16 giugno 1975: la rabbia fascista per la vittoria del Pci uccide Iolanda Palladino

jolanda palladinoIl magistrato partenopeo Nicola Quatrano ricorda, in occasione del trentennale dell’omicidio, la giovane Jolanda Palladino, uccisa da una bottiglia incendiaria lanciata dai fascisti a Via Foria, Napoli, mentre erano in corso i festeggiamenti per la vittoria elettorale del Pci alle amministrative del 1975. Io lo avevo pubblicato come nota nella seconda edizione di Fascisteria, con un testo leggermente rimaneggiato. La pagina web da cui l’ho presa non c’è più ma il testo è ancora reperibile on line, grazie agli Amici di Beppe Grillo di Napoli, che lo rilanciano nel maggio 2006, in polemica con Michele Florino, capolista alle elezioni comunali di fine mese per Alleanza Nazionale.  Leggi altro ›

15 giugno 1978: Giovanni Leone si dimette. Pagò la volontà di salvare Moro

Il 15 giugno 1978, dopo settimane di una campagna di stampa del tutto infondata lanciata dall’Espresso, il presidente della Repubblica Giovanni Leone cede alle pressioni politiche (il Pci e la dc concordano sulla necessità di un suo passo indietro) e si dimette. Oggi sappiamo che l’affaire Lockheed non c’entra niente. Il capo dello Stato deve pagare lo strappo con il partito della fermezza e la sua disponibilità a firmare la grazia per Paola Besuschio, la brigatista ferita al momento dell’arresto, provvedimento che, attuando quel “misura per misura” evocato da Bettino Craxi, avrebbe permesso di salvare la vita ad Aldo Moro.

L’evento, mai accaduto nella storia della Repubblica italiana, ma ormai atteso da giorni e ritenuto da tutte le forze politiche inevitabile, si è verificato ieri sera, pochi minuti dopo le 20: il Capo dello Stato, Giovanni Leone, si è dimesso. Il presidente del Senato, Amintore Fanfara, ha già assunto le funzioni di presidente vicario. Entro 15 giorni da ieri, il presidente della Camera, Pietro Ingrao, convocherà le Camere ed i rappresentanti delle Regioni, per eleggere il nuovo Capo dello Stato. Mai, forse, elezione di un presidente della Repubblica sarà tanto importante per la vita politica italiana. Nel corso dei prossimi giorni, soprattutto dal nome (o dai nomi) dei candidati alla massima magistratura dello Stato e quindi dall’andamento delle elezioni, si dovrebbe capire se la crisi, che si è aperta al vertice dello Stato, potrà essere circoscritta all’evento di ieri, comunque drammatico, oppure se si aprirà un meccanismo che attraverso ripercussioni sul governo, sulla segreteria de e sulla maggioranza nel suo insieme, potrebbe portare il Paese ad elezioni politiche anticipate, elezioni che tutti, oggi, dicono di non volere. Leggi altro ›

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14-15 giugno 1976: il sequestro Ambrosio, le Ucc e la cazzimma di Lotta Continua

ambrosio Si è rapidamente conclusa la vicenda del rapimento del grossista di carne Giuseppe Ambrosio, prelevato lunedì mattina a Roma di prima mattina dalle Unità combattenti comuniste. Ambrosio è stato trovato ammanettato a una brandina in un palazzo disabitato in pieno centro  vicino al Colosseo. Questa mattina i proprietari del palazzo – ex convento di suore – si sono incontrati con degli acquirenti. Un muratore entrato per fare un controllo è  stato affrontato da due persone, legato e imbavagliato. Non vedendolo più
uscire. L’amministratore delIo stabile è entrato a sua voIta e scoprendo il muratore legato ha chiamato iI 113. Più tardi in una stanza è state trovatoil grossista, mentre dei suoi custodi si è persa traccia. Ai poliziotti non è rimasto che riempire i taccuini di inutili numeri di
targa, Il questore ha annunciato che non sono stati ‘operati fermi. Due considerazioni le vogliamo fare.
I sequestratori sono stati sconfitti sul campo da un ignaro amministratore di immobili. Ciononostante c’era già pronto un piano di sacrificazione del grossista ad opera dei “duri” del ministero dell’interno, che minacciavano serrate di macellerie, ecc. [i rapitori, militanti delle neonate Unità combattenti comuniste, avevano chiesto per liberare l’ostaggio una distribuzione  di carni nei quartieri popolari a prezzi stracciati, ndb]
FONTE: Lotta continua 16 giugno 1976 Leggi altro ›

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14 giugno 1928, nasce Ernesto “Che” Guevara”. Un omaggio

Ci hanno provato in tanti a cantare storia e mito di Ernesto Che Guevara … Da diversi punti di vista: del protagonista (Guccini: Canzone del Che, il cui testo è la traduzione del Poema al “Che” di Manuel Vàzquez Montalbàn, musicato da Juan Carlos “Flaco” Biondini. Il poema di Montalbàn è basato su scritti dello stesso Che Guevara), del compagno medio di movimento (ancora Guccini, anche lui nato il 14 giugno, nel 1940: Stagioni), del popolo cubano che gli rende omaggio al momento dell’addio (Carlos Peubla: Hasta siempre Comandante), della madre (Vecchioni: Celia de la Sernia). Io ho provato a sintetizzarlo in questo montaggio di spezzoni video…

14 giugno 2009: muore Ivan Della Mea, cantò la disperazione proletaria nell’Italia del boom

Il 14 giugno di nove anni fa moriva Ivan Della Mea, un protagonista del folk revival e della ricerca etnomusicale negli anni 60 al fianco di Gianni Bosio, a mio avviso il più importante autore della canzone politica nel decennio rosso, ben più dei meglio conosciuti Paolo Pietrangeli e Giovanna Marini. Ma c’è un filone della sua opera del tutto negletta: il suo essere stato, sin dai primi anni 60, il cantore di una condizione umana proletaria e sottoproletaria terribile, l’aver cioè colto che, al di là delle dinamiche della lotta di classe, la macchina feroce della valorizzazione capitalistica spingeva ai margini e schiacciava i soggetti più deboli.  Leggi altro ›

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12 giugno 1975, Reggio Emilia. Il fascista Bellini uccide Alceste Campanile

alceste campanileOggi voglio ricordare Alceste Campanile. Il 12 giugno 1975 alle ore 23 circa una coppia di giovani presso Convoglio in provincia di Reggio Emilia, su una strada di campagna tra Montecchio e Sant’Ilario nei pressi del fiume Enza, rinviene il cadavere di un uomo abbandonato nei pressi della strada. Viene chiamato il medico Francesco Fochi, che al termine della autopsia accerta che la morte è stata causata da due colpi di pistola uno alla testa ed uno al cuore, partiti, secondo la analisi balistica, da due armi diverse, nessuna traccia di colluttazione. Leggi altro ›

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12 giugno 1984: la prima sentenza del 7 aprile. Cade il teorema ma resta la stangata

7 aprileA Roma, dopo 15 mesi, la sentenza al processo per il «7 aprile». Negri condannato a 30 anni. Pene da 25 a 13 anni ad altri 54 imputati.  Non punibili due pentiti, 14 assolti. Cade per tutti l’accusa di insurrezione armata – il capo di Autonomia, latitante a Parigi, ritenuto mandante della rapina di Argelato e del sequestro Saronio

ROMA — Cade il «teorema», restano le rapine e gli agguati: un processo durato quindici mesi, quello contro gli autonomi del «7 aprile», si è concluso ieri mattina con la scomparsa dell’accusa che l’aveva determinato, ma con una serie di dure condanne per reati specifici. Trent’anni al latitante Toni Negri, ritenuto mandante del sequestro di Carlo Saronio e della rapina di Argelato (anche se non dell’assassinio, avvenuto in uno scontro a fuoco, del brigadiere Lombardini: epilogo, hanno detto i giudici, « diverso da quello voluto»). Leggi altro ›

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12 giugno 1979. Piperno e Pace scrivono a Lotta Continua: amnistia per i combattenti

Lanfranco Pace con Marco pannella. Conferenza stampa dopo il blitz del 7 aprile nella redazione di Metropoli

1. «Metropoli» non è più in edicola. E’ stato sequestrato dagli stessi giudici che hanno architettato e conducono nell’arbitrio e nell’illegalità l’operazione contro autonomia. Quella sorta di «complicità diffusa» che opera alacramente nelle redazioni di quasi tutti i giornali e nella stessa federazione della stampa ha coperto o addirittura santificato anche questo atto; malgrado che esso non avendo rispondenza alcuna nella norma giuridica, violi apertamente una di quelle famose libertà fondamentali da tutti riverite ma da molti, tra coloro che contano, disattese. Il pretesto è ridicolo: un articolo che se fosse stato letto (e riportato) per intero senza il trucco del solo titolo, poteva e può configurare, al più, un grave delitto «colposo»: la sprovveduta fiducia nella capacità dell’istituzione di trarre insegnamento dalle tragedie del recente passato e di autocorreggersi incriminando i responsabili di azioni dannose e illegali soprattutto quando si tratta di funzionari pubblici.  Leggi altro ›

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11 giugno 1972, Roma. Battaglia di strada tra Lotta continua e Lotta di popolo: 2 accoltellati

11 giugno 1972. Roma. Una grave rissa si verifica tra militanti di Lotta Continua e neofascisti di “Lotta dì popolo” nel quartiere Centocelle. Due giovani aderenti a Lotta Continua rimangono accoltellati. La polizia interviene operando sette arresti. 
Così la cronologia di “Vent’anni di violenza politica”. Questa la cronaca pubblicata dal 13 giugno 1972 sul quotidiano Lotta Continua:

Ieri alla borgata Alessandrina una ventina di fascisti di Lotta di popolo, tutti estranei alla zona, invitati da uno dei pochi fascisti locali, tale Boffi, hanno tentato di distribuire un volantino sui problemi sociali della borgata. La cosa non è stato molto apprezzata dai proletari del posto, tanto che i volantini gli sono stati restituiti sul viso strappati. I fascisti si sono poi raccolti davanti al bar di piazza Sor Capanna. Qui hanno riconosciuto il compagno Peppe Di Biase che abita nella zona e l’hanno aggredito. Leggi altro ›

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Giugno 1971, Milano: la lotta per la casa, dallo sgombero di via Tibaldi alla battaglia di Architettura

E’ il 6 Giugno del 1971 quando a Milano irrompono violentemente 4000 agenti della polizia all’interno delle case IACP occupate di via Tibaldi. Durante il brutale sgombero la polizia lancia una massiccia quantità di lacrimogeni. All’interno dell’edificio tra le altre persone si trovava Massimiliano Ferretti; un bimbo di soli sette mesi, malato di cuore ed affetto da bronchite. A farne le spese della violenza è proprio il bimbo che viene colpito da un lacrimogeno e ricoverato d’urgenza alla clinica Mangiagalli, cesserà di vivere poco dopo. Leggi altro ›

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