L’occhio del grandangolo sulla fine dell’utopia

[Il materiale di questo post costituì un paginone culturale dedicato a una mostra fotografica del Goethe Institute di Napoli, opera di un fotografo, Rino La Rocca, che è anche (e soprattutto) un amico con cui ho molte cose in comune e una intimità che all'epoca era intensa e ora si è rarefatta. Resta comunque un rapporto per me importante: perché abbiamo condiviso pensieri e azione, perché fare certe cose insieme lascia tracce profonde e incancellabili. E infatti nell'intervista seguente il tratto della complicità intellettuale è del tutto evidente. E' del tutto evidente che Rino aveva colto e restituito perfettamente lo sfarinamento in corso della cortina di ferro]. 

muro-di-berlino_colore"Abbattere il muro? No, piuttosto farne un monumento". Il disincanto veste i colori dell'ironia in Rino La Rocca, il fotografo napoletano autore della mostra "To Berlin or not to Berlin", inaugurata con un notevole successo di pubblico al Goethe Institute di Napoli venerdì sera.
La condizione dell'oppressione è ben più estesa e profonda -ci vuole suggerire- per illudersi di liquidarla rimuovendone le manifestazioni più brutali. Meno mistificatoria è allora l'operazione di segno opposto, la scelta di farne invece simbolo di una più radicale scissione.
E così al Muro gran spazio è dedicato nella mostra -che sintetizza un lavoro di ricerca durato un mese nell'estate dell'87, giusto al termine dei festeggiamenti per il 750 anniversario- :solo che l'obiettivo si ferma piuttosto a cogliere il DETOURNMENT dei graffitisti e non il colore tetro dei vopos e degli sbarramenti dei cavalli di Frisia.
Pur provenendo infatti dall'esperienza della controinformazione e avendo vissuto fino in fondo la vicenda di una generazione militante che ha tentato l'assalto al cielo uscendone non solo sconfitta ma calpestata, La Rocca non cede alle tentazioni impressionistiche e neorealiste del reporter ma nel suo lavoro ha piuttosto l'acutezza analitica e lo spessore problematico del pamphlettista.
La maschera della metropoli che La Rocca propone è allora proprio quella dell'estraneità, della separazione dei corpi 
dallo spazio urbano e dal contesto umano. Non cede quindi al folclore giovanilistico che -in un diffuso senso comune- mitizza la capacità antagonista della comunità alternativa di Berlino di rovesciare radicalmente l'uso che della metropoli fanno il capitalismo postindustriale o il totalitarismo burocratico.
Punk e rockers sono un epifenomeno assolutamente compatibile con i livelli di oppressione necessari al funzionamento e alla riproduzione dei due sistemi.
La sua riflessione è piuttosto attratta da questa condizione -quasi unica- di una metropoli scissa. E infatti il suo lavoro prosegue oggi su Gerusalemme e i territori palestinesi occupati dalle truppe israeliane. Qui una ferita ancora sanguinante e sempre più incancrescente, lì il segno fisico della rottura profonda che ancora definisce il sistema degli equilibri mondialisti.
La terza tappa di questo viaggio nelle metropoli di confine è già definita nei suoi progetti: Kinshasa-Brazzaville, la metropoli africana sulle sponde del Congo, che si dispiega sulle due rive del grande fiume, scissa dapprima dalla vicenda dell'occupazione imperialista, la città orientale capitale del dominio belga, quella occidentale centro della colonia francese; e poi ancora dalle vicende della decolonizzazione che ha visto lo Zaire -dopo il tradimento di Ciombè- farsi cittadella avanzata degli interessi imperialistici nella regione mentre l'ex colonia francese ha dato vita a un'esperienza assai radicale di socialismo africano.
Se le vicende delle tre metropoli sono comunque scandite dai grandi conflitti dell'epoca, l'occhio di La Rocca si ferma piuttosto a cogliere -con la sapienza amara di chi ricorda, con Virgilio, che l'ultima speranza per i vinti è di non avere speranze- una condizione umana e un assetto urbano disperati. E qui la tecnica si fa funzione del discorso critico: così nell'uso pacato del grandangolo, che accentua gli aspetti di separazione tra corpi e ambienti. Così nell'adozione -parziale- della tecnica della colorazione a mano di alcune stampe, che sottolinea l'effetto di estraniazione.
Nella stagione del disincanto, però, in La Rocca non trova spazio il cinismo opportunista dei nuovi rampanti, né il disprezzo per gli uomini in cui spesso si sono rovesciate tante sbornie populiste mentre si ripropone la sottile determinazione di chi è ancora convinto che questo non è ancora il migliore dei mondi possibile.
Giornale di Napoli, 5 febbraio 1989

Il professore Hermann, Rino ed io: divagazioni sulle città divise
[Questa è soltanto un frammento dell'intervista.  Il pretesto è appunto la mostra fotografica di cui parlo sopraa. Gustavo Hermann di cui parliamo è stato un amatissimo leader della sinistra rivoluzionaria napoletana]
Il direttore di una importante mostra di cui non ricordo il nome - ovviamente - che sta in Svizzera - un tedesco Berlinese - che mi ha detto "Belle queste immagini - ma sei stato molto vicino al muro". E' impossibile essere a Berlino senza essere vicino al muro - ma non tanto perché il muro sia un elemento che contraddistingue politicamente o storicamente questa città - ma ha un suo fascino - qualcuno pensa di distruggerlo adesso se le cose si mettono bene - qualcun altro dice facciamone un monumento nazionale - io sono per farne un monumento nazionale anche se brutto - però tutti i disegni che ci sono sono...
Domanda Ma al di là del muro però tu comunque hai fissato molto dei soggetti - dei soggetti che hai fatto un excursus nella metropoli - nella direzione metropolitana - però non fai mai scene di massa - e anche se le fai metti a fuoco un soggetto - comunque privilegi il soggetto rispetto alla dimensione collettiva...
Risposta: Per me che vengo da questa città non esistono le masse a Berlino - a Berlino c'è l'habitat personale - c'è la rarefazione - l'amore e la bruttura - se io e te siamo io bello e tu brutto o al contrario a Napoli siamo addosso uno su l'altro a Berlino possiamo essere belli e brutti ed essere anche non addosso - oggi cerchiamo il non essere addosso - a Berlino come città è possibile c'è dello spazio possibile e delle mie immagini...
D ma c'è del vuoto anche...
R si senz'altro - c'è del vuoto ma c'è molta intelligenza a Berlino - forse è la storia dell'intelligenza.
D Io sono arrivato a vedermi questa mostra con un pregiudizio - il giornalista fa sempre quest'operazione sporca - si costruisce un'idea forza su cui deve costruire il pezzo - e se la costruisce ancora prima dell'intervista o del fatto o della casa - allora io la vedevo Berlino e poi la Palestina - i territori occupati - e quindi questo elemento della segregazione - della separazione - della coazione - come chiave di lettura unitaria che unificava il tuo discorso di un anno e mezzo fa e di oggi - funziona questa operazione o è una stronzata?
R Questa operazione é vera - nel senso che sono capitali fratturate - Berlino - Gerusalemme - anche se a diverso titolo e a diverso scenario - se vuoi - spero di andarmene da Gerusalemme e di andare a Brazeville che è un'altra metropoli fratturata - che sta in Congo - divisa da un fiume e neanche da una storia religiosa e di legittimità come quella che c'è ora a Gerusalemme - ma è divisa da un fiume.
D L'ultima volta che ci eravamo visti per parlare - io ti feci un esempio su questo discorso della disciplina - i saperi e l'attraversamento - io ti facevo l'esempio di Gustavo Hermann - come personaggio che nella tua vicenda personale aveva rappresentato un emblema - ieri è morto Gustavo - e questa cosa quando stamattina l'ho saputa - io ho pensato Gustavo è morto - Rino fa la mostra - prima che partissi per Gerusalemme prima ci eravamo appiccicati e poi avevamo parlato di Gustavo - significa qualcosa o è una pallina buttata nelle bocce di biliardo.
R è una pallina - buttata che gira - che cammina ...
D è un simbolo però..
R Non credo che le coincidenze insieme inanellandosi una nell'altra facciano nessuna storia - nessun granché di storia - però Gustavo Hermann mi diceva sempre quando ero suo allievo - facevamo fisica nucleare - diceva sempre ogni mattina venendo da scuola - adesso vi insegnerò cosa è la fisica nucleare - non ce lo ha insegnato mai - forse non so non esiste la fisica nucleare rivoluzionaria - è una vecchia contraddizione se c'è scienza rivoluzionaria o meno - però Gustavo era un grande uomo.....
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