La rivolta ungherese contro la nuova schiavitù del lavoro

Continua la mobilitazione in Ungheria contro la legge sul lavoro voluta da Orbàn, che aumenta la possibilità di ricorrere agli straordinari e allunga a tre anni l’obbligo di pagarli. Una rivolta che ha precise basi materiali e che smonta alle radici la narrazione tossica che lega blocco dell’immigrazione e prosperità degli indigeni. Ce lo spiega Lanfranco Caminiti:
“Sono quattro le principali industrie automobilistiche che producono in Ungheria – Mercedes, Audi, Opel e Suzuki. Poi, ci sono circa 700 sub-appaltatori, per la maggior parte stranieri. Il settore automobilistico è un pilastro dell’economia ungherese, con una cifra d’affari di 24,7 Miliardi di euro e 144mila addetti nel 2015.


Il settore contribuisce all’esportazione per un valore intorno al 20 percento e ha realizzato un’eccedenza di bilancia commerciale di 8,9 Miliardi di euro nel 2014. il principale mercato d’esportazione è l’Unione europea, con l’87 percento.

Una settimana lavorativa da 60 ore

Serve manodopera, ma le leggi contro l’immigrazione impediscono di ricorrere a altro che agli operai ungheresi. Anche i sabato liberi dovranno scomparire. D’altronde in Austria, il governo di destra ha già introdotto una legge che rende possibile la settimana di lavoro di sessanta ore. Della triade patria-lavoro-famiglia che accomuna i sovranisti d’Europa, che cosa intendano per “lavoro” s’è capito.

Sulla rivolta ungherese pubblica una testimonianza che è anche una riflessione Agi Berta, l’insegnante e scrittrice magiara-napoletana, autrice di “Confini incerti”.  I manifestanti, tra le altre cose chiedono più Europa  e contestano i legami tra Orban e Putin.  C’è dell’ironia nel fatto che 62 anni dopo, ancora una volta, il sole non sorge più a Est e l’Europa resta a guardare.  

Nel 1956, la rivoluzione era iniziato con la pretesa di trasmettere alla radio le richieste dei rivoltosi….

Beh..domenica 16 dicembre, decine di migliaia di persone hanno manifestato a Budapest contro l’approvazione di due leggi molto controverse e contro il governo del primo ministro nazionalista e populista Viktor Orbán. Si trattava della quarta manifestazione in 5 giorni.

I manifestanti hanno protestato soprattutto contro la recente modifica del codice del lavoro soprannominata, “legge della schiavitù”che aumenta le ore di straordinario a 400 ore all’anno, che i datori di lavoro possono chiedere ai dipendenti. Tali ore devono essere conteggiate e pagate dopo 3 anni, senza alcuna assicurazione nel caso di fallimento dell’impresa o licenziamento dei dipendenti.

Il ruolo dei media di regime

I manifestanti hanno anche protestato contro la creazione di un sistema parallelo di tribunali amministrativi alle dirette dipendenze del ministro della Giustizia e che si occuperà 
– della legge elettorale
– della corruzione 
– del diritto di manifestare.

I manifestanti inoltre hanno chiesto indipendenza e obiettività dei media pubblici e l’adesione alla procura europea specializzata nella lotta alla criminalità finanziaria nell’UE. (rifiutata dal governo)

I media filogovernativi – che sono quasi la totalità dei media – infatti, non hanno dato alcuna notizia circa le manifestazioni. Forse questo silenzio oltraggioso aveva spinto i manifestanti domenica sera di dirigersi alla sede della tv pubblica, che si trova e non a caso (!), in piena periferia.

La brutale repressione dei deputati

10 deputati presenti nel corteo, che rappresentavano tutti i parti dell’opposizione (42% dei votanti) , hanno chiesto di leggere la petizione con i punti sopraelencati. Questa richiesta oltre che a far arrivare le notizie in provincia, serviva anche a tenere a bada la folla inferocita, disposta ad attaccare la sede della tv pubblica. 
All’interno i responsabili per la sicurezza hanno bloccato fisicamente i deputati e hanno sbarrato anche le porte d’ingresso degli studi. Nei fatti, sono stati messi sotto chiave anche i lavoratori e i “giornalisti” del emittente. (le virgolette sono d’obbligo perché non si tratta di giornalisti degni di questo nome, bensì di servi senza un briciolo di etica professionale) Nessun dirigente si è fatto vivo, nonostante le ripetute richieste dei parlamentari.

Durante la notte, i parlamentari attraverso i loro cellulari hanno mandato in onda l’inutile e mortificante attesa. Poiché la loro libertà di movimento, sancita dalla legge è stata violata, hanno chiesto l’intervento della polizia che, però non è arrivata. Si è scoperta cosi, quasi per caso, che i responsabili per la sicurezza, anche se in apparenza sembrano delle guardie private, sono dipendenti del ministero degli interni.

Stamani, i più amati e seguiti parlamentari, Bernadett Szel e Akos Hadhazy sono stati buttati fuori in malo modo dall’edificio: Hadhazy è stato pure picchiato e scaraventato per terra. Nemmeno Rakosi, Ceausescu o Erdogan aveva fatto picchiare dei deputati con l’immunità parlamentare.

La lotta continua, l’Europa tace

Nell’edificio si trovano comunque 25 altri parlamentari arrivati durante la notte, che ormai da 14 ore chiedono di poter trasmettere una loro dichiarazione.

Nel frattempo la città e i sindacati si stanno muovendo. Per oggi è stata indetta un’altra manifestazione per le 18. Le previsioni danno -6 gradi. Gli organizzatori chiedono alla popolazione di sostenere i partecipanti con bevande calde. Si tratterà la seconda notte di proteste…

Orban tace. 
I media tacciono
Europa tace.

Informazioni su

Ugo Maria Tassinari è l'autore di questo blog, il fondatore di Fascinazione, di cinque volumi e di un dvd sulla destra radicale nonché di svariate altre produzioni intellettuali. Attualmente lavora come esperto di comunicazione pubblica dopo un lungo e onorevole esercizio della professione giornalistica e importanti esperienze di formazione sul giornalismo e la comunicazione multimediale

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