Identità insorgenti: no agli arresti domiciliari per l’assassino di Ciro Esposito

Risultati immagini per daniele de santis ciro espositoI difensori di Daniele De Santis, l’assassino di Ciro Esposito, hanno chiesto gli arresti domiciliari per l’ultrà giallorosso e attivista neofascista, condannato in secondo grado a 16 anni di carcere per aver ferito prima della finale di Coppa Italia tra Fiorentina e Napoli, il 3 maggio 2014,  il giovane tifoso napoletano, morto a luglio.  Per Tommaso Politi e David Terracina, la mancata fisioterapia postoperatoria metterebbe in pericolo la vita dell’assassino di Ciro Esposito: Leggi altro ›

2 agosto: tutti i materiali prodotti da Fascinazione e l’Alter Ugo sulla strage

Tutti i materiali in pdf

Dalla strage di Bologna al blitz del 28 agosto

Dossier sulla strage di Bologna 1a parte

Dossier sulla strage di Bologna 2a parte

7 luglio 1973: muore Pietro Secchia, l’ultimo stalinista del Pci

Pietro Secchia, nato a Occhieppo Superiore, nel Biellese, da una famiglia operaia, nel 1903 ad appena sedici anni, partecipa attivamente alle lotte operaie del primo dopoguerra. Nel 1921, Secchia aderisce, come quasi tutti i quadri della federazione giovanile socialista, al Partito Comunista d’Italia. nel 1924 rappresenta i giovani comunisti al quinto congresso dell’Internazionale Comunista a Mosca e nel 1926 è già membro del C.C. del partito. Tornata clandestinamente in Italia in missione dopo la svolta del VI congresso del Comintern, che rilancia l’iniziativa clandestina del partito per l’abbattimento del regime fascista, viene arrestato e condannato nel 1931, dal Tribunale Speciale, a 17 anni di carcere. Tornato libero dopo il 25 luglio nel ’43, insieme a Longo nell’Italia del Nord, a Milano, fu uno dei principali protagonisti della resistenza e della costituzione delle Brigate Garibaldi, di cui divenne commissario generale.
Leggi altro ›

7 luglio 1960, la polizia fa strage a Reggio Emilia: 5 morti, centinaia di feriti

La sera del 6 luglio la CGIL reggiana, dopo una lunga riunione (la linea della CGIL era sino a quel momento avversa a manifestazioni politiche) proclama lo sciopero cittadino. La polizia ha proibito gli assembramenti, e le stesse auto del sindacato invitano con gli altoparlanti i manifestanti a non stazionare. Ma l’unico spazio consentito – la Sala Verdi, 600 posti – è troppo piccolo per contenere i 20.000 manifestanti: un gruppo di circa 300 operai delle Officine Meccaniche Reggiane decide quindi di raccogliersi davanti al monumento ai Caduti, cantando canzoni di protesta. Alle 16.45 del pomeriggio una violenta carica di un reparto di 350 celerini al comando del vice-questore Giulio Cafari Panico investe la manifestazione pacifica: “Cominciarono i caroselli degli automezzi della polizia. Ricordo un’autobotte della polizia che in piazza cercava di disperdere la folla con gli idranti”, ricorda un testimone, l’allora maestro elementare Antonio Zambonelli. Anche i carabinieri, al comando del tenente colonnello Giudici, partecipano alla carica. Incalzati dalle camionette, dalle bombe a gas, dai getti d’acqua e dai fumogeni, i manifestanti cercano rifugio nel vicino isolato San Rocco, “dove c’era un cantiere, ricorda un protagonista dei fatti, Giuliano Rovacchi. Entrammo e raccogliemmo di tutto, assi di legno, sassi…”  Leggi altro ›

6 luglio 2002: muore a Milano Pietro Valpreda

Pietro Valpreda è l’anarchico italiano militante del circolo “22 marzo”, ingiustamente accusato della strage di piazza Fontana del 12 dicembre 1969. Cresciuto in un quartiere popolare, da giovane svolge attività illegali che gli procurano due condanne: nel 1956, quattro anni per rapina a mano armata, nel 1958, per contrabbando.  Frequenta i circoli anarchici lombardi, ma la sua professione di ballerino lo porta in giro per l’Italia  mettendolo in contatto con diverse realtà. A partire dal 1963, frequenta il circolo la Gioventù Libertaria, di cui Giuseppe Pinelli è uno dei fondatori, poi il “Sacco e Vanzetti” di via Murillo, da cui gli anarchici saranno sfrattati due anni dopo a causa di alcuni dissapori con i “provo” italiani.

Leggi altro ›

Strage del metrò di Tokyo: giustiziato il guru e sei membri della setta

Ci sono voluti 23 anni dai fatti e 12 dalla condanna definitiva ma alla fine la lenta giustizia giapponese ha punito sette responsabili della strage di Tokyo del marzo 1995. Applicando un rigoroso criterio gerarchico il primo a essere impiccato è stato Shoko Asahara, il capo della setta Aum Shinrikyo. Questo culto sincretistico millenaristico, una nuova religione che attinge dai due culti più pacifichi al mondo, induismo e buddismo, si rese responsabile degli attacchi compiuti nella metropolitana di Tokyo nel 1995 col gas sarin che costò la vita a 13 persone.

Il quasi cieco 63enne Asahara, il primo ad essere giustiziato, era stato nel braccio della morte per più di dieci anni per una serie di crimini commessi dal culto “Verita Suprema”, che idealizzava la fine del mondo: tra questi l’attacco con gli agenti nervini di 23 anni fa, che ha sconvolto il mondo e provocato un massiccio giro di vite contro il culto.

Alla setta ho dedicato un lungo capitolo di uno dei miei ultimi libri, che renderò disponibile on line appena metto mano all’archivio (sono in giro). L’aspetto più interessante, che giustifica gli esiti terroristici. è il richiamo a Shiva, la divinità del pantheon indù che rappresenta le forze della distruzione, come elemento vitale per la rigenerazione.

2 luglio 1981, Cuneo: “boia delle carceri” tenta di uccidere Mario Moretti

Cuneo: ora l’omertà nel carcere nessuno parla di Moretti ferito Il capo br accoltellato in cortile dallo spagnolo Farre Figueras

DAL NOSTRO INVIATO SPECIALE CUNEO — Non si saprà forse mai perché un «malavitoso» l’altro giorno in carcere ha tentato di sgozzare l’ultimo «capo storico» delle Brigate rosse. Tace la vittima predestinata, Mario Moretti, 35 anni, già responsabile della colonna romana, membro della direzione strategica, per anni inafferrabile e, secondo l’accusa, organizzatore del sequestro di Aldo Moro. Leggi altro ›

Taggato con: , , , , ,

3 luglio 1969, Torino: la battaglia di corso Traiano

La battaglia di corso Traiano, Torino 3 luglio 1969, è uno dei punti più alti del biennio rosso e anticipa l’esplosione dell’autunno caldo. Già narrata magistralmente da Nanni Balestrini in Vogliamo tutto, la autobiografia di uno dei protagonisti della rivolta, Alfonso Natella, è diventata epica di movimento con la Ballata della Fiat. Oggi la vogliamo ricordare con il documento che due giorni dopo produsse l’assemblea degli operai della Fiat:

Leggi altro ›

Taggato con: , , , , ,

Niguarda, spezzata in due la lapide per la partigiana Lia

 E’ stata spezzata in due, da parte di persone per ora sconosciute, la lapide-targa dedicata a Gina Galeotti Bianchi, la partigiana Lia, alla quale è intestato il giardino di via Hermada in zona Niguarda.
Gina Galeotti Bianchi è stata la prima caduta dell’insurrezione a Milano contro i nazifascisti. Niguarda fu il primo quartiere ad insorgere, il 24 aprile 1945 Lia, mentre era uscita insieme con la compagna Stellina Vecchio per portare ai partigiani l’ordine di insurrezione, venne colpita e uccisa da una raffica di mitra sparata da un camion carico di soldati tedeschi in fuga. Era incinta e aveva appena riferito alla Vecchio di essere contenta perché ‘il nostro bambino nascerà in un paese libero”.
Il gesto è stato condannato da forze politiche diverse: oltre che ovviamente dall’Anpi, dal segretario metropolitano del Pd milanese, Pietro Bussolati, dal deputato dem Emanuele Fiano e dal deputato di Forza Italia Luca Squeri.

1° luglio 1977. Antonio Lo Muscio: quando lo Stato applica la pena di morte

Nella nostra agenda rossa non ci siamo sottratti alla polemica nei confronti del quotidiano Lotta continua. Qualche volta non erano invece per niente male. Anzi erano proprio bravi in alcune occasioni. Perché furono gli unici ad avere il coraggio di chiamare per nome l’esecuzione sommaria di Antonio Lo Muscio: pena di morte

Leggi altro ›

Top