11 aprile 1968: l’attentato contro Rudi Dutschke, “il rosso”, leader del movimento tedesco

Rudi Dutschke

La scena dell’attentato

Il 1968 è l’anno del grande mutamento. La primavera del 1968 lo dimostra: il 4 aprile James Earl Ray uccide a Memphis Martin Luther King jr., il pastore leader del movimento per i diritti civili,  e due mesi dopo, il 6 giugno, il palestinese Sirhan B. Sirhan colpisce a morte il candidato democratico alla Casa Bianca Bob Kennedy, che il destino accomuna al fratello John, assassinato nel celebre attentato di Dallas 5 anni prima. In mezzo il Maggio Francese.

Pochi giorni dopo la morte di King, il vecchio continente viene scosso da un altro attentato: a Berlino, l’11 aprile, Rudi Dutschke è raggiunto da tre colpi di pistola, esplosi dal tappezziere Joseph Bachmann, un estremista di destra fomentato dalla furibonda campagna di stampa della principale catena editoriale tedesca. Sopravvive, ma i danni al cervello gli provocano frequenti attacchi epilettici, uno dei quali una decina d’anni più tardi lo coglierà nella vasca da bagno, annegandolo.

Axel Springer, re dei media tedeschi, ha orchestrato contro Dutschke un’aspra campagna stampa, al grido di “Fermare Rudi il Rosso!”. Anche in questo caso il parallelo con gli omicidi di King e R. Kennedy salta all’occhio: entrambi erano stati oggetto per anni di innumerevoli diffamazioni da parte della stampa scandalistica USA, prima di essere uccisi.

Rudi Dutschke viene al mondo all’inizio della guerra, nel 1940, nel Brandeburgo, vicino al confine polacco; avendo rifiutato la leva nell’esercito della Repubblica democratica tedesca è escluso dall’università, e ripara così a Berlino Ovest, pochi giorni prima della costruzione del muro. Poco dopo, nel 1965, è già tra i più influenti membri della maggiore organizzazione studentesca tedesca, la SDS (Sozialistischer Deutscher Studentenbund, lega tedesca degli studenti socialisti); staccatasi dall’SPD quando questa nel 1959 aveva “abiurato” il marxismo, la SDS raccoglie tendenze diverse, tutte di orientamento marxista, ma con differenti sfumature. Dutschke è nell’ala antiautoritaria, e si schiera decisamente contro il blocco sovietico e il socialismo reale, da lui prosaicamente definito “socialismo di merda”.

“Rudi il rosso” tra la fine del 1967 e l’inizio del 1968 promuove e coordina tutte le mobilitazioni studentesche di Berlino Ovest. Il movimento radicale tedesco, infatti, si sviluppa con qualche mese di anticipo sull’anno fatidico. A partire dalla rabbiosa reazione all’omicidio dello studente Benno Ohnesorg, ucciso durante una manifestazione di protesta contro la visita dello scià di Persia a Berlino Ovest, il 2 giugno 1967. E in sua memoria si chiamerà Movimento 2 giugno la componente movimentista del partito armato tedesco, in alternativa alla Raf, di orientamento marxista leninista.

L’attenzione del movimento è rivolta, in patria, al più grande gruppo editoriale tedesco, guidato da un conservatore di provata fede, dichiaratamente filoamericano e antimarxista, Axel Springer. In pochi anni a partire da Amburgo, Springer crea un impero delle comunicazioni, al centro del quale si trova Bild, il tabloid da lui fondato nel 1952, stampato in milioni di copie, con il quale arriva a controllare una parte significativa dell’opinione pubblica tedesca. Il grande satrapo dei media è il bersaglio degli attacchi del movimento studentesco che lo addita a nemico come e più dei “padroni” di fabbriche e industrie.

La novità che è al centro del pensiero politico di Rudi Dutschke, l’elemento che lo distingue dal marxismo classico, è l’attenzione per la cosiddetta sovrastruttura, cioè l’insieme degli elementi del mondo che sono determinati dalla struttura economica come il mondo dell’arte, della cultura, della scienza; nella dottrina marxiana classica la rivoluzione si svolge solo nella e per la struttura economica, e tutta la sovrastruttura dovrà necessariamente cambiare una volta che si sarà sovvertito il sistema economico; ogni tentativo di modificare direttamente la cultura, la scienza, la socialità risulta così nel migliore dei casi inutile. Rudi Dutschke invece conduce la sua lotta anche in mezzo alla sovrastruttura. E’ un tipo di lotta molto moderna, non solo lotta di classe, ma anche lotta contro l’autoritarismo, per la pace, per la libertà della cultura e dell’informazione. Per questo il suo bersaglio è il grande gruppo di Springer, oltre ai “classico” capitalismo industriale. Ed è sempre per questo che Dutschke si trova a essere il bersaglio della controffensiva mediatica di Springer. Dipinto come un pericoloso sovversivo, al soldo della Stasi, pronto a consegnare la Repubblica federale nelle mani dei sovietici, Rudi Dutschke cade presto vittima dell’odio diffuso dai quotidiani del magnate amburghese.

Informazioni su

Ugo Maria Tassinari è l'autore di questo blog, il fondatore di Fascinazione, di cinque volumi e di un dvd sulla destra radicale nonché di svariate altre produzioni intellettuali. Attualmente lavora come esperto di comunicazione pubblica dopo un lungo e onorevole esercizio della professione giornalistica e importanti esperienze di formazione sul giornalismo e la comunicazione multimediale

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