Parla Freda, l’editore nero: per 12 anni al Salone di Torino, ma nessuno si turbò

Una lunga intervista a uno dei protagonisti degli anni di piombo dopo le polemiche per la presenza di un editore vicino a CasaPound: condannati perché non riuscimmo a convincere sui rischi oggi evidenti dell’invasione

salone del libro

di Ugo Maria Tassinari

“La prima cosa che si vede entrando all’Oval venerdì è il Mein Kampf allo stand di Edizioni Clandestine. A destra c’è Zerocalcare che fa i disegnetti allo stand della Bao.”  Questo commento sarcastico di un visitatore del Salone del Libro di Torino liquida la polemica che ha tenuto per una settimana titoli di testa in tv e quotidiani, e posizioni di vetta tra i top trend dei social.

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17 maggio 1972: ucciso il commissario Luigi Calabresi. Quattro condannati di Lotta Continua

luigi calabresi

L’omicidio del commissario Luigi Calabresi è un crocevia dei misteri d’Italia. Una tragica concatenazione di fatti collega, infatti, l’assassinio di Calabresi alla morte di Pinelli, all’eccidio di piazza Fontana, alla morte di Franco Serantini e alla strage davanti alla questura di Milano consumata nell’anniversario dell’attentato. Secondo la magistratura italiana i due colpi sparati il 17 maggio 1972 alla nuca del vice responsabile dell’ufficio politico della questura milanese sono da imputare a quattro militanti di Lotta Continua, il maggiore gruppo della nuova sinistra che si scioglie nell’autunno 1976 dopo il disastro elettorale alle politiche di giugno.

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7 maggio 1972: l’anarchico Franco Serantini muore per il pestaggio della Celere

franco serantiniIl 5 maggio del 1972 durante una manifestazione indetta da Lotta Continua contro un comizio di Giuseppe Niccolai del Msi la Celere pesta brutalmente Franco Serantini, un giovane anarchico ventunenne. Questa è la testimonianza di  Moreno Papini che abitava in Lungarno Gambacorti 12.

«Erano circa le 20. Io mi trovavo alla finestra di un appartamento[…] in lungArno Gambacorti […] Ho sentito le sirene delle camionette venire dalla parte del comune […] si son fermate sotto la casa mia dalla parte delle spallette dell’Arno […] sotto la mia finestra, una quindicina di celerini gli sono saltati addosso e hanno cominciato a picchiarlo con una furia incredibile. Avevano fatto un cerchio sopra di lui […] si capiva che dovevano colpirlo sia con le mani che con i piedi, sia con i calci del fucile. Ad un tratto alcuni celerini […] sono intervenuti sul gruppo di quelli che picchiavano, dicendo frasi di questo tipo: Basta, lo ammazzate![…] poi uno che sembrava un graduato è entrato nel mezzo e con un altro celerino lo hanno tirato su […] lo hanno poi trascinato verso le camionette…» (Testimonianza di Moreno Papini, Lungarno Gambacorti n°12)
http://ita.anarchopedia.org/Franco_Serantini

Franco Serantini morì in carcere il 7 maggio, dopo due giorni di agonia. Lo trovano in coma nella sua cella, inutile il trasporto al pronto soccorso del carcere. Morì alle 9,45.

Così Paolo Brogi, qualche anno fa, sul suo blog ricostruisce la vicenda del giovane anarchico macellato dai celerini. Una storia che ne germinerà altre. Qualche anno dopo il gruppo anarco-libertario Azione rivoluzionaria gambizza il medico delle carceri di Pisa. Lo considerano responsabile della morte per le cure mancate. Poi, nel 1988, la tragedia di Serantini torna alla ribalta. Ci pensa il grande accusatore del delitto Calabresi, il pentito Leonardo Marino. Per lui in occasione del comizio del 13 maggio di Lotta Continua per chiedere “giustizia per Franco” Sofri gli conferma la decisione di uccidere il commissario. Dimentica di dire, però, che quella passeggiata con il capo si sarebbe svolta sotto un violentissimo acquazzone…

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19 aprile 1980: l’avvocato Edoardo Arnaldi si sottrae al carcere togliendosi la vita

edoardo arnaldi

Su mandato di cattura emesso dall’Ufficio Istruzione del Tribunale di Torino per “partecipazione a banda armata”, i carabinieri si recano in via Palestro 12, a casa dell’avvocato Edoardo Arnaldi, difensore di fiducia di diversi militanti delle Brigate Rosse e aderente al “Soccorso Rosso”, per eseguirne l’arresto.
Ad accusarlo è Patrizio Peci, militante pentito delle BR. Durante la perquisizione, Edoardo Arnaldi si uccide con un ‘colpo di pistola. Ex partigiano, accorsato avvocato civilista, nel 1969 comincia a esercitare in ramo penale per difendere i compagni. E’ tra i più impegnati in Soccorso rosso. Finanzia la sua attività liquidando beni personali. 

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19 aprile 1979. Cesare Battisti: l’agente Digos Campagna l’ho ucciso io

andrea campagna

” Per quanto riguarda l’omicidio di Andrea Campagna, cui io ho partecipato sparando, l’indicazione è stata data dal collettivo di Zona Sud, in quanto íl Campagna era stato ritenuto uno dei principali responsabili di una retata di compagni del collettivo Barona che erano stati poi torturati in caserma. Lui conosceva bene i soggetti del collettivo Barona in quanto il suocero abitava in quella zona. Per lui fu decisa la morte nel corso di una riunione dei PAC e io mi sono reso disponibile all’azione”.
Così Cesare Battisti, 40 anni dopo, assume la responsabilità diretta e personale dell’esecuzione dell’agente della Digos di Milano

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12 aprile 1973: così uccidemmo quell’agente

Il giovedì nero del Msi a Milano, gli scontri culminati nella morte dell’agente Marino, nel racconto di un protagonista: Maurizio Murelli

Sono giorni particolarmente frenetici, questi dell’aprile del ’73. Il Msi milanese, dopo un anno di silenzio, cerca di uscire dall’angolo. Le adesioni giovanili del ’70 e del ’71 sono lontani ricordi. La concorrenza di San Babila e di Avanguardia Nazionale si fa sentire. E la mancanza di iniziative e di parole d’ordine allontanano sempre di più i giovani militanti dalla sede giovanile di via Burlamacchi e dalla federazione di via Mancini. Così il federale Servello, insieme ai dirigenti giovanili Cerullo e La Russa, pensa a una grande manifestazione da tenere in città. La data prevista è il 12 aprile. Ufficialmente si tratta di una manifestazione «contro la violenza rossa». Sullo stesso tema il Msi ha già sfilato il 9 marzo a Reggio Calabria e forti di questo precedente i missini milanesi pensano di coinvolgere Ciccio Franco, il simbolo delle «radiose» giornate di Reggio del 1970. La star del neofascismo barricadero di quegli anni. (…) Questo il clima nel Msi e a San Babila. Ma qualche giorno prima è avvenuto un episodio che avrà ripercussioni decisive sul giovedì nero. Prima di partecipare all’operazione «bombe sui treni», Azzi ha lasciato al giovane «Cucciolo» Petrini uno stock di bombe a mano da esercitazione Srcm, rubate in un deposito militare. Cucciolo ha un braccio ingessato, ma non vuole rinunciare al corteo con Ciccio Franco. Siamo a due giorni dal 12 aprile. Da la “Fiamma e la celtica” estrapoliamo la lunga testimonianza di Maurizio Murelli:

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11 aprile 1979: tre autonomi muoiono a Thiene mentre fabbricano una bomba

11 aprile

Verso le 17.30 dell’11 aprile 1979, a Thiene, in provincia di Vicenza, esplode un ordigno in un appartamento in via Vittorio Veneto 48. Muoiono dilaniati dall’esplosione tre militanti del Gruppo sociale di Thiene, una delle strutture dei Collettivi Politici Veneti. Maria Antonietta Berna (22 anni), il metalmeccanico Angelo Del Santo (24 anni) e lo studente di medicina Alberto Graziani (25 anni). L’esplosione è provocata dallo scoppio accidentale della pentola a pressione piena di polvere di mina. I due uomini stanno preparando un ordigno mentre la ragazza, compagna dell’affittuario, è alla macchina da cucire in un’altra stanza. In quei giorni ci furono decine di azioni e incendi in risposta all’arresto di decine di compagni del movimento comunista veneto e non solo avvenuto il 7 aprile dello stesso anno.  Le “notti dei fuochi” (decine di attacchi in contemporanea a bassa e diffusa intensità) erano la modalità specifica dell’Autonomia organizzata veneta. 

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4 aprile 1981: la cattura di Moretti e Fenzi e la parabola del superpoliziotto

moretti

Il 4 aprile 1981 sono catturati a Milano Mario Moretti ed Enrico Fenzi. Il leader più noto delle Brigate rosse e il professore universitario passato in clandestinità dopo la clamorosa assoluzione al processo di Genova sono da qualche settimana impegnati nella difficile missione di ricostruire una colonna brigatista nella capitale operaia di Italia. La struttura milanese ha rotto da qualche mese con l’organizzazione nazionale. A luglio 1980 la Colonna “Walter Alasia” aveva chiesto le dimissioni dell’Esecutivo. Nodi fondamentali del dissidio furono la questione operaia e il problema della liberazione dei prigionieri.

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La rivolta di Torre Maura: l’odio razziale dilaga in tutta Roma est

La sindaca Raggi accusa: dietro le violenze di Torre Maura ci sono CasaPound e Forza Nuova. E la procura indaga per odio razziale. Ma in tutta la periferia orientale si ripetono gli incidenti. Spesso i protagonisti sono piccoli malavitosi di borgata che si ergono a paladini del territorio

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Il centrodestra e la conquista del santuario lucano

Qualche giorno prima del voto avevo provato a spiegare, sul portale di Tiscali con cui ho ripreso a collaborare come e perché il centrodestra avrebbe conquistato la Basilicata. Ora a urne chiuse, a chiacchiera postuma conclusa, vi propongo l’analisi prima e dopo il voto

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