Gomorra e i social: la grande criminalità tra palco e realtà

Sì, è vero, il grande cinema come la grande televisione producono mutamenti culturali, perché lavorano alla costruzione di nuovi immaginari collettivi. Il dibattito però che si è puntualmente riavviato con il lancio della terza serie di Gomorra è decisamente stantio. No, Gomorra non genera nuova camorra. La assoluta brutalità e dissennatezza delle nuove leve criminali ci sono già tutte e certo c’è dell’ ironia che abbiano trovato il loro narratore d’eccellenza proprio in quel Simone De Meo che da giornalista bambino fu tra le fonti misconosciute di Gomorra. La scelta di chiamare Ghotam City il suo romanzo verità sulla camorra dei bambini testimonia la consapevolezza di una (mala)vita che si fa essa stessa opera letteraria, gotica, eccessiva, dando grande importanza alla rappresentazione.

E se è sbagliato raccontare il brutto che c’è allora tocca chiedere scusa ad Andreotti e ai bigotti che a metà del secolo scorso si impegnarono in un’aspra polemica con i giganti del neorealismo che offrivano al mondo un’immagine lacerata e dolorante dell’Italia devastata dalla guerra.
I CORLEONE E I SOPRANO – No, nessuno mafioso è diventato tale dopo aver visto la saga del Padrino. Solo che, come ci ha insegnato quel capolavoro assoluto delle serie tv che è i Soprano, nessun boss aveva mai pronunciato la frase: “Gli ho fatto un’offerta che non poteva rifiutare”. Cimino e Puzo hanno dato a soldati e capodecine un senso tragico e al tempo stesso orgoglioso della loro storia, parole con cui raccontarsi, un’immagine a cui conformarsi. Ma la rozza potenza linguistica di una testa di cavallo mozzata infilata nel letto del proprietario non ha bisogno di didascalie.
LA TESTATA DEL PUGILE – Altro, invece, è il terreno minato su cui certa malavita organizzata rischia di farsi male ed è la sfera sempre più invasiva e dominante della comunicazione social. E qui la contaminazione e l’effetto di retroazione tra palco e realtà sono complessi e articolati. Senza l’ondata di indignazione per l’impunità del bruto, molto probabilmente la procura di Roma non si sarebbe spinta nella forzatura di una nuova categoria penale, la capocciata con modalità mafiosa, che comunque al momento ha retto al vaglio di due giudici, il gip e il riesame. Così come senza le telecamere e il piccolo pubblico dei sostenitori del pugile, la tensione tra Spada e Piervincenzi non sarebbe arrivata alla violenza improvvisa. Così da qualche settimana sta al carcere duro un incensurato che ha già resistito, senza conseguenze, all’accusa di essere il reggente di un clan. La necessità di affermare la sua forza davanti alla tenace molestia del giornalista gli sta costando caro.
LA MAFIA E LA NEBBIA – E’ proprio forse questo il nodo fondamentale e la cosa ha anche un rilievo giuridico. Finora, per decenni, persistendo la difficoltà di tenere insieme documentatamente i vincoli associativi e la modalità mafiosa, decine di sentenze hanno affermato il principio che la mafia è come la nebbia della barzelletta napoletana: se c’è non si vede. Così cosa dobbiamo pensare dei rampolli delle famiglie ndranghetiste di San Luca che menano vanto sulle pagine facebook? Una così plateale violazione della regola fondativa – con parole di omertà è fondata società – che cosa significa: Che non sono “uomini” d’onore? Che la virtù fondamentale dell’uomo d’onore non è più il silenzio? Questo conflitto culturale, che si è già manifestato in tante indagini di polizia che hanno beneficiato delle stolide vanterie dei malandrini social, per alcuni aspetti è una soluzione ma sicuramente pone un problema serio sul terreno giudiziario. La Procura di Roma aveva provato ad affrontarlo con il processo a Mafia Capitale. Al primo grado di giudizio gli ha detto male. Il Nero non è un mafioso.
Informazioni su

Ugo Maria Tassinari è l'autore di questo blog, il fondatore di Fascinazione, di cinque volumi e di un dvd sulla destra radicale nonché di svariate altre produzioni intellettuali. Attualmente lavora come esperto di comunicazione pubblica dopo un lungo e onorevole esercizio della professione giornalistica e importanti esperienze di formazione sul giornalismo e la comunicazione multimediale

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