Lanna: chi ha contestato Fini ha tradito proprio la lezione di Rauti

dal quotidiano Europa

Luciano Lanna
Con la morte e il funerale di Pino Rauti si chiude un ciclo per un determinato universo politico e antropologico. Con la scia delle contestazioni alle esequie e di ritualità fuori tempo massimo s’è trattato in fondo di una giornata metafora e spartiacque.
Intanto ricordiamo che Rauti è l’ultimo dei nomi di primo pi

ano di una generazione – quella dei nati intorno al 1926 – che nel secondo dopoguerra tradusse nell’impegno politico e culturale la scelta adolescenziale di essere andati volontari “dalla parte sbagliata”. Con lui vanno ricordati, e questo al di là dei successivi percorsi personali, intellettuali o professionali, Enzo Erra e Giano Accame, Egidio Sterpa e Fausto Gianfranceschi, Luciano Lucci Chiarissi e Mario Castellacci. Di tutti loro, Rauti fu quello a fare la scelta più squisitamente politica, arrivando quarantenne in parlamento e determinando, soprattutto a partire dal ’76-77 un processo di innovazione dentro il Msi che ha lasciato il segno. A sinistra se ne accorsero in tanti. Da Giorgio Galli a Marco Revelli, da Giorgio Bocca a Marco Pannella.
Con tutte le sue contraddizioni e i suoi nodi irrisolti, quel percorso portò tanti giovani (e non solo) a superare il paradigma neofascista, «al fine – ha scritto lo storico Pasquale Serra – di entrare in relazione con i nuovi fermenti della società civile, ormai non più racchiudibili dentro l’universo di Marx o di Freud».
Ed è quanto attesta il politologo Marco Revelli, per il quale quegli “strappi” possedevano fin dall’inizio codici adeguati a interpretare la contemporaneità, «quelli appunto generatisi nella grande cultura novecentesca, che li includevano in una forma possibile di comunicazione. Quel segno è rimasto, quell’abitudine al pensiero ha permesso a molti un’evoluzione convergente con l’area democratica delle culture politiche italiane».
Negli anni ’80, lo stesso Rauti di fronte a Giampiero Mughini che gli chiedeva conto della sua precedente esperienza di Ordine Nuovo, faceva autocritica e diceva che all’epoca si era sentito «come uno che giovanilmente non teneva presente che le idee possono pesare come pietre, come uno che non si rendeva conto che in Europa era in atto una sorta di mutazione antropologica che rendeva impossibile il ricorso alle precedenti esperienze…». E aggiungeva: «Oggi nelle posizioni di Stefano Rodotà sento l’eco di problematiche e di preoccupazioni che sono anche le mie». Resta poi la sua intervista rilasciata a Norma Rangeri che apparve sulla prima pagina de il manifesto nell’88: “Il razzismo trappola per la destra”.
Ecco perché – e nonostante il contesto che impedì, alla soglia degli anni ’90, la traduzione di queste intuizioni in una precisa soggettività con Rauti segretario del Msi – un paradossale tradimento del rautismo è avvenuto ieri con le manifestazioni regressive che hanno accompagnato il funerale del leader missino.
Non solo per i saluti romani ma anche il rovesciamento di sensibilità politica per cui i presenti non contestavano tanto la presenza di figure come Ciarrapico e Mara Carfagna – esatta antitesi dell’immaginario degli ex giovani rautiani – quanto Gianfranco Fini, il quale da presidente della camera si recava al funerale di un deputato di lungo corso e che, da ultimo segretario del Msi, andava a rendere omaggio al suo predecessore e avversario interno.
Tutto questo, più che normale in un contesto civile e pacificato, non poteva funzionare in un ambiente che per eterogenesi dei fini s’è tramutato, anche per effetto del ventennio berlusconiano, nell’apoteosi del neofascismo più inattuale. Lo spiegava a suo tempo Filippo Ceccarelli: «Il rischio è che i demoni dell’estremismo seguitino a fermentare all’ombra del più compiaciuto senso di esclusione, che si trasmetta il virus dell’accerchiamento e dell’isolamento, la sindrome della gabbia, del cattiverio.
E non ce ne sarebbe più ragione: venire allo scoperto è stato a suo tempo anche un po’ rompere l’incantesimo…». Appunto.
Luciano Lanna
Informazioni su

Ugo Maria Tassinari è l'autore di questo blog, il fondatore di Fascinazione, di cinque volumi e di un dvd sulla destra radicale nonché di svariate altre produzioni intellettuali. Attualmente lavora come esperto di comunicazione pubblica dopo un lungo e onorevole esercizio della professione giornalistica e importanti esperienze di formazione sul giornalismo e la comunicazione multimediale

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