30 settembre 1978: i fascisti del Vomero feriscono a morte Claudio Miccoli

Verso le 21,45 di sabato 30 settembre 1978 giungevano all’ospedale Loreto di via Crispi il ventottenne Giuseppe Aversa ed il ventenne Claudio Miccoli.
Il primo, affetto da una ferita lacerocontusa in regione parietale destra, dichiarava di essersi fatto male scivolando e battendo il capo su un molo del porticciolo di Mergellina. Al secondo diagnosticavano una contusione con vasto ematoma e sospetto di lesione ossea in regione occipitale, una ferita lacero-contusa al cuoio capelluto, contusioni escoriate alla parete toracica con sospetto di lesioni ossee e di organi interni, contusioni escoriate multiple per il corpo, trauma cranico ed epistassi traumatica.

All’atto del ricovero, il ferito dichiarava all’appuntato di P.S. Domenico Saccà, del Drappello ospedaliero, “di essere stato colpito, in piazza Sannazzaro, dai fascisti di piazza Vanvitelli”. Immediatamente trasferito in ambulanza presso l’ospedale Cardarelli, il Miccoli alle ore 23,30 riusciva a rendere un’ultima dichiarazione. A un sottufficiale della Digos al quale testualmente raccontava.

“Questa sera, unitamente ad alcuni miei amici, mi trovavo in piazza Sannazzaro presso la birreria “Lowenbrau” bevendo una birra, quando qualcuno ha gridato: “ ‘E mazzate, ‘e mazzate!” e siamo scappati tutti. Mentre correvo sono stato colpito alla testa con bastoni. Mentre (mi) inseguivano, gli aggressori hanno detto di essere dei fascisti e di essere di piazza Vanvitelli”.

Frattanto militari della Digos, avvertiti dal Cnrto operativo che in via Arangio Ruiz si stava svolgendo una rissa tra esponenti di diverse fazioni politiche, accorrevano sul posto ed apprendevano “tramite persona degna di fiducia, che alcuni giovani, seduti ai tavoli della Birreria “Lowenbrau”, mentre stavano mangiando, erano stati aggrediti da alcuni giovani dal volto coperto, i quali, armati di bastoni ed altri oggetti contundenti, avrebbero colpito gli avventori della birreria gridando di essere i fascisti del Vomero”.

La figura di Claudio Miccoli

“Ed invero, risulta provato in maniera inconfutabile che costui (Claudio Miccoli), armato soltanto del suo coraggio e della sua generosa indignazione per il proditorio assalto cui aveva assistito, si alzò dal tavolo con alcuni amici e si mise sulle tracce dei fuggitivi gaglioffi. (…) Miccoli si avvicinò loro per chiedere conto della gratuita soperchieria della quale erano stati oggetto mentre mangiavano in santa pace; e, quando vide il bastone in mano al Nonno e ne saggiò la durezza sulle carni, non ebbe altra reazione che quella di voltare le spalle all’antagonista cercando di sottrarsi alla sua furia scatenata.

E’ evidente, perciò, che Miccoli non è un vile e quindi non scappa, ma non è nemmeno un violento e per questo non provoca né aggredisce ma chiede spiegazioni e cerca di aprire un dialogo, e poi, minacciato con un bastone, si limita a difendersi e a fuggire per sottrarsi ai colpi.”
FONTE: Sentenza della Corte d’Assise di Napoli

L’editoriale di Lotta Continua

Sono convinti di poterla fare franca. I fascisti che in tre settimane hanno ucciso un compagno [Ivo Zini, ndb], ne hanno feriti gravemente altri tre e sabato hanno ridotto Claudio Miccoli a lottare tra la vita e la morte, non hanno avuto neppure un arrestato. Hanno agito in perfetta impunità, si sono ringalluzziti.

Hanno sparato prima sulle sezioni del PCI di Roma, poi si sono avventati su un mucchio di giovani napoletani colpevoli di avere la barba e di leggere Lotta Continua. A prima vista gli aggressori di Napoli sembrerebbero meno organizzati e specializzati delle squadre della morte romane, ma anche se cosi fosse, resta il fatto che i successi riscossi nei primi agguati dopo la ripresa autunnale dei fascisti, hanno svolto la funzione di galvanizzare aree più vaste di squadristi.

E’ bene che esse sappiano come — nonostante fa totale assenza di un qualsivoglia organo preposto dello Stato, e amiche nonostante una mobilitazione nazionale antifascista che ha risentito delle scelte del PCI e del ricatto del terrorismo — esiste nel paese una forza capace di ricacciarli nelle fogne, li movimento ha dimostrato nella manifestazione di sabato a Roma una vitalità che molti avevano dato per scomparsa. Ha saputo affermare la sua capacità di manifestare alla luce del sole e pacificamente in tempi in cui più di uno lo voleva condannato alla clandestinità.

Ma questo •non significa che — nelle sue forme di massa mostratesi così vive – esso non sappia reagire, fargliela pagare cara. Non la guerra per bande che interessa i giovani e il loro movimento diffuso; questo è il terreno dei fasci. Ma chi s’illude che ciò significhi inazione si sbaglia di grosso. L’antifascismo ha da aggiornarsi, superare tutte le forme che si è dato negli ultimi anni, e questo richiede una discussione tra i compagni. Non c’è nessuna via tracciata, ma il movimento non per questo resterà fermo nei prossimi giorni.
FONTE: Lotta Continua, 3 ottobre 1978

PS: E’ interessante la presa di distanza e la condanna da parte di Lotta Continua delle pratiche dell’antifascismo militante anche in presenza di un delitto del tutto gratuito

Informazioni su

Ugo Maria Tassinari è l'autore di questo blog, il fondatore di Fascinazione, di cinque volumi e di un dvd sulla destra radicale nonché di svariate altre produzioni intellettuali. Attualmente lavora come esperto di comunicazione pubblica dopo un lungo e onorevole esercizio della professione giornalistica e importanti esperienze di formazione sul giornalismo e la comunicazione multimediale

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