Anna Di Vittorio: gentile avvocato, le scrivo

Gentile avvocato Cutonilli,

ho comprato una copia del libro scritto da lei insieme con l’ex giudice Rosario Priore (Valerio Cutonilli, Rosario Priore – I SEGRETI DI BOLOGNA. LA VERITÀ SULL’ATTO TERRORISTICO PIÙ GRAVE DELLA STORIA ITALIANA – Chiarelettere editore, 2016, pp. 274, € 16,00), e ho letto, soltanto, il capitolo che lei ha voluto dedicare al nostro concittadino Mauro Di Vittorio (mio fratello).

Prendo atto delle parole educate con le quali lei mi definisce.
Sì, è vero, io sono così: da sempre e per sempre. E nella vita si è come si è. Leggi altro ›

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Bagdad, strage al centro commerciale, 21 morti

Diario del terrore. Il 19 luglio uccisi 5 soldati nello Yemen. Il 16 luglio oppositori armati occupano centrale di polizia nella capitale armena. Il 15 luglio in Pakistan una social star è uccisa dal fratello per il suo rifiuto di chiudere il profilo facebook da cui dava scandalo. Il 14 luglio colpo al cuore dell’Isis: ucciso il ministro della guerra, noto come Omar il ceceno. In Kenya militante islamico uccide 5 poliziotti. Il 13 luglio strage a Baghdad 11 morti. Il 9 luglio autobomba nella Turchia sudorientale contro l’esercito: 2 i morti; l’esercito indiano in Kashmir fa fuoco sui dimostranti ai funerali di un leader ribelle ucciso il giorno prima: 17 I morti  L’8 luglio due attacchi suicidi in Iraq hanno provocato 35 morti. Nel primo caso, dopo il kamikaze armati hanno fatto irruzione in un mausoleo ammazzando i fedeli. Il 7 luglio attentato in Bangladesh per la fine del Ramadan: 4 morti.  Il 6 luglio due gemelli sono stati arrestati in Arabia: accoltellarono genitori e fratello per arruolarsi con l’Isis. Il 5 luglio una suora copta è uccisa in Egitto in un agguato. 4 luglio 3 attentati suicidi in Arabia Saudita, uniche vittime i kamikaze. Il 3 luglio due autobombe nei quartieri sciiti di Baghdad: l’Is risponde così alla perdita di Falluja. Circo 300 morti il bilancio finale. Il mese di luglio comincia con un agguato a Parigi dai contorni ancora incerti e con la clamorosa azione del commando islamista di Dacca che si è concluso con un blitz disastroso: tra i 20 ostaggi morti ci sono anche italiani. In Cisgiordania, intanto, è pesantissima la situazione a Hebron, dopo i ripetuti attacchi palestinesi e la decisione israeliana di “chiudere” la città.

24 luglio – ancora una strage nel quartiere sciita di Baghdad che ospita il mausoleo per il nipote del Profeta, uno dei più importanti luoghi di culto dell’Islam sciita. Un kamikaze con cintura esplodente sì è fatto saltare in aria in un centro commerciale.  21 i morti tra cui numerosi poliziotti, più di trenta i feriti. Si è intanto appresso che la strage di inizio giugno ha provocato 292 morti.

23 luglio e’ finita in un bagno di sangue la manifestazione della minoranza hazara a Kabul. L’etnia, di lingua persiana e di culto sciita, popola l’Afghanistan centrale e protestava contro l’esclusione da un progetto energetico. Un attacco kamikaze rivendicato dall’Isis ha provocato 80 morti e più di 200 feriti. Proclamato il lutto nazionale.

21 luglio – L’Isis  non voleva perdere l’appuntamento con le Olimpiadi brasiliane e per raggiungere il suo obiettivo ha costruito una rete operativa via web che stava preparando un attentato. Queste le clamorose rivelazioni che giungono da Rio De Janeiro, da una conferenza stampa del ministro della Giustizia. Dieci gli arrestati, tra cui un minorenne, nell’operazione antiterrorismo. Altre due persone sono ricercate. La minaccia del terrorismo islamico è presa molto sul serio dai responsabili della sicurezza che per vigilare su atleti, delegazioni e spettatori impegneranno complessivamente 85 mila uomini: 47 mila poliziotti e 38 mila militari. Leggi altro ›

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Monaco di Baviera, lo spaventoso terrorismo dei Nerd

Nessun colpo di scena, come per l’esito del golpe in Turchia, ma la notte ha permesso di svelare almeno in parte il mistero dell’omicidio di massa di Monaco di Baviera. Le testimonianze contrastanti  hanno inizialmente allargato lo spettro. La lite con uno spettatore, con l’attentatore che  rivendica la sua nazionalità tedesca, ha lasciato correre il sospetto che si potesse trattare di un commando nazista. Perché anche in questo caso, nella concitazione della tragedia, le prime voci accreditavano la possibilità che ad agire fossero stati in tre.

Solo  a tarda sera è stato possibile stabilire che a fare quel massacro, nove morti e 16 feriti piu’ il suicidio del protagonista, è stato un lupo solitario.  Un giovane di diciott’anni, nato in Germania da genitori iraniani, un nerd vittima di bullismo che ha deciso di ribellarsi così a una realtà di Frustrazione e piccole sopraffazioni. E non devono stupire le frasi di odio contro gli immigrati turchi. Sono più di 2500 anni che persiani e popolazioni turaniche si combattono in Asia centrale anche se, probabilmente, in questo caso, si tratta di guerra tra poveri nella periferia della metropoli tedesca. A prima vista c’è nel massacro molto più crisi terminale dell’Occidente che insorgenza islamica.

15 anni fa, dopo le due Torri,  in un libro dedicato alla violenza politica e religiosa in America, avevo dedicato più di un capitolo agli omicidi di massa senza movente politico.  Qualcuno trovo quella mia scelta una forzatura e invece posso dire oggi con orgoglio che era una felice intuizione. Giovani frustrati dal sistema dell’istruzione feroce e violento,  lavoratori espulsi dal ciclo produttivo, uomini emarginati dalla società e divorati dal fallimento personale  presi a uno a uno, nel loro farsi giustizieri, esprimevano evidentemente la risposta più distruttiva a tragedie individuali. Ma il ripetersi degli omicidi di massa con cadenza sempre più incalzante  dava a ciascuna di quelle catastrofi una maggiore valenza, la loro somma segnava un totale diverso.

Oggi che con un ritmo vertiginoso si susseguono carneficine a opera di soggetti variamente disagiati non possiamo fare finta che il problema sia riconducibile a esplosioni di follia individuale. Il giovane pluriomicida di Monaco con alta probabilità non è un soldato dell’Isis o un irregolare che si è’ attivato da solo. E forse il movente è’ privato. Ma se lasci a terra 25 persone, paralizzando completamente la capitale del più popoloso Land tedesco, costringendo le autorità a imporre il coprifuoco, tu hai scatenato il terrore…

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E’ morto Marione Dalmaviva: la galera uccide

mariE’ morto ieri sera Marione Dalmaviva, figura storica dell’operaismo torinese. Leader degli studenti lavoratori nel ’68 fu tra i pochi torinesi ad aderire a Potere Operaio e non a Lotta continua. Sebbene non avesse seguito la traiettoria dei Comitati comunisti nella diaspora di Potop è stato arrestato e condannato nel processo 7 aprile. Dal profondo della cella della lunga carcerazione preventiva, che superò la pena finale, trovò il modo di offrire una satira minimalista in forma di vignette, pubblicate da Linus e dal Manifesto (vedi qui). Lasciò traccia della sua trasbordante umanità tra i tanti che condivisero un pezzo di “mala” vita. Voglio ricordarlo qui con il saluto commosso di Gabriele De Francisci, suo compagno di Risiko (regolarmente sconfitto) in un anno di convivenza nel carcere di Pisa:

Se ne è andato anche Mario D’Almaviva, un pezzo importante della storia di un Italia che ha cercato con una indiscriminata repressione di bloccare il fermento degli anni settanta. Con le sue vignette dal carcere ha raccontato e messo in berlina la stupidità di quella repressione. La sua umanità e la sua cultura mi hanno aiutato a capire tante cose, un anno passato insieme non è passato invano, Mario è rimasto nel mio cuore.

Sul Manifesto di oggi, Alberto Magnaghi, che con “Marione” condivise la sorte giudiziaria di essere incastrato nel processo per “insurrezione” dopo aver fatto parte della minoranza che alla deriva insurrezionale si opponeva, ricorda il drammatico bilancio di morti premature che ha falcidiato gli imputati del processo 7 aprile:

È morto Mario Dalmaviva. Ha resistito più di altri: la statistica dei compagni del Processo «7 aprile 1979» che hanno subìto una ingiusta carcerazione preventiva (fino a 5 anni e 4 mesi, come Mario) e sono morti prematuramente per malattia è impressionante: Luciano Ferrari Bravo, Augusto Finzi, Guido Bianchini, Franco Tommei, Emilio Vesce, Sandro Serafini, Giorgio Raiteri, Paolo Pozzi, Gianmario Baietta, Antonio Liverani… insomma, la galera uccide.

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Fermo, le bombe alle chiese contro l’affarismo sui migranti?


Due anarchici, noti anche come ultras della Fermana, sono stati arrestati dai carabinieri di Ascoli Piceno in collaborazione con i Ros di Ancona perché ritenute responsabili degli attentati con esplosivo contro quattro chiese di Fermo tra febbraio e maggio scorsi.  Gli arresti sono scattati per il pericolo di fuga. Tra febbraio e marzo due bombe rudimentali sono scoppiate davanti al Duomo e davanti all’ingresso della chiesa di San Tommaso, nel quartiere di Lido Tre Archi. Nella notte tra il 12 e il 13 aprile, un altro ordigno ha danneggiato l’ingresso della chiesa di San Marco alle Paludi, parrocchia retta da mons. Vinicio Albanesi della Comunità di Capodarco. A fine maggio, un ordigno inesploso era stato trovato davanti alla Chiesa di San Gabriele dell’Addolorata. Proprio mons. Albanesi,  commettendo un clamoroso errore di valutazione, ha parlato di “uno stesso giro” dietro questi episodi e l’omicidio del nigeriano Emmanuel Chidi Nmadi, colpito con un pugno dall’ultrà Amedeo Mancini e morto poco dopo. Per don Vinicio gli attentati erano un attacco alla chiesa della solidarietà e dell’accoglienza dei migranti:

“E’ stata una provocazione gratuita e a freddo, ritengo che si tratti dello stesso giro delle bombe davanti alle chiese”. Così mons. Vinicio Albanesi a proposito dell’aggressione ad un migrante nigeriano, di 36 anni, richiedente asilo, morto a Fermo dopo essere stato preso a pugni da un ultrà della locale squadra di calcio, che aveva rivolto offese razziste alla moglie. Il presidente della Comunità di Capodarco si riferisce agli ordigni piazzati nei mesi scorsi di fronte a edifici di culto di Fermo e annuncia che si costituirà parte civile in quanto presidente della Fondazione Caritas in veritate.

Per gli inquirenti, che hanno tenuto stamattina una conferenza stampa, è meglio parlare di “soggetti legati al tifo organizzato, che frequentano lo stadio in modo continuo e fanno parte dell’area ultrà. Questo è il solo legame con il Mancini, ma nulla da un punto di vista di indagine che colleghi i due episodi che hanno scosso Fermo. E per quanto riguarda il movente, escludo la natura politica. Perché dovremmo parlare di destra e anarchia, ma non parliamo di soggetti con cultura politica”. Di certo la coincidenza temporale dei fatti “porterà a ulteriori approfondimenti di indagine”. Indagine chiusa, hanno chiesto i giornalisti? “Noi continueremo fino a quando la legge ci consentirà di farlo. Allo stato non ci sono altri soggetti interessati di indagine”. Come non ci sarebbe alcun legame che colleghi le bombe all’attività dei preti di strada, alla Caritas e all’immigrazione.

Ma emerge una realtà diversa, a sfogliare la pagina facebook del “leader”, Martino Panicone, 44 anni.  si nota una forte polemica proprio contro don Vinicio e la attività “affaristiche” connesse al dramma dell’immigrazione. Così come va segnalato che le tematiche della solidarietà ultrà sembrano prevalere sulle motivazioni più propriamente ideologiche, come già sottolineato da Procura e carabinieri. Ma già con Amedeo Mancini Fermo ci ha abituato a un radicalismo a basso tasso ideologico…

don viniciodon vinicio

 

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Nizza-Baviera: i terroristi dell’ultim’ora

Come per Nizza, lo Stato Islamico mette il cappello sull’attacco portato a colpi d’ascia e di coltello da un afgano di 17 anni contro i passeggeri di un treno in Baviera, attraverso una rivendicazione diffusa da Amaq, agenzia di stampa fiancheggiatrice del Califfato: “Era uno dei nostri combattenti”. Il ragazzo è poi stato ucciso dalla polizia. Nella sua camera – era ospite di una famiglia – gli inquirenti hanno trovato una bandiera dell’Is disegnata a mano. Eppure, come per Nizza, dalle indagini in corso va delineandosi il profilo di un insospettabile radicalizzatosi in tempi molto brevi. Si tratta della prima aggressione in Germania di matrice islamica, dopo vari allarmi per attentati sventati e il gesto di uno squilibrato, due mesi fa, sempre in Baviera e sempre su un treno regionale.

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Germania, rifugiato usa l’accetta sul treno: 4 feriti

Terrore su un treno regionale in Germania in viaggio tra Treuchtlingen a Wuerzburg, in Baviera. Ieri sera un diciassettenne afghano, un rifugiato arrivato in Germania senza i genitori che è stato poi ucciso dalla polizia, ha attaccato i passeggeri con un’accetta e un lungo coltello. Secondo il ministero dell’Interno della Baviera, tre persone sono gravemente ferite e una ha riportato ferite lievi; sotto choc gli altri quattordici passeggeri del convoglio, che però sono illesi.

Durante l’aggressione il ragazzo, che era stato affidato ad una famiglia e viveva nella zona di Wuerzburg, ha urlato “Allah akbar”, Dio è il più grande: il che lascia pensare quantomeno ad un nuovo episodio di terrorismo islamico da parte di un lupo solidario irretito dalla propaganda dello Stato islamico. Leggi altro ›

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Estranei incendiano i rifiuti sulla strada. Distrutto il campo rom

rogoIl campo rom tra Casoria e Afragola, in contrada Salice, nel principale nodo di accesso stradale a Napoli, è stato completamente distrutto per un incendio doloso, innescato per l’incendio dei rifiuti depositati all’esterno del campo.
Il rogo, appiccato intorno alle 18.30 di ieri, ha provocato una nube densissima di fumo nero visibile a decine di chilometri. Una colonna mastodontica, densa e altamente inquinante.
I centocinquanta abitanti che vivevano nel campo hanno dovuto abbandonarlo. Il fuoco ha provocato due esplosioni probabilmente causate dai fornellini da gas usati per cucinare nelle baracche. Sul posto sono arrivate  decine e decine di camionette dei vigili  del fuoco e dei vigili urbani per domare le fiamme.
I rom hanno riferito ai vigili d’aver visto ignoti scendere da un furgone bianco per spargere benzina sui rifiuti poco prima del rogo. Non è la prima volta che i margini di quel campo vanno a fuoco ma l’incendio questa volta è stato particolarmente violento e difficile da domare. La nube nera è effetto della presenza di centinaia di pneumatici
L’incendio è scoppiato a pochi metri dalla sede della protezione civile e delle guardie ambientali. Tutta l’area vesuviana è stata invasa dalla  nube tossica. .
“La colonna di fumo sembrava spuntare dietro casa mia, alta e nera” scrive sulla sua pagina facebook Giuseppe Manzo, giornalista impegnato nel sociale e residente a Napoli Est.
“In quel triangolo di centri commerciali e autostrade tra Casalnuovo, Casoria e Afragola – scrive Manzo – è andato a fuoco un campo rom con 150 persone, tra cui decine di bambini. Non si conosce la natura del disastro con quell’inferno di veleni nell’aria. Un testimone racconta che due persone sono scese da un suv e hanno appiccato l’incendio. Ma tanto non saranno mai creduti, sono rom: nel Paese che ammazza di botte i migranti sarà comunque colpa loro”.

 

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Tortura e pena di morte, la schizofrenia del centrodestra

centrodestra“Il governo islamista di Erdogan vuole reintrodurre la pena di morte. Un altro buon motivo per dire no all’ingresso della Turchia nella UE”. Lo scrive su Twitter il presidente di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni. Il nostro è un centro destra decisamente schizofrenico. Da una parte invoca i diritti umani in una Turchia che da mesi subisce concretamente l’offensiva islamista, con numerosi stragi, e ha appena debellato un tentativo golpista di una frazione islamista delle forze armate. Dall’altra fa muro in Italia contro l’introduzione del reato di tortura, una misura di civiltà che l’Europa ci chiede da anni, come scrive la Repubblica:

Il centrodestra è sulle barricate e sostiene: “C’è il terrorismo, mettete in difficoltà le forze dell’ordine con questo provvedimento”. Nella stessa maggioranza di governo, l’alfaniano Fabrizio Cicchitto interviene attaccando: “Sono inutili gli sproloqui sul terrorismo se si indeboliscono le forze dell’ordine e il sacrosanto disegno di legge sul reato di tortura non va bene in questa formulazione, no si devono accomunare le forze dell’ordine e i delinquenti”.

A sua volta la Lega, che della Meloni è il principale interlocutore,  non solo ha disertato il vertice sul terrorismo convocato da Renzi a Palazzo Chigi, ritenendolo un rito “inutile”, ma minaccia l’ostruzionismo sul reato di tortura che il Senato dovrebbe approvare definitivamente domani

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E’ un ex marine afroamericano il killer di Baton Rouge

louisianaE’ un ex marine afroamericano il protagonista del raid di Baton Rouge, in Louisiana, la città dove due settimane fa era caduto una vittima innocente della brutalità poliziesca, l’afroamericano Alton Sterling. Ha ucciso tre poliziotti (di cui uno afroamericano) e ne ha feriti altri tre in quella che potrebbe essere stata un’imboscata, prima di essere colpito a morte. Due persone, coinvolte nell’agguato ma che non hanno sparato, sono state arrestate.

E’ il secondo raid contro la polizia in dieci giorni. Anche stavolta a indossare i panni del vendicatore, più o meno solitario, è un reduce delle forze armate. Un sergente dei marine congedato con onore nel 201o e che proprio ieri ha compiuto 29 anni. L’ex militare è originario di Kansas City e quindi ha scelto il luogo dell’attacco proprio in onore di Sterling.

I media divergono sull’eventuale affiliazione politica: per il WSJ sarebbe iscritto al “New Freedom Group”, un’organizzazione antigovernativa mentre per la NBC sarebbe invece legata ai “Sovereign Citizein”, un movimento antifiscale della galassia della destra antifederale.

L’agguato conferma le più fosche previsioni espresse dopo il cecchinaggio di Dallas, dove a una marcia di protesta contro le brutalità poliziesche nella comunità afroamericana, un reduce dell’Afghanistan, sostenitore del Black power, aveva ucciso cinque poliziotti bianchi. Due giorni dopo l’agguato di Dallas un commando composto da quattro afro americani aveva assaltato un’armeria per procurarsi fucili d’assalto. Tre uomini  erano stati catturati, uno era riuscito a scappare portando con sé due armi lunghe. Si ipotizza che intendessero usare le armi rapinate per un agguato contro la polizia. Il secondo mandato di Obama, il primo presidente afroamericano, si va a chiudere tra bagliori di guerra razziale

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Sono nato a Napoli nel 1956 e cresciuto a Posillipo. Vivo e lavoro a Potenza. Sposato da 35 anni, ho una figlia trentenne, un genero, un nipote. Militante dell’antagonismo sociale negli anni Settanta, ho proseguito il mio impegno sul fronte della solidarietà per i prigionieri degli anni di piombo, partecipando in prima persona alle campagne per la soluzione politica. Le mie posizioni da un marxismo critico di matrice operaista si sono evolute nella direzione di un radicale libertarismo. Col passare degli anni, ho spostato la mia attenzione dalla cronaca alla narrazione, dalla ricostruzione dei fatti ai dispositivi di costruzione delle storie...

L'alter-Ugo è la superfetazione del blog Fascinazione, chiuso alla fine di febbraio 2013, quando ha superato il milione di visitatori e poi riaperto e affidato alla cura del discepolo più devoto. Perché 25 anni di ricerca e osservazione sulla fascisteria bastano e avanzano anche a un maniaco compulsivo come me. Questo sito si occuperà ancora di politica e movimenti sociali ma offrirà pure una robusta documentazione d'archivio delle mie precedenti attività giornalistiche e costituirà lo snodo per accedere a tutti i miei canali del web 2.0 (blog, anobii, youtube, flickr)