. Quando l’arrestano, il 17 settembre 1982, il “guerriero senza sonno” non ha ancora 21 anni ma si è già “munito” di una propria, personalissima banda, che è al tempo stesso circolo amicale, rete di appoggio logistico, gruppo di fuoco per quanto scalcagnato. Dei “Walter’s boys” ricostruisce, con Nicola Rao per la “Trilogia della Celtica” l’originale vicenda uno dei protagonisti:

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Rivolta a Charlotte: morto il dimostrante ferito. Un’altra vittima a Baltimora

Charlotte

Ancora un afroamericano ucciso dalla polizia, il terzo in pochi giorni. Stavolta nei sobborghi di Baltimora dove, dopo alcuni giorni di agonia, è morto Tawon Boyd, 21 anni. A causare il decesso le conseguenze di una colluttazione con cinque poliziotti che lo hanno immobilizzato a terra. Erano giunti nel suo appartamento dopo una chiamata in cui si denunciavano “comportamenti strani” da parte del ragazzo, che era comunque disarmato. La famiglia della vittima denuncia un uso eccessivo della forza da parte degli agenti.

E spunta il video della morte dell’afroamericano ucciso a Charlotte, in North Carolina, che non mostra in maniera chiara se la vittima prima di essere colpita da un agente ha puntato o meno una pistola verso i poliziotti. Lo ha detto il capo della polizia di Charlotte. Per il momento il video non sarà reso pubblico. Ma – ha spiegato il capo della polizia – sarà mostrato alla famiglia della vittima. Leggi altro ›

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23 settembre 1985. La camorra ammazza Giancarlo Siani

Il pezzo di Enzo La Penna scritto nel 2010, in occasione del 25esimo anniversario dell’omicidio di Giancarlo Siani, il giornalista del Mattino ammazzato dalla camorra


La notizia arrivò in redazione verso le dieci di sera durante il ”giro di nera” che precedeva la chiusura della prima edizione. Invertendo i ruoli fu il poliziotto di turno al centro operativo della questura a rivolgere la domanda al reporter: ”Conoscete Siani?”. Era la sera del 23 settembre di 25 anni fa, il corpo senza vita di Giancarlo Siani giaceva nella sua auto nel viale di casa, in piazza Leonardo al Vomero, e la polizia ancora era alla ricerca di informazioni precise sulla figura della giovane vittima. Fino a pochi minuti prima Giancarlo era seduto proprio alla scrivania di fronte, nello stanzone della cronaca del Mattino, dove lavorava da un paio di mesi dopo aver concluso la sua esperienza di corrispondente del quotidiano da Torre Annunziata, comune tra i piu’ turbolenti dell’area vesuviana che appena un anno prima era stato teatro della piu’ cruenta strage della storia della camorra (8 morti e 20 feriti). Due killer lo avevano atteso per ore sotto casa uccidendolo con numerosi colpi di pistola. Leggi altro ›

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Sono nato a Napoli nel 1956 e cresciuto a Posillipo. Vivo e lavoro a Potenza. Sposato da 35 anni, ho una figlia trentenne, un genero, un nipote. Militante dell’antagonismo sociale negli anni Settanta, ho proseguito il mio impegno sul fronte della solidarietà per i prigionieri degli anni di piombo, partecipando in prima persona alle campagne per la soluzione politica. Le mie posizioni da un marxismo critico di matrice operaista si sono evolute nella direzione di un radicale libertarismo. Col passare degli anni, ho spostato la mia attenzione dalla cronaca alla narrazione, dalla ricostruzione dei fatti ai dispositivi di costruzione delle storie...

L'alter-Ugo è la superfetazione del blog Fascinazione, chiuso alla fine di febbraio 2013, quando ha superato il milione di visitatori e poi riaperto e affidato alla cura del discepolo più devoto. Perché 25 anni di ricerca e osservazione sulla fascisteria bastano e avanzano anche a un maniaco compulsivo come me. Questo sito si occuperà ancora di politica e movimenti sociali ma offrirà pure una robusta documentazione d'archivio delle mie precedenti attività giornalistiche e costituirà lo snodo per accedere a tutti i miei canali del web 2.0 (blog, anobii, youtube, flickr)