Torino, corteo anarchico al carcere. Un petardo imcendia un capannone

Un centinaio di antagonisti ha formato oggi pomeriggio un corteo che, partendo da corso Cincinnato, alla periferia della città , si è diretto al carcere torinese ’Lorusso e Cutugno’. Nella casa circondariale sono rinchiusi i 6 arrestati durante lo sgombero dell’Asilo in via Alessandria e gli 11 fermati ieri per le violenze nel corteo in centro a Torino organizzato per protesta contro l’intervento delle forze dell’ordine.
Il lancio di un petardo oltre il muro di cinta ha provocato gravi danni: un capannone ha preso fuoco ed è crollato

Il corteo è stato aperto da un gruppo con lo striscione “Vallette-Lucento quartiere antifascista e antirazzista”. Nello stesso quartiere un gruppo di militanti di CasaPound ha tenuto una commemorazione alla lapide per le Vittime delle Foibe.

Il questore: l’Asilo è un covo

 “L’Asilo di via Alessandria non era un normale centro sociale, ma la base di una cellula sovversiva di un gruppo di anarco-insurrezionalisti sociali che propugna la sovversione dell’ordine democratico partendo dalla protesta di piazza”. Così il questore di Torino Francesco Messina,
all’indomani degli scontri al corteo dell’area antagonista. “L’Asilo – aggiunge Messina – era il loro covo. Si tratta di un gruppo che ha esercitato per anni un controllo militare nel quartiere Aurora”. 
Tra gli 11 arrestati dalla Polizia per le violenze di ieri al corteo anarchico ci sono – ha sottolineato il questore – anche antagonisti che hanno precedenti anche per “azioni con finalità terroristiche”, un’accusa su cui la Procura di Torino ha avuto spesso la manica larga ma poi scarsi riscontri processali. Le accuse sono di devastazione, resistenza aggravata, blocco stradale, detenzione lancio di oggetti esplodenti.
Gli arrestati sono Caterina Sessa, 24 anni, Giulia Gatta, 25, Giulia Travaini e Nicholas Medone, entrambi di 27, Carlo De Mauro, 29 anni, Fulvio Erasmo, 30, Martina Sacchetti, 31, Irene Livolsi, 34, Andrea Giuliano, 37, Antonello Italiano, 40 anni, Francesco Ricco, di 45.

Gli scontri di sabato: assaltato un autobus

Sabato pomeriggio guerriglia urbana nel centro di Torino al corteo dei centri sociali contro lo sgombero dell’Asilo, concluso ieri dopo 2 giorni di tensione. Pietre e petardi contro le forze dell’ordine, cassonetti rovesciati e incendiati, spaccata la vetrata della Smat, l’azienda dell’acqua potabile. Il corteo, con centinaia di manifestanti, molti dei quali incappucciati e con caschi, si sta riorganizzando e un pezzo della città  tra il centro storico e Porta Palazzo è isolato.  Un gruppo di incappucciati ha assaltato un pullman di linea a Torino, terrorizzando l’autista e i passeggeri. Saliti a bordo, i manifestanti hanno vandalizzato il bus e lanciato sostanze lacrimogene. “Non ho mai visto niente di simile – racconta l’autista – sono saliti incappucciati sfasciando tutto. Tremo ancora adesso”. 

Cinquecento anarchici in corteo

Più di 500 gli anarchici che hanno sfilato a Torino, partenza da piazza Castello, per esprimere solidarietà contro lo sgombero dell’Asilo Principe di Napoli. L’edificio di via Alessandria era stato occupato nella metà degli Anni 90 e liberato giovedì 7 febbraio dalle forze dell’ordine. Nel capoluogo torinese sono stati numerosi i rappresentanti dei principali gruppi anarchici del Piemonte. In particolare molti manifestanti sono arrivati da Ivrea, Rovereto, Pinerolo, Trento, Milano e una trentina di esponenti del centro sociale Askatasuna.
Gli scontri principali sono avvenuti sul ponte di corso Regio Parco. In particolare i manifestanti hanno lanciato pietre e grossi petardi contro la polizia oltre ad aver incendiato diversi cassonetti. I tutori della legge hanno risposto con lancio di lacrimogeni e getto di idranti. Gli scontri sono andati avanti per tutto il pomeriggio. In particolare nelle zone degli incidenti diversi anarchici hanno continuato a lanciare petardi e fumogeni contro la polizia.

Gli arresti di giovedì per associazione sovversiva

Altri incidenti si sono verificati al corteo di protesta la sera dello sgombero e si sono conclusi con tre arresti. Sei invece gli anarchici arrestati la mattina, per ordine della Procura, nel corso delle operazioni di sgombero dei locali occupati. Ai sei arrestati per associazione sovversiva e istigazione a delinquere sono contestati, a vario titolo, 21 azioni di sabotaggio contro aziende e fornitori dei centri di espulsione, nell’ambito della campagna annunciata a fine 2015 ‘I cieli bruciano’. L’obiettivo del gruppo, secondo gli inquirenti, era sovvertire le politiche del governo sulla questione migranti, anche sostenendo rivolte al Centro di Permanenza per il Rimpatrio (CPR). Il centro sociale sgomberato sarebbe stato la base logistica e operativa della cellula anarchica sovversiva.

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2 febbraio 1977: Daddo e Paolo, l’inizio della grande rivolta

“Daddo e Paolo” una delle fotografie più evocative della grande rivolta del ’77 fu scattata da Tano D’Amico. Per più di 20 anni ha deciso di custodirla in segreto. Era il 2 febbraio 1977, a piazza Indipendenza. Volge al termine la manifestazione contro l’aggressione fascista avvenuta il giorno prima all’università. Un gruppo di compagni assalta e incendia la sede di Sommacampagna del Fronte della Gioventù, un’ auto civetta della polizia irrompe sulla coda del corteo. I poliziotti scendono armati. Convinti che si trattino di fascisti, i due compagni, militanti del Comitato comunista di Monte Mario, aprono il fuoco ferendo gravemente un agente. Paolo, un proletario di Primavalle, resta ferito alle gambe, Daddo, un borghese della Balduina, torna indietro per aiutare il compagno.

Un gesto di straordinaria solidarietà ma soprattutto di quella generosità che caratterizzerà il Movimento nonostante incomprensioni e divergenze politiche. Il 12 marzo il grande corteo insurrezionale che rappresenta la punta più alta del ’77 è aperto da un grande striscione “Paolo e Daddo liberi” dietro cui si raccolgono migliaia di militanti della rete dei Comitati comunisti, oramai divisi in numerose frazioni organizzate.

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La domanda delle 100 pistole: chi era la spia del Sid al vertice di Lotta Continua?

Qualche giorno fa, sulle pagine del Foglio, si è consumato un rapido e duro scambio di colpi tra il giudice Guido Salvini e il giornalista Adriano Sofri, già leader di Lotta Continua, a proposito delle estradizioni non concesse ai danni dei rifugiati italiani in Francia. La polemica ha consentito al magistrato di lanciare una bomba che ha, a mio avviso, prodotto effetti assai ridotti rispetto alla sua potenzialità deflagrante. E quindi riproponiamo qui il suo intervento e la domanda finale: chi è l’infiltrato del Sid al vertice di Lotta Continua nei primi anni 70? perché i suoi compagni, che potrebbero facilmente identificarlo, continuano a coprirlo?

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Quando Cossiga scrisse a Persichetti da nemico-amico


Il 27 settembre 2002 il presidente emerito della Repubblica Francesco Cossiga scrisse una lettera all’ex Br Paolo Persichetti, in risposta a un’intervista che aveva fatto dal carcere in cui, tra l’altro, ricordava le posizioni di Cossiga, Macaluso ed Erri De Luca sull’amnistia.

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Non perdete tempo. Cesare Battisti è stato un combattente comunista.;!

CESARE BATTISTI

Con il ritorno di fiamma sul caso di Cesare Battisti, ricomincia la giostra. Notevoli gli aspetti deliranti. A me colpisce in particolare, per l’assoluta insensatezza, l’ostinazione di tanti cammmerati di negare l’identità politica di Cesare Battisti. Quasi si preoccupassero che la sua matrice sociale di bandito che si politicizza in carcere in qualche modo infanghi la purezza dei ‘combattenti comunisti’. A prescindere dall’assoluta infondatezza nel merito, saranno bene cazzi nostri? Ad ogni buon conto, eccovi la prima intervista, con Gian Maria Roberti del Desk. E non è finita qui…

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19 dicembre 1979, i funerali di Pautasso: “Berto è morto per vivere”

Gli amici di Berto, i compagni della Val di Susa sono rimasti nel cimitero finoa che non è stata coperta completamente la buca in cui era la bara. Berto, Roberto Pautasso. era stato ucciso venerdì notte da un carabiniere dopo una sparatoria davanti ai cancelli della Eìcap di Rivoli, una delle tante fabbriche di Torino che lavorano per la FIAT.

Berto, ex operaio, un compagno di 21 anni di Condove, molto conosciuto nella Val di Susa, una valle dì tradizione comunista e la più industrializzata di quelle vicino Torino, dove anche la sinistra rivoluzionaria è stata sempre presente in tutti i paesi.

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La rivolta ungherese contro la nuova schiavitù del lavoro

Continua la mobilitazione in Ungheria contro la legge sul lavoro voluta da Orbàn, che aumenta la possibilità di ricorrere agli straordinari e allunga a tre anni l’obbligo di pagarli. Una rivolta che ha precise basi materiali e che smonta alle radici la narrazione tossica che lega blocco dell’immigrazione e prosperità degli indigeni. Ce lo spiega Lanfranco Caminiti:
“Sono quattro le principali industrie automobilistiche che producono in Ungheria – Mercedes, Audi, Opel e Suzuki. Poi, ci sono circa 700 sub-appaltatori, per la maggior parte stranieri. Il settore automobilistico è un pilastro dell’economia ungherese, con una cifra d’affari di 24,7 Miliardi di euro e 144mila addetti nel 2015.

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Speciale sequestro Dozier/2. Il rapimento del generale

SPECIALE SEQUESTRO DOZIER – 1

L’operazione scattò il pomeriggio del 17 dicembre 1981. Intorno alle 17.30 Emilio [Antonio Savasta] e Daniele [Pietro Vanzi] si presentarono al numero 5 di Lungadige Catena, vestiti con tute blu da lavoro. Dietro di loro di qualche passo, pronti a entrare con il baule dove piazzare il generale, Fabrizio [Cesare Di Lenardo] e Rolando [Marcello Capuano].In strada, rimasero Martina [Emilia Libera] e Giorgio [Ermanno Faggiani] con compiti di copertura, muniti di mitra e walkie talkie per comunicare con il nucleo che sarebbe entrato in casa. Federico[Ruggero Volinia], invece, aspettava sul furgone che avrebbe dovuto portare via il sequestrato.

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Cronache xenofobe. Arresti a Imola (una maestra d’asilo) e a Teano (per il pestaggio di una polacca)

La maestra razzista e il ballo dell’Africa nera

“Perché non sta ferma…lei butta giù tutto! Anche quando mangia fa il ballo dell’Africa dell’Africa nera visto? il ballo del qua qua”. Questa una delle intercettazioni attribuite alla maestra della scuola d’infanzia di Imola arrestata oggi. Il giudice ha concesso gli arresti domiciliari. L’accusa:  maltrattamenti, tra cui insulti a sfondo razziale, e lesioni personali nei confronti degli alunni.

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Case occupate al Giambellino. Gli arrestati: “Non c’è nessun racket”

Non esiste alcuna associazione a delinquere per la gestione parallela dell’assegnazione delle case popolari nel quartiere Giambellino, a Milano. E’ il contenuto, in sostanza, di una dichiarazione spontanea resa 
nell’interrogatorio di garanzia, davanti al gup Manuela Cannavale, da quattro dei nove antagonisti finiti ai domiciliari lo scorso 13 dicembre. L’accusa è di associazione per delinquere finalizzata all’occupazione abusiva di immobili di proprietà  pubblica e alla resistenza a pubblico ufficiale. 

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