L’ultimo gesto di rivolta di Enrico Villimburgo

Si è tolto la vita a Parigi Enrico Villimburgo, ex brigatista rosso rifugiato in Francia. Lottava da anni contro il cancro. Il suo nome è tornato recentemente alla ribalta, nelle ultime liste di proscrizione dei super-ricercati da estradare, nonostante fossero note le sue gravi condizioni di salute. L’ho conosciuto a Parigi: il suo arresto (e scarcerazione) nel 1988 coincisero con la fase finale della realizzazione di Biennio Rosso, il racconto biografico su ’68 e ’69 di Oreste Scalzone da me curato. Oreste fu allora, come in tanti altri casi, protagonista della battaglia per la libertà sua e di Giovanni Alimonti. Oggi Oreste ci consegna un ricordo entusiasta e appasionato. Riposa in pace, Villi, ovunque tu sia.

Si è suicidato, buttandosi dalla finestra, Enrico Villimburgo.
Certo, un essere umano non può mai essere riassunto in poche righe. In ogni caso, per partire da un inizio…
– Compagno del comunismo ribelle, sovversivo, anni ’70, Centocelle, Roma.
– In quella temperie, sulla scia di quella lunga onda d’urto, con numerosi altri ed altre era confluito nelle Brigate Rosse, ed area intorno.
– Condannato all’ergastolo (non importa qui menzionare la “summa injuria” del “Summum Jus”, in particolare “l’Emergenza penale”) ; riparato in Francia, passato sul finire degli anni ’80 per un arresto per procedura estradizionale, le giurisdizioni preposte al vaglio dell’ ‘estradabilità’ in punto strettamente giuridico lo avevano decretato «estradabile». Ma non era seguito un decreto dell’Esecutivo, grazie alla politica della Francia in materia — politica di «rifiuto d’ogni estradizione politica» — affermata dal 1981 in avanti . Se vogliamo, in proposito, parlare di “dottrina” – o meglio di “principio attivo” – dovremmo dire “principio-Joinet”…
▒ Louis Joinet, anche lui appena morto per aver scelto di non proseguire l’incubo insopportabile di una sopravvivenza forzata, ridotta dalla malattia alla non vita, e peggio ancora.
ENRICO ha combattuto per anni contro un cancro che lo andava devastando. Confronto il suo gesto con quello di altri (penso a Gilles Deleuze, o a Bruno Sulak…) – il lanciarsi in quel volo dev’esser stato come una boccata d’aria, un kairos.
▒ ▒ Al contempo, mi affiora come un lampo un pensiero implacabile. Enrico faceva parte del pugno di persone le cui vite sono ora particolarmente in sospeso. Potranno ora essere felici gli ‘irriferibili’ personaggi&dinterpreti dei “pubblici Poteri Costituiti”, che da sempre e sempre più reclamano con insistenza di poter ghermire ciò che resta di un pugno di vite ancora in corso, pretendendone riconsegna diretta o a mezzo estradizione, per un delirio predatorio di vendetta, una matassa di punizioni infinite.
Un potere oltretutto infinitamente vile, capace solo – o soprattutto – di infierire su chi pensa non esser più in condizione di combattere. Eppure, non sono riusciti a sottrargli l’estrema libertà di scegliere. Un gesto, estremo, di rivolta.

Informazioni su

Ugo Maria Tassinari è l'autore di questo blog, il fondatore di Fascinazione, di cinque volumi e di un dvd sulla destra radicale nonché di svariate altre produzioni intellettuali. Attualmente lavora come esperto di comunicazione pubblica dopo un lungo e onorevole esercizio della professione giornalistica e importanti esperienze di formazione sul giornalismo e la comunicazione multimediale

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