26 ottobre 1988: muore d’overdose l’ordinovista pentito Aldo Tisei

Nel processo penale a carico di D’Arrigò Sebastiano ed altri 36 imputati, ben 11 imputati sono stati assolti con formula piena, per non aver commesso il fatto, dai reati di associazione a delinquere, di detenzione e spaccio di droga, non essendo state ritenute attendibili le dichiarazioni accusatorie del pentito Tisei Aldo, già colpito da 27 mandati di cattura per reati gravissimi. La sentenza ha rilevato che le dichiarazioni del pentito erano prive di precisi riferimenti spazio-temporali, e riferivano circostanze apprese dal Tisei, a suo dire, da altri. 

Nel processo penale a carico di Tilgher Adriano + 9, imputati di duplice tentato omicidio, porto e detenzione di armi, ben 7 imputati sono stati assolti per non aver commesso il fatto, disattendendosi le dichiarazioni del pentito Tisei Aldo, ritenute incongrue e non aderenti al quadro probatorio, come affermato con la sentenza 25.11.1983 della sezione Istruttoria della Corte di appello penale di Roma. Nel procedimento penale a carico di Pau Virgilio + 11, imputati di omicidio, rapina e favoreggiamento personale, la sezione istruttoria della Corte di appello penale di Roma con sentenza 4.7.84, assolveva Vecchioni Sergio, Andolina Salvatore, Chiesa Sergio per non aver commesso il fatto, su rilievo che la parola del pentito Tisei Aldo era generica e riferiva circostanze de relato, ed era del tutto isolata, non trovando conferma in alcun altro elemento probatorio.
Nel corso del processo svoltosi dinanzi la Corte di assise di Bologna a carico di Cavallini Gilberto + 7, imputati dell’omicidio Amato, il pentito Tisei Aldo dichiarava che allorquando veniva arrestato un latitante, che sceglieva la via della collaborazione, si discuteva in carcere su ciò che riguardava le testimonianze rese, per non compromettere le testimonianze stesse.
Nel processo penale a carico di Sainas Paolo + 2, imputati di omicidio, porto e detenzione di armi, la Corte di assise di Roma con sentenza 18.5.84 ha assolto gli imputati per insufficienza di prove, osservando che l’accusa era basata unicamente sulla parola del pentito Tisei Aldo, rivelatasi contraddittoria e su alcuni punti smentita.
Con ordinanza 17.2.83 il Tribunale della libertà di Roma revocava il mandato di cattura emesso sulla base delle dichiarazioni del pentito Tisei Aldo, nei confronti di Deodati Antonio, imputato di porto e detenzione di armi, ponendo in rilievo che difettavano elementi per dare attendibilità alle rivelazioni del pentito, essendo le dichiarazioni di questi smentite da altre risultanze e presentando ingiustificabili contraddizioni.
Nel processo penale relativo al sequestro Antolini Ossi Tommaso, terminato con sentenza 18.3.83 del Tribunale di Roma che assolveva per insufficienza di prove gli imputati, la Questura di Roma riferiva che, a seguito di accertamenti effettuati, non rispondeva al vero quanto affermato dal pentito Tisei Aldo in ordine al luogo ove il sequestrato sarebbe stato tenuto prigioniero.
L’avv. Germano Sangermano veniva arrestato per il reato di favoreggiamento personale in base alle dichiarazioni rese dal pentito Tisei Aldo. L’avv. Germano Sangermano veniva dopo pochi giorni scarcerato ed assolto in istruttoria con formula ampia. L’avv. Sangermano ha denunziato per calunnia il Tisei Aldo.
Nel procedimento a carico di Mazzitelli Antonio + 7, il Tribunale della libertà di Roma, con ordinanza 24.1.84 respingeva l’appello del P.m. contro ordinanza del giudice istruttore che aveva ordinato la scarcerazione per insufficienza di indizi di 7 imputati, accusati di associazione a delinquere di stampo mafioso, rilevando che mancavano riscontri alle dichiarazioni accusatorie mosse da persona non nominata, la cui parola appariva priva del requisito della univocità e della concretezza”.

Nonostante questo inquietante “quadro clinico” la collaborazione di Aldo Tisei, uno degli ordinovisti tiburtini transitati dalla militanza di paese alla lotta armata (e poi alla malavita organizzata) ha pesato nella vita di centinaia di persone, ottenendo credito di investigatori e magistrati qualificati nonostante le evidenti incongruenze. Non essendo, per altro, una personalità particolarmente qualificata né tantomeno carismatica (“un asino”, lo ha definito icasticamente il suo leader Pierluigi Concutelli), è possibile ridurre tutte le ragioni del suo successo alla capacità di offrire risposte adeguate alle domande che gli venivano poste, nella logica feroce del mercato giudiziario degli anni di piombo?
In alcuni casi le menzogne di Tisei sono plateali ma gli inquirenti preferiscono lasciargli il guinzaglio lungo. Come quando racconta, per avvalorare la tesi che fosse Massimiliano Fachini il fornitore dell’esplosivo per i devastanti attentati dimostrativi del Movimento rivoluzionario popolare alla fine degli anni 70, che la notizia gli era stata data da Paolo Signorelli nel 1972, “quando facevo parte del circolo Drieu la Rochelle da un paio di anni”. Sarebbe stato quindi un bambino prodigio, che inizia la militanza a tredici anni e capace già a quindici – in un ambiente ultragerarchizzato – di guadagnarsi la fiducia e le confidenze del leader: “Era un ragazzino ancora – racconterà di lui Giuseppe D’Avanzo, inviato di punta di ‘La Repubblica’ – aveva quattordici anni e ne dimostrava diciotto, la barba già scura e forte, un corpaccione da lottatore. Diceva: Sono un italiano nazionalista. Soprattutto odiava i comunisti. Raccontano che un giorno dinanzi alla sua scuola di Tivoli gli dissero: Il professore ha fondato un’associazione speciale contro i rossi. Vieni anche tu. Ci andò. Era il 1971. Il circolo era intitolato a Pierre Drieu La Rochelle. Il professore era Paolo Signorelli. Il ragazzino cresciuto troppo per la sua età era Aldo Stefano Tisei. Quel giorno si intrecciarono i destini dell’ideologo dell’eversione nera e del primo pentito del terrorismo di destra. (…) Quando si decise a vuotare il sacco, seppe raccontare ai giudici, con memoria di ferro, voce calma e quasi distaccata, i protagonisti e gli episodi grandi e piccoli del terrorismo di destra ”. Abbiamo visto quale fosse la qualità della sua collaborazione.
Della loro conoscenza restituisce un ricordo diverso Paolo Signorelli. “L’ho incontrato – racconterà nella sua autobiografia giudiziaria – in carcere. Lui mi ferma presentandosi calorosamente come Aldo di Tivoli ma io non ne ho un preciso ricordo. Saprò poi dai malavitosi tiburtini, nei cui ambienti si era spacciato come un duro di Ordine nuovo, che è un tossico, chiacchierone e in odore di confidente, pestato da un detenuto comune per un’ infamità”. E dalla china della tossicodipendenza Tisei non si riprenderà più. Col passare degli anni continua a perdere colpi. Anche nei processi di “mala” i magistrati cominciano a non dargli più credito e fioccano le assoluzioni per gli imputati della “banda di Tivoli”. Nel giugno 1988 Tisei è condannato a 7 anni per calunnia (la stessa pena riportata per il concorso nell’omicidio Occorsio) per le storie inventate sul laghetto di Guidonia. Il 20 novembre lascia la casa dei genitori a Tivoli, il giorno dopo prende alloggio in un alberghetto nei pressi della stazione ferroviaria di Milano. Per ottenere uno sconto presenta un tesserino da poliziotto. Lo trovano il pomeriggio del 26 cadavere nella sua stanza, l’ago in vena, la manica rimboccata con il laccio emostatico, i sintomi classici dell’enfisema polmonare da overdose. E’ il quarantacinquesimo morto dell’anno per l’eroina a Milano.

 

Informazioni su

Ugo Maria Tassinari è l'autore di questo blog, il fondatore di Fascinazione, di cinque volumi e di un dvd sulla destra radicale nonché di svariate altre produzioni intellettuali. Attualmente lavora come esperto di comunicazione pubblica dopo un lungo e onorevole esercizio della professione giornalistica e importanti esperienze di formazione sul giornalismo e la comunicazione multimediale

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