19 ottobre 1981: i Nar uccidono due poliziotti a Milano

Ma accanto alle rapine, i duri dei Nar proseguono nella loro campagna di annientamento degli «infami» e dei «nemici». Dopo l’uccisione di De Luca, voluta da Alibrandi, e di Pizzari, invocata da Vale e Soderini, stavolta è Cavallini a pretendere la «sua» vendetta. L’obiettivo è un neofascista milanese della prima ora: Giorgio Muggiani, vecchio dirigente missino, componente del commando guidato da Domenico Leccisi che nell’aprile 1946 si portò via i resti del Duce dal cimitero di Musocco. Ma i tempi «eroici» sono solo un lontanissimo ricordo. L’attualità è ben diversa. Cavallini accusa Muggiani di averlo venduto, insieme al suo gruppo, dopo l’uccisione dello studente di sinistra Gaetano Amoroso, a Milano, nel ’76. Del resto anche Quex, come abbiamo visto, l’ha indicato come «infame». È ora di punirlo. Così Gigi sale a Milano, accompagnato da Alibrandi e da Walter Sordi, diventato la «spalla» di «Alì Babà» fin dai tempi del Libano. Ma mentre i tre, su una Bmw rubata due giorni prima, gironzolano intorno alla casa di Muggiani, accade qualcosa di imprevisto. Alla guida c’è Alibrandi, che ha al suo fianco Cavallini in funzione di navigatore, visto che è l’unico milanese dei tre e conosce la città. Dietro c’è Sordi. «Alì Babà» si rende conto di essere seguito da un’auto civetta della polizia e avvisa gli altri due. È convinto che gli agenti siano insospettiti da qualcosa e che tra pochi attimi li fermeranno. Meglio giocare d’anticipo e tentare il tutto per tutto. Improvvisamente inchioda e apre lo sportello. Si butta fuori e si lancia contro l’Alfasud numero 51 della Digos di Milano. Impugna due pistole e fa fuoco con entrambe contro l’autista, Carlo Buonantuono, uccidendolo con quattro colpi. Ma gli altri due agenti, Vincenzo Tumminello, seduto vicino a Buonantuono, e Franco Epifanio, sul sedile posteriore, reagiscono e sparano a loro volta. Con Alibrandi ora fanno fuoco anche Cavallini e Sordi. Tumminello viene massacrato con quattro colpi di 357 Magnum e muore sul colpo; Epifanio, ferito, riesce a scendere dall’auto e a fuggire, inseguito da Cavallini e Sordi. Nella sparatoria resta ferito gravemente anche un passante. Ma ormai Epifanio è lontano, così i due terroristi tornano indietro. Sordi si avvicina all’auto civetta, prende la mitraglietta M12 che giace sul sedile posteriore e spara un altro colpo alla testa di Buonantuono, riverso al posto di guida. Poi la fuga: con Cavallini che si mette alla guida, al suo fianco Sordi e dietro Alibrandi. Sentiamo Francesca Mambro:
Quella sparatoria fu assolutamente casuale. Quella mattina loro tre stavano aspettando una persona nemica di Cavallini. Improvvisamente un’auto della Digos li vide. Forse riconobbe uno di loro o forse fu insospettita dall’auto sulla quale viaggiavano. Insomma, evidentemente erano agenti esperti e in gamba, e intuirono di avere davanti a sé dei latitanti. Così decisero di seguirli. Quando tornarono a Roma, i tre mi raccontarono tutto. In quell’occasione, a salvarli dall’arresto fu Alessandro, che fu pronto e velocissimo. Frenò all’improvviso, uscì fuori e, avendo una pistola potente come la 92, sparò subito contro gli agenti. I tre lasciano di corsa Milano e tornano in treno a Roma, perché è pronta un’altra azione, ancora contro la polizia: ormai tra i Nar e l’antiterrorismo è guerra aperta.

FONTE: NICOLA RAO/La trilogia della celtica

Informazioni su

Ugo Maria Tassinari è l'autore di questo blog, il fondatore di Fascinazione, di cinque volumi e di un dvd sulla destra radicale nonché di svariate altre produzioni intellettuali. Attualmente lavora come esperto di comunicazione pubblica dopo un lungo e onorevole esercizio della professione giornalistica e importanti esperienze di formazione sul giornalismo e la comunicazione multimediale

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