Tiburtino III: dalle lotte dei Tiburtaros alla caccia ai migranti

Tiburtino III, il quartiere popolare di Roma Est balzato agli onori della cronaca per la tensione esplosa tra residenti e migranti ospiti del centro di accoglienza, negli anni Settanta è stato un santuario della sinistra rivoluzionaria. Il collettivo di quartiere, i Tiburtaros, per richiamare l’esperienza armata dei Tupamaros uruguaiani, si distingue nelle lotte e negli scontri di piazza. Tra i suoi militanti c’è anche Barbara Balzerani che è di Colleferro ma ci fa intervento politico insieme ad altri compagni di Potere Operaio. Questo nucleo sarà tra i primi a confluire nella nascente colonna romana delle Br. Ma la storia sociale e politica del quartiere e del collettivo la racconta un compagno di Lotta Continua, Massimo “Pelle” Avvisati, scomparso prematuramente nel 1976. Quell’anno è tra i candidati di LC nelle liste politiche di Democrazia proletaria ed è l’occasione per raccontare questa storia. Il suo testo è ripreso dal blog di Daniele Barbieri, in un più ampio post scritto in occasione del quarantennale della morte (29 ottobre 1976). Tutto comincia dalla lotta delle donne del quartiere per la scuola elementare di via del Frantoio, che oggi ospita anche il centro di accoglienza contestato

Mi pare ieri che ho iniziato a fare politica, mi fa un po’ ridere sta parola. Non avevo ancora 11 anni quando ho iniziato a diffondere L’unità, al lotto 9 del Tiburtino terzo… abitavo lì, due stanze umide e senza riscaldamento. Tiburtino terzo, costruito da Mussolini…. temporaneamente aveva detto… il più alto tasso di malattie reumatiche e cardiache di Roma. Non è difficile spiegare come si diventa militanti. Il primo sciopero lo organizzai a scuola per il riscaldamento. Mia madre era stata protagonista, con altre donne, delle proteste per la messa in sicurezza della scuola che è poi questa in via del Frantoio, insomma dall’altra parte della strada. Mia madre l’ho persa a 9 anni. Mio padre ha fatto mille sacrifici per farci studiare… Erano tutti e due comunisti. A Tiburtino terzo c’era la Fgci più forte… la Fgci, se non lo sapete erano i giovani del Pci. Noi eravamo in lotta sempre. Alla fabbrica Sciolari facemmo sciopero persino per il diritto di portare i capelli lunghi, il padrone non voleva i capelloni. La Fgci mi voleva mandare alle famose Frattocchie, la scuola quadri del Pci. Io allora mi legge tutto “Stato e rivoluzione” di Lenin ma ero piccolo e non capii proprio tutto mentre a mio fratello toccò studiarsi “la concezione materialistica della storia”. Così alle Frattocchie feci questo corso: venne Napolitano, mi pare. Ma si litigò. Noi volevamo fare la rivoluzione… Così ci sbatterono fuori dalla Fgci.

Non ci spaventammo per quello. Ci organizzammo con i Tiburtaros che era la traduzione romanesca dei Tupamaros, un gruppo rivoluzionario in Uruguay. Noi del Tiburtino eravamo dappertutto: occupazioni di case, scioperi, servizio d’ordine, controinformazione, quasi un piccolo partito.

Non accadeva solo a noi, esperienze simili c’erano anche negli altri quartieri proletari di Roma. Era un vento nuovo, forte. Il tempo passa…. Entro alla Selenia con il collocamento perché sono figlio di un invalido, mio fratello finisce all’Eni, Mollettone è operaio alla Fatme, Stiracchio va alla Pirelli di Tivoli, Giampiero fa l’autista all’Atsac, Carmelo è operaio della Roma Supermarket. Si rompevano gli steccati perché prima in quei posti si entrava con la raccomandazione. Perché noi dei quartieri proletari di Roma antica, dei monumenti conosciamo solo il Colosseo? Io quando giravo avevo la sensazione che questa città, grande e bella, non potesse essere nostra cioè di chi abitava in casette brutte di due piani… Ora siamo ovunque, ci siamo ripresi Roma in ogni senso: abbiamo assediato la Prefettura e i Parioli e se il cardinal Poletti non si fa i cazzi suoi andremo anche da lui, in Vaticano.

 

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Dopo la condanna il santone stupratore piange e invoca pietà

L’induismo gode di un diffuso pregiudizio favorevole, grazie anche al ruolo ricoperto nell’immaginario occidentale da un’icona della nonviolenza come Gandhi. In realtà, come per tutte le religioni, sono ben radicate dentro il suo corpo vasto frange assai violente. Come questa setta, balzata nei giorni scorsi alla ribalta per gli scontri violentissimi scatenati in difesa del suo santone, condannato  a vent’anni per stupro:

 Il guru Gurmeet Ram Rahim Singh ha pianto e si è gettato a terra: “Abbiate pieta di me”, ha gridato alla Corte che gli aveva inflitto due condanne a dieci anni ciascuna da scontare consecutivamente per altrettanti stupri, 15 anni fa, di due giovani seguaci e 40.000 euro di multa. E’ la pena decisa in primo grado dal giudice di un tribunale della polizia criminale (Cbi) a Rohtak, nello Stato di Haryana, per il leader dell’associazione socio-spirituale Dera Sacha Sauda.
Quando venerdì scorso il magistrato aveva annunciato il verdetto di colpevolezza, i seguaci del ‘Messaggero di Dio’ si erano abbandonati a violenze non solo in Haryana, ma anche nei vicini Stati di Punjab e Rajasthan, e perfino nella capitale New Delhi. E il bilancio di alcune ore di inferno è stato di 38 morti, oltre 350 feriti, 1.000 arresti e gravissimi danni materiali.
Di un’altro culto induista, Ananda Marga, io mi ero occupato nella prima edizione di Fascisteria perché, con altre sette, era stato il luogo di riflusso, nella prima metà degli anni ’80, per un po’ di camerati in fuga dalla grande repressione. Essendo trascorsi circa 30 anni dai fatti ometto i nomi applicando il diritto all’oblio:

Le ronde pirogene e Ananda Marga

Diversa sorte tocca ai bolognesi delle Ronde pirogene antidemocrati­che, responsabili dell’incendio di 120 utilitarie. Sono accusati di farne parte un professore e un di­soccu­pato, entrambi aderenti all’associazione Ananda Marga, e due giovani. I quattro sono arrestati il 23 maggio 1989. Una settimana dopo è la volta di un   impiegato di 35 anni,. Le manette scattano anche per il padre di uno degli arrestati che per impedirne la cat­tura ha sparato con il fucile contro gli agenti: dovrà rispondere di tentato omicidio. Le Ronde bruciano le vecchie auto “simboli materiali dell’agglomerato sociale operaio–piccolo bor­ghese” ma – scrivono – “passeremo ben presto alla demoli­zione delle abitazioni dei pezzenti, dei ba­raccati, degli emarginati … e come terza fase alla soppressione fisica di tutti gli esseri abietti”. L’Ananda Marga, una setta induista, contesta l’uso del simbolo (una stella di David con sullo sfondo un sole nascente e uno swastika) da parte delle Ronde e pur ricono­scendo il rapporto con i due ar­restati nega ogni re­spon­sabilità per i “gesti fa­natici e insulsi eventualmente attribuiti ai due, perso­naggi con problemi psico­tici”, poiché l’associazione si occupa della diffusione dello Yoga come sistema per ritrovare l’armonia e l’equili­brio. Una dissociazione poco credibile: il mo­vimento, fondato in India nel 1951 da un maestro bengalese di yoga tantrico, si è reso protagonista di nu­merosi e gravissimi episodi di violenza politica. Shrii Shrii Anandamurti organizza contemporaneamente un movimento spirituale e po­litico basato sulla Teoria del­l’Utilizzazione Progressiva (il PROUT) che ha su­scitato l’in­teresse di impor­tanti economisti. Ananda Marga, in nome dell’opposizione al comunismo e al capitalismo, perse­gue una “terza via” e si dichiara contrario al sistema delle caste e fiero oppositore del Partito del Congresso. Dopo aver conseguito buoni risultati elettorali nel ‘67 e nel ‘69, il leader è arrestato nel 1971 per l’omici­dio di ex membri. La repres­sione prosegue: nel ‘75 Indira Gandhi mette al bando l’organizzazione in tutta l’India. L’assoluzione per Anandamurti nel ‘78 accentua il vittimismo degli adepti: alla denuncia della perse­cuzione politica per mo­tivi elettorali si accompagna il gesto di­sperato di otto seguaci (tra i quali cinque occidentali) che si suicidano col fuoco. Il movimento prende le distanze ma celebra il “sacrificio generoso”. Così in Australia, nel 1981, due adepti sono condannati per l’omicidio di un uomo politico ostile mentre l’anno successivo 17 membri del movi­mento sono uccisi in un tu­multo a Calcutta. La setta agli inizi degli anni Ottanta prende piede anche in Italia, reclu­tando in am­bienti evoliani: l’allarme è lanciato da Heliodromos, la rivista del Fronte della Tradizione che in un dotto articolo del professore Claudio Muttii (sotto pseudo­nimo) esamina tutte le violazioni dell’ortodossia hindu (universalismo, antropo­centrismo, in­fluenze steineriane) commesse dai seguaci della nuova scuola di yoga tantrico, una dottrina che ha in­fluenzato anche Soho Asahara, il santone di Aum, la setta della strage col gas nervino nel metrò di Tokyo. Nell’inchiesta sulle Ronde pirogene è coinvolto anche un veronese, figlio di un fiduciario della rete CIA, portata alla scoperto dall’inchiesta Salvini sul reseaux ordinovista veneto per le stragi del periodo 1969-1974. Una conversazione telefonica del giovane, sul “terzo uomo” di Ludwig (la prima organizzazione terroristica di ispirazione politico-religiosa, un mélange di intransigentismo cattolico e razzismo nazista) è citata nella sentenza ordinanza contro le Ronde. Il giudice istruttore Grassi sottolinea i rapporti con i Nuclei sconvolti della sovversione urbana e con l’estrema destra veronese. Nel documento “Piro acastasi”, redatto dal leader e sequestrato a un militante veronese il cui nome affiorerà nelle ultime indagini sulla strage di Brescia, emergono i punti di contatti con la weltanschaung di Ananda Marga, in particolare la teoria del fuoco purificatore. Questi ultimi due militanti delle Ronde sono stati chiamati in causa da un teste per la strage alla stazione di Bologna. Un rapporto del capitano Giraudoii sottolinea come “molte delle persone coinvolte nel procedimento relativo alle Ronde appartengono all’organizzazione Ananda Marga, struttura con estensione in vari paesi ed obiettivi non soltanto filosofici e religiosi ma anche rivoluzionari, con una struttura formata non soltanto di monaci ed adepti, ma anche da un servizio d’ordine e da regole molto rigide, di carattere quasi militare, cui erano costretti a sottoporsi gli adepti, ma anche da un servizio d’ordine e da regole molto rigide, di carattere quasi militare, cui erano costretti a sottoporsi gli adepti, con una simbologia nazista ed una partecipazione molto vasta di ex appartenenti a Ordine Nuovo”iii.

i Feirefiz Che cos’è Ananda Marga, Heliodromos, n.18, gennaio-febbraio 1983.

ii Annotazione sulle emergenze investigative relative al coinvolgimento di strutture di intelligence straniere sulla cosiddetta “strategia della tensione”, integralmente pubblicato in Fabrizio Calvi – Frederic Laurent Piazza Fontana, cit., pp.269-300.

iii Ivi,p.277.

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Berkeley, anarchici spazzano via i dimostranti pro-Trump

Black block scatenati a Berkeley, la patria della contestazione giovanile e dei movimenti contro la guerra negli anni ’60, divenuta teatro dell’ennesimo showdown tra destra e sinistra alternative. La manifestazione contro l’odio indetta dai supporter di Donald Trump ieri pomeriggio, nel parco M.L. King, era stata annullata ma un piccolo numero di sostenitori del presidente si sono comunque recati sul posto e sono stati bersaglio di un raid di decine di anarchici, vestiti di nero e mascherati, che hanno pestato almeno 5 dimostranti avversari dopo essersi sganciato da un corteo di qualche migliaio di antifascisti. La polizia ha arrestato 14 dimostrantiberkeley

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In barba al 1° Emendamento, sotto attacco i siti suprematisti. Sequestrato Stormfront

stormfront

 

 

 

 

 

 

 

 

Stormfront, il forum web internazionale suprematista, è stato posto sotto sequestro dal suo host, Network Solutions, LLC. Il forum è scomparso venerdì. Se si consulta Whois, il servizio web più noto per controllare la proprietà del sito, definisce “in attesa” lo stato del dominio di Stormfront come “in attesa”, uno stato non comune che indica che un sito è in disputa o che verrà eliminato. Intanto Network Solutions ha proibito a Stormfront di aggiornare, trasferire o cancellare il proprio forum web da solo. Ciò significa che i webmaster di Stormfront non possono ricaricare il sito su un altro dominio.Se Network Solution dovesse arrivare a cancellare il sito stesso, qualsiasi reinstallazione dovrà iniziare da zero. A dare la notizia è il Knoxville News Sentinelle, una testata del network Usa Today.

Un Comitato di avvocati per i diritti civili ha ottenuto il sequestro invocando una clausola della policy di Network Solutions che vieta di utilizzare i domini “per mostrare fanatismo, discriminazione o odio”. “Abbiamo intrapreso – ha scritto il direttore esecutivo Kristen Clarke – azioni contro Stormfront perché il sito promuove la violenza razziale e l’odio. Il sequestro non fermerà i loro sforzi ma renderà un po’ più difficile per i suprematisti bianchi seminare l’odio”.

E’ in corso negli Stati Uniti, nel quadro della campagna iconoclasta, un attacco coordinato contro la libertà di parola dei suprematisti. Due settimane fa, subito dopo la battaglia di Charlottesville, GoDaddy ha dato 24 ore a The Daily Stormer, un altro forum suprematista, per trovare un nuovo host web. Il sito è stato subito boicottato anche da Google. Così, quando il servizio di sicurezza Internet CloudFlare ha rimosso le sue protezioni da The Daily Stormer, è stato gioco facile per gli hacker chiudere il sito che aveva trovato ospitalità presso Dreamhost. Il CEO di CloudFlare, Matthew Prince, in un intervento sul Wall Street Journal, ha precisato che, pur difendendo il primo emendamento e la libertà di parola su Internet, è convinto che “una società privata non è obbligata a permettere a nessuno di utilizzare le proprie piattaforme”.

Stormfront è stato fondato dieci anni fa da Dan Black, un ex Grand Dragone del KKK e membro dell’American Nazi Party, e ha 300mila utenti sparsi in 4 continenti

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50 anni fa l’omicidio di Rockwell: la storia del partito nazista americano

A due settimane dal corteo dei suprematisti bianchi a Charlottesville, un gruppo di neonazisti si è radunato all’esterno di un centro commerciale di Arlington, Virginia, per commemorare con il saluto nazista e una bandiera con una grande svastica il 50esimo anniversario dell’assassinio del leader George Lincoln Rockwell. Gli attivisti appartengono a “New order”, erede del partito nazista americano, fondato da Rockwell, ucciso nel 1967. “Abbiamo deposto una corona di fiori e fatto il saluto nazional socialista per 88 secondi”, ha spiegato Martin Kerr, capo staff di New Order, spiegando che 88 simboleggia “Heil Hitler” perché la “H” è l’ottava lettera dell’alfabeto e 88 è quindi il codice per le prime lettere delle parole “Heil” e “Hitler”. Decine di residenti di Arlington sono rimasti sconcertati dal raduno e alcune ore dopo hanno manifestato la loro protesta esibendo cartelli con slogan come “Love Trumps Nazis” e “Zona senza odio”. Delle vicende del Partito Nazista Americano e dei suoi epigoni mi sono occupato in “In God we Kill” (Jamm, Napoli, 2002)

Un ebreo al vertice dei nazisti americani

Un alto tasso di litigiosità e un accanito spirito di scissione caratterizzano l’intera area neonazi-fascista, fenomeno comune alla realtà europea e che trova spiegazione nella “sindrome del cervo”, tipica delle comunità prevalentemente maschili ad alto tasso d’aggressività. Negli anni ’60 gli sparuti gruppetti neonazisti sono resi popolari da un’intervista per Playboy che mette di fronte il leader del Partito Nazista Americano (ANP), George Lincoln Rockwell e il negro Alex Haley, autore dell’Autobiografia di Malcom X e poi di Radici. Sono considerati più pittoreschi che pericolosi ma a uccidere il Führer americano è un ex seguace risentito.  (…) Nel 1967 Matthias Kohel subentra al defunto Rockwell e trasforma l’ANP nel Partito Nazional-Socialista del Popolo Bianco (NSWPP), dando il via a un vorticoso succedersi di sigle, scissioni e scontri violenti. Nel 1970 Frank Collin fonda il Partito Nazional-Socialista d’America (NSPA). Tra i suoi adepti c’è Gary Rex Lauck, che ben presto formerà il NSDAP-AO. Sconvolto dalla scoperta che il capo è figlio di un sopravvissuto dei lager, Lauck comincia a controllarlo con altri due camerati e raccoglie prove fotografiche che è un omosessuale molestatore di bambini. Quando Collin-Cohen è condannato a 7 anni per pedofilia, un transfuga del NSWPP, Harold Covingtoni ne prende il controllo ma il gruppo si dissolve in pochi anni. Intanto Kohel ha ribattezzato nel 1982 L’Ordine Nuovo il vecchio NSWPP. Così nel 1994 la nuova formazione di Covington, che si è trasferito dal Nord Carolina a Seattle, può adottare la sigla storica. Il sito Web promuove il Nazionalsocialismo come “visione del mondo del popolo bianco” e diffonde I dieci principi base. Si esalta la purezza razziale ariana ma il leader è ripetutamente denunciato dai rivali come “ebreo” e informatore del BATF. Affronta numerose rogne giudiziarie che interrompono un trend positivo (tra il 1997 e il 1998 i capitoli raddoppiano, da 11 a 22) : è costretto alla fuga dal Nord Carolina dopo la condanna per aver diffamato un dirigente di National Alliance ii e perde il controllo della sigla perché il vecchio titolare, Kohel, ne registra il copyright per la Fondazione Rockwell.
NOTE
i Harold Covington diventa neonazista durante il servizio militare. Si trasferisce in Rodhesia dove si arruola per 18 mesi nell’esercito ed è tra i fondatori del Partito del Popolo Bianco. E’ espulso nel 1976 per lettere di minacce a esponenti della comunità ebraica. E’ coinvolto nel 1979 nella sparatoria in cui sono uccisi 5 dimostranti che contestano una manifestazione del Klan. Dal 1982 vive per cinque anni all’estero, tra Sud AFRICA, Inghilterra e Irlanda.

ii Will Williams, ex membro del COTC, è il responsabile del reclutamento di NA nei primi anni ’90.
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L’organizzatore di Charlottesville: sono un sionista bianco

Richard Spencer, il padre della Alt-Right americana, il promotore della marcia di Charlottesville, il più grande raduno che si ricordi della destra radicale a stelle e strisce, chiede rispetto a Israele. In un’intervista a Channel 2 News, testata israeliana, ha sottolineato la sua identità di “sionista bianco”: “Noi non facciamo altro che chiedere – ha dichiarato – quello che Israele pratica nei suoi territori”. In realtà, però, alcune delle sue affermazioni più corrosive sono considerate intrise di antisemitismo: dal sostegno espresso a Trump a proposito della “deebraizzazione dell’Olocausto” al concetto ribadito nell’ultima intervista sulla “sovrarappresentazione degli ebrei nel sistema di potere”.
L’alleanza con Israele è invece un vecchio cavallo di battaglia della destra fondamentalista americana. Come ricordava Blondet in “I cavalieri dell’Apocalisse”, l’ultradestra religiosa americana supporta le frange estremiste dei “ricostruttori del Tempio” perché così, realizzando le Scritture, si anticipa la fine dei tempi, la battaglia di Armageddon e il Secondo Avvento. Le argomentazioni di Spencer sono invece più strettamente geopolitiche.
Nell’agosto del 2010, in un articolo pubblicato sul suo sito web Radix Journal, Spencer argomentò che a Israele conveniva un’alleanza con i nazionalisti bianchi americani, a fronte della minaccia di paesi confinanti ostili e muniti di armi nucleari.

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La battaglia di Charlottesville: alle origini della Lega del Sud

Tra i movimenti di difesa dell’identità sudista, protagonisti nella battaglia in difesa della statua del generale Lee, che ha prodotto i gravissimi incidenti di ieri a Charlottesville (una controdimostrante travolta e uccisa da un giovane supporter di Trump, due poliziotti caduti e morti per un guasto dell’elicottero da cui controllavano la situazione) c’è anche la Lega del Sud, un movimento anglo-celtico che ha significative assonanze con la vecchia Lega Nord. Me ne sono occupato una quindicina di anni fa, in In God we Kill (Jamm, Napoli 2002).

Questo il testo del terzo capitolo del saggio:

3 Alla scuola di Bossi

Nella seconda metà degli anni ’90 il razzismo e la voglia di rivincita sudista trovano una nuova forma di espressione culturale e organizzativa, capace di dialogare con la politica mainstream e gli ambienti accademici: il neoconfederativismo, figlio degenere della rottura degli equilibri bipolari. La spinta ai nazionalismi etnici esclusivisti scatenata in Europa non tarda ad attraversare l’oceano. Il Quebec e la Padania dimostrano che la devoluzione è possibile. Non nasconde la propria filiazione diretta – a partire dal nome – la Lega del Sud (LOS), punta di diamante del movimento. Ai riti neodruidici dei secessionisti nostrani è ispirata l’operazione mitopoietica di un’autonoma cultura e organizzazione sociale di un Sud anglo-celtico, contrapposto e schiacciato dal cosmopolitismo nordista nella “Guerra tra Stati”. I fondatori sono due esperti di storia celtica, J. Michael Hill e Grady McWhineyi, il direttore degli Annali dell’Università del Sud Carolina, Clyde Wilson e il presidente dell’ultraconservatore Istituto Rockford, Thomas Fleming. L’impegno come presidente della LOS spinge Hill a lasciare la cattedra nello Stillman College di Tuscaloosa, storicamente nero. La manipolazione culturale è elaborata: si mitizza la storia del Sud, tra “alto tenore di vita” e “richiamo del sangue che ama la libertà”ii. L’ondata revisionista è cavalcata anche da alcuni “collaborazionisti”: per H.K. Edgerton, ex presidente del NAACP di Asheville (Nord Carolina), la schiavitù servì come “istituto di apprendimento”, i neri e i bianchi erano uniti da un “senso di famiglia”. Insomma “era meglio essere schiavo nel Sud che essere liberi in Africa”iii. Ma quanto gioca nella folgorante conversione la sospensione per insolvenza della sua sezione? L’ex leader delle milizie J.J. Johnson si spinge oltre: “Con la presente mi dimetto dalla razza nera”iv. La bandiera confederata, oggetto di durissima contesa, si trasmuta da storica espressione dell’oppressione in “simbolo di resistenza alla tirannia federale”v. L’entusiasmo dei pronipoti dello zio Tom non convince gli irriducibili: due klanmen sparano contro la casa del cugino di Edgerton, un suo improvvido bacio a una donna bianca a un “rally della bandiera” scatena reazioni furibonde in Internet, del tipo ecco cosa succede ad essere integrazionisti…Maggior successo raccoglie il saggio del rinnegato Johnson, Io non voglio mai più essere nero.

La LOS, fondata nel 1994, cresce impetuosamente: raddoppia i membri tra il 1998 e il 1999, raggiungendo quota 9mila (con 96 capitoli in 20 Stati) ma soprattutto egemonizza le organizzazioni moderate dell’orgoglio sudista, a partire dalle reducistiche Figli dei Veterani Confederati (SVC)vi e Figlie Unite della Confederazione (UDC). I temi tradizionali della segregazione e della secessione trovano nuova linfa nella polemica contro il globalismo che macella le identità e le differenze. Attraverso questo passaggio una battaglia culturale si trasforma in formidabile veicolo di agitazione politica. E suscita appassionate reazioni nella “battaglia per la bandiera confederata”vii. Quando i sudisti mobilitano 6mila sostenitori, nel gennaio 2000, in un meeting in “difesa del retaggio”, la risposta del movimento dei diritti civili non si fa attendere: per il Martin Luther King Jr. Day, che il Sud Carolina non celebra, sono in 40mila a marciare. I controdimostranti sono per due terzi bianchi che non si sentono affatto orgogliosi dell’eredità dell’odio e non credono alla leggenda di una schiavitù con da relazioni cordiali tra bianchi e neri. Il no di Hill all’egualitarismo giacobino è ispirato dalla Bibbia: “Mentre gli insegnamenti delle Sacre Scritture parlano di una società civile composta da superiori, uguali e inferiori, ciascuno protetto nei suoi privilegi legali, la teoria sociale giacobina afferma che a nessun adulto può essere giustamente negato un privilegio dovuto, eccetto forse come punizione per un delitto”viii. In opposizione al sistema sociale e politico vigente, fondato sui diritti universali, si invoca il ritorno all’antico, alla rete delle relazioni personali e familiari. La gerarchia come lo schiavismo sono istituzioni ordinate da Dio. Anche in questo caso il progetto politico ha basi teologiche e non ideologiche. Il Ricostruzionismo è una deriva conservatrice del Presbiterianesimo mainstream. Una frangia radicale che invoca l’instaurazione della legge biblica (“teonomia”) per trasformare la società in chiave teocratica. Il livre de chevet è un malloppo di 800 pagine, Istituzioni della Legge Biblica, pubblicato nel 1973 e dedicato all’analisi delle implicazioni giuridiche dei Dieci Comandamenti. L’autore, Rousas John Rushdoony, spiega: “Ogni legge è religiosa per natura e qualsiasi ordine legale non biblico è una religione anti-Cristiana. Qualsiasi ordine legale è uno stato di guerra contro i nemici di quell’ordine e ogni legge è uno stato di guerra”ix. I “propagatori di false dottrine” sono equiparati ad abortisti e omosessuali, per i quali è invocata la pena di morte. La violenta sessuofobia spinge un medico seguace della teonomia a scegliere la cura più dolorosa per le malattie venere così i peccatori hanno modo di rifletterex. Questa dottrina ispira l’ala militare del movimento antiabortista ma anche i telepredicatori più influenti politicamente, Jerry Falwell a Pat Robertson. Un gruppo di pastori militanti della LOS, guidati da Steven Wilkins, si lancia alla conquista della Chiesa Presbiteriana in America (PCA), una denominazione conservatrice forte di 300mila membri e ben radicata al Sud. Il leader di Stato del Mississippi, John Thomas Cripps giunge a fondare una propria Chiesa Presbiteriana Confederata. I pastori più radicali sono una trentina e il tentativo di colpo di mano fallisce. In questo quadro acquista nuova luce il discorso sullo scontro di civiltà: la guerra civile diventa l’attacco del secolarismo all’ultimo baluardo della Cristianità.

Il protomartire dei neoconfederati è un ragazzo che gira con la bandiera sudista, ucciso a pistolettate, in Kentucky nel 1995, da una ciurma di teenager negri dopo un inseguimento in auto. I funerali sono una grande manifestazione di orgoglio neosudista. Un altro, ucciso a coltellate da un asio-americano nello Stato di Washington è invece considerato da 11 giurati su 12 l’aggressore e neanche la procura chiede un nuovo processo.

Un elemento di punta del revival anglo-celtico è Kirk Lyons, avvocato di punta della destra radicale: ricicla la sua struttura di “soccorso nero” ribattezzandola Centro di Risorse Legali del Sud, SLRC, evidente calco dell’antirazzista SPLC, e sottoscrive con LOS e SCV una “Dichiarazione d’Indipendenza Culturale”. Un altro leader della destra radicale, l’ex testa di cuoio Steven Barry, appena dimessosi da coordinatore militare di Alleanza Nazionale: “Hiler – spiega – era buono per la Germania”xi, è il consigliere ufficiale del capitolo del Nord Carolina. Fervente cattolico, gira in casa portando soltanto il kilt. Scrive a Intelligence Report chiedendo di essere definito un “paleo-nazi” e non un neonazista.

Il ruolo nel movimento di un personaggio chiave come Lyons è emblematico. Nato in Texas da un ufficiale dell’Aviazione, dopo una mediocre laurea diventa noto assistendo Louis Beam, che si autodifende nel maxiprocesso contro i “Padrini” nel 1988. Si specializza nei processi politici e dà vita alla Fondazione di Difesa dei Patrioti (PDF). Alterna successi e sconfitte: la condanna di Wickstrom, l’assoluzione di Douglas Sheets, ex membro del WPP accusato di un triplice omicidio in una libreria gay in Nord Carolina. Il bollettino di NA lo segnala come militante nel 1989 e invita a sottoscrivere per il suo PDF. Nel 1990, in una cerimonia congiunta, Lyons e il socio Neill Payne sposano le sorelle di un prigioniero politico della BS, David Tate, con un rito scozzese, fondato sullo scambio di doni tra clan. Accentua le simpatie filonaziste, trasforma il PDF in CAUSE, cioè Canada, Australia, Stati Uniti, Europa, e si trasferisce in Nord Carolina. Il suo studio è ormai la principale azienda legale per razzisti bianchi: aggrega l’avvocato di Donald Duke, assume la difesa del negazionista Leutcher, il tecnico che pretenderebbe di dimostrare l’inesistenza dell’Olocausto a colpi di conteggi sulla capienza di camere a gas e forni crematori. Lyons non sale sul treno dei grandi processi su cui esplode il movimento: Ruby Ridge e Waco. Riesce a perdere la vertenza per 3 sopravvissuti e i parenti di 23 giamaicani morti nel rogo in Texas. E’ l’avvocato di Strassmeier, l’agente coperto dei servizi tedeschi sospettato per la strage di Oklahoma City: si prende a cuore la difesa e si scontra furiosamente con due santoni della destra radicale che accusano il suo protetto, Robert Millar e Willis Carto. Il suo improvviso colpo di fulmine per il retaggio culturale sudista può essere spiegato anche con lo strappo con l’ambiente dei patrioti. Il SLRC si specializza sul Primo Emendamento, ovvero sul come sventolare la bandiera confederata sia una modalità espressiva dell’inculcabile diritto alla parola.

I rapporti con i media mainstream sono generalmente pessimi ma alcuni giornalisti di punta, come Robert Stacy McCain, sono membri attivi del LOS. Il suo direttore, Jack Kershaw, è anche membro dell’altra principale organizzazione neoconfederata, il più esplicitamente politico Consiglio dei Cittadini Conservatori, che riesce a posizionarsi proprio al confine tra destra repubblicana ed estrema destra sovversiva, e schiera tra le star delle sue manifestazioni personalità del calibro di Trent Lott, capo della maggioranza al Senato Federale, il “falco” storico Jess Helms e gli ex governatori dell’Alabama, Guy Hunt e del Mississippi Kirk Fordice. La doppia appartenenza è un fenomeno esteso: LOS e CCC nel comune radicalismo sono più complementari che antagoniste.

Il CCC attira i leader repubblicani agitando temi di grande impatto (diritto alle armi, lotta agli immigrati clandestini e alle azioni affermative) cucinati in salsa sudista. Solo dopo un mese di incessanti attacchi Lott, che ha partecipato a numerose iniziative, prende le distanze dall’esplicito razzismo. A fornire legittimazione intellettuale e rispettabilità ci pensano i ricercatori che ricevono sostanziosi finanziamenti da fondazioni culturali in cerca di avallo scientifico ai pregiudizi razzistixii. Il CCC è presente con 33 capitoli in 22 Stati, dalla California all’East Coast, ma il suo zoccolo duro è nel Profondo Sud. Un terzo dei 15mila iscritti si concentra in Mississippi, con 34 parlamentari di Stato e otto capitoli di contea. Ha radice profonde nel movimento antintegrazionista. Il suo leader, l’avvocato Gordon Lee Baum, si è formato come organizzatore dei Consigli dei Cittadini Bianchi (WCC) e ha portato in dote la vecchia, preziosa mailing list. Il primo è fondato a Indianola, nel Mississippi, nel luglio 1954, da Robert B. Patterson, proponipote di un generale confederato (in seguito direttore di Citizen Informer, organo del CCC). La crescita è rapida: un anno dopo i circoli sono 253, nel 1956 la presenza è estesa a 30 Stati e l’organizzazione che nasce può a pieno titolo chiamarsi Consigli dei Cittadini d’America (CCA). Gli scopi sono chiari: “preservare i diritti naturali alla separazione razziale e mantenere i Diritti dei nostri Stati a regolare salute pubblica, morale, matrimoni, educazione, pace e buon ordine negli Stati, sotto la Costituzione degli Stati Uniti”. Il CCA si rappresenta come espressione moderna della maggioranza bianca del Sud e orienta gli sforzi di proselitismo tra i leader civili e politici. L’autorevolezza dei membri e la caratterizzazione politica come “Klan dei colletti bianchi” non preclude il ricorso ai tradizionali metodi duri, tra minacce e intimidazioni. Nel 1960 un riot segregazionista al grido di “Questi Congolesi violentano le vostre figlie” segue un meeting a New Orleans. Byron de la Beckwith, assassino di Medgar Evans, leader dei diritti civili, è un dirigente di Greenwood, Mississippi. Alla fine degli anni ’70 i Consigli sono moribondi. La rigenerazione comincia con una riunione di trenta ex, tra cui Patterson e Baum, ad Atlanta nel 1985. Anche il leader del CCC in Mississippi, Bill Lord era un organizzatore regionale del WCC. La crescita sul territorio è assicurata dalla capacità di dirigere iniziative contro l’immigrazione che rinfocola i fantasmi dell’estinzione della razza bianca. A Wilkesboro, nell’autunno 1999 i picchetti, 40 militanti per volta, davanti alla Tyson Foods ottengono il licenziamento di numerosi clandestini latinos ma anche numerose adesioni.

La battaglia in difesa della bandiera confederata è coniugata con il tema dell’esproprio federale dei diritti degli Stati. Quando la NAACP indice il boicottaggio turistico del Sud Carolina, che persiste ad esibire sul Palazzo dello Stato la bandiera contestata, il CCC invita i cittadini bianchi a godere di questo “diritto civile” negato per decenni: la libertà di alberghi, spiagge e ristoranti riservati di nuovo ai soli bianchi, come ai bei tempi della segregazione. Le inserzioni pubblicitarie del Citizen Informer presuppongono lettori più estremisti dell’immagine ufficiale: si passa dagli opuscoli sul ruolo di Adamo come padre della sola razza bianca ai Ministri dell’Eredità Perduta, che distribuiscono i materiali del Movimento Nazional Socialista, a Il Resistente, il periodico di Steve Barry, fondatore delle Forze Speciali Clandestinexiii dirigente del LOS. Quando l’editorialista del Washington Times Sam Francis è licenziato per aver difeso la schiavitù, diventa il direttore della rivista e ne radicalizza i contenuti. Consigliere della oltranzista Fondazione Americana per il Controllo dell’Immigrazione (AICF) mette in rete razzismo storico e xenofobia sociale. E’ un beniamino delle conferenze di American Renaissancexiv, il periodico che divulga l’inferiorità genetica dei negri. Il redattore capo, Chris Temple, una figura di rilievo di CI, ha una stretta amicizia con Butler e collabora alle principali riviste della destra radicale, da Jubilee a Spotlight, il settimanale cospirativo di Carto che supera le 100 mila copie. Affiorano anche espliciti intrecci organizzativi: il responsabile del capitolo di Washington – postazione strategica per un gruppo che rivendica rapporti politica mainstream – è gestito dal nordirlandese Mark Cotterillxv, che ha stretti legami con NA. Il suo consiglio ha ben cento iscritti: quando lo SPLC ne rivela il ruolo internazionale (è anche l’ambasciatore degli ultrà unionisti), Cotterill si dimette e anima gli Amici Americani del Partito Nazionalista Britannico (AFBNP), che raccolgono decine di migliaia di dollari per il maggior partito neofascista inglese (violando la legge americana che prevede l’obbligo di registrazione)xvi. Cotterill è il classico “giovane leone” rampante. Look da yuppie – polacchine, chinos e polo – proibisce alle manifestazioni divise paramilitari e cimeli nazisti. Il distacco dal CCC non modifica il suo disegno politico: dare rispettabilità e immagine pulita a una forza della destra radicale. Tenta di infiltrare il Partito Riformista ma il vecchio Pat Buchanan, il leader politico di punta della destra fondamentalista, trova un immediato antidoto per mettere in fuga la quinta colonna neonazi-fascista: si sceglie una negra come candidata vicepresidente alle elezioni del 2000. Cotterill continua anche il legame affettuoso con il movimento neoconfederato: nel febbraio 2001, davanti a un ritratto del generale Lee, commemora, al suono della cornamusa, i martiri della Gran Bretagna, della Confederazione e della causa nazionalista razziale”.xvii

Un’altra fonte di imbarazzo sono i rapporti ostentati con un personaggio scomodo come David Dukexviii: nel settembre 1999 l’ex leader del KKK vola a Parigi con i vertici del CCC per una manifestazione promossa dal Fronte Nazionale di Le Pen. Lo SPLC si prende la briga di raccogliere una lista di 175 membri (gli elenchi non sono pubblici): il 10% è collegato con gruppi apertamente razzisti o neofascisti. S0picca il nome di Vince Reed, già capo della sicurezza di AN e informatore delle forze dell’ordinexix.

Il movimento neoconfederato diventa un potente attrattore di schegge in libertà della destra radicalexx. Richard “Rick” Ainsworth, infaticabile promotore di gruppi di direzione in una realtà visceralmente anarchica come quella delle milizie, abituato a liquidare i suoi avversari come “informatori” (che lo contraccambiano dandogli dell’“idiota”) fonda, insieme a un altro veterano del movimento, Bill Cox, gli Stati Confederati d’America (CSA). Ma ci mette poco a litigare e così Cox e un altro ufficiale del CSA sono liquidati, ovviamente, come “informatori”. Nell’orbita del movimento è attratto anche Howard Philips, formatosi alla scuola di Goldwater, responsabile dell’Ufficio Opportunità Economiche durante la presidenza Nixon, sostenitore del regime segregazionista sudafricano. Il suo Caucus Conservatore è tra i promotori della Maggioranza Morale di Falwell. Nel 1992, a supporto delle sue ambizioni presidenziali – da allora si candiderà regolarmente – fonda un partitino anti-tasse, l’USTP, che si distingue per la richiesta di pena di morte contro gli abortisti e nel 1999 si trasforma in Partito della Costituzione, rendendo ancora più esplicito il richiamo alla teologia radicale dei Ricostruzionismo e alla collegata teonomia (le Sacre Scritture come diretta fonte del diritto positivo)…

i Nel suo volume Cracker Culture McWhiney sostiene che il Sud era popolato da immigranti dalle aree celtiche della Gran Bretagna (Scozia e Galles).

ii Remembering Reality in Intelligence Report, Estate 2000

iii Confederates in Black in Intelligence Report, Estate 2000

iv Ibidem

v Ibidem

vi Gli SCV hanno espulso anni fa Ken Burns perché in un programma televisivo si è permesso di osservare che il generale Lee comandante dell’esercito confederato aveva ammazzato più americani dei giapponesi.

vii La battaglia comincia nel 1963, quando Robert Kennedy, ministro della Giustizia, impone l’integrazione all’Università dell’Alabama. Il governatore George Wallace in segno di sfida issa la bandiera confederata sul palazzo di governo dello Stato. Una lunga vertenza avviata dallo SPLC si conclude vittoriosamente nel 1993, ottenendo l’applicazione di una leggina che prevede che sugli edifici pubblici possa sventolare solo la bandiera federale o statale. Il Sud Carolina resiste fino al 1999.

viii Rebel with a Cause in Intelligence Report, Estate 2000

ix Frederick Clarkson Anti-abortion extremism. Extremists, ’Patriots’ and racist convergence in Intelligence Report, Estate 1998.

x Confederate in the Pulpit in Intelligence Report, Primavera 2001

xi False Patriots in Intelligence Report, Estate 2001

xii Il Fondo Pionieri destina circa un milione di dollari all’anno per le ricerche sulle differenze razziali. Tra i docenti universitari che si distinguono in questo campo spiccano i nomi di Edward M. Miller, formatosi come economista ma specializzato sul quoziente d’intelligenza (“i neri hanno testa piccola e grossi genitali, sono supersessuati, iperviolenti e soprattutto, non intelligenti”); J. Philipp Rouston, uno psicologo perseguitato in Canada per violazione delle leggi sull’odio (sostiene che i bianchi hanno più neuroni e cervello dei neri, che sono predestinati al successo sportivo); per Glayde Whitney, infine, ex presidente dell’Associazione di Genetica dei Comportamenti ed esponente di spicco del Los i neri sono “primitivi biologicamente specializzati nell’accoppiarsi spesso con studentesse bianche”. Cfr. Hate Goes to School in Intelligence Report, Primavera 2000. Risorse ingenti sono anche riservate alle organizzazioni anti-immigrazione, dalla militante AICF alla più autorevole FAIR (Federazione per la Riforma dell’Immigrazione Americana) che, forte di 70mila soci, ha ricevuto in un decennio 1,2 milioni di dollari di finanziamento.

xiii Vedi nel capitolo ….

xiv Diretta dal separatista bianco Jared Taylor, American Renaissance si distingue per i toni raffinati e si focalizza sui temi del rapporto razza-QI e dell’eugenetica. Promana dalla Fondazione Nuovo Secolo, che promuove conferenze biennali di taglio scientifico. L’ultima, nel marzo 2000, era dedicata all’immigrazione non bianca.

xv Cotterill, militante del Fronte Nazionale dal 1978 al 1992 , si infiltra nel partito conservatore ed è eletto consigliere comunale. Smascherato dagli antifascisti di Searchlight è costretto alle dimissioni. Ripara negli Stati Uniti dopo un pestaggio di avversari politici antirazzisti.

xvi Dopo la denuncia dello SPLC Cotterill è costretto a sciogliere anche l’AFBNP.

xvii Hand Cross the Water in Intelligence Report, Autunno 2001.

xviii Sui rapporti del CCC con David Duke va segnalato l’appello di Beam in suo favore alle elezioni per il governatore della Louisiana nel 1990 e la prefazione alla sua monumentale autobiografia scritta da Glayde Whitney (vedi anche nota 12).

xix Vedi appendice.

xx Il boom del movimento è evidente nel nuovo secolo: invertendo un trend consolidato i gruppi dell’odio passano da 457 a 602 ma ben 90 sono neoconfederati mentre il grosso del residuo aumento è dovuto all’impennata di un altro gruppo ultrarazzista il WCOTC, che arriva a 81 capitoli, molti dei quali però sono semplicemente individui che rappresentano un punto di contatto.

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Il caso Gallo. Il prof. Masullo, io e la maledizione del ‘900

masullo

Il mio antico “vice” Roberto Russo mi ha fatto un regalo mica male, ieri: nel chiedermi un’intervista per il Corriere del Mezzogiorno sul caso Gallo si è dimenticato di dirmi che la mia testimonianza sarebbe stata contrapposta (la vecchia lezione di Paolo Mieli) alle opposte considerazioni del professor Aldo Masullo. Un contastorie di strada contro il decano dei filosofi morali. Troppo grazia, davvero. Trovo quindi decisamente fuori luogo certe facili ironie e toni superficialmente liquidatori di diversi supporter di Norberto nella polemica contro l’ex parlamentare della sinistra indipendente.
No, il professore non dice sciocchezze ma esprime un grumo di pensiero forte, profondamente abbarbicato nel Novecento, con cui occorre ancora una volta fare i conti: con il nemico non si parla. Un’idea potente e terribile che ha segnato l’asperrimo corso della guerra civile europea. Ovviamente, a questo punto, tocca passare a un più antico filosofo tedesco del diritto. Perché applicare Schmitt a un provvedimento della Cgil conferma la piena vigenza dell’aforisma hegeliano sulla storia che si ripete in farsa…
Ps: Per chi se l’è persa qui il testo della mia intervista.

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Hobbit 40 e la cover nazista: la storia non si può riscrivere

Il concerto di Jack Marchal e Junio Guariento, due protagonisti della musica non conforme degli anni 70, ha concluso la prima serata di Hobbit 40, la tre giorni di musica cultura e confronto politico organizzato a Montesarchio nel 40ennale del primo campo Hobbit. Per il gran finale i due “vecchi” hanno chiamato sul palco gli altri musicisti della serata e l’organizzatrice Marina Simeone. Il brano scelto è “Il domani appartiene a noi”, uno degli inni di quella generazione in nero, il pezzo forte della Compagnia dell’Anello. Un pezzo amatissimo anche se in realtà si tratta di un cover di un brano mainstream, come racconta Miguel Martinez, uno che all’epoca frequentava l’ambiente rautiano:

Il domani appartiene a noi è la traduzione di una canzone che è conosciuta perché appare nel film statunitense Cabaret (1972), ambientato ai tempi della Repubblica di Weimar, e dove viene cantata in maniera molto coinvolgente da un giovanissimo nazista. Grazie a questa scena, la canzone è diventata l’unica canzone nazista nota al di fuori del ristretto ambito degli appassionati del genere. La sua versione in lingua inglese, The Tomorrow Belongs to Me, è stata ripresa dal gruppo punk rock razzista inglese, The Skrewdriver, che negli anni Settanta ne ha fatto così l’inno di tutto un particolare giro.

Perché in realtà negli anni Settanta i giovani del Fronte della Gioventù, pur con tutti i tentativi di apertura e di sfondamento che oggi vengono esaltati, erano ancora profondamente immersi nell’immaginario politico fascista.  In questi giorni non sono mancate le polemiche sui social, attorno al tentativo di alcuni ex rautiani di rimuovere questa solare verità. Il coro finale è un’evidente risposta di gruppo …

Il Video è stato girato e diffuso su facebook da Gabriele De Francisci

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Il voto in Francia e in Italia: una doppia batosta per i populisti

Quella di oggi è una puntata doppia della videolettera, una riflessione disgiunta sui due esiti elettorali. In Francia, in tutta evidenza, si conclude con il definitivo fallimento del sogno lepenista, l’atteso filotto populista. Dopo la Brexit e il trionfo di Trump, si attendeva la marcia trionfale: dall’Austria all’Olanda, dalle elezioni anticipate inglesi alla doppia tornata elettorale in Francia è invece stata una serie di mazzate per i movimenti populisti anti-euro e anti-troika. Certo, hanno giocato anche dispositivi elettorali feroci (il maggioritario puro che ha liquidato l’Ukip in Gran Bretagna, il doppio turno francese che privilegia le forze centriste) ma i numeri sono impietosi.

In Italia, invece, senza pretendere che sia suonata la campana a morte per i Cinque stelle, va registrata una netta battuta del Movimento 5 stelle. Nessun finalista, uno scarto netto rispetto al voto politico e regionale, con percentuali a una cifra in diverse località importanti. E’ sbagliato confondere piani e dinamiche: a determinare il risultato hanno concorso le divisioni interne (Genova, Palermo, Parma), la mancanza di appeal di alcuni candidati, la forza delle coalizioni di centrodestra e centrosinistra (spesso uniti al voto), l’assenza di situazioni catastrofiche tipo Roma o Livorno. Ma, anche senza generalizzazioni politiche, non sono solo loro a segnare il passo. Al di là del risultato numerico, esce indebolita anche la pretesa leghista di contendere la leadership del centrodestra. Andando in finale in tutte le principali città, tranne Palermo, e con buone possibilità di successo in diversi casi per il centrodestra unito, Berlusconi ha ripreso in mano il pallino, cacciando nell’angolo le velleità sovraniste.

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Sono nato a Napoli nel 1956 e cresciuto a Posillipo. Vivo e lavoro a Potenza. Sposato da 35 anni, ho una figlia trentenne, un genero, un nipote. Militante dell’antagonismo sociale negli anni Settanta, ho proseguito il mio impegno sul fronte della solidarietà per i prigionieri degli anni di piombo, partecipando in prima persona alle campagne per la soluzione politica. Le mie posizioni da un marxismo critico di matrice operaista si sono evolute nella direzione di un radicale libertarismo. Col passare degli anni, ho spostato la mia attenzione dalla cronaca alla narrazione, dalla ricostruzione dei fatti ai dispositivi di costruzione delle storie...

L'alter-Ugo è la superfetazione del blog Fascinazione, chiuso alla fine di febbraio 2013, quando ha superato il milione di visitatori e poi riaperto e affidato alla cura del discepolo più devoto. Perché 25 anni di ricerca e osservazione sulla fascisteria bastano e avanzano anche a un maniaco compulsivo come me. Questo sito si occuperà ancora di politica e movimenti sociali ma offrirà pure una robusta documentazione d'archivio delle mie precedenti attività giornalistiche e costituirà lo snodo per accedere a tutti i miei canali del web 2.0 (blog, anobii, youtube, flickr)