Nello scrigno del tempo: la mia analisi in tempo reale del caso Breivik e delle due destre

Il mio articolo per gli Altri a fine luglio 2011 sulle stragi in Norvegia…

L’attacco alla Norvegia è un evento eccezionale per molti aspetti. Per le proporzioni dell’omicidio di massa (il più grande dell’epoca contemporanea), per la complessità organizzativa che ha combinato le diverse modalità della strage indiscriminata e del cecchinaggio cioè come a Oklahoma city e a Columbine, per la figura del protagonista, capace di una lunga attività preparatoria e di aver elaborato un complesso documento a sua volta anticipato da un video su you tube che annunciava il passaggio alla lotta armata senza che nessuno si preoccupasse.Ma soprattutto perché, a dieci anni dall’offensiva del terrorismo islamico, il più grave attentato di occidentali contro occidentali è stato compiuto da un conservatore cristiano, iscritto alla massoneria, ossessionato dal marxismo culturale (che è un concetto un po’ più raffinato e vicino alla realtà effettuale del ‘comunismo’ di cui taluni ossessionati cianciano chez nous], dall’Islam e dalla multiculturalità, non come si sarebbe voluto pensare da qualche conventicola più o meno nazista, in un paese come la Norvegia dove sono storici gli intrecci tra sottoculture giovanili metallare, religiosità pagane e mitologie nordiche, due elementi questi ultimi che hanno giocato un ruolo significativo nella corrente storica del nazismo cosiddetto magico.
Ciascuno di questi aspetti merita qualche riga di approfondimento e di riflessione e comincerò proprio dalla fine. Perché la nazisteria norvegese ha solide tradizioni di violenza che vanno dalla vicenda del musicista metal Varg Vikernes, in arte Burzum, una one man band, condannato per omicidio di un collega (e il rogo di alcune chiese) all’inizio degli anni 90 e scarcerato da un paio di anni all’esperienza dei Bootboys, una gang urbana di stile skin, responsabile di pestaggi omicidi ai danni di giovani stranieri ma anche di rapine di autofinanziamento e di attentati. Ma con il “padre di tutti gli omicidi di massa” tutta questa storia di violenza e di subculture giovanili venate di rosso e di nero non c’entra proprio niente.
A me pare evidente che la divaricazione delle due estreme destre abbia raggiunto con la tragedia norvegese il suo zenith. Da una parte, infatti, continua il declino, la perdita di peso specifico e di autonomia delle “vecchie” destre specificamente fasciste che anche in Italia sono state in gran parte assorbite nella maggioranza di governo. Dall’altra si conferma la tendenza a incasellare successi elettorali, ben oltre la cifra doppia, da parte delle “nuove” destre xenofobe, antislamiche, identitarie: dalla Finlandia all’Olanda, dalla Svizzera all’Austria, dalla Francia alla Norvegia. E i recenti contraccolpi della Lega in Italia, che ha sopravvalutato la capacità del suo elettorato di inghiottire pallottole di merda, non devono trarre in inganno sulla sua forza e tenuta sostanziale. Anders Breivik è stato un quadro del partito del progresso, che non era ancora la corazzata odierna (seconda forza parlamentare) ma avevo lo stesso impianto politico.
All’interno di questa componente, che ha dispiegato la sua spinta propulsiva a partire dalla caduta del Muro di Berlino e dalla processione degli equinozi che ha spostato l’asse dello scontro geopolitico dalla coppia oppositiva Est-Ovest a quella Nord-Sud, ha preso corpo e consistenza, dopo l’11 settembre una componente assai radicale, il cui armamentario ideologico è stato elaborato in prevalenza oltre Oceano, e in cui il crescente uso politico della religione ha spinto gli osservatori a ribattezzare la corrente che l’ha ispirata, i neo-conservatori, teo-con, in cui ha un forte peso una componente dell’intellighentsia ebraica, talvolta con matrici di sinistra.
E’ questo il terreno di coltura del “pazzo di Oslo” che poi, come vedremo, pazzo lo è assai poco. Certo per chi non conosce il ruolo della massoneria nei paesi protestanti – che ha una connotazione ideologica molto più tenue – può sembrare una plateale incongruenza il suo dichiararsi al tempo stesso massone e cristiano. E se comunque è contraddittoria la sua ossessione esclusivista con la natura universalista per eccellenza dell’Istituzione, non deve stupire invece la dichiarazione di appartenenza religiosa. Anders Breivik non è propriamente un fondamentalista cristiano ma piuttosto un credente moderato che attinge all’iconografia e alla mitografia “crociata”, con particolare riguardo a quell’anima Templare che, secondo consolidate scuole di pensiero, è appunto l’antesignana della Massoneria. Così come era massone il suo mito politico, Winston Churchill, che era ferocemente anticomunista ma che vanta indubbi meriti antinazisti.
Non bisogno invece dimenticare il ruolo conservatore del luteranesimo che, come l’anglicanesimo in Gran Bretagna, è religione di Stato, con l’obbligo di adesione per la famiglia reale e una quota garantita di ministri, ma che raccoglie ben l’88 percento dei norvegesi. E i pastori sono stati tra i protagonisti della mobilitazione antieuropeista che a fine secolo scorso tenne Oslo fuori dall’Unione europea con la sconfitta del referendum per l’adesione.
I temi che innervano il ponderoso documento di Anders Breivik non sono per niente originali. Come spiega Miguel Martinez, grande esperto di immaginari religiosi, in un intervento sul mio blog Fascinazione,

“ Breivik è uno psicopatico, e ha l’esclusiva responsabilità di ciò che ha fatto: non ne hanno colpa le persone che la pensano come lui, né i movimenti con cui si è associato. Se io dico che sono vegetariano, e poi salta su qualcuno che fa strage di carnivori, la colpa non è mia. Però sia io che lui siamo vegetariani. Le idee di Breivik non sono quelle di qualche pittoresco gruppo di estremisti, ma sono le stesse idee di Oriana Fallaci, di Bat Ye’or (che lui personalmente ringrazia nel suo manifesto), di Marcello Pera e di tutto un mondo “occidentalista”. E Oriana Fallaci non è stata creata da qualche oscuro complesso heavy metal, ma da Ferruccio de Bortoli, un uomo che davvero “non dovrebbe avere cittadinanza” in un paese civile. I gruppi neonazisti-neofascisti c’entrano, nella misura in cui tutti subiscono la tentazione dell’occidentalismo e tanti saltano sul carro americanista-filoisraeliano-cristianista-islamofobo.”

Avalla questa analisi la discesa in campo di Mario Borghezio, un ultrà dell’antislamismo occidentalista:

“Il no alla società multirazziale, la critica dura alla viltà di un’Europa che pare rassegnata all’invasione islamica e financo la necessità di una risposta identitaria e cristiana di tipo templare al dilagare delle ideologie mondialiste, sono ormai patrimonio comune degli europei, fra cui il sottoscritto” che ritiene “profondamente sane” le idee di Anders Behring Breivik, “un patrimonio comune di noi europei”.

Una considerazione finale va infine dedicata agli aspetti più strettamente operativi. Nelle ultime ore si va indebolendo l’ipotesi di un lupo solitario a favore della responsabilità di una cellula attiva secondo i principi della resistenza senza capi, dottrina della controinsorgenza elaborata negli Stati Uniti nel 1962, in parallelo agli sviluppi della teoria (e della prassi) della guerra rivoluzionaria, elaborata dagli ufficiali francesi che poi dettero vita all’esperienza dell’Oas, ma che poi ha avuto uno dei suoi laboratori più importanti nell’italianissima strategia della tensione. E la Norvegia non è in Europa ma è parte integrante dell’Alleanza nord-atlantica, con un ruolo geopolitico fondamentale (presidia il fronte settentrionale dell’Atlantico orientale), e ha avuto la sua Stay-behind. Ma su queste e altre questioni militari è forse il caso di ritornare.

Informazioni su

Ugo Maria Tassinari è l'autore di questo blog, il fondatore di Fascinazione, di cinque volumi e di un dvd sulla destra radicale nonché di svariate altre produzioni intellettuali. Attualmente lavora come esperto di comunicazione pubblica dopo un lungo e onorevole esercizio della professione giornalistica e importanti esperienze di formazione sul giornalismo e la comunicazione multimediale

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