Gli scontri di Torino: ma che No Tav, è il popolo contro il Palazzo

https://www.youtube.com/watch?v=lYNN-Ui6xtI

“Black Blok un cazzo. Qui c’e tutto un popolo”. Il commento di Enrico Galmozzi sulla disinformazione scatenata dai media mainstream sugli scontri del 1° maggio è lapidario. E rincara la dose M. G. F.:

Nei TG mentre scorrono le immagini di cariche della polizia sul corteo di anziani aggrediti giovani trascinati e gente malmenata dai poliziotti il servizio parla di poliziotti aggrediti e sprangati …della serie “credi a quello che vedi o a quello che ti dico io”…Siamo giunti alla sublimazione dell’informazione ….

In realtà Torino, come già in occasione del movimento dei Forconi, si conferma il laboratorio dell’avanguardia sociale del Paese. Come nel 1919 con il movimento dei consigli, unica esperienza soviettista in Italia. Come nel 1969 quando la nuova composizione di classe produce una rottura radicale tra autonomia operaia e sindacati. Così ieri a Roma, dal palco sindacale Pelù dava addosso a Renzi (ma poi qualcuno ci ha ricordato che con il sindaco precedente lui faceva il consulente e che “il boy scout di Gelli” l’aveva colpito al cuore, oops, al portafoglio non confermandogli l’incarico) mentre a Torino il servizio d’ordine sindacale faceva muro a tutela del ceto politico del Pd contro il corteo del Movimento.

A confermare le mie idee sommarie su quel che bolle in pentola a Torino arriva Augusto Grandi, inviato del Sole 24 ore, che sul suo blog Girano prende lo spunto da due miei tweet per analizzare le dinamiche reali e sconfessare le facili e superficiali ricostruzioni della “stampa di regime”:

Primo maggio di scontri in piazza a Torino. Ed è facile, per tutti, risolvere la questione parlando dei “soliti No Tav”. Facile, indubbiamente, anche tropo facile. E infatti chi, come Tassinari, non si ferma alla faciloneria superficiale, sottolinea come la protesta torinese vada ben oltre i lavori per l’alta velocità. Ma sia la spia di un malessere sociale molto più profondo. Che, non a caso, esplode nella città del “Sistema Torino”, quella che piazza l’ex ministro Elsa Fornero nel consiglio della Centrale del Latte perché i membri del “sistema” devono essere tutelati e garantiti anche se hanno provocato disastri. Come stupirsi, allora, che di fronte a simili comportamenti la protesta non esploda? Certo, tutta la politica locale (ed anche quella nazionale, che viene disinformata dal territorio) risolve il problema accusando i No Tav. Peccato che la maggior parte dei giovani e meno giovani scesi in piazza se ne freghi totalmente del treno e della Val Susa.

Grandi racconta delle nuove miserie, di un sistema politico inefficiente e sempre più arroccato, di una massa di reietti che cominciano a premere:

di fronte a questo sistema ad excludendum, si pretende che gli esclusi si entusiasmino. Portando concerti jazz in periferia, disertati dal pubblico. Portando il vescovo a dire banalità politicamente corrette. Non basta più. Torino città laboratorio, assicura Tassinari. Sarebbe il caso che il Sistema, ed i suoi finti oppositori, se ne accorgessero. Invece l’unica reazione è il compattarsi di maggioranza e finta opposizione. Tutti uniti contro i No Tav. Tutti uniti contro chiunque metta in dubbio il funzionamento del Sistema. E se la finta opposizione si accoda, uno strapuntino le verrà concesso. Sino a quando l’opposizione, quella vera, non lo leverà da sotto al sedere.

 

Informazioni su

Ugo Maria Tassinari è l'autore di questo blog, il fondatore di Fascinazione, di cinque volumi e di un dvd sulla destra radicale nonché di svariate altre produzioni intellettuali. Attualmente lavora come esperto di comunicazione pubblica dopo un lungo e onorevole esercizio della professione giornalistica e importanti esperienze di formazione sul giornalismo e la comunicazione multimediale

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