Il voto in Francia e in Italia: una doppia batosta per i populisti

Quella di oggi è una puntata doppia della videolettera, una riflessione disgiunta sui due esiti elettorali. In Francia, in tutta evidenza, si conclude con il definitivo fallimento del sogno lepenista, l’atteso filotto populista. Dopo la Brexit e il trionfo di Trump, si attendeva la marcia trionfale: dall’Austria all’Olanda, dalle elezioni anticipate inglesi alla doppia tornata elettorale in Francia è invece stata una serie di mazzate per i movimenti populisti anti-euro e anti-troika. Certo, hanno giocato anche dispositivi elettorali feroci (il maggioritario puro che ha liquidato l’Ukip in Gran Bretagna, il doppio turno francese che privilegia le forze centriste) ma i numeri sono impietosi.

In Italia, invece, senza pretendere che sia suonata la campana a morte per i Cinque stelle, va registrata una netta battuta del Movimento 5 stelle. Nessun finalista, uno scarto netto rispetto al voto politico e regionale, con percentuali a una cifra in diverse località importanti. E’ sbagliato confondere piani e dinamiche: a determinare il risultato hanno concorso le divisioni interne (Genova, Palermo, Parma), la mancanza di appeal di alcuni candidati, la forza delle coalizioni di centrodestra e centrosinistra (spesso uniti al voto), l’assenza di situazioni catastrofiche tipo Roma o Livorno. Ma, anche senza generalizzazioni politiche, non sono solo loro a segnare il passo. Al di là del risultato numerico, esce indebolita anche la pretesa leghista di contendere la leadership del centrodestra. Andando in finale in tutte le principali città, tranne Palermo, e con buone possibilità di successo in diversi casi per il centrodestra unito, Berlusconi ha ripreso in mano il pallino, cacciando nell’angolo le velleità sovraniste.

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De Luca, le parolacce e i nuovi standard della comunicazione politica

De Luca show a Pozzuoli: il video diffuso da Repubblica tv della sua lite con i disoccupati ha confermato lo straordinario talento comunicativo del governatore della Campania. Nel cantiere della Cumana per la tratta Dazio-Gerolomini appena inaugurato, il presidente della Regione affronta i disoccupati del Movimento 7 Novembre che lo contestano e chiedono un incontro in Regione sull’avvio di progetti per lavoratori socialmente utili.  Nel corso di 40 anni centinaia di volte si sono confrontati in piazza o intorno a tavoli più o meno istituzionali governanti e governati. Ma in questo caso c’è un plateale rovesciamento della pratica. E’  De Luca a fare la voce grossa con uno dei portavoce dei movimenti, Eddy Sorge. Nell’accesa discussione volano urla e parolacce. E’ l’esponente del Laboratorio politico Iskra di Bagnoli a chiedere al presidente della Campania di non urlare, di abbassare i toni e di permettere anche a lui di parlare. Ma, tra una “madonna” e una “sfaccimma”, De Luca fa anche un’altra cosa: rompe ogni mediazione, toglie ogni schermo protettivo e si mette direttamente in gioco. Io sono il presidente, decido io, gli altri non contano, vuoi fare chiacchiere o fare i fatti? Con la ciliegina finale, il rovesciamento dell’accusa classica del gentismo contro la casta. E così il governatore attacca il movimentista: tu rischi di fare politica… Lui no, non fa politica, amministra, risolve problemi. E alla fine lo stesso Sorge, sulla sua pagina Facebook, per difendersi agli attacchi dei duri e puri di turno sulla eccessiva “morbidezza” nel confronto, cita il maestro cinese dell’Arte della guerra per poi ribadire le ragioni di una scelta:

Ho già specificato i motivi politici che ci hanno spinto a scegliere di avere quella condotta. Tafferugli, scontri e vaffanculo li abbiamo fatti, li facciamo e li faremo quando necessario. Ma quello che ci interessava era principalmente “denudare il re”, dimostrare il suo vero volto o meglio il potere che rappresenta e l’odio di classe che questi signori hanno nei confronti dei proletari ed entrare nel merito della questione specifica. Da questo punto di vista vi invito a vedere il video pubblicato dalla pagina dei disoccupati. Non perché servisse a noi compagni ma alle tante persone, le famose masse come le chiama qualcuno, che ci piaccia o meno ancora non ci sentono, perché sentono fame, o non ci seguono, perché non ci capiscono. Da questo punto di vista posso assicurarvi che in piccola parte ci siamo riusciti.

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Sul caso Riina si scatena la sinistra delle forche

Nella querelle sul diritto alla scarcerazione della più feroce carogna noto con piacere che alcuni dei miei amici fascisti tra i più aborriti dall’antifascisteria e dalla stampa mainstream sono sul fronte giusto dello Stato di diritto e dell’umanità della pena. E’ una piccola ma enorme soddisfazione. Terribile invece la voglia di vendetta e di sangue da parte da persone che si presupporrebbe più vicine e attenti ai temi dei diritti umani e delle libertà personali. Tra queste anche belle persone come Gianni Simioli, il popolare conduttore della Radiazza, che promuove con i Verdi uno sciopero della fame contro la ventilata scarcerazione di Totò Riina, malato terminale di cancro e gravemente cardiopatico.
Senza entrare nel merito della querelle (una sezione della Cassazione che rimanda indietro per difetto di motivazione un provvedimento negativo del tribunale di Bologna sulla richiesta di arresti domiciliari del capo dei capi non decide la libertà del boss…) mi fa piacere citare alcuni di questi campioni delle libertà. Non a caso hanno attraversato tutti e tre l’esperienza del carcere duro negli anni di piombo:

Su Riina. So che quello che sto per scrivere a proposito di Totò Riina, solleverà delle critiche, ciononostante io dico sempre quello penso. E penso che sia giusto fare in modo che Riina muoia nel suo letto. Un uomo così lo si fucila subito, in caso contrario volerlo far morire in una cella quando ormai il suo cervello è imploso, è una scelta vendicativa e uno Stato non si deve vendicare perché la Giustizia non è un atto di vendetta ma un ristabilimento dell’Ordine. Quello che sta morendo non è Riina il capo mafia ma un individuo che non sa nemmeno più chi è e cosa ha fatto. Non mi si accusi d’essere buonista, perché non lo sono, piuttosto, sono magnanimo.
[Cesare Ferri]

Ho letto commenti scomposti e fuori tono, fuori tema e spesso con bava alla bocca: “Deve crepare, deve crepare, deve crepare soffrendo…” Ahhh benedetto “resseintement”! Ahh benedetta Civiltà fondata sul “diritto” garantito anche all’ultimo!
Ma non ho neppure voglia di replicare a chi legge lucciole per lanterne. Sorridendo dedico questa bellissima canzone… Don Raffaè sarà mica Raffaele Cutolo, quello che ha più o meno un migliaio di cadaveri sulla coscienza?…. Ma De Andrè “è di un’altra razza” (cit “Il bombarolo”) e lui sapeva mettere in tarantella anche Don Raffè e farci sorridere… perché “anche in carcere il caffé lo sanno fare”
[Maurizio Murelli]

Io sono un garantista e a proposito del bambino sciolto nell’acido,vedo molto piu spietato e ingiusto dare la liberta’a persone come brusca,l’assurda legge dei pentiti,ingiusta e spietata ,che per opportunismo cantano gli amici e ritornano a godersi la vita,alla faccia dei tanti morti ammazzati
[Maurizio Ruggiero]

Per fortuna anche a sinistra c’è qualcuno che si pone il problema dello schifo trionfante:

E’ sconfortante il dibattito scatenatosi a seguito del pronunciamento della Cassazione sul prinicpio del diritto a morire dignitosamente. In primo luogo c’è un errore cognitivo, una incapacità a penetrare l’oggetto medesimo della querelle: in discussione non è Totò Riina MA elementari principi di civiltà giuridica. Ma provate a sostenerlo e vi risponderanno: “Sì ma è quello che ha fatto sciogliere nell’acido….”.  Non ci arrivano proprio. Discutere anche con un reazionario a volte può anche portare a insinuargli un dubbio. Con gli stupidi è tempo perso …
Diversi miei amici, scusate ma faccio ormai fatica a usare il termine “compagno”, fra i quali alcuni di quelli per i quali ho maggiore stima, si dimostrano sorpresi dalla vocazione forcaiola della sinistra, intendendo, per sinistra, non Minniti ma persino quella che una volta si chiamava sinistra rivoluzionaria e oggi antagonista. Ora, il fatto è che noi, negli anni ’70, abbiamo pensato di rompere con la tradizione del movimento storico comunista, con ciò intendendo quella che chiamavamo, allora, la tradizione socialdemocratica. Sottovalutavamo il fatto che, in realtà, la vocazione anti libertaria, per usare un eufemismo, si annidava ben più in profondità ed era molto più contigua a noi di quanto credessimo e apparteneva, appunto, ad ampissimi settori della cosiddetta sinistra rivoluzionaria, oggi detta “antagonista”. Poi le cose sono andate come sono andate e, travolti da una crisi e da una sconfitta epocale, alla fine siamo quasi “tornati a casa”, per lo meno nel senso che non abbiamo approfondito quella rottura e la necessaria separazione dei nostri destini. Quindi, il problema riguarda la ridefinizione generale della nostra identità in senso libertario, perché, per la sua parte maggioritaria, certe posizioni sono manifestazioni “normali”, “ontologiche” mi si passi il termine, della sinistra.
[Enrico Galmozzi]

Come nota l’impareggiabile Ugo Tassinari su questa storia di Riina è fitto così di fascisti molto meno forcaioli e infoiati della brava gente di sinistra. La quale sinistra è intanto impegnata a scannarsi non su cosa fare ma sul dichiararsi o meno di centrosinistra, il che basta a dimostrare che Basaglia i manicomi li doveva spalancare altro che chiudere. Ma se rinasco giuro che piuttosto che diventare di sinistra mi taglio una mano: la sinistra…
[Andrea Colombo]

 

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La strage di London Bridge e il santuario italiano

Uno dei tre autori della strage del London Bridge è un italo marocchino che ha spesso soggiornato a Bologna, presso la madre italiana. Si conferma così il ruolo di retrovia della Penisola per alcune delle reti islamiche attive nei maggiori stati europei: per l’Italia sono passati, infatti, l’autore della strage di Berlino (che ci è rimasto…), il responsabile del raid del 14 luglio a Nizza e ora uno dei sicari di London Bridge. Una questione, quella del santuario Italia, che andiamo sollevando da tempo, oramai, come ricorda giustamente uno dei miei allievi più bravi:
santuario
Ma ci sono anche altri spunti di riflessione interessanti sulla strage di London Bridge:
1. per la prima volta ad agire è un commando multietnico, il leader pachistano, i sodali maghrebini. Presumibilmente a metterli insieme il sobborgo londinese in cui vivevano, che li ha spinti a superare le tradizionali separazioni tra comunità di immigrati
2. il grado di commistione con l’Occidente. dei due maghrebini uno è figlio di un’italiana, l’altro ha sposato un’irlandese e ci ha fatto una figlia: un rapporto contrastato fino alla rottura per il rifiuto della donna di convertirsi e di consentire all’educazione islamica della bambina. Si conferma quindi l’importanza del tema dell’integrazione mancata come fattore significativo della radicalizzazione
3. l’incapacità dei servizi britannici di valutare la potenziale pericolosità di soggetti che si espongono nella propaganda jihadista, come il capo del commando. In questo caso coniugato con la fin troppo efficacia operativa dei ‘militari’. Otto minuti per circondare e lasciare stecchiti a terra tre uomini armati solo di coltellacci. Fino a suscitare qualche dubbio di eccesso di zelo…

Da Melbourne invece un’altra lezione: è il tipo di reo a determinare la natura terroristica di un reato che sarebbe normalmente passato per un dramma personale o mentale …

 

 

 

 

 

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Davigo candidato premier? Verrebbe da dire: vaffanculo, Grillo

davigoHo spesso avuto un sentimento ambiguo nei confronti dei Cinque Stelle, preoccupato dalle derive settarie e complottiste ma anche consapevole delle ragioni sociali e culturali di un clamoroso successo. Oggi davanti alla scelta di Piercamillo Davigo candidato premier niente dubbi: i 5 stelle diventano un nemico assoluto delle libertà e della democrazia. Perché Davigo è la testa pensante di Mani Pulite, il genio giuridico che, inventando la categoria della dazione ambientale, riesce a imbracare sotto fattispecie criminale un malcostume imperante ma difficilmente condannabile sul piano penale, il giurista schmittiano che attualizza la persecuzione del tipo di reo e non del reato, il teorizzatore del sospetto come anticamera della giustizia, il cinico sostenitore del principio: meglio un innocente dentro che un colpevole fuori. Ma vaffanculo, Grillo

 

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Grillo antisemita? Ma no, quello è Nosferatu, non un giudeo

Profilo in ombra, naso adunco, unghie appuntite, gobba prominente, un’evidenze calvizie…
Quest’immagine – comparsa sul blog di Beppe Grillo in data 22 maggio 2017 con l’obiettivo di denunciare il potere occulto delle bache – è tecnicamente propaganda antisemita.
Come non se ne vedeva da tempo ad opera di un leader politico di questa importanza.

Così il professor Alessandro Campi illustre scienziato politico sulla sua pagina facebook. Ma, osserva immediatamente qualche amico di media cultura cinematografica, l’immagine usata è quella di Nosferatu, il vampiro di una delle più osannate pellicole dell’espressionismo tedesco.

antisemita

 

 

 

 

 

 

La rappresentazione caricaturale dell’ebreo deforme, proprio secondo quelle caratteristiche descritte, era però tipica di quegli anni e affonda le radici nell’immaginario ottocentesco. Un’iconografia segnata dall’odio e dal pregiudizio ma che si forma in concrete e determinate condizioni storiche, sociali e culturali, trovando una sistemazione alta nell’analisi marxiana della “questione ebraica”.

Oggi, come giustamente osserva Campi, quella rappresentazione non si usa più: perché l’usuraio di quartiere non porta la kippah ma è un colletto bianco della malavita organizzata e la terribile potenza del capitale finanziario si è completamente dematerializzata …

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Don Orlando si scusa per il saluto romano nel presente a Vivirito

Rivolgo a tutti il presente post per porgere la mie più sentite scuse per il gesto fatto durante la commemorazione fatta al cimitero sabato scorso. Mi rendo conto di quanto ho fatto esula dalla mia missione da pastore delle anime e perciò non capiterà più.

don orlando

Così, dalla sua pagina facebook, don Orlando Francesco Amendola, travolto dalla furibonda campagna mediatica per il saluto romano alla cerimonia funebre per Salvatore Vivirito, si scusa per il gesto, ma senza nessuna concessione politica: semplicemente perché il saluto romano esula dalla sua missione sacerdotale. Interessante, infine, la sua posizione ecclesiastica. Perché don Orlando si dichiara sacerdote vetero cattolico della Chiesa nazionale polacca. Il movimento veterocattolico nasce nella seconda metà dell’Ottocento, contro il Concilio Vaticano I e il dogma dell’infallibilità papale e si evolve verso una visione unitaria della comunità cristiana, riconoscendo validi solo i concili che hanno preceduto lo scisma ortodosso. La Chiesa polacca è invece una scissione conservatrice, maturata in America, alla fine del secolo scorso, in rottura con la decisione di ammettere le donne al sacerdozio

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Strage di Manchester: il padre del kamikaze era fin troppo integrato

E’ stato un militare di carriera nell’esercito libico il padre dell’autore della strage di Manchester. La sua vicenda personale e professionale (fugge in Arabia a inizi anni 90 per addestrare i guerriglieri afghani poi ripara a Londra ma già nel 2008 rientra clandestino in patria a preparare l’insurrezione che porterà all’esecuzione di Gheddafi e al crollo del regime) fa pensare che si tratti di uomo legato a filo doppio ai servizi britannici che nell’insorgenza antigheddafiana hanno avuto un ruolo importante. Ancora una volta, come già per Bin Laden, quadri operativi degli apparati occidentali si rivoltano contro…C’è un aspetto beffardo e paradossale in questa tragedia: non si tratta, quindi, di un fallimento delle politiche di integrazione (come spesso abbiamo sottolineato in altri casi di attacchi islamisti in Europa) ma, al contrario, degli effetti perversi di un eccesso di integrazione …

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Vivirito, il cappellano e quel maledetto saluto romano

Nei giorni scorsi ho pubblicato nel canale youtube il video, girato da Marcello Sinibaldi e gentilmente trasmessomi, sulla cerimonia per il quarantennale della morte dell’avanguardista Umberto Salvatore Vivirito, morto per le ferite riportate in un conflitto a fuoco con il gioielliere che stava rapinando. Al rito del presente ha partecipato anche un sacerdote, il cappellano del Campo X. Se n’è accorto un osservatorio antifascista e lo ha prontamente segnalato. Il puntuale rilancio dalle pagine di la Repubblica da parte di Paolo Berizzi ha scatenato l’inferno. Ad aumentare l’indignazione per l’improvvido gesto il fatto che fosse riservato a un rapinatore …

vivirito
Va bene che oramai, dopo 25 anni di peste giustizialista ci si può aspettare di tutto ma bisogna pur ricordare che la giurisprudenza più fresca, con i proscioglimenti per le commemorazioni di Ramelli a Milano, esclude che il saluto romano in cerimonie funebri e riti del presente costituisca apologia di reato. Del resto gli stessi avanguardisti hanno adottato come saluto d’ordinanza, proprio per non incappare in incidenti giudiziari, il saluto del legionario (il pugno portato al cuore) e usano il saluto romano solo nel presente.
Così come, fermo restando che le rapine sono sempre state un crimine, è opportuno richiamare alla memoria il fatto che negli anni Settanta era una prassi diffusa per i movimenti rivoluzionari, a destra come a sinistra, finanziare la lotta politica con rapine e sequestri di persona.
Nel pomeriggio la rassegna stampa completa …

 

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Nina Moric, CasaPound e la supercazzola del Giornale

L’annuncio dato dalla stessa Nina Moric – sarà la capolista di CasaPound alle prossime elezioni – non sorprende ma desta comunque clamore. E subito arrivano le frecciate degli avversari politici: ma non si era detto prima gli Italiani? Comunque il movimento fascista conferma la sua capacità di “sfondare” nel grande barnum mediatico. Anche perché, ovviamente, come spiega, divertito, Carlomanno Adinolfi, si tratta di puro rumore:nina moric

Il Giornale ha fatto una supercazzola, prendendo l’intervento alla zanzara in cui Nina Moric ha fatto una battuta e trasformandola in una finta intervista dando “ufficialità” a una battuta. Che poi, se ci pensa un attimo, non ci sono elezioni a breve termine quindi è palese il fatto che ufficializzare ora un capolista non ha senso.

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Sono nato a Napoli nel 1956 e cresciuto a Posillipo. Vivo e lavoro a Potenza. Sposato da 35 anni, ho una figlia trentenne, un genero, un nipote. Militante dell’antagonismo sociale negli anni Settanta, ho proseguito il mio impegno sul fronte della solidarietà per i prigionieri degli anni di piombo, partecipando in prima persona alle campagne per la soluzione politica. Le mie posizioni da un marxismo critico di matrice operaista si sono evolute nella direzione di un radicale libertarismo. Col passare degli anni, ho spostato la mia attenzione dalla cronaca alla narrazione, dalla ricostruzione dei fatti ai dispositivi di costruzione delle storie...

L'alter-Ugo è la superfetazione del blog Fascinazione, chiuso alla fine di febbraio 2013, quando ha superato il milione di visitatori e poi riaperto e affidato alla cura del discepolo più devoto. Perché 25 anni di ricerca e osservazione sulla fascisteria bastano e avanzano anche a un maniaco compulsivo come me. Questo sito si occuperà ancora di politica e movimenti sociali ma offrirà pure una robusta documentazione d'archivio delle mie precedenti attività giornalistiche e costituirà lo snodo per accedere a tutti i miei canali del web 2.0 (blog, anobii, youtube, flickr)