La lotta alla camorra non e’ questione di ordine pubblico

[A rileggerlo oggi, fuori contesto, e a ripensare a quello che era appena successo, il pezzo mi sembra inconsistente e inadeguato. Probabilmente rientrava in una più ampia e articolata campagna di polemica politica contro la gestione dell'ordine pubblico in Campania, mi piace pensare]

La questione criminale è una cosa troppo seria per lasciarla alle forze dell'ordine.
Forte è la tentazione - di fronte alla mattanza in corso nell'Agro Aversano, e, con minore intensità, nell'intera provincia di Terra di Lavoro - di parafrasare Clemenceau.
No, certamente non ci allineeremo al facile gioco di chi mette sul banco degli imputati i responsabili dell'ordine pubblico anche se il vasto allarme sociale.
La faida di Castellammare - la città del ministro degli Interni - non costò il posto al Viminale a Gava.
Così le fortune elettorali di Scotti non sono state scalfite dalla moria in Terra di Lavoro che ha preceduto il voto di aprile.
vincenzo-scottiChe anzi il ministro Scotti ne ricavò occasioni per più di una passerella elettorale.
No, un immenso cancro proliferante sta devastando un'ampia fetta del polo metropolitano di Napoli, la cintura suburbana che congiunge la periferia settentrionale del capoluogo alla città di Caserta.
La violenza feroce che si è espressa nella strage di Villa Literno ha una sua precisa matrice nelle condizioni di assoluta invivibilità di un territorio che ha assunto tutto il peggio della metastasi metropolitana senza perdere gli insostenibili danni della miseria delle periferie suburbane.
Non è questione di ordine pubblico: le dimensioni drammatiche della crisi dell'area attingono al più generale problema del riassetto del territorio, del governo delle aree urbane, della ricostruzione delle condizioni minime di riproduzione dell'esistenza della vita sociale.
Sta per cominciare la campagna estiva del pomodoro, in forte ritardo per il tardivo inizio dell'estate: farà riaffiorare dalle viscere della terra migliaia di dannati.
Che non sia occasione di altre, infinite violenze.

GIORNALE DI NAPOLI 8 AGOSTO 1992
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