Ma Bowie era fascista? Un gigante più potente dei deliri ideologici degli anni ’70

Trovo assolutamente esilarante che alcuni post o articoli si pongano seriamente la questione se David Bowie fosse fascista.
Naturalmente non lo era ma non è questo il punto. Anche se si potrebbe sempre chiedere a Saverio Ferrari. Mettiamo che lo fosse, brucereste i suoi dischi? (che io per altro non posseggo….). Tutta questa merda di valutare un musicista sulla base del suo “credo politico” è nata nei primi anni ’70 e senza scomodare Battisti mi ricordo che al Festival del Parco Lambro del ’74 o ’75 un qualche servizio d’ordine (non dell’Autonomia che noi non eravamo così decerebrati) voleva assaltare il palco su cui suonava Adriano Pappalardo di cui “si diceva” fosse fascista… La “cultura militante” ha prodotto mostri, e ancora non ha smesso.

Così Enrico Galmozzi su Facebook, uno che il suo contributo all’antifascismo militante negli anni ’70 lo ha dato (e lo ha pagato pure). Beh, nel mio piccolo posso testimoniare che il clima culturale era quello e pur in presenza di pregiudizi ideologici feroci le persone sane erano prevalenti anche nella compagneria più dura e pura. Così io ho avuto la fortuna di avere qualcuno che mi ha iniziato a 15 anni al talento luciferino di Ian Anderson e all’ambiguità dei Jethro Tull mentre la scoperta del “Duca bianco” è stato un piacere tutto mio. E sì, posso dirlo con orgoglio: anche io ho creduto alla diceria che fosse fascista. La sua musica però era talmente potente e liberatoria  che per me è stato facile assolvermi dalla trasgressione. Senza neanche bisogno di invocare l’alibi concettuale che la pratica sociale era (ed è) più importante dell’ideologia … E così mi piace ricordarlo con una cover di un altro gruppo di culto puzzolente di zolfo, Let’s spend the night togheter, che esaltava appunto la liberazione dei corpi dalla gabbia della bigotteria dominante …

Informazioni su

Ugo Maria Tassinari è l'autore di questo blog, il fondatore di Fascinazione, di cinque volumi e di un dvd sulla destra radicale nonché di svariate altre produzioni intellettuali. Attualmente lavora come esperto di comunicazione pubblica dopo un lungo e onorevole esercizio della professione giornalistica e importanti esperienze di formazione sul giornalismo e la comunicazione multimediale

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