Il caso Sanchez, ovvero l’infiltrato sionista e lo stalinismo all’acqua di rose

 Care compagne e cari compagni,  in questa intervista del primo luglio scorso – e quindi pochi giorni prima della sciagurata guerra scatenata da Israele – un sedicente “giovane fotoreporter italo-israeliano” parlava dell’attacco contro i palestinesi come di “una necessità irrinunciabile per garantire la nostra sicurezza” e annunciava la “risposta forte” che sarebbe arrivata.  Ma da dove sbuca questo ventenne italo-israeliano così ben informato sulle prossime mosse dell’esercito israeliano? E se dicessimo che per anni a questo “giovane fotoreporter” è stato permesso di aggirarsi, macchina fotografica alla mano, per cortei e manifestazioni del movimento e della sinistra romana e per di più con lo status di dirigente di un “partito comunista”, ci credereste? Eppure le cose sono andate proprio così.

A lanciare l’allarme, dalle pagine di Contropiano, tre ex dirigenti (espulsi) del Partito comunista di Marco Rizzo, decisi a fare un caso nazionale della conversione filoisraeliana di un giovanissimo compagno ebreo. A ricostruirne la storia dell’ infiltrato sionista il responsabile del Fronte della Gioventù comunista, che replica immediatamente, assumendosi la responsabilità della tardiva “soluzione disciplinare” ma anche difendendo il glorioso passato del “rinnegato Dario” e le ragioni della sua titubanza.

Ma chi è l’infiltrato?

Chiunque in questi anni abbia avuto a che fare anche lontanamente con la militanza politica nella sinistra romana, conosce Dario Sanchez. Specialmente quelli della mia generazione, che hanno iniziato a fare politica nelle scuole. Per molti anni D.S. ha continuato ad essere segnato sul mio telefono come “Dario Aristofane” come tanti altri compagni e amici continuano ad esserlo tutt’oggi con i nomi delle rispettive scuole. Ho conosciuto Dario Sanchez quando aveva 14 anni e fu eletto rappresentante alla consulta del Liceo Aristofane del Tufello. Io ne avevo 16. Erano gli anni della azioni squadriste dei fascisti nelle scuole, come quotidianità; della nascita di Blocco Studentesco, del tentativo nostro di opporci a quellasituazione. Una condizione che effettivamente ha legato molti di noi, che ancora oggi ci lega spesso anche nella militanza in diverse organizzazioni. Allora D. S. militava in Rifondazione Comunista e nei Giovani Comunisti, per essere ancora più preciso era parte della vecchia corrente dell’Ernesto, allora ancora unita. Era un tipo particolare con le sue manie e qualche stranezza nei comportamenti che chiunque lo conosca riconoscerà nella mia descrizione. Ma era senza dubbio un compagno, un ragazzo che metteva anima e corpo nell’impegno e nell’attività politica, cosa che gli riconosco anche se allora eravamo in organizzazioni distinte e anche un po’ in competizione.

Alessandro Mustillo ricostruisce nel dettaglio il percorso politico dell’amico: la rottura con Rifondazione, la fondazione di un suo gruppo a Montesacro, la confluenza nell’organizzazione giovanile della Sinistra popolare, lo scandalo …

Quando in CSP entrarono alcuni compagni dell’ex Iniziativa Comunista, tra loro alcuni degli artefici della lettera odierna, dopo poco tempo essi sollevarono pubblicamente la questione di D.S. Una questione di cui non ero al corrente per mia leggerezza ed evidentemente colpa. Ma lo fecero in modo, non da chiarire ed eventualmente accertare la realtà, ma con lo scopo di danneggiare CSP e Senza Tregua (…). Un chiaro attacco. D.S. fu espulso dal partito. Non ha mai più avuto la tessera di CSP né del Partito Comunista in seguito, che pertanto è del tutto estraneo alla vicenda. Quanto a Senza Tregua D.S. fu allontanato dall’attività politica. Il fatto che veniva segnalato riguardava la partecipazione di D.S. ad un’attività organizzata credo per il tramite di qualche organizzazione ebraica, romana o nazionale. Questa attività era una specie di “mini naja” in Israele. In quel periodo ci tengo a sottolineare Dario non era ancora iscritto a CSP o SenzaTregua ma militava a pieno titolo in Rifondazione e nei GC. Quindi era un fatto precedente.  Nell’accusa veniva descritto come “soldato israeliano che sparava ai palestinesi”. Fu verificata l’insussistenza di questa accusa, per la stessa funzione di quelle brigate. E fu evidenziato come Dario avesse nell’occasione cooperato con il Partito Comunista Israeliano – le cui posizioni politiche sono notoriamente condivisibili – per svolgere una serie di attività di proselitismo. Di questo ci fu fornita prova piena, ma si preferì non pubblicarne notizia per evidenti questioni, anche a costo di prestare il fianco a qualche voce di sottofondo che qualcuno ha continuato a mandare in giro (ben sapendo la realtà). In ogni caso D.S. fu sospeso dall’attività politica a livello giovanile, ma gli fu consentito di avere rapporti con noi in occasione di manifestazioni come fotografo, certi della sua buona fede.

E qui la cosa comincia a diventare interessante: si espelle un giovane dirigente con un’accusa infamante ma gli si permette di partecipare ai cortei come fotografo. E poi lo si reintegra:

Dopo un periodo di sospensione D.S. ricevette per pochi mesi la tessera del FGC, fino alla sua espulsione del settembre 2013. È in questo periodo – non in precedenza – che le posizioni maturate da D.S. sono divenute incompatibili con la nostra organizzazione. E dopo un primo richiamo è stato formalmente espulso.  

Nei mesi precedenti, Dario ha avuto modo, da militante del Fronte della gioventù comunista, di partecipare agli scontri del 25 aprile dalla parte della “brigata israeliana” (nella foto è il giovane barbuto evidenziato con il cerchietto) e di testimoniare al processo contro Militia, mettendo in questo caso i compagni in imbarazzo:

Non volevamo che la nostra organizzazione fosse minimamente associata a quella storia e pertanto evitammo comunicati eccessivamente divulgati, che avrebbero messo in pericolo la sicurezza dei nostri militanti. 

Nell’assumersi la responsabilità della “gestione morbida” del caso Sanchez, Mustillo difende ancora l’integrità morale dell’antico sodale e rivendica le ragioni sentimentali dell’errore politico commesso:

Questa scelta e le sue più recenti posizioni personali hanno portato a recidere qualsiasi rapporto anche personale, derivato dai tempi del liceo per molti di noi. Da qualche settimana anche l’amicizia su facebook è stata tolta dopo che le posizioni sono divenute non solo incompatibili a livello politico, ma anche personale. Le scelte della politica e della vita hanno creato un fossato enorme che non potrà più essere colmato. Se questa scelta è sembrata a molti tardiva me ne assumo io in prima persona tutte le responsabilità. La colpa è mia, non del Partito, che non è minimamente coinvolto in questa vicenda, né del Fronte. È la colpa di chi ha trattato con leggerezza, mai con complicità, una questione che avrebbe meritato probabilmente più fermezza. Ho pensato di poter interloquire e di riuscire a convincere un ragazzo con il quale sono cresciuto nel bene e nel male insieme. Non ci sono riuscito, purtroppo non è il primo caso e, dopo anni di esperienza politica, temo non sarà neanche l’ultimo. Detto questo non credo che Dario Sanchez sia un “agente infiltrato” o cose simili, di sicuro da alcuni mesi a questa parte siamo dall’altra parte della barricata. Gli agenti infiltrati ci sono ed è tanto più difficile trovarli purtroppo. D.S. ha fatto scelte politiche, che sono maturate nel tempo e sono divenute incompatibili con la nostra organizzazione, motivo per cui è stato espulso.

Che dire? Signora mia, non ci sono più i comunisti di un tempo. Il povero Salvatore Cacciapuoti si starà rivoltando nella tomba…

Informazioni su

Ugo Maria Tassinari è l'autore di questo blog, il fondatore di Fascinazione, di cinque volumi e di un dvd sulla destra radicale nonché di svariate altre produzioni intellettuali. Attualmente lavora come esperto di comunicazione pubblica dopo un lungo e onorevole esercizio della professione giornalistica e importanti esperienze di formazione sul giornalismo e la comunicazione multimediale

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