28 settembre 1980, muore il generale Aloia, lo sponsor di Rauti e Giannettini

Il generale Aloia con il sindaco di Castelforte, in una visita al paese nel 1961

Il generale Aloia con il sindaco di Castelforte, in una visita al paese nel 1961

Il 28 settembre 1980 muore il generale Giuseppe Aloia. Ufficiale sbandato dopo l’8 settembre costituì un gruppo partigiano a Castelforte (Latina) che si distinse nei duri mesi dell’inverno 1943-44 sul fronte di Cassino: la cittadina fu insignita della Medaglia d’oro, il tenente colonnello della medaglia d’argento. Dopo la guerra riprese la carriera militare raggiungendo i vertici delle Forze armate: capo di Stato Maggiore dell’Esercito e poi della Difesa, nella seconda metà degli anni Sessanta. Il duro scontro con il generale De Lorenzo sulla professionalizzazione dell’esercito e l’integrazione tra civili e militari nella difesa territoriale si concluse con la sconfitta di entrambi: Aloia prepensionato, De Lorenzo destituito. C’è dell’ironia nel fatto che a passare alla storia come golpista (per il famoso “tintinnare di sciabole” dell’estate 1964, il piano Solo) fu quest’ultimo ma a usare i fascisti, facendoli collaborare con gli apparati militari e di sicurezza, fu il primo. Per screditare l’avversario Aloia commissiona a “Flavio Messalla” (il duo Pino Rauti-Guido Giannettini il pamphlet ‘Le mani rosse sulle Forze Armate’ ma poi li liquida generosamente prima della distribuzione del volume. Il Dizionario biografico della Treccani ricostruisce così la visione strategica del generale Aloia e il senso profondo dello scontro con il capo dei servizi segreti, sottolineando nella ricostruzione il supporto americano alle sue posizioni:

L’opera dell’A. era stata subito apprezzata dal governo americano. “Ha sostenuto e lavorato senza tregua verso la meta degli accordi internazionali di cui il suo paese è firmatario” e “ha unito saldamente l’Esercito Italiano facendolo un anello della catena difensiva della NATO” (motivazione dell’onorificenza di Commender of the Legion of Merit, conferita il 17 sett. 1962 dal presidente J. F. Kennedy, e in second award il 1º apr. 1966 dal presidente L. B. Johnson). Nell’ambito della strategia della NATO, che affidava alle forze italiane la rivalutazione delle armi convenzionali, l’A. si era adoperato per l’accrescimento delle scorte, per l’incremento delle brigate fanteria e della loro meccanizzazione, per il potenziamento dei reparti di aviazione leggera e di elicotteri dell’esercito. In particolare aveva curato il corso di ardimento per ufficiali e sottufficiali istruttori effettuato presso la scuola di fanteria di Cesano (Roma), e l’istituzione di centri di ardimento presso le grandi unità, nel quadro di una dottrina strategica che prevedeva, contro offese provenienti dall’esterno come dall’interno, l’impiego di reparti militari appositi per azioni di guerriglia e di antisabotaggio, “pedine intercambiabili dell’esercito di campagna e della difesa del territorio”, come l’A. ripeté in occasione dell’esercitazione “Vedetta apula” del 1965 in Puglia (Cerquetti, p. 224). Questa dottrina richiedeva, secondo l’A., che si ricollegava a correnti di pensiero militare francesi, l’apporto di una scuola per la guerra psicologica, un’azione cioè di informazione e controinformazione che influenzasse “l’opinione, i sentimenti, l’atteggiamento e il comportamento di comunità nemiche, neutrali e amiche, al fine di contribuire al raggiungimento degli obiettivi di guerra o al successo della politica delle nazioni e degli alleati” (ibid.).

Le concezioni dell’A. si scontrarono con quelle del generale G. De Lorenzo – comandante dell’arma dei carabinieri dall’ottobre 1962, e precedentemente capo dal 1955 del Servizio informazioni forze armate (SIFAR) – fautore di un diverso raccordo operativo tra difesa territoriale e difesa interna, da attuarsi con il massimo potenziamento degli apparati di spionaggio e schedatura tradizionali, e con il potenziamento e l’allestimento ex novo di reparti d’intervento repressivo dell’arma. Il contrasto, venuto in piena luce nel 1965, esplose nel 1966, quando l’A. fu promosso capo di Stato Maggiore della Difesa e il generale De Lorenzo gli subentrò nel comando dello Stato Maggiore dell’esercito; ed assunse – anche per interventi spregiudicati e scandalistici su mezzi di informazione – aspetti di faida personale e di gruppi. Gli schemi operativi fatti propri dal generale De Lorenzo uscirono sconfitti, o perlomeno la sua persona; ma neppure alcuni punti delle concezioni fatte proprie dall’A. ebbero poi seguito, perlomeno integralmente.

Una ricostruzione della vicenda, e delle sue implicazioni istituzionali e extraistituzionali, sembra impossibile: i documenti sono ancora inaccessibili, e la letteratura, quando non è di carattere polemico, è controvertibile e ipotetica. È però lecito proporre una considerazione, nella cui cornice la vicenda può rivelare il significato di una crisi e di problemi ben più cogenti e profondi.

Il bipolarismo mondiale prodotto dalle superpotenze americana e sovietica e l’enorme restringimento dei tempi decisionali richiesto dalle nuove forme di un supponendo conflitto globale, avevano determinato necessariamente aggregazioni di stati in blocchi politici e militari i quali comportavano oggettive limitazioni ad aspetti tradizionali dell’autonomia nazionale. E queste limitazioni o erano accettate e condivise attraverso forme di compartecipata associazione, da doversi poi conservare ed elaborare politicamente, o erano da imporre attraverso soluzioni autoritarie e “golpiste” o mediante procedure destabilizzanti. Nello specifico quadro italiano, assimilare organicamente il concetto di difesa interna a quello di difesa territoriale apriva non solo il problema, se demandare la gestione della prima alla autonomia – anche eventualmente extraistituzionale – di apparati di controspionaggio e repressione, o se vederle entrambe come funzione di particolari orientamenti strategici e professionali da dare alle forze armate: apriva in realtà il problema istituzionale del settore di autonomia dei militari verso i politici, e implicitamente e tendenzialmente quello della rispettiva preminenza in funzione di un conflitto.

Dopo la destituzione del generale De Lorenzo (aprile 1967), l’A. restò quasi un anno ancora alla guida dello Stato Maggiore della Difesa, cessando poi anticipatamente dal servizio, sembra su pressione del governo.

Informazioni su

Ugo Maria Tassinari è l'autore di questo blog, il fondatore di Fascinazione, di cinque volumi e di un dvd sulla destra radicale nonché di svariate altre produzioni intellettuali. Attualmente lavora come esperto di comunicazione pubblica dopo un lungo e onorevole esercizio della professione giornalistica e importanti esperienze di formazione sul giornalismo e la comunicazione multimediale

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