24 giugno 1975: i funerali di Iolanda Palladino e gli scherzi della memoria

Gli operai, i compagni rivoluzionari, gli antifascisti che sono affluiti in corteo per i funerali, erano decine di migliaia. Gli slogan contro la DC, per la messa al bando del MSI, e quello martellante «pagherete tutto» non erano solo i compagni a gridarli, ma l’intero corteo, migliaia e migliaia di lavoratori. Dopo il funerale, un corteo di tremila compagni si è diretto al covo centrale del MSI. La polizia ha risposto caricando 2 volte. A dare man forte agli sbirri di ZampareIli c’erano i camerati degli assassini di Iolanda, che hanno attaccato gli antifascisti con bombe carta, mescolati e protetti dalle squadre della questura. Mentre scriviamo, centinaia di compagni presidiano la zona, fronteggiati da uno schieramento imponente di celerini e carabinieri.
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23 giugno 1980: i Nar per rompere con i vecchi gruppi uccidono il pm Mario Amato

L’unico omicidio progettato e organizzato dai Nuclei armati rivoluzionari contro il pm che indaga sull’estrema destra è l’occasione per una violenta polemica con la vecchia guardia extraparlamentare e per il riconoscimento del totale fallimento di un qualsiasi progetto politico dello spontaneismo armato. Come è evidente dal testo del volantino di rivendicazione (leggi qui)

Il 23 giugno torna in azione la banda Fioravanti-Cavallini per quello che passerà alla storia come l’attentato più significativo nella breve storia della “guerriglia nera”: l’esecuzione del pm che in disperata solitudine indaga contro l’eversione neofascista, fenomeno gravemente sottovalutato dal procuratore capo De Matteo. Mario Amato era arrivato in Procura nel 1977, a raccogliere l’eredità di Occorsio.
Più volte aveva scritto ai superiori e al Csm, raccontando gli attriti con il superiore. Era stato protagonista di uno scontro furibondo nel giugno 1979 con Signorelli, al quale aveva fatto lo sgarbo di notificare l’ordine di cattura per Cla quando questi si era presentato in ufficio per ritirare carte sequestrate in una perquisizione. Per il “professore” il pm ragionava per teoremi ed era ossessionato dall’unicità dell’eversione nera, tendendo a ricondurre tutto ad An e On. Amato si sente isolato per gli attacchi dei difensori che gli rinfacciano una militanza di sinistra da lui negata con veemenza. L’ufficio istruzione respinge o stravolge i provvedimenti chiesti ed è benevolo con i “neri”. Alibrandi sr. lo accusa pubblicamente di caccia ai fantasmi. Confida perciò a un collega che è stanco e sta per chiedere il trasferimento al “civile”. Leggi altro ›

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Giugno 1971: quel bimbo morto nello sgombero di via Tibaldi

Il racconto degli anni Settanta che ho avviato da qualche mese in questo blog per provare a restituire la complessità di un conflitto ridotto ai suoi esiti (lo scontro tra partito armato e Stato) sconta una difficoltà di fondo: che essendo tributario delle fonti di stampa tende a privilegiare l’unico, l’irripetibile, lo spettacolare rispetto alle pratiche quotidiane, le lotte oscure, i granelli di sabbia sparsi lungo il decennio rosso per inceppare la feroce macchina del dominio capitalistico. Chi mi conosce sa che il mio metodo è assai empirico: comincio a fare le cose assumendomi il rischio dell’errore e poi provo a limare il dispositivo strada facendo. E quindi poiché non tutta la narrazione passa ed è ben restituita dalla lente del quotidiano, comincerò a inserire anche narrazioni e riflessioni più “lente”… Cominciamo dalla “battaglia” di via Tibaldi, uno degli episodi cardine di un decennio di lotte per la casa. La fonte, Lotta continua, all’epoca ancora quindicinale.

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22 giugno 1977, Lotta continua attacca Prima Linea: quell’editoriale velenoso di Deaglio

“Anche se qualche giovine pensa di stare ripetendo le azioni gappiste di Giovanni Pesce, sotto l’occupazione nazista”. E. D.
E’ una coda velenosa quella dell’editoriale che il direttore del giornale, Enrico Deaglio, scrive per analizzare l’attività di Prima Linea e demolirne il progetto strategico. E se ne assume personalmente la responsabilità, siglando il pezzo.

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22 giugno 1977, Pistoia. Prima Linea gambizza consigliere dc, dipendente Breda

Poco prima delle otto nel quartiere proletario di S. Marco a Pistoia è stato raggiunto da diversi colpi, pare pallettoni sparatigli da ignoti fuggiti poi su una mini minor, Giancarlo Niccolai vice segretario DC, consigliere comunale, membro del CdF Breda, impiegato nell’ufficio personale. Niccolai è vice segretario per meriti sul campo, crumiro negli anni caldi delle lotte operaie e spia della direzione Breda – fabbrica con oltre mille operai con forte presenza CGIL, e rappresenta  iI tipico funzionario «bidello» oscuro ed insignificante; ora invece balzerà alla cronaca come eroe. Leggi altro ›

21 giugno 1978, Genova: le Br uccidono il commissario Esposito. I dubbi di LC

commissario espositoIl 21 giugno 1978 un nucleo di fuoco delle Brigate Rosse, costituito da tre uomini, uccide, mentre si trova a bordo di un autobus, il commissario di polizia Antonio Esposito, dirigente del commissariato di Nervi e in precedenza impegnato nel contrasto del terrorismo di sinistra. I brigatisti, colpita la vittima, fanno fermare l’autobus e fuggono a bordo di un’auto in attesa. L’omicidio è il primo compiuto dalle Brigate Rosse dopo la fine del sequestro Moro e fa grande impressione a Genova, città da anni al centro della sanguinosa attività terroristica dell’organizzazione.  Leggi altro ›

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22 giugno 1978: Squadre operaie armate gambizzano caporeparto dell’Alfasud

Salvatore Napoli, 36 anni, un caporeparto dell’Alfasud di Pomigliano d’Arco (verniciatura), è stato ferito da 5 colpi di pistola alle gambe. L’attentato è avvenuto l’altra sera verso le 18: Salvatore Napoli stava  rincasando quando un commando formato, sembra, da tre uomini, gli ha sparato fuggendo poi su un’Alfasud.
Il capo reparto è stato soccorso e trasportato all’ospedale San Paolo di Napoli dove gli hanno riscontrato la frattura del femore destro. Dopo meno di un’ora l’attentato è stato rivendicato con una telefonata al centralino del «Mattino» : « Qui squadre armate operaie. Rivendichiamo l’attentato al caporeparto dell’Alfasud. Seguirà un comunicato…».
E’ il secondo attentato a un dirigente dell’Alfasud, il primo avvenne nel giugno dell’anno scorso quando «Prima linea» sparò alle gambe a Vittorio Flick.
La FLM ha indetto per oggi 2 ore di sciopero con assemblea nelle fabbriche metalmeccaniche.

FONTE: LOTTA CONTINUA 24 giugno 1978

21 giugno 1977, Roma: le Br gambizzano il preside di Economia, Cacciafesta

cacciafestaDopo Rossi e Montanelli ecco immancabile la nuova vittima sacrificale destinata a legittimare e gratificare con il suo sacrificio all’altare della normalizzazione di Stato la’campagna di criminalizzazione del movimento, la quotidiana occupazione, militare dell’Università, i carri armati di Milano. L’«eroe nazionale» di turno ha tutti i requisiti necessari alla bisogna. Leggi altro ›

20-21 giugno 1975, Bergamo: un giorno di battaglia tra operai in lotta e polizia

Purtroppo, per la prima volta, dato lo sfondo scuro l’Ocr viene malissimo e quindi vi pubblico il jpeg del servizio di Lotta Continua su un episodio di operai in lotta che resistono alla violenza poliziesca. Perché per evidenti motivi tutto l’ambaradan degli Anni 70 è stato risucchiato dall’esito, il confronto armato tra Stato e Brigate rosse, ma la storia è molto più ricca.
P.S. L’ultimo colonnino è la seconda parte della prima colonna

21 giugno 1973, autogrill Cantagallo: la rappresaglia per lo sciopero contro Almirante

cantagallo
Lo sciopero con cui lunedì i lavoratori dell’Autogrill Cantagallo si sono rifiutati di servire il pranzo ad Almirante e di fargli il pieno di benzina, ha provocato una catena di reazioni, comunicati e dichiarazioni estremamente esemplari. II ministro dell’interno e, ora, presidente del consiglio, Mariano Rumor, ha detto che «vanno presi provvedimenti perché il fatto non deve passare sotto silenzio”, la squadra politica della questura di Bologna ha inviato rapporto alla magistratura, socialdemocratici e liberali hanno pianto indignazione e scandalo. Con la sua dichiarazione Luigi Preti, ha evidenziato nella maniera più chiara ed esplicita la divaricazione incolmabile esistente tra la concezione che la borghesia ha del proclamato “rifiuto intransigente del fascismo” e la maniera
in cui questo viene inteso e praticato dalla classe operaia e dei lavoratori. Leggi altro ›

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