La cattura di D’Alessandro: un boss impastato con la politica

[Un pezzo del marzo 1994 sulla faida di Castellammare di Stabia e gli intrecci tra camorra e politica. Uno dei pochi per il quotidiano Il Mezzogiorno, un bel progetto andato subito a male]
d_alessandro arrestoLa corsa del boss è finita alle porte di Napoli. Lo hanno catturato nel suo letto, dove riposava spossato dall'influenza. Il questore di Napoli rivendica con orgoglio i risultati di una linea di condotta di combattimento e di fermezza contro la criminalità organizzata. “Non c'è bisogno - sembrava voler sottolineare - di scendere a patti...”.
E' possibile che la cattura del boss D'Alessandro sia stato il risultato di un autonomo lavoro investigativo delle forze dell'ordine anche se nella lunga trama delle compromissioni tra camorra e potere politico spesso chi ha pensato male ci ha azzeccato - e dell'eventuale peccato deve al più dar conto al confessore. 
Michele D'Alessandro è stato protagonista di una lunga faida che ha insanguinato Castellammare di Stabia proprio negli anni nei quali il più prestigioso esponente politico cittadino, Antonio Gava, reggeva il ministero degli Interni.
La lunga guerra per bande contro il delfino Umberto Mario Imparato è stata considerata da taluni osservatori non certo benevoli verso la Dc come la prova logica del fatto che la nuova camorra era irriducibile alle logiche e al controllo stesso del potere politico. E infatti nella complessa geografia politica del crimine l'ex comunista Imparato era alleato - attraverso il boss Cesarano - di Carmine Alfieri, che certo ha trafficato con tutti ma che i suoi voti li ha sempre negati alle sinistre...
Ci sono però altrettanti buoni motivi per ritenere che il boss godesse di protezioni altolocate: ne fanno fede le impreviste assoluzioni, le improvvide scadenze dei termini di custodia cautelare, gli omessi controlli alla vigilia della partenza per il soggiorno obbligato.
E' già successo, altrodove, altroquando. Agli inizi degli anni Ottanta, dopo la grande svolta del caso Cirillo, la pressione delle forze dell'ordine e della magistratura si indirizzò prevalentemente contro la Nuova camorra di Cutolo. 
Ora ci dicono che l'attentato contro il giudice Lamberti non fu un atto di terrorismo contro lo Stato ma una rappresaglia contro il braccio giudiziario dei clan rivali. La camorra, prima della politica, ha sperimentato l'esercizio della giurisdizione come proseguimento della guerra con altri mezzi. 
E quindi le vicende oscure della morte di Imparato e dell'ultima fuga del boss autorizzano cattivi pensieri su D'Alessandro. 
Tatiana, la figlia del ribelle, una ragazza coraggiosa e dal volto franco e leale, non ha esitato a denunciare i lati oscuri del conflitto a fuoco che ha visto soccombere Mario Umberto Imparato. “Me lo hanno ammazzato” disse a Minoli, nel corso di una drammatica intervista televisiva. La voce le suonava forte e chiara. Quel coraggio lo sta ancora pagando a caro prezzo. Al termine di una sconcertante altalena, è stata arrestata per la terza volta: la accusano di aver raccolto lo scettro del comando. Non ci crediamo.
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