Estradizioni, la Francia riesaminerà caso per caso

Nella seconda e ultima giornata di lavori a Parigi per approfondire la questione dei terroristi macchiatisi di gravi crimini negli anni di piombo e latitanti Oltralpe, il pool di magistrati inviati dal ministero della Giustizia ha incontrato l’ambasciatrice italiana in Francia Teresa Castaldo. L’appuntamento è servito per informarla e fare il punto sugli esiti dell’incontro di ieri, martedì 13 febbraio, con le autorità francesi. Soddisfazione emerge da parte dei tecnici di via Arenula per l’esito della due giorni, che ha permesso di riaprire un canale di comunicazione.

I 15 nomi dei latitanti a rischio

L’Italia ha presentato una lista con una quindicina di nomi. Prevalgono gli esponenti delle varie frazioni brigatiste (Pcc: Enrico Vilimburgo, Giovanni Alimonti, Roberta Cappelli, Enzo Calvitti, Gino Giunti, Pg: Maurizio Di Marzio, Walter Alasia: Sergio Tornaghi. Poi c’è Ermenegildo Marinelli per il Movimento comunista rivoluzionario. Paola Filippi e Gigi Bergamin per i Pac. Raffaele Ventura, su cui pende richiesta di estradizione anche se è vicino alla prescrizione, e Paolo Ceriani Sebregondi per le Formazioni comuniste combattenti. La prima richiesta di estradizione formalizzata dall’Italia riguarderebbe Narciso Manenti,  condannato all’ergastolo per l’omicidio di Giuseppe Gurrieri. Il carabiniere fu ucciso nel 1979 a Bergamo in un attacco a un medico penitenziario, attribuito ai ’Nuclei armati per il contropotere territoriale’. Il nome più noto è quello di Giorgio Pietrostefani, il leader milanese di Lotta Continua condannato come organizzatore dell’omicidio Calabresi.

Le diverse norme sulla prescrizione

Ognuno di loro ha una sua posizione che incide sull’iter e l’esito di una eventuale estradizione. I fascicoli sono stati tutti passati in rassegna: l’impegno ora è di riesaminarli uno a uno nel dettaglio, sia da parte italiana che francese, per rimettere in fila tutti gli elementi: tipo e gravità  del reato, condanne, rischio prescrizione. Quest’ultima è l’ostacolo maggiore, tenuto conto che il sistema francese, che ha limiti massimi di prescrizione pari a 30 anni, prevede che anche l’omicidio si prescriva. E’ chiaro quindi che per chi è latitante per reati minori le probabilità  che sussistano ancora le condizione per l’estradizione sono molto basse.

Solo due i casi finiti in tribunale

Gran parte delle richieste inviate nel 2002 da Roma per il rientro dei latitanti non ha mai lasciato gli uffici del ministero francese né ha mai affrontato vaglio dell’autorità  giudiziaria. Uniche eccezioni Cesare Battisti e dell’ex br Marina Petrella. Sul primo la giustizia francese si espresse il 30 giugno 2004, pronunciando un ’sì’ all’estradizione, ma lui si diede alla fuga. Sulla seconda il 14 dicembre 2007 la Corte d’appello di Versailles concesse l’estradizione. Successivamente il presidente Sarkozy prima si disse disposto a estradarla solo se l’Italia avesse concesso la grazia per le condizioni di salute. Poi decise di non dare l’estradizione. Ora l’Italia chiede che i casi pendenti siano sottoposti all’autorità  giudiziaria francese.

Informazioni su

Ugo Maria Tassinari è l'autore di questo blog, il fondatore di Fascinazione, di cinque volumi e di un dvd sulla destra radicale nonché di svariate altre produzioni intellettuali. Attualmente lavora come esperto di comunicazione pubblica dopo un lungo e onorevole esercizio della professione giornalistica e importanti esperienze di formazione sul giornalismo e la comunicazione multimediale

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