21 ottobre 1982: le Brigate rosse uccidono a Torino due guardioni

Uno dei delitti più stupidi e feroci degli anni di piombo.

guardioniE’ finita con sei ergastoli l’ avventura dell’ ultima colonna delle Brigate rosse di Torino, più sanguinaria che politica, la colonna che ha tentato di ricostruire le trame del partito armato nella città Fiat dopo le decine di arresti provocate dalle confessioni del super pentito Patrizio Peci. Sei condanne a vita per l’ uccisione di due guardie giurate, i mondialpol Sebastiano D’ Alleo e Antonio Pedio, uccise a sangue freddo il 21 ottobre 1982 nella filiale di via Domodossola del Banco di Napoli a Torino.

Un assalto che sembrava uno dei tanti organizzati da quella colonna br per l’ autofinanziamento delle azioni e che si concluse con il massacro di due agenti studiato a tavolino dai terroristi per reclamizzare in grande stile un documento con cui i br reduci torinesi accusavano Natalia Ligas (arrestata pochi giorni prima dalla Digos torinese) di essere un’ infame infiltrata dei carabinieri. Un’ accusa che resse pochissimo. Qualche settimana dopo, infatti, la stessa Ligas venne accolta con grandi feste e pubblicamente riabilitata dai veri brigatisti (in particolare Franco Bonisoli, uno dei leader del partito guerriglia) nell’ aula del Foro Italico di Roma dove era in corso il processo per il sequestro Moro. Un ulteriore segno dell’ isolamento totale anche all’ interno del terrorismo di questo spezzone torinese “impazzito” nell’ inutile e feroce uccisione di due uomini inermi e incolpevoli. La terza corte d’ assise di Torino, al termine di un processo durato alcuni mesi, ha condannato all’ ergastolo il killer, Francesco Pagani Cesa e i compagni che lo avevano spalleggiato nella rapina al banco di Napoli: Marcello Ghiringhelli, Teresa Scinica, Clotilde Zucca, Antonio Chiocchi. Condanna a vita anche per Flavia Nicolotti (sorella del più noto Luca, uno dei leader delle Br, più volte condannato all’ ergastolo) che non partecipò all’ assalto sanguinario, ma che, secondo la versione dell’ accusa secondata dai giudici, approvò quella operazione. Clemenza invece per Antonio Marocco, il pentito di questa inchiesta, uno dei personaggi “storici” dell’ eversione italiana, già seguace di Corrado Alunni nelle Fcc e suo compagno nell’evasione da San Vittore nell’ 81. Per Marocco i giudici hanno deciso un consistente, ma non eccezionale sconto di pena: tredici anni invece dell’ ergastolo (anch’ egli partecipò all’ assalto di via Domodossola) e nessuno spiraglio per la libertà dal momento che Marocco ha già sulle spalle condanne definitive per oltre tren’ anni.
Nel quadro generale di attenuazione della prospettiva terroristica, nello sfrangiamento delle opzioni più radicali del partito armato (proprio nell’ aula a fianco di quella in cui si è svolto il processo una ex irriducibile come Susanna Ronconi ha pronunciato la sua più convincente confessione di errore e di resa in questi stessi giorni) l’ ultima colonna torinese delle Br ha dimostrato anche nel corso del procedimento finito ieri di costituire un’ isola di resistenza alla resa. Non si sono udite né parole di fallimento dell’ esperienza armata, né  di pentimento per l’ assurda e gratuita uccisione dei due mondialpol. Questo atteggiamento di “irriducibilismo” ha probabilmente indotto i giudici della corte d’ assise torinese ad un estrema severità con i sei ergastoli che sono esattamente quelli richiesti dal pm Rinaudo.

FONTE: la Repubblica 18 ottobre 1984/Cesare Martinetti

Informazioni su

Ugo Maria Tassinari è l'autore di questo blog, il fondatore di Fascinazione, di cinque volumi e di un dvd sulla destra radicale nonché di svariate altre produzioni intellettuali. Attualmente lavora come esperto di comunicazione pubblica dopo un lungo e onorevole esercizio della professione giornalistica e importanti esperienze di formazione sul giornalismo e la comunicazione multimediale

Taggato con: , , , , , ,

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*

*