20 maggio 1981. Le Br rapiscono il direttore della Montedison, Giuseppe Taliercio

taliercioIl 20 maggio 1981 la colonna veneta delle Brigate Rosse sequestra il direttore della Montedison, Giuseppe Taliercio.  E’ il secondo dei quattro sequestri (segue quello di Cirillo a Napoli, precede quelli di Sandrucci e Roberto Peci): una campagna di primavera che sembra esprimere il rilancio delle Brigate rosse dopo l’orribile 1980 con il pentimento di Peci, la strage di via Fracchia, lo smantellamento della colonna torinese, i duri colpi subiti. Sarà invece un tramonto fragoroso: perché alla formalizzazione della scissione della Walter Alasia seguirà a settembre la scissione dei “senzaniani” che con la colonna napoletana e il Fronte carceri, protagonisti dei due sequestri, daranno vita al partito guerriglia.
All’ ora di pranzo, un uomo travestito da finanziere, accompagnato da altri tre in borghese, suona alla porta di Giuseppe Taliercio e mostra un (falso) ordine di perquisizione. Con questo stratagemma i quattro penetrano nell’ abitazione. Il commando è formato da Antonio Savasta, dal romano Pietro Vanzi, dal friuliano Gianni Francescutti e dal genovese Francesco Lo Bianco. Taliercio è incatenato, nascosto all’ interno di un baule e trasportato in auto fino a Tarcento, un paesino in provincia di Udine. La moglie Gabriella e due figli sono legati ed imbavagliati. Leggi altro ›

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20 maggio 1999. Brigate rosse, il ritorno: ucciso Massimo D’Antona

L’omicidio di Massimo D’Antona, consulente del governo D’Alema, rappresenta il ritorno in campo delle Brigate rosse-Partito comunista combattente, la principale organizzazione nata dalle ripetute scissioni delle Brigate rosse smantellata nel 1988. Anche se la scelta del bersaglio richiama immediatamente gli obiettivi colpiti nella fase della “ritirata strategica”, i “cervelli dello Stato” (i professori Giugni, Tarantelli, Ruffilli) non c’è continuità organizzativa: i rifondatori, infatti, provengono dall’esperienza di un piccolo gruppo guerrigliero attivo negli anni ’90, i Nuclei combattenti comunisti. Pubblichiamo qui il testo della relazione Pellegrino (seconda Commissione Moro) dedicato all’attentato e alla rifondazione brigatista.
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Il movimento 19 maggio, Silvia Baraldini e la lotta di liberazione afroamericana

Associo la data del 19 maggio a Silvia Baraldini, l’attivista condannata nel 1983, negli Stati Uniti d’America, a 43 anni di carcere senza avere mai partecipato a fatti di sangue. Una pena sproporzionata per il reato di “sovversione”, ottenuta sommando diverse condanne, dal concorso in evasione, alla progettazione di due rapine (mai effettuate), all’ingiuria contro la corte. Silvia Baraldini si era formata nel movimento sessantottino fiorito nei campus universitari americani ed era stata protagonista delle marce per i diritti dei neri statunitensi, contro la guerra del Vietnam e per i diritti delle donne. Divenne poi leader dell’organizzazione comunista “movimento 19 maggio” (“May 19th”), che rievocava la data di nascita di Malcom X e di Ho Chi Minh, un gruppo appartenente alla galassia della sinistra radicale, fiancheggiatore del “Black Panther Parthy”.

Uso un vecchio post di Domenico Forgione, un blogger calabrese e consigliere comunale “per il bene comune” di S. Eufemia di Aspromonte per restituire quello che anche per me è un dispositivo automatico. lo spiega molto bene la stessa Silvia Baraldini in questa breve intervista: il rapporto con il movimento di liberazione afroamericana era l’unica prospettiva seria per una militante rivoluzionaria bianca. A questo impegno ha pagato un prezzo mostruoso. della sua vicenda ci siamo occupati qui.

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19 maggio 1925, nasce Malcom X: dal razzismo nero alla rivoluzione afroamericana

malcom x

Il 19 maggio 1925 nasce a Omaha Malcom Little.  Il padre,  predicatore battista e attivista del movimento panafricano di Marcus Gravey, viene perseguitato e ucciso dai suprematisti bianchi della Legione nera. Malcom si sbanda e diventa un giovane bandito, dedito allo spaccio di stupefacenti e ai furti di appartamenti. Arrestato subisce una condanna esorbitante per punirlo del fatto che la basista della banda era una ricca e svogliata studentessa bianca con cui faceva sesso. Crimine imperdonabile nella feroce America segregazionista degli anni 40. Leggi altro ›

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19 maggio 1977: la guerriglia del Portello a Padova e altre storie di lotta più o meno armata

guerrigliaIl progetto di “agenda rossa” che sto sviluppando da un paio di mesi sul blog presenta un rischio evidente: nella scelta casuale ma non arbitraria degli eventi del giorno, per un’evidente distorsione professionale, si tende a privilegiare gli eventi più “clamorosi” e si finisce col perdere l’obiettivo principale: lo sforzo cioè di restituire la complessità della storia della lunga insorgenza sociale del decennio rosso e la sua coda insurrezionale. Così, proprio in un giorno “carico di conseguenze e di sconseguenze” ho scelto, usando come fonte “Vent’anni di violenza politica in Italia (1969-1988)”  di elencare quello che succede il 19 maggio 1977, perché restituisce appunto la ricchezza  dell’articolazione per obiettivi, forme di attacco, estensione territoriale Leggi altro ›

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17 maggio 1979, il blitz Dalla Chiesa contro le Br genovesi: una pesca a strascico

Dalla Chiesa

Il professore Enrico Fenzi

Il 17 maggio del 1979 scatta il blitz contro la colonna genovese delle Brigate, fino ad allora intonsa. Sono effettuati 14 ordini di cattura, 9 fermi giudiziari e una quindicina di fermi per accertamenti. Un’operazione voluta con forza dal generale Dalla Chiesa e costruita usando una tossicodipendente interna all’ambiente dell’Autonomia e dei collettivi universitari. Susanna Chiarantano, ex militante di Viva il Comunismo, riparata all’estero dichiarerà che le accuse erano state costruite a tavolino con un collaboratore dei servizi.  La registrazione di un colloquio investigativo con l’informatore  e  il capitano Pignero, uno strettissimo collaboratore del generale Dalla Chiesa dai tempi della strage di Alessandria, spunta tra le cassette musicali ritrovate in un covo delle Br e rispuntate 40 anni dopo, una delle scoperte dell’ultima commissione Moro. A condurre le indagini genovesi è Michele Riccio, all’epoca capitano. farà carriera, arrivando ai vertici della Dia regionale, per finire a sua volta sotto inchiesta per i metodi non ortodossi nelle indagini sul traffico di droga, per cui subirà una condanna definitiva a 4 anni e 10 mesi. E’ proprio lui il grande accusatore del generale Mori nel processo sulla trattativa Stato-Mafia. Leggi altro ›

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19 maggio 1980. Napoli, commando br uccide Pino Amato. Catturati tutti

Napoli, 19 maggio 1980. Alle 9,40, in via Alabardieri, nel cuore della City, quattro brigatisti tendono un agguato all’auto su cui viaggia l’assessore al Bilancio della regione Campania, Pino Amato (49 anni), democristiano, uccidendolo. L’autista dell’assessore, Ciro Esposito, (50 anni), spara a sua volta contro gli aggressori e ne colpisce uno, Bruno Seghetti, l’autista della vettura sulla quale venne caricato Aldo Moro subito dopo la strage di via Fani. Seghetti, benché ferito, riesce a fuggire con i suoi compagni. Rimangono feriti anche due passanti.  Leggi altro ›

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17 maggio 1974: massacrati a Los Angeles sei militanti dell’Esercito simbionese

ESERCITO simbioneseIl 16 maggio 1974, due militanti dell’Esercito di Liberazione Simbionese “Teko” e “Yolanda” (William Harris e Emily Harris) entrarono nel negozio Mel’s Sporting Goods Store di Los Angeles per fare la spesa. L’Els è un gruppo guerrigliero attivo in California, nato dal confronto politico tra avanguardie bianche e prigionieri neri di Soledad, e balzato agli onori della cronaca per il sequestro di Patricia Hearst, erede del colosso editoriale, che si aggrega al gruppo. Rilasciò un comunicato in cui affermò che le era stata data la possibilità di tornare libera a casa sua ma che lei aveva scelto di restare e lottare per l’abbattimento dell’oppressione e del dominio delle multinazionali e che avrebbe preso il nome di battaglia di Tania, dal nome di una delle guerrigliere che erano con il Che in Bolivia. Il tutto fu accompagnato da una fotografia, diventata famosissima di Tania con basco e abiti da guerrigliera che imbracciava un mitra e con alle spalle il simbolo dello SLA, un cobra a sette teste L’Els non superò mai i 20 militanti ma ebbe grande visibilità e fu al centro della più colossale caccia, da parte dei federali, dell’epoca. L’ideatore, fondatore e capo del gruppo era Donald DeFreeze, uno dei compagni di George Jackson, il leader dei prigionieri neri a Soledad. Evaso dal carcere nel 1973, scrisse il manifesto ideologico del movimento spiegando che il nome Simbionese, deriva da simbiosi ma per il movimento si intende un corpo formato da soggetti dissimili e organismi che vivono in perfetta armonia fra di loro. Ogni membro deve rinunciare al proprio nome e adottarne un nome di battaglia che lo denoterà per sempre. DeFreeze opta per “Cinque”. Un misto di ideologia hippy e riferimenti alle guerriglie terzomondiste costituiranno la cifra originale di un gruppo decisamente originale
Ma torniamo all’incidente che porterà all’annientamento di gran parte del gruppo. Mentre Yolanda sceglieva gli articoli, Teko decise di rubare una bandoliera. Quando fu scoperto da un addetto alla sicurezza, Teko estrasse un revolver. La guardia riuscì a disarmarlo e ammanettò il polso sinistro di William. Patty Hearst, cha aspettava in un furgone all’esterno del negozio, visto cosa stava succedendo, iniziò a sparare all’impazzata contro l’insegna del locale, permettendo alla coppia di fuggire.  Leggi altro ›

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17 maggio 1973: l’anarchico Gianfranco Bertoli fa strage in Questura a Milano

gianfranco bertoli

E’ trascorso un anno dall’omicidio del commissario di polizia Luigi Calabresi, assassinato da un killer davanti alla sua abitazione. Nel cortile della questura di Milano, in via Fatebene fratelli, si è da poco conclusa una cerimonia in ricordo del funzionario, alla quale ha partecipato il ministro dell’Interno Mariano Rumor. L’auto del ministro sta uscendo dal portone centrale, quando un ordigno, scagliato da qualcuno nascosto tra la folla che si è assiepata davanti all’edificio, semina il terrore: 4 morti e 52 feriti. Leggi altro ›

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17 maggio 1972: ucciso il commissario Luigi Calabresi. Quattro condannati di Lotta Continua

luigi calabresiL’omicidio del commissario Luigi Calabresi è un crocevia dei misteri d’Italia. Una tragica concatenazione di fatti collega, infatti, l’assassinio di Calabresi alla morte di Pinelli, all’eccidio di piazza Fontana, alla morte di Franco Serantini e alla strage davanti alla questura di Milano consumata nell’anniversario dell’attentato. Secondo la magistratura italiana i due colpi sparati il 17 maggio 1972 alla nuca del vice responsabile dell’ufficio politico della questura milanese sono da imputare a quattro militanti di Lotta Continua, un gruppo della nuova sinistra, sciolto nel 1976: Leggi altro ›

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