La comunità militante di Caserta

[Tra i redattori di “L'uomo libero”, la rivista identitaria considerata dagli inquirenti il think tank del movimento skin, c'è anche un dirigente giovanile missino di Caserta, Lello Ragni, che poi si avvicinerà a Forza nuova. Lo spunto di occasione è una polemica, a metà degli anni 90, con il vescovo di Caserta, mons. Nogaro, una testa dura di friulano che si distingueva nella pastorale sociale e nella difesa degli immigrati]
NaziskinEra targato Caserta - la federazione missina che destò scandalo un paio di anni fa per i manifesti e le iniziative contro l'immigrazione - l'emendamento che, condannando apertamente ogni forma di antisemitismo e di razzismo, ha fornito la definitiva legittimazione di Alleanza nazionale come forza di una “destra democratica ed europea”. A sottoscriverlo non  è stato solo Enzo Palmesano, il giornalista del 'Secolo' già noto per la proposta di dedicare una strada a Giorgio Perlasca, il fascista che salvò migliaia di ebrei ungheresi dalla deportazione ma anche Lello Ragni, il giovane intellettuale salito alla ribalta con l'immeritata fama di 'ideologo degli skinhead' per un ponderoso saggio sul mondialismo capitalista e la collaborazione alla rivista milanese 'L'Uomo libero'.
Sarò così chiaro - scandisce - una volta per tutte, che il presupposto della nostra campagna contro l'immigrazione non era ideologico, non era razzista. Impeccabile completo principe di Galles, capelli radi portati all'indietro: no, Lello Ragni non ha proprio niente dello stile dello skin.
“Quando fui coinvolto nell'operazione di polizia contro gli skinhead non ritenni di prendere le distanze per una questione di stile. Lasciai che la magistratura indagasse senza fare vittimismi e sia il tribunale del riesame, revocando le misure di sicurezza, sia il gip hanno confermato l'assoluta infondatezza delle accuse”.
Oggi è consigliere comunale a Caserta e “non ho più tempo per scrivere libri. L'esperienza amministrativa mi impone una grande responsabilità, e non solo nei confronti dei miei cinquecento elettori. Mi occupo degli impianti sportivi che non ci sono, del rilancio turistico della città, dell'inquinamento ambientale”. E così con i ragazzi del Fronte della Gioventù, del quale è dirigente nazionale, ha lanciato una campagna per l'uso della bicicletta in città.
Per il turismo ha un interesse professionale: dopo un master in economia e quattr'anni di attività come consulente aziendale, oggi lavora per un tour operator: “Non permetto a nessuno di darmi dello xenofobo. Parlo quattro lingue, le mie più belle esperienze le ho fatto all'estero, studiando nei campus universitari con ragazzi di decine di nazioni. Sono un appassionato di viaggi e proprio questa apertura mentale mi consente di apprezzare e non dimenticare mai il valore delle mie radici”.
Della 'campagna xenofoba' non rinnega nulla, comunque: “Non mi occupo attualmente della questione immigrazione: e non solo perché a Caserta città il problema è praticamente inesistente. Che i marocchini facciano i venditori ambulanti di sigarette è una questione di ordine pubblico, che riguarda tutti i contrabbandieri. Allora abbiamo affrontato il tema in modo deliberatamente provocatorio, con l'obiettivo di porci al centro dell'attenzione dei mass media. Dovessimo tornarci su, lo faremmo in altro modo: oggi il problema non è centrale e non servono forme eclatanti”.
La comunità militante di Caserta, tradizionalmente legata a Pino Rauti non ha seguito l'ex segretario nella rifondazione missina, anzi ha ottenuto un significativo riconoscimento con l'elezione del suo leader, Antonio Mazzella, nell'assemblea nazionale di AN. “Continueremo le battaglie per la destra sociale - afferma l'esponente della Città nuova, la componente che fa capo a Gianni Alemanno - l'impegno nell'associazionismo e nel volontariato, la difesa dei nostri valori. Chi ha delle idee le fa camminare comunque, anche sulle zampe di colomba”.
Intanto Alleanza nazionale si è scelta una nuova sede a via Roma, un comodo ufficio di rappresentanza e nella vecchia federazione di via Vico, un appartamento ristrutturato dai militanti in un palazzotto assai 'sgarrupato' del centro sono rimasti i militanti della Città nuova e i ragazzi del Fronte della Gioventù.
Nella stanza dove ha luogo la conversazione trionfano ai muri i manifesti dedicati ai miti e alle tradizioni nordeuropee, un cult per la giovane destra dai tempi di Campo Hobbit. I ragazzi del Fronte non sono disposti a rinunciare alla croce celtica, un simbolo della Tradizione, che notoriamente fa venire i mal di pancia a Gianfranco Fini. Rappresenta Cristo in croce nella tradizione celto-bretone ma anche la centralità dell'uomo e al ciclo del sole e delle stagioni. 
A rompere il carattere monografico della collezione due foto: una, maliziosa, del presidente di Alleanza nazionale, una foto di qualche anno fa, quando Fini faceva ancora il saluto romano. L'altra è di Andrea Della Peruta, un camerata molto amato dai militanti del Fronte: è morto due anni fa, in un incidente stradale e le scritte in suo onore e ricordo ancora spiccano sui muri della città. La loro cancellazione è stato oggetto dell'ultima querelle con i militanti di un centro sociale. 
Nella stanza adiacente uno scaffale di libri quasi vuoto (parecchi sono delle edizioni di AR, la casa editrice di Freda): “I ragazzi del Fronte hanno comprato quasi tutti i libri - commenta orgoglioso Mazzella - perché anche se godiamo di cattiva stampa, la verità è che a Caserta non c'è mai stato un solo episodio di violenza contro gli extracomunitari mentre ai nostri dibattiti hanno partecipato anche militanti della Sinistra giovanile e di Rifondazione. E per potersi scontrare dialetticamente con gli avversari i nostri ragazzi si preparano culturalmente”.
La comunità militante non è molto ben voluta dalla nomenclatura 'nazialleata'. Qualcuno, sono convinti, avrebbe sperato di toglierseli dalle scatole con i 'duri e puri' rautiani. Loro non se ne preoccupano granché e continuano per la loro strada. Che è fatta ancora una volta di attacco frontale al vescovo Nogaro, che “si pone al servizio della più sfrenata faziosità, indossa di fatto le vesti di un qualunque politicante, abbandonando il suo sacro ruolo”. A scatenare la verve polemica del Fronte della Gioventù è la “pretesa di imporre ai rappresentanti dello Stato di non rispettare le leggi dello Stato stesso”. Anche se mancano espliciti riferimenti, nel mirino è l'intervento di Nogaro contro la circolare capestro ai danni degli studenti universitari extracomunitari: “Né al vescovo né ad altri può essere consentito di inneggiare all'illegalità. Perché al di là delle diversità di razza, idea politica e - perché no - di religione, tutti coloro che vivono in Italia devono rispettare le leggi”. E non contenti della lezione di educazione civica, col titolo del manifesto rinfrescano la memoria al Vescovo al quale “portiamo il rispetto dovuto perché fu consacrato alla missione episcopale dal Santo Padre, 'ponte' tra Dio e gli uomini” anche in tema di Vangelo: A Dio quel che è di Dio, a Cesare quel che è di Cesare”.
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