Mafia capitale, Bettini svela l’arcano del compagno Buzzi: è uomo di D’Alema e Bersani

“Non so se Buzzi avesse la tessera del partito, ma sicuramente era considerato un militante, prima del Pci poi della sinistra. Era considerato una persona meritevole, espressione dell’area politica dalemiana-bersaniana. Un’area a me ostile”. Lo ha chiarito Goffredo Bettini nel corso della sua testimonianza al processo ‘Mafia capitale’, nell’udienza che si è svolta ieri nell’aula bunker di Rebibbia. L’europarlamentare Pd è stato chiamato sul banco dei testimoni dalla difesa di Salvatore Buzzi “Io non appartengo ad un’area – ha aggiunto – la mia è l’area Bettini, autonoma. Posso dire di avere un maggior feeling con Walter Veltroni , essendo stato suo braccio destro quando era segretario del Pd”.

“Buzzi lo conosco di nome da molti anni – ha proseguito Bettini – ma non credo di averlo mai incontrato in riunioni a tu per tu o ristrette. Avevo rapporti con Carlo Guarany, mi chiedeva consigli culturali Avevo simpatia per lui, mi ricordava un attore americano, Danny De Vito”. “Solo una volta Guarany mi accennò a un progetto sociale sull’accoglienza degli immigrati, in Sicilia – ha detto ancora Bettini – Non lo feci parlare, gli dissi che non mi occupavo di queste cose e di rivolgersi a Gianni Letta se voleva un consiglio. Ho favorito le condizioni per quell’incontro. Lui li accolse e poi li mandò dal prefetto di Roma Giuseppe Pecoraro”. E poi “con Letta ci passavamo qualche seccatura reciproca, abbiamo un rapporto informale. Lui era il factotum all’epoca del governo Berlusconi, io il factotum dell’opposizione, poi entrambi abbiamo vissuto gli anni dell’Auditorium, dove è nata un’amicizia fraterna”.

“Buzzi – ha precisato l’ex braccio destro di Veltroni – mi ricordo di averlo incontrato solo in due occasioni pubbliche, in occasione della presentazione di un mio libro di lettere con Pietro Ingrao e un’altra volta perché mi interessava conoscere Pino Pelosi. Insieme a Borgna eravamo grandi amici di Pasolini e siamo sempre stati convinti che non sia stata una sola persona ad ucciderlo”. Riguardo la cooperativa di Buzzi, la 29 giugno, Bettini ha aggiunto: “E’ sempre stata un fiore all’occhiello nella storia della sinistra romana. E’ stata la prima coop che non si occupava di edilizia, ma di recupero sociale. Ricordo che quando fu fondata, io non c’ero, ma era presente Pietro Ingrao e tante persone impegnate nel recupero dei detenuti”.

Buzzi ha beneficato lo stesso Bettini:  “Ho ricevuto un contributo di 10mila euro regolarmente riportato – ha ammesso – dalle cooperative di Salvatore Buzzi per la campagna elettorale per le consultazioni europee del 2014. E’ stato un atto di liberalità. È una cosa naturale e legittima che le coop sostengano le candidature importanti della sinistra. Il problema è lo scambio, la liberalità diventa un’altra cosa quando c’è uno scambio ma questo è compito dei giudici”.

Subito dopo Bettini ha letto in aula un passaggio di un suo libro del 2009 in cui denunciava la degenerazione della piaga della corruzione in politica. Sollecitato dalle domande dell’avvocato Alessandro Diddi, difensore di Buzzi, del pm e dell’avvocato Giulio Vasaturo per l’associazione Libera, Bettini non ha saputo indicare precise responsabilità personali per quel sistema di malaffare. “Era solo una valutazione politica. Se avessi avuto informazioni di reato, le avrei riferite immediatamente in Procura”, ha detto.

Ci voleva il vecchio leader del Pci-Pds romano per svelare l’arcano di Mafia capitale: il sistema che faceva capo a Salvatore Buzzi era del tutto organico alla sinistra. Una testimonianza devastante per quanti hanno cercato nell’arco di questi due anni di accreditare la favola della “fasciomafia”. Certo anche in questa testimonianza non manca qualche reticenza. Bettini dimentica, ad esempio, l’importanza nel network affaristico di una figura come quella di Luca Odevaine, che ha recentemente patteggiato due anni e otto mesi. L’ordinanza di custodia per la seconda ondata di Mafia capitale (che è qui pubblicata integralmente) dedica ben due capitoli ai rapporti stretti dall’esponente di spicco del Pd romano, già stretto collaboratore di Melandri, Veltroni e Zingaretti, con la Cascina, colosso del terzo settore, cuore imprenditoriale di Comunione e liberazione sull’affare immigrati.

 

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Ugo Maria Tassinari è l'autore di questo blog, il fondatore di Fascinazione, di cinque volumi e di un dvd sulla destra radicale nonché di svariate altre produzioni intellettuali. Attualmente lavora come esperto di comunicazione pubblica dopo un lungo e onorevole esercizio della professione giornalistica e importanti esperienze di formazione sul giornalismo e la comunicazione multimediale

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