17 maggio 1979, il blitz Dalla Chiesa contro le Br genovesi: una pesca a strascico

Dalla Chiesa

Il professore Enrico Fenzi

Il 17 maggio del 1979 scatta il blitz contro la colonna genovese delle Brigate, fino ad allora intonsa. Sono effettuati 14 ordini di cattura, 9 fermi giudiziari e una quindicina di fermi per accertamenti. Un’operazione voluta con forza dal generale Dalla Chiesa e costruita usando una tossicodipendente interna all’ambiente dell’Autonomia e dei collettivi universitari. Susanna Chiarantano, ex militante di Viva il Comunismo, riparata all’estero dichiarerà che le accuse erano state costruite a tavolino con un collaboratore dei servizi.  La registrazione di un colloquio investigativo con l’informatore  e  il capitano Pignero, uno strettissimo collaboratore del generale Dalla Chiesa dai tempi della strage di Alessandria, spunta tra le cassette musicali ritrovate in un covo delle Br e rispuntate 40 anni dopo, una delle scoperte dell’ultima commissione Moro. A condurre le indagini genovesi è Michele Riccio, all’epoca capitano. farà carriera, arrivando ai vertici della Dia regionale, per finire a sua volta sotto inchiesta per i metodi non ortodossi nelle indagini sul traffico di droga, per cui subirà una condanna definitiva a 4 anni e 10 mesi. E’ proprio lui il grande accusatore del generale Mori nel processo sulla trattativa Stato-Mafia.
Finiscono in carcere il leader dell’autonomia genovese Giorgio Moroni, un negriano di ferro esplicito avversario politico delle Brigate rosse, l’insegnante Luigi Grasso, attivista storico a Lettere, strettamente legato a Giancarlo Faina e alla componente consiliarista, una frangia radicale ma distante anni luce dal marxismo-leninismo brigatista, c’è anche un brigatista di secondo piano, il “miglior professore di letteratura italiana” dell’Università di Genova, il dantista Enrico Fenzi e la sua compagna Isabella Ravazzi. Il professore ha gestito la prima fase del reclutamento di Franco Berardi, il “postino” che poi morirà suicida nel carcere di Cuneo.
“È trascorso poco più di un anno – scriverà Marco Clemente recensendo il libro Gli imprendibili di Andrea casazza, che al blitz Dalla Chiesa dedicano ampio spazio – dall’assassinio di Aldo Moro: secondo alcuni magistrati di Genova tutta la sinistra extraparlamentare costituisce una banda armata che di volta in volta assume un nome diverso. Un teorema, simile, ma meno famoso, a quello cosiddetto «Calogero» (che condusse alla ben più nota retata del 7 aprile ‘79). Erano anni che si cercavano le Br di Genova e finalmente, dopo Padova, le si trova un po’ così, andando a naso. In prima istanza vengono tutti prosciolti (l’ingiustizia che assolve, avrebbe commentato il generale Dalla Chiesa), ma in appello e Cassazione gli autonomi sono condannati come brigatisti (l’ingiustizia che condanna, ricorda l’autore). Ci sarebbero voluti decenni perché Moroni Grasso e Guatelli che mai avevano fatto parte dell’organizzazione armata venissero infine riconosciuti innocenti e ricevessero un indennizzo dallo Stato italiano per la galera fatta ingiustamente (per un totale di 650 milioni). Perché conoscere e frequentare un brigatista, non è essere uno di loro. Ed è in questo mondo disomogeneo, dove tutti conoscono tutti, che le Br di Genova agiscono per anni senza che le forze dell’ordine riescano a trovare un punto di partenza”.

Informazioni su

Ugo Maria Tassinari è l'autore di questo blog, il fondatore di Fascinazione, di cinque volumi e di un dvd sulla destra radicale nonché di svariate altre produzioni intellettuali. Attualmente lavora come esperto di comunicazione pubblica dopo un lungo e onorevole esercizio della professione giornalistica e importanti esperienze di formazione sul giornalismo e la comunicazione multimediale

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