Il caso Battisti: una sorprendente intervista a Paolo Caratossidis

[Mentre infuriava la polemica sul caso Battisti, cominciai a lavorare con Oreste Scalzone a un pamphlet sulla battaglia in corso in Brasile e in Italia contro l’estradizione – mi toccò anche di incrociarmi in una tenzone radiofonica con il pm Spataro – che come tante altre cose nostre è rimasto incompiuto. Tra i materiali raccolti una singolare intervista a Paolo Caratossidis, all’epoca numero 2 di Forza nuova. Il “greco” era già sulla via di fuga dal gruppo, ma io non lo sapevo, e quindi fui stupito da alcune sue posizioni radicali e libertarie sulla questione della repressione e dell’ordine pubblico. Di questa intervista esiste anche una versione più ampia, diffusa in Rete all’epoca in versione pdf]

Forza nuova è percepita in numerosi ambienti come gruppo di estrema destra per l’attenzione ad alcuni temi tipici (l’interesse nazionale, la lotta all’immigrazione clandestina, il ripristino del Concordato). Eppure anche se a volte promuovete campagne di ordine e sicurezza non esitate ad attaccare la polizia su vicende come il caso Aldovrandi non è una contraddizione?

Paolo_Caratossidis_testa_corteoPurtroppo la percezione di alcuni è dettata da complessi processi di semplificazione che si sono sedimentati negli anni. Questo è il prezzo che paga un movimento politico scomodo come il nostro. Abbiamo sempre anticipato i grandi temi del dibattito politico interno ed internazionale. Penso al favore con cui guardiamo al ruolo della Russia e non solo per il dirigismo putiano, anzi. La nostra grave colpa sta nella testardaggine con cui abbiamo mantenuto inalterati i nostri punti fermi e la rigidità nel non voler assolutamente fare quelle piroette acrobatiche che caratterizzano il ‘politicamente corretto’.Non attacchiamo la polizia: ma promuoviamo una cultura della strenua difesa delle libertà e dei diritti civili, quelli veri. L’Italia è un paese dove la sovranità limitata fa capolino anche nella gestione delle politiche d’o.p.(ordine pubblico).Aldrovandi è stato vigliaccamente massacrato da agenti della Questura di Rovigo, gli stessi finiti nel mirino dei pm perché schiacciavano il pisolino durante i turni di lavoro. La madre di questo ragazzo ammazzato come un cane è stata perfino minacciata in tribunale durante il processo. Queste sono cose che non si possono più tollerare e i vertici del Ministero dell’Interno prima o poi dovranno capire che la società civile disprezza l’abuso di potere. Potranno fare tutte le fiction che vogliono (Ris,distretto di polizia) ma l’immagine che il cittadino italiano ha del tutore dell’ordine è scadente rispetto agli altri paesi membri dell’Unione Europea. Io personalmente ho assistito e subito angherie indicibili, e so che alcune volte i maltrattamenti patiti da persone in stato di fermo si tramutano in delle vere e proprie ‘torture’. Infatti l’assoluzione degli agenti nel processo Diaz ha siglato con una sentenza vergognosa ed ignobile la morte della giustizia. E lo dico io che –certamente- ho avuto a che fare in senso conflittuale con le parti lese di Genova.


Al di là degli episodi più squisitamente politici Forza nuova ha spesso finito per impattare nella repressione poliziesca per un suo stile militante molto aggressivo e stradaiolo. Da Bari a Rimini vostri militanti sono stati protagonisti di episodi di violenza e di contrapposizione frontale all’estrema sinistra. Sempre vittime di provocazioni?

Il ruolo delle vittime non ci si confà. Diciamo che ci siamo fatti spazio in maniera determinata. Non abbiamo delegato la nostra sopravvivenza agli apparati dello stato, sarebbe stato oltre che ipocrita anche vile. Quindi abbiamo messo in atto forme di autodifesa e protezione che chiunque avrebbe messo in atto. Dopo – si sa – quando la tensione sale e la politica come confronto e dialettica viene meno, entrano in gioco altri fattori: per avere agibilità politica spesso e volentieri ci siamo trovati di fronte a strane combinazioni. Faccio un esempio tipico. Viene indetta una manifestazione di Forza Nuova: i centri sociali lanciano una contromobilitazione che ritirano immediatamente in seguito ad un provvedimento di diniego o restrizione siglato dal questore. Una sorta di gioco scellerato delle parti che vede un dialogo ammiccante tra funzionari questurini e ‘compagni’.Alla faccia di chi grida ‘servi dei servi’. Per i primi anni era una vera e propria impresa svolgere anche un semplicissimo presidio. I cortei erano automaticamente vietati e la trafila per portare a casa il risultato in piena legittimità era indicibile. Io personalmente potrei essere assunto in polizia da quanti giorni ho speso seduto in questura per discutere particolari irrilevanti riguardanti 10metri in più o meno di corteo. E’ una vergogna che non ha precedenti: il testo unico leggi pubblica sicurezza è il più antidemocratico tra gli strumenti ancora in vigore. In Italia si può inibire anche la libera espressione del pensiero. Una proposta importante su cui voglio lavorare in tal senso è che non sia più obbligo di legge la comunicazione preventiva al questore per fare una manifestazione (che poi nei fatti è un’umile richiesta).

Le politiche di ordine pubblico sembrano aver trasformato gli stadi in un avamposto della società disciplinare del terzo millennio: schedature di massa, attivazione degli apparati interni alla comunità per la criminalizzazione dei reprobi, uso spinto delle misure amministrative per colpire i livelli organizzativi delle tifoserie e portarle all’esasperazione e allo sbando. Pensate che questi dispositivi possano avere impatto sociale più ampio in uno scenario di spaventosa crisi sociale ed economica….

Credo che negli stadi si stia facendo una sorta di ‘sperimentazione’ di massa. Dopo il riflusso delle contestazioni politiche lo stato ha investito tutto il suo apparato di prevenzione e repressione negli stadi. E’ una sorta di palestra, diventata addirittura internazionale, per i responsabili di OP. Si studiano sempre nuove forme repressive, si mina il criterio di presunzione d’innocenza, si arriva a condanne esemplari per reati come la ‘resistenza a pubblico ufficiale’ compiuti anche senza atti di violenza. Poi c’è il fattore Big Brother, la telecamerizzazione di massa, la videosorveglianza, un complicato sistema di acquisizione d’informazioni che violano ogni minimo anelito di privacy. Questi mezzi potentissimi sono in mano di persone avulse da ogni genere di controllo, che possono imporre tranquillamente il proprio arbitrio per controllare anche il ‘dibattito politico’. Allo spettatore tifoso non viene concesso alcun diritto se non quello di farsi ipnotizzare placidamente dallo showbusinness del mondo del pallone. Di questo però ne soffre anche il reparto mobile: diminuiti gli scontri ed epurati gli scomodi sopravissuti degli anni’80 e ’90, daspati all’inverosimile (gente che firma ogni domenica,martedì da oltre dieci anni, cose mai viste nemmeno per reati di mafia), il reparto celere non trova più la possibilità dello scontro di piazza. Così la frustrazione aumenta e si vede nei pochi casini cui succede qualche incidente. Diventano pazzi, quasi sanguinari, d’altronde sono entrati nella celere per ‘spaccare teste’ e devono approfittare della situazione che si presenta con sempre meno frequenza. Stesso ragionamento per l’utilizzo dei militari nelle aree urbane. Un caro amico – un trader libero- predicatore finanziario abbastanza noto Eugenio Benetazzo – azzarda che i militari nelle città anticipino la grossa crisi finanziaria di cui vediamo già i primi effetti. Con l’arrivo delle nuove povertà anche in Italia il malcontento non si fermerà più alle chiacchiere e –probabilmente- c’è bisogno di prendere le misure con un po’ d’anticipo.

Voi di destra da sempre sotto tiro della repressione democratica non provate frustrazione per il vittimismo di un impunito come Battisti?

Noi considerati ‘a destra’ siamo più che altro sotto tiro di uno strano ‘ricatto democratico’. Quando ‘a destra’ si è con lo stato e con i suoi apparati dagli opinion makers a sinistra siamo considerati ‘normali’ fascisti servi dei padroni, se –invece- ci azzardiamo a rivelare la nostra intima indole antisistemica e profondamente rivoluzionaria allora diventiamo delle normali pedine che inquinano la corretta dialettica della sinistra radicale, degli scomodi infiltrati che hanno una funzione specifica di spionaggio e conservazione. Ma si sbagliano grossolanamente: la verità e la libertà non sono un patrimonio di un’etichetta del politicamente ideologico(più che corretto).Nel mondo ci sono uomini liberi e no. E la politica spesso non influisce su una predisposizione che è prima di tutto psicologica, forse genetica. L’uomo ‘ a destra’ genericamente non è un frustrato, ma un oppresso, un fieramente proscritto, un arrogante reo, non una vittima, né tantomeno un povero indifeso, casomai un indefesso. Battisti impunito? Capirai: e Andreotti, e Cossiga, e Pertini e De Gasperi? Il figlio della serva è impunito, sarà anche un verme ma non credo che ai fini della Giustizia, quella con la G maiuscola la carcerazione o meno di Battisti o di qualsiasi altro esule (e non solo politico) sia la panacea per un paese che ha contribuito fattivamente(perché gli elettori non devono essere considerati i responsabili mai di nulla poi?) all’abbattimento anche di ogni speranza di giustizia minimale. E’ chiaro che non si può però scadere nel relativismo totale, infatti auspico una giustizia che vada a sanzionare prima di tutto i potenti, i forti, gli intoccabili per non dire i ricchi.

A proposito della polemica in corso: che cosa infanga di più il buon nome dell’Italia? Battisti, Berlusconi o gli intellettuali che minacciano ogni volta di voler stracciare il passaporto ma poi non si fanno mai esuli?

Il buon nome dell’Italia? Nell’arte culinaria forse, nel calcio forse. Non è quello il parametro con cui si valuta la qualità della vita di certo. Sto seguendo l’arresto di Setola il capoclan casalese. Inni ed entusiasmi da stadio fanno apparire, a noi consumatori di telegiornali ipnotici, la Campania felix. Finalmente al sud non ci sarà più la camorra…Ma ci credete veramente? Le fiction su Provenzano o Riina hanno fatto capitolare la mafia forse? No assolutamente. Specchi per le allodole. I veri reati non vengono perseguiti, la corruzione ed il malcostume dominano tutto:nella politica e nell’economia e non solo in campo internazionale. Dal piccolo municipio leghista del Nord fino ad arrivare a Napoli il paradigma è sempre il medesimo:soldi,potere,sfruttamento. Quindi, con che coraggio agitare le forche quando chi sta dietro a lanciare invettive come minimo ha la rogna? E poi della vergogna che prova uno come Feltri mi vien da ridere. Io –per esempio- mi vergogno di essere associato, in quanto considerato ‘a destra’ a gente come lui: è degradante per me essere messo nello stesso calderone conservatore e ‘fallaciano’ che parte da Borghezio e arriva a Berlusconi.

In una primissima fase della rivoluzione italiana di mani pulite i giovani di destra non compromessi nella corruzione della i repubblica erano grandi supporter di di pietro che oggi invece filtra con i girotondini giacobini e champagne molotov. C’entra qualcosa il legame politico con berlusconi che ha portato gli ex neofascisti al governo?

Questo è il paese dei cachi come cantava Elio. Memorie corte, inclinazione ad apprezzare non il buono, il pio, il diritto moralmente, bensì il furbo, quello che lavora per sotto come i tuberi. I giovani di destra che stanno con Berlusconi sono figli di questo tempo, quanto i missini cretini che lanciavano le monetine contro Craxi a Roma. L’unico grande statista italiano del secolo scorso dopo Mussolini. I missini odiavano i democristi ed i socialisti mica perché rubavano, solo perché da quel sacco non cadeva nulla per loro. E la storia conforta quest’immagine. I missini di allora con le calze bucate sono i democristiani di oggi che decidono se all’acquedotto ci lavora Tizio o Caio, se il concorso pubblico lo vince Sempronio o un altro. Non hanno pudore perché il loro stesso elettorato vuole questo. Pensa a Berlusconi: è adorato da tutti e in parte anche dai presunti avversari. Nessuno –infatti- ha mai parlato e agito seriamente per chiudere il ‘conflitto d’interessi’, grande vergogna ed anomalia italiana. E’ un grande cuoco:ha combinato tutti gli ingredienti che ha reperito facilmente in questo paese e vende una salsa disgustosa facendotela passare come la conserva della nonna Maria. La questione etica tocca tutti i partiti per definizione:la politica ha mantenuto solamente il nome, alla fine dei conti è una grande macchina dove poter curare i tuoi interessi, e non si può smentire. Sulla definizione dei neofascisti sono particolarmente perplesso:i fascisti, quelli veri erano rivoluzionari, non conservatori.Ma la guerra ha fatto tabula rasa e a noi sono rimasti non i migliori, ma quelli che avevano fatto ‘in buona fede’ una scelta ben precisa(cioè meglio gli usa che l’urss).E se questa scelta all’inizio appariva come strategica ai peones, via via è emersa in tutta la sua gravità e c’è stato anche uno stravolgimento ideologico. Quindi il ‘neofascismo’ (almeno quello partito) ha abbondantemente tradito il fascismo.

Ma il concetto di delitto politico si può estendere anche a delitti efferati e poco qualificati come quelli dei due negozianti uccisi solo per essersi difesi dai rapinatori?

Tutti i delitti potrebbero assumere una connotazione politica. E’ una questione che riguarda le convinzioni, i sentimenti del reo. E’ chiaro che dalla tragedia si passa alla commedia. Ma non è cosa nuova. I comuni politicizzati nelle carceri, i banditi riciclati a ‘destra’ etc. Non è compito mio fare i processi alle intenzioni o alle convinzioni. E’ dai tempi di Horst Fantazzini che la criminalità ed il banditismo si sono intrecciati alla politica antisistemica. Forse sarà stato per la convivenza carceraria, forse per le necessità ‘rivoluzionarie’ del rifornimento di armi e mezzi, forse semplicemente perché a qualche ladro faceva comodo trovarsi una giustificazione ‘etica’. E’ chiaro che a sinistra sono stati molto più bravi che a destra. D’altronde loro non avevano un partito d’ordine come il mis con almirante che invocava la ‘pena di morte’ e la doppia fucilazione. Ma credo che a sinistra abbiano avuto anche una fortuna in più. Qualcuno da quelle parti alla rivoluzione ci credeva veramente, c’era l’Urss insomma, hanno avuto almeno una speranza, da questa parte erano orfani degli orfani. E poi c’era la creazione dello stereotipo creato dai massmedia: basti pensare ad Izzo. Ma non solo. Insomma un bel guazzabuglio che però non deve far perdere la parte essenziale dell’analisi. Oggi chi accorderebbe risposta affermativa ad un quesito del genere? Allora le rapine ed i rapimenti erano all’ordine del giorno e rientravano in un clichè comune a moltissimi. Attenzione però non vorrei contribuire ad ulteriori confusioni:la proprietà privata è un giusto diritto all’interno di certi limiti ed è giusto attribuire pieno diritto di autodifesa a chi viene colpito da un esproprio. Da questo punto di vista l’ insufficienza dello stato andava e va risolta. Se fosse per me ogni cittadino dovrebbe essere libero anche di possedere un’arma, il monopolio delle armi da parte delle ‘forze dell’ordine’ o di lobbies simili ha depotenziato il cittadino e creato una vera e propria casta. Chiaro che non auspico un’americanizzazione della società, ma penso a quando(ed in moltissimi paesi è ancora così) in ogni casa c’era uno ‘sciopo’:era un ottimo deterrente. Un’altra cosa poi mi preme sottolineare:le bombe non appartengono all’impostazione del soldato politico ‘ a destra’, sono cose da servizi che hanno solo puntellato i poteri, altro che destabilizzazione.

Per voi reietti per eccellenza pensate mai che ci sarà una possibilità di un diritto uguale, di fuoriuscita da una condizione storica di minorità e di interdetto. Pensate che con questo governo possano maturare le condizioni della chiusura di una realtà psicologica prima che politica di una guerra civile che si trascina da 50 anni

Un diritto uguale è pura utopia, certo auspichiamo una Giustizia più equa e non solo in campo penale. Una Giustizia Sociale che avvalli una redistribuzione dei diritti con particolare attenzione ai veramente più deboli e meno rappresentati. Non vogliamo incentivare però una spartizione di privilegi, come è stato fatto a sinistra.I dolcetti per imbonire gli stolti li lasciamo volentieri alla stupida canea legaiola. Pensate ai contentini verso la Lega: l’eliminazione dall’ordinamento giuridico di quegli articoli del codice penale che difendevano la cosiddetta unità nazionale. Il popolo beota di Pontida applaude ma lo stato tiene bene in piedi la Legge Mancino e in caso la applica. Tanto le mire ‘secessioniste’ dei leghisti si sono sciolte appena che ai rappresentanti del Nord è stato concesso di accedere alla mensa dei servi.

La ‘guerra civile’ non fu un conflitto rossi-neri.Magari! Se così fosse stato significherebbe che i nostri abbiano almeno goduto di una possibilità di vittoria ai fini della presa del potere. Ma il potere non è mutato, recita sempre lo stesso copione. E non è la ‘servile’ presenza dei conservatori neofascisti alla destra di Berlusconi che sdoganerà il tradizionalismo sociale italiano. Sono più che certo che se potessero farci scomparire lo farebbero senza indugi e senza alcuna remora. Casomai è la sinistra o chi è a sinistra che deve –una volta per tutte- chiudere un capitolo, evitare inutili piagnistei ed accettare un dato.

La patente sociale non può essere in mano ai sindacalisti o ai riformisti che si sono ingrassati insieme ai confindustriali alla faccia dei lavoratori. L’interesse popolare può e deve essere perseguito da chi ha realmente a cuore il Popolo e non a chi si pensa investito di una funzione quasi trascendentale che non è neppure riconosciuta da una frazione delle masse. E’ molto difficile –non impossibile- creare sinergie con la sinistra per una molteplicità di fattori:primo fra tutti la mancanza di un interlocutore credibile e legittimato. Ma a noi basterebbe anche molto meno, ognuno può fare il suo percorso senza pestare i piedi all’altro per i temi sociali. Penso alla battaglia anti-Gelmini o alla questione palestinese, sarebbe utile anche a sinistra tentare di uscire da dualismi inutili che sono solamente autodistruttivi. E’ chiaro che rispetto genera rispetto e la pace può anche essere ‘ufficiosa’, l’importante è rigettare la guerra tra poveri. Questo lo dico a ragion veduta ma chiaramente non si potrà mai pretendere che una sensibilità del genere possa vivere solamente ‘a destra’, noi la maturazione l’abbiamo completata, ora vediamo se a sinistra qualcosa di muove. Saremo pazienti ma per nulla arrendevoli.

Come avete vissuto la condizione di vittime della (mancata) violenza delle neo brigate rosse

L’ultimo ed unico attentato siglato dalle ricostituite BR, perché di BR si trattava è stato contro la segreteria regionale del Veneto di Forza Nuova a Padova. E’ stato un dejavu inaspettato. Anche perché molti di quelli del Cpo Gramigna li conoscevo personalmente visto che facevamo il liceo assieme. Sono sempre stati inoffensivi, un giorno hanno deciso che volevano armarsi e il giorno dopo dovevano conquistare punti rispetto all’area disobbediente tutabianchista del Pedro-Rivolta di Canarini e radio Sherwood. All’inizio –infatti- tutti noi pensammo che la paternità dell’attentato fosse degli ‘autonomi’ più gettonati. Infatti la ‘rappresaglia’ per quell’episodio colpì Radio Sherwood la notte seguente. Ma ci sono ancora molti particolari interessanti da svelare su quelle giornate. L’indagine sulle nuove Br era gestita dal pm Boccalini di Milano con la collaborazione della Digos di Padova,Milano etc. Gli investigatori però incrociarono il loro lavoro coi servizi ed infatti riemergono armi che erano da anni nel mercato del parastato quali le temibili mitragliette skorpion e qualcosa della vecchia colonna Walter Alasia. Un particolare a dir poco inquietante è che le mosse dei brigatisti erano costantemente monitorate (il postino Rossin collaboratore di giustizia era stato cucinato a dovere da tempo) e che i poliziotti seguivano con gps e microfonia ogni loro mossa. L’attentato alla nostra sede fu anche ripreso dalle telecamere dei poliziotti, ma le registrazioni agli atti non ci sono.In poche parole lo Stato ha permesso l’incendio di una nostra sede per poter avere carne da mettere al fuoco contro di loro al processo. Una condotta criminale e fuorilegge. Quindi metto sullo stesso piano per quel fatto sia chi ha arrestato sia chi è stato arrestato.Ultima considerazione: è veramente patetico pensare che chi si professa rivoluzionario e costituisce anche incoscientemente un’organizzazione armata al posto di colpire e sanzionare qualche papavero si metta a fare la guerra a noi.Da un episodio come questo però si possono trarre anche delle utili letture su ciò che è successo da valle Giulia in poi. La sinistra oltranzista dovrebbe riflettere bene.

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