L’addio del vescovo Appignanesi e il dubbio di poi

[Ero da poco a Potenza quando è finita la missione episcopale di monsignor Appignanesi, il vescovo di Potenza in carica all’epoca della tragedia di Elisa Claps. Avevo colto, da cronista attento alla semiologia del potere un evidente strappo tra il vescovo e una componente forte del clero cittadino. Col senno di poi mi viene da pensare che il grumo irrisolto era appunto il mistero dell’atroce delitto, un segreto difficile da mantenere e da gestire …]

elisa_claps_vescoviE’ stato il lungo, interminabile, commosso abbraccio dei suoi fedeli, della gente di Potenza che ha dato il senso più compiuto all’ultima messa del vescovo Appignanesi, riassumendo in un momento – che pur è durato decine di minuti – e in modo esemplare il segno distintivo di otto anni di servizio episcopale.

Un vescovo – lo ha raccontato il presidente di Azione cattolica – che faceva fare anticamera ai suoi collaboratori più stretti per dare udienza, e conforto e concreto soccorso alle pecorelle più spellacchiate del suo gregge.

Un vescovo dalla forte vocazione pastorale e sociale senza per questo poter essere annoverato tra le “tonache rosse”. Anzi, dal punto di vista delle pratiche devozionali e rituali assai tradizionale: breviario, Comunione e Rosario tutti i giorni, lunga pratica e esaltazione costante del sacramento della Confessione.

Un vescovo che ha dovuto subire la resistenza sistematica di una componente significativa del clero diocesano, quella maggiormente legato alle logiche della gestione in una Regione tradizionalmente bianca.

E in questo buco nero, in questo tradimento dei chierici, che ha amareggiato profondamente la missione episcopale di monsignor Appignanesi che va probabilmente individuata l’incapacità di una comunità ecclesiale pur forte e articolata di esprimere un proprio vescovo …

 

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