Non perdete tempo. Cesare Battisti è stato un combattente comunista.;!

CESARE BATTISTI

Con il ritorno di fiamma sul caso di Cesare Battisti, ricomincia la giostra. Notevoli gli aspetti deliranti. A me colpisce in particolare, per l’assoluta insensatezza, l’ostinazione di tanti cammmerati di negare l’identità politica di Cesare Battisti. Quasi si preoccupassero che la sua matrice sociale di bandito che si politicizza in carcere in qualche modo infanghi la purezza dei ‘combattenti comunisti’. A prescindere dall’assoluta infondatezza nel merito, saranno bene cazzi nostri? Ad ogni buon conto, eccovi la prima intervista, con Gian Maria Roberti del Desk. E non è finita qui…

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19 dicembre 1979, i funerali di Pautasso: “Berto è morto per vivere”

Gli amici di Berto, i compagni della Val di Susa sono rimasti nel cimitero finoa che non è stata coperta completamente la buca in cui era la bara. Berto, Roberto Pautasso. era stato ucciso venerdì notte da un carabiniere dopo una sparatoria davanti ai cancelli della Eìcap di Rivoli, una delle tante fabbriche di Torino che lavorano per la FIAT.

Berto, ex operaio, un compagno di 21 anni di Condove, molto conosciuto nella Val di Susa, una valle dì tradizione comunista e la più industrializzata di quelle vicino Torino, dove anche la sinistra rivoluzionaria è stata sempre presente in tutti i paesi.

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La rivolta ungherese contro la nuova schiavitù del lavoro

Continua la mobilitazione in Ungheria contro la legge sul lavoro voluta da Orbàn, che aumenta la possibilità di ricorrere agli straordinari e allunga a tre anni l’obbligo di pagarli. Una rivolta che ha precise basi materiali e che smonta alle radici la narrazione tossica che lega blocco dell’immigrazione e prosperità degli indigeni. Ce lo spiega Lanfranco Caminiti:
“Sono quattro le principali industrie automobilistiche che producono in Ungheria – Mercedes, Audi, Opel e Suzuki. Poi, ci sono circa 700 sub-appaltatori, per la maggior parte stranieri. Il settore automobilistico è un pilastro dell’economia ungherese, con una cifra d’affari di 24,7 Miliardi di euro e 144mila addetti nel 2015.

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Speciale sequestro Dozier/2. Il rapimento del generale

SPECIALE SEQUESTRO DOZIER – 1

L’operazione scattò il pomeriggio del 17 dicembre 1981. Intorno alle 17.30 Emilio [Antonio Savasta] e Daniele [Pietro Vanzi] si presentarono al numero 5 di Lungadige Catena, vestiti con tute blu da lavoro. Dietro di loro di qualche passo, pronti a entrare con il baule dove piazzare il generale, Fabrizio [Cesare Di Lenardo] e Rolando [Marcello Capuano].In strada, rimasero Martina [Emilia Libera] e Giorgio [Ermanno Faggiani] con compiti di copertura, muniti di mitra e walkie talkie per comunicare con il nucleo che sarebbe entrato in casa. Federico[Ruggero Volinia], invece, aspettava sul furgone che avrebbe dovuto portare via il sequestrato.

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Cronache xenofobe. Arresti a Imola (una maestra d’asilo) e a Teano (per il pestaggio di una polacca)

La maestra razzista e il ballo dell’Africa nera

“Perché non sta ferma…lei butta giù tutto! Anche quando mangia fa il ballo dell’Africa dell’Africa nera visto? il ballo del qua qua”. Questa una delle intercettazioni attribuite alla maestra della scuola d’infanzia di Imola arrestata oggi. Il giudice ha concesso gli arresti domiciliari. L’accusa:  maltrattamenti, tra cui insulti a sfondo razziale, e lesioni personali nei confronti degli alunni.

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Case occupate al Giambellino. Gli arrestati: “Non c’è nessun racket”

Non esiste alcuna associazione a delinquere per la gestione parallela dell’assegnazione delle case popolari nel quartiere Giambellino, a Milano. E’ il contenuto, in sostanza, di una dichiarazione spontanea resa 
nell’interrogatorio di garanzia, davanti al gup Manuela Cannavale, da quattro dei nove antagonisti finiti ai domiciliari lo scorso 13 dicembre. L’accusa è di associazione per delinquere finalizzata all’occupazione abusiva di immobili di proprietà  pubblica e alla resistenza a pubblico ufficiale. 

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17 dicembre 1981. Speciale Dozier/1. I preparativi del sequestro

Non c’è dubbio che la valanga che ha travolto e distrutto le Br abbia avuto origine dalla liberazione, da parte dei reparti speciali della polizia,  James Lee Dozier, il 28 gennaio 1982, a Padova. Il livello della sfida lanciato dalle Br infatti innesca una risposta radicale dello Stato.
La tortura, finora applicata sporadicamente (il nappista Alberto Buonoconto, il br romano Enrico Triaca), viene praticata metodicamente. Prima per scoprire il covo, poi per ottenere le confessioni dei prigionieri. Dopo le prime denunce l’impunità è garantita.
A rapire Dozier, il 17 dicembre 1981, è un nucleo della colonna veneta delle Brigate Rosse-Partito comunista combattente. Ecco la storia dei preparativi del sequestro. La racconta, al giornalista Nicola Rao, il responsabile della colonna e membro dell’esecutivo brigatista, Antonio Savasta. Catturato nella prigione dell’ufficiale americano, si pente immediatamente e la sua collaborazione ha effetti devastanti

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17 dicembre 1975: le Brigate rosse gambizzano un medico della Fiat di Mirafiori

Un commando delle Brigate rosse ferisce il medico della presse di Mirafiori, dottor Luigi Solerà,  in un agguato tesogli sotto la sua abitazione. Sono circa le 13.30 e il medico sta rientrando a casa, a corso d’Azeglio, per il pranzo.

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17 dicembre 1973, strage di Fiumicino. Un commando palestinese fa 34 morti

La strage di Fiumicino del 1973 è opera di un commando palestinese. Il 17 dicembre attaccò l’aeroporto di Roma-Fiumicino uccidendo  34 persone e ferendone altre 15. All’epoca fu il più grave attentato palestinese in Europa.

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16 dicembre 1979: sparatoria a Sa Janna Bassa. Uccisi due pastori al summit con le Br

L’avvenimento che segna maggiormente la cronaca di questo intenso dicembre del ’79, è il sanguinoso conflitto a fuoco di “Sa Janna Bassa” a Orune.

Il 17 dicembre il capitano dei carabinieri Enrico Barisone esce con due carabinieri al seguito per il solito giro di perlustrazione notturna.
Quando si trovano nei pressi dell’ovile di Carmelino Coccone, vicino Orune, sono attirati da insoliti movimenti e intimano l’alt a delle persone che si trovano fuori dall’ovile, ma questi rispondono aprendo il fuoco e ferendo il capitano.
Nasce un sanguinoso conflitto a fuoco in cui restano uccisi due pastori: Francesco Masala e Giovanni Maria Bitti.

Francesco Masala e Giovanni Maria Bitti
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