Belsito, il lupo solitario: quando da solo uccise Perucci

Luca Perucci, l'ex militante di Tp ucciso da Pasquale Belsito

Luca Perucci, l’ex militante di Tp ucciso da Pasquale Belsito

Pasquale Belsito, l’ergastolano dei Nar che ha tentato nei giorni scorsi di evadere dal carcere di  Secondigliano non gode di buona stampa né di grande fama. Eppure è un personaggio notevole sotto diversi aspetti. E non solo perché è stato l’unico “lupo solitario” degli anni di piombo, cioè l’unico militante della lotta armata a compiere un omicidio politico in perfetta solitudine. Questa storia l’ho raccontata così in Guerrieri (Immaginapoli, 2005) [tra parentesi quadre appunti miei per contestualizzare il racconto]:

Pasquale Belsito è molto introverso, caratteristica tipica del gruppo umano di Terza posizione alla Balduina, ispirato da Andrea Insabato [l’autore del fallito attentato al Manifesto nel dicembre 2000, ndb] ai temi dell’ascesi mistica e della duplice guerra santa. Lo chiamano il “pastore” perché è una persona semplice, modi bruschi e scarso eloquio. È molto legato a Giorgio Vale [il responsabile del nucleo operativo di Terza Posizione che traghetterà i giovanissimi miliziani del gruppo nei Nar, ndb]: sono due soldati disciplinati dalla forte attitudine all’azione ma che hanno mantenuto un legame affettivo con Tp nonostante lo strappo del caso Mangiameli [uno dei leader ucciso nel settembre 1980 dai fratelli Fioravanti in un appuntamento trappola, ndb].
Così quando Giorgio si procura i verbali d’accusa di Luca Perucci [uno dei testi di accusa nell’inchiesta contro Tp avviata dopo la strage di Bologna, ndb] la conclusione è semplice. Lui conosce molto bene quel capocuib che ha guidato la rivolta dei quadri contro il capozona Fabrizio Mottironi, considerato troppo intellettuale, ottenendo che il “duro” Dario Mariani lo sostituisse al vertice del Comitato rivoluzionario quartiere Trieste. E ora è diventato un “infame”. A Belsito sulla faccenda è venuto un unico pensiero, che si toglie il pomeriggio del 6 gennaio 1981. Lo aspetta sotto casa, nella stessa strada, via Lucrino, dove abita la sua ragazza, Serena Di Pisa. Gli va incontro e mentre lo zio di Perucci si avvia verso l’auto gli chiede un attimo di attenzione. Girato l’angolo di via Foglia lo uccide con una sola pistolettata alla fronte. I familiari lo trovano riverso, tra una vettura in sosta e il marciapiede: muore poco dopo in ospedale. Il segretario della sezione missina si precipita in ospedale e dichiara: Perucci è un iscritto al Fdg. Convinto che le acque si fossero calmate, con Tp allo sbando per gli arresti, aveva ripreso la militanza. I Nar telefonano: Abbiamo chiuso per sempre la bocca al delatore Luca Perucci.
La rivendicazione scritta arriverà solo nove mesi dopo: Il 6 gennaio abbiamo giustiziato l’infame delatore Luca Perucci che aveva permesso l’attacco della magistratura bolognese contro le formazioni rivoluzionarie. Il giustiziere solitario fugge in autobus, trova rifugio ad Anguillara da un amico, (…) a cui vende la 38 special usata. Così rimedia i soldi per il passaporto e il biglietto per la Svizzera, dove va con Stefano Soderini [un altro dei pischelli di Tp transitato nei Nar e poi finito ‘pentito’, ndb]. Per un militante negli ultimi fuochi dei Nar Belsito è il classico esempio di chi prende un discorso sul serio e lo estremizza.

Non è il cattivo ma è uno che non si tira indietro. Guerriero solare – come lo ha definito un suo capo – lo è in un senso particolare: mentre gli altri predicano certe cose lui è stato l’unico ad avere le palle di farle subito a 18 anni. È solo questione di coerenza: lui è il militante impegnato nella grande guerra santa, Perucci è un delatore, che ha colpito l’organizzazione e va giustiziato. È un assioma che rientra perfettamente e coerentemente nella logica dichiarata del gruppo di cui faceva parte. Che poi il movimento non gli avrebbe mai detto di fare una cosa del genere è un altro discorso.

Luca Perucci da ragazzino aveva militato per poco in Lotta continua e perciò si tenterà di accreditarlo come la “gola profonda” di Verbano [un militante dell’Auotnomia ucciso a casa al rientro da scuola dopo che il commando aveva tenuto in ostaggio per un’ora madre e padre, ndb]. Nel marzo 1979 è arrestato per porto di martello durante un volantinaggio. Nel marzo 1980 è fermato a piazza Medaglie d’oro nel corso di scontri tra Tp e gli autonomi. Poco dopo subisce un attentato incendiario a casa. Il giorno dopo l’agguato al “Giulio Cesare” [in cui nel maggio 1980 viene ucciso un poliziotto ‘Serpico’, ndb] cerca di disturbare il corteo di protesta. Fermato dopo la strage di Bologna, le sue ammissioni portano all’arresto di De Orazi [un giovanissimo camerata di Bologna trasferitosi a Roma per svolgere attività illegali, ndb], che confessa alcune rapine. Accusa Mariani di averlo invitato a fornirsi di alibi per la rapina compiuta dalla banda Fioravanti al garage sotto casa sua, a metà luglio…

 

Informazioni su

Ugo Maria Tassinari è l'autore di questo blog, il fondatore di Fascinazione, di cinque volumi e di un dvd sulla destra radicale nonché di svariate altre produzioni intellettuali. Attualmente lavora come esperto di comunicazione pubblica dopo un lungo e onorevole esercizio della professione giornalistica e importanti esperienze di formazione sul giornalismo e la comunicazione multimediale

Taggato con: , , , , ,

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*

*