7 ottobre 1980: blitz contro Prima Linea. Arrestato Giuliano Pisapia

Il 7 ottobre 1980 sulla base delle rivelazioni di Roberto Sandalo, il primo grande pentito di Prima Linea, vengono arrestati a Milano e a Torino 22 persone con la accusa di partecipazione a Prima Linea (tra cui Paolo Zambianchi e Massimo Libardi). In precedenza l’8 maggio a Milano nella base di via Lorenteggio 236 vi era stato l’arresto di Bruno Laronga e Silveria Russo, e il 13 ottobre a Sorrento verranno arrestati Teresa Conti e Michele Viscardi, il quale si rende immediatamente “collaborativo” con le forze dell’ordine, determinando nei giorni successivi una serie di arresti su tutta la penisola, tra cui quelli di Susanna Ronconi il 3 dicembre e di Roberto Rosso il 4 dicembre, e la scoperta di 5 appartamenti nella sola giornata del 6 dicembre (1 a Firenze, 1 a Taranto e 3 a Napoli). Di fatto alla fine del 1980 si conclude la storia di Prima linea e in seguito su alcuni organi di informazione del movimento compaiono i primi appelli all’abbandono della lotta armata lanciati da ex piellini dissociati.

Così Davide Steccanella un anno fa ci ricorda l’exitus di Prima Linea. Tra i 22 arrestati del blitz del 7 ottobre c’è anche una figura minore, Giuliano Pisapia, all’epoca figlio di un principe del foro. Trent’anni dopo condurrà la sinistra alla Conquista del Comune di Milano dopo 17 anni di governo della destra. Per frenarne il successo Letizia Moratti gli rinfaccia la vecchia storia nell’ultimo dibattito tv ma l’attacco si trasforma in un’autorete. Perché la vicenda era poi andata così: 

La storia vera comincia la sera del 19 settembre 1978, quando a Milano i terroristi di «Prima Linea» Massimiliano Barbieri, Roberto Sandalo e Marco Donat Cattin rubano un furgone Fiat, e Barbieri viene arrestato. Due anni e mezzo dopo, Sandalo, “pentito” come anche gli altri due, spiega il furto come finalizzato a un progetto (poi mai attuato) di sequestro di William Sisti, capo del servizio d’ordine del «Movimento lavoratori per il socialismo» che aveva avuto violenti scontri con l’«Autonomia operaia» cittadina, e al quale il «Collettivo» studentesco della libreria di via Decembrio, nel quale all’epoca militavano attivamente Massimiliano Trolli (ex di Lotta Continua) e suo cugino Giuliano Pisapia, addebitava pestaggi di “compagni”, come un disegnatore di murales ridotto in fin di vita.
Barbieri, che secondo Sandalo e Donat Cattin voleva colpire Sisti «come carta di credito per entrare in Prima Linea», nell’estate 1978 li porta dunque in una casa di benestanti nel centro di Milano, dove vivevano Trolli e «il cugino», cioè Pisapia. Tutti e tre i pentiti collocano nella casa alcune riunioni di luglio 1978 nelle quali «venne avanzata la proposta di compiere un’azione punitiva contro Sisti» da sequestrare, picchiare e liberare con la colla nei capelli. Ma i tre pentiti divergono sul ruolo di Pisapia: per Sandalo era presente; lo stesso dice Barbieri, che però per la riunione operativa indica una data in cui Pisapia era a Santa Margherita Ligure bloccato da un’ulcera, attestata sul ricettario milanese del medico Carlo Agnoletto (zio di Pisapia); invece Donat Cattin esclude Pisapia fosse alla riunione.

E’ notorio che per questa vicenda Pisapia nel 1980 fu arrestato con due accuse: partecipazione alla banda armata «Prima Linea», e concorso morale (luglio 1978) nel furto del furgone poi commesso (settembre 1978) da Sandalo-Barbieri-Donat Cattin. Resta 4 mesi in carcere, ma per la banda armata neppure viene processato, direttamente prosciolto su richiesta del pm Armando Spataro. E’ invece rinviato a giudizio in Corte d’Assise per il concorso morale nel furto del furgone, anche qui noto negli archivi

Finisce con una amnistia. Nella motivazione di primo grado la Corte d’Assise tende a escludere «sovrapposizione di ricordi» nella versione di Sandalo, ritiene «poco verosimile che Barbieri abbia clamorosamente errato», appare dubbiosa rispetto a Donat Cattin che dice che Pisapia non c’era, e svaluta il certificato medico. Tuttavia la Corte prende atto che anche Sandalo e Barbieri «non hanno esplicitamente parlato di uno specifico apporto di Trolli e Pisapia all’episodio del furto». E conclude che, «nell’irrisolto contrasto» tra le dichiarazioni di Donat Cattin e quelle «non meno rilevanti deponenti in contrario di Barbieri e Sandalo, nei confronti di Pisapia potrebbe essere emessa solamente una pronuncia di assoluzione per insufficienza di prove». Poiché però nel 1978 era intervenuta una amnistia, «per giurisprudenza consolidata l’amnistia prevale» tranne nel caso di assoluzione piena: quindi il dispositivo della terza Corte d’Assise il 22 ottobre 1984 ritiene «amnistiato il reato ascritto» a Pisapia e dichiara «il non doversi procedere» [in realtà è l’amnistia del 1981: quella del 1978 copriva i reati fino al 15 marzo 1978, la vigilia del sequestro Moro, ndb] Pisapia rinuncia all’amnistia e fa ricorso alla Corte d’Assise d’Appello, che lo assolve nel merito.
fonte: Il Corriere della Sera/Luigi Ferrarella

Informazioni su

Ugo Maria Tassinari è l'autore di questo blog, il fondatore di Fascinazione, di cinque volumi e di un dvd sulla destra radicale nonché di svariate altre produzioni intellettuali. Attualmente lavora come esperto di comunicazione pubblica dopo un lungo e onorevole esercizio della professione giornalistica e importanti esperienze di formazione sul giornalismo e la comunicazione multimediale

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