La riforma del Senato e il protagonismo di Giorgio Napolitano duro a morire

Oggi il Tempo di Roma pubblica una mia intervista con Antonio Rapisarda sul nuovo protagonismo di Giorgio Napolitano. Poiché lo spazio è tiranno sono saltate alcune risposte. Quindi qui pubblico il testo integrale dell’intervista (qui il pdf del Tempo: Intervista Ugo)

Per alcuni straparla, per altri straborda. Di certo, nonostante la cessazione del suo mandato, è stra-presente. Che Giorgio Napolitano sia stato un presidente della Repubblica più che interventista è un fatto arcinoto. E in pochi scommettevano che avrebbe assunto la carica di senatore a vita con il silenziatore attivato. Ma quel suo monito sul Corriere della Sera – «Non è pensabile che si torni indietro» – sul ddl Boschi che riforma il Senato ha creato ulteriori tensioni a sinistra e rotto antiche consuetudini, come la cinghia di trasmissione Scalfari-Napolitano. Non è sorpreso di questo atteggiamento Ugo Maria Tassinari, storico e politologo, che al presidente “emerito” ha dedicato un libro dal titolo eloquente Il capo della banda: «Non ha alcuna intenzione di scendere dal cavallo».

Tassinari, dopo il Papa emerito il capo dello Stato emerito: uno è taciturno, l’altro interviene quattro volte in quattro mesi sul Corriere della Sera.
Il Papa è un’eccezione, il Presidente è una regola. Poi ognuno ha messo il suo stile. Cossiga ha continuato a togliersi i sassolini, Scalfaro a fare le sue battaglie politiche, Ciampi è ripiegato nella discrezione che aveva già segnato il suo settennato. Napolitano continua a trasbordare …

Secondo lei Giorgio Napolitano è ancora in fondo il vero inquilino del Colle?
No, non lo è. Ma anche se è arrivato alla fine anticipata del suo mandato stremato e anche frustrato dall’irriconoscenza del “giovane fiorentino”, in certe uscite sembra pensare ancora di essere il titolare dell’agenda politica.

In tutta questa vicenda c’è un dato: il presidente Mattarella è stranamente silente. Parla solo di Dostoevskji.
Alleluia. Funziona la regola del pendolo quirinalizio. Dopo anni di trasbordante presenza e di eccessivo protagonismo politico, la scelta del profilo bassissimo da parte di Mattarella non può che essere salutata con rispetto e ammirazione.

Eppure con i numeri traballanti al Senato – dopo la firma degli emendamenti che fanno emergere un’altra maggioranza – perché è intervenuto “l’altro” inquilino del Colle invece che l’attuale?
Perché è difficile saper scendere da cavallo. E Napolitano ritiene ancora di poter orientare il dibattito politico dopo anni in cui l’ha fatta da padrone, spingendosi a convocare al Quirinale i premier per discuterne attività e programmi (a prendere per buone le indiscrezioni di stampa), mentre Mattarella giustamente rifiuta questo ruolo che non gli compete. E non credo che si tratti di una cessata necessità di supplenza.

In che senso?
Il ruolo attivo che non spetta al Capo dello Stato Napolitano ha cominciato a giocarlo sin dai primi mesi del governo Prodi, come emerge dal diario seminedito di Padoa Schioppa e poi l’ha mantenuto, anche quando Berlusconi godeva di ampia maggioranza e non c’era bisogno di alcuna stampella. Mattarella, consapevole dei danni prodotti, sia in pratica, sia sul piano dei principi costituzionali, da questa prassi, si sta attenendo a una prassi formalistica che risale ai tempi di Leone, che aveva un carattere più espansivo ma come lui era giurista di rigorosa formazione e non un politico in servizio permanente effettivo.

Nel suo libro Napolitano lo ha chiamato il “capo della banda”. Perché?
Il titolo del libro è dell’editore e ovviamente allude a una polemica antiCasta che è più nelle sue corde che nelle mie. Per quel che mi riguarda Napolitano è stato per alcuni anni il politico più potente e più influente e ha giocato il suo ruolo tirando al massimo l’elastico costituzionale per garantire che l’Italia restasse omogenea ai disegni e ai desideri dei grandi centri di potere transnazionali. Inventandosi una soluzione Monti dopo che era fallito Fini per liquidare Berlusconi che, oggi lo possiamo dire, sulla politica estera portava molte ragioni (dalla Libia alla Russia) e perciò andava liquidato. Altro che vizi personali…

Lei ha definito Napolitano come il “riferimento” di gruppi di potere. Ancora oggi?
Certo, fin dagli anni ‘70 Napolitano si è caratterizzato come il “comunista più amato dagli americani” ma ha saputo mantenere ottimi rapporti con Londra, con Bruxelles, con la trojka finanziaria. Trovo perciò stucchevole tutta la polemica contro la Maggioni presidente Rai in quanto ospite del Bilderberg. I presidenti del consiglio del centrosinistra, così come quelli della Rai, sono di casa alle riunioni di queste assisi internazionali della globalizzazione, ai think tank del mondialismo, da Aspen allo Iai: da Letta ad Amato a Prodi, da Mieli ad Annunziata.

Perché Napolitano vuole così ossessivamente questa riforma”?
Perché non vuole svuotare di potere di interdizione il suo scranno politico.

E perché Scalfari si dissociato dal suo vecchio amico?
 Perché invertendo il movimento regolare, da rivoluzionario a pompiere, il giovane fascista in vecchiaia diventa maoista: bisogna combattere tutto ciò che il nemico, Matteo Renzi, sostiene.

La lettera di Napolitano ha aperto anche l’ennesima lacerazione a sinistra. Litigano anche quelli della “ditta” tra di loro. Significa che il “meccanismo”, la perpetuazione del potere, ha preso il sopravvento sulla dialettica?
Il problema per la sinistra ex e postcomunista è che Renzi per la prima volta inverte la tendenza. Dopo vent’anni in cui il centrosinistra era a trazione sinistra, ora ha saldamente riportato la barra al centro. E questa cosa li fa impazzire, tutti quanti.

Antonio Rapisarda

Informazioni su

Ugo Maria Tassinari è l'autore di questo blog, il fondatore di Fascinazione, di cinque volumi e di un dvd sulla destra radicale nonché di svariate altre produzioni intellettuali. Attualmente lavora come esperto di comunicazione pubblica dopo un lungo e onorevole esercizio della professione giornalistica e importanti esperienze di formazione sul giornalismo e la comunicazione multimediale

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