Il corteo no tav a Torino: una marcia trionfale. Appendino: vecchio modello di sviluppo

“Mentre la coda del corteo non ha ancora lasciato piazza Statuto, possiamo gia’ dire che siamo 70.000 e faremo i conti finali in piazza Castello. Una marea ’No Tav’”. Cosi’ il comitato che si oppone alla Torino-Lione in una nota con la quale ha diramato una prima stima delle presenze nel centro di Torino.

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La polizia spara contro i gilet gialli. Trenta feriti, 720 fermi dopo ore di scontri a Parigi

Sono una trentina le persone rimaste ferite nelle proteste dei ‘gilet gialli’ a Parigi, dove le forze di sicurezza hanno fermato -il bilancio si riferisce a  metà pomeriggio – più di 720 persone, di cui la maggior parte sono state trattenute in custodia e oltre mille sono state interpellate. Tra i trenta feriti, tre sono agenti,  due giornalisti del quotidiano Le Parisien, raggiunti da proiettili di gomma del tipo flash-ball. Uno è stato colpito al collo e uno al 
ginocchio. Uno di loro ha perso conoscenza ed è stato anche brevemente ricoverato in ospedale. “Il poliziotto mi ha detto: ’scusami, puntavo a un altro’”, ha raccontato il giornalista. 

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Parigi, ore 14. Nonostante centinaia di arresti preventivi, casseurs all’attacco


Dopo le 14 sono comparsi i primi gruppi di casseur nella manifestazione dei gilet gialli a Parigi. E’ accaduto nell’8/o arrondissement, vicino a boulevard
de Courcelles, dove alcune auto sono in fiamme e si riproducono le scene di vandalismo e saccheggio delle settimane scorse.

 
Dopo le 13 sale anche la tensione nel centro di Parigi. Migliaia di persone partecipano alle nuove manifestazioni dei gilet gialli. Sugli Champs-Elysees, sono stati incendiati alcuni bidoni della spazzatura. In rue Beaujon, non lontano da Place de l’Étoile, come riferisce Le Figaro si sentono boati, probabilmente provocati dall’esplosione di petardi.
Un corteo di gilet gialli nella zona dell’Opera si è ripetutamente scontrato con la polizia a Boulevard des Italiens. I manifestanti hanno acceso dei fuochi ed hanno lanciato fumogeni, la polizia ha risposto con gli idranti. Il corteo si sta dirigendo verso Republique. Altri gilet gialli, dalla zona di Republique e Bastille si dirigono verso gli Champs-Elysees.

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Dopo 50 anni, ancora bagarre, in minima scala per la prima della Scala

La contestazione della prima alla Scala di Milano, l’inaugurazione della stagione lirica nel tempio della borghesia milanese, è stato un momento fondamentale nel Sessantotto e l’epifania del movimento del Settantasette. Quella feroce battaglia di strada, il 7 dicembre 1976, segnò il punto medio tra Parco Lambro e l’esplosione del movimento tra Università e territorio a fine gennaio. 

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7 dicembre 1976: scontri alla Scala. Jacopo Fo racconta la nascita del ’77

Il 7 dicembre 1976, 40 anni fa, gli scontri per la prima alla Scala segnano il battesimo del fuoco per i circoli del proletariato giovanile, già balzati all’onore della cronaca per la bagaria della festa di parco Lambro, nell’estate. Per molti rappresenta il Capodanno del Settantasette. Qui il racconto di Jacopo Fo, uno che in abbondante anticipo con lo spirito dei tempi e l’aria che tirava in famiglia si era spostato “tra coloro che già avevano abbandonato l’ala ultramilitarista intorno all’inzio del 1975.

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10 anni dopo. Scontri ad Atene, nel ricordo del 15enne ucciso da un poliziotto

A 10 anni di distanza dalla morte dell’adolescente Alexandros Grigoropoulos, ucciso da un poliziotto il 6 dicembre del 2008, circa 1700 persone sono scese in piazza ad Atene per ricordarlo.
In serata un altro corteo – nel distretto di Exarchia, dove fu ucciso il quindicenne – è degenerato in violenza. I manifestanti hanno lanciato bombe incendiarie e scagliato sassi. La polizia antisommossa greca ha risposto con il lancio di lacrimogeni e ha fatto ricorso a cannoni ad acqua.
La polizia ha riferito di aver effettuati 35 arresti. Tre persone risultano ferite. Due di queste sono poliziotti.
 Un poliziotto uccise Grigoropoulos dopo un banale diverbio. Ora è in carcere con una condanna all’ergastolo in primo grado, ma il processo d’appello è in corso. A quella morte seguirono due settimane di violenze in tutta la Grecia. Ora è diventata per il Paese il simbolo di uno Stato cattivo e di una crisi economica che comincia appena ad allentarsi.

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7 dicembre 1985, Parigi: bombe ai grandi magazzini. Al via campagna del terrorismo libanese

terrorismo libanese

7 dicembre 1985. Attentato ai grandi magazzini Printemps e Galeries Lafayette, al centro di Parigi. Quarantatré feriti, di cui cinque molto gravi. Rivendica un gruppo emanazione del ‘ Csppa’ , Comitato di sostegno ai prigionieri politici arabi, una nuova siglia del terrorismo libanese.
Questa sigla compie, tra dicembre 1985 e settembre 1986, tredici attentati dinamitardi in Francia, per richiedere la liberazione di vari detenuti. I più noti sono George Ibrahim Abdallah (capo presunto della Frazione armata rivoluzionaria libanese, Farl), Anis Naccache (capo del commando che tentò di assassinare nel luglio 1980 a Neully l’ultimo premier dello Scià Chapur Baktiar) e Wariujan Garbidjan (capo del gruppo della Asala). Probabilmente, dietro questa sigla del terrorismo libanese, si nascondevano vari gruppi armati sciiti.

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Quadrelli: gilet gialli, lotta per le strade di Parigi e popolo della banlieue

Domani si annuncia un altro giorno di gloria per gli insorgenti francesi. Dopo la debacle inferta alla polizia  sabato scorso a Parigi, c’è grande attesa sulla prossima mobilitazione dei gilet gialli. Intanto però arriva, a confermare la nostra lettura della battaglia del 1° dicembre, un breve testo. Lo ha pubblicato Emilio Quadrelli sulla sua pagina facebook.
Per chi non lo conoscesse Quadrelli è un ricercatore sociale. Lavora all’Università di Genova e ha alle spalle una storia di militanza e di carcere. Sua è l’opera fondamentale per la conoscenza del fenomeno delle batterie di rapinatori degli anni Settanta: “Andare ai resti”. Un capolavoro. Oggi si occupa di criminalità e immigrazione. E quindi di insorgenza sociale ne sa e ne capisce… 

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6 dicembre 1975: con gli scontri al corteo delle donne Lotta continua comincia a morire

Il 6 dicembre 1975, la prima grande manifestazione nazionale delle donne  per l’aborto segna lo strappo tra Lotta Continua e il Movimento femminista. Una rottura che sarà tra le principali cause della dissoluzione del gruppo meno di un anno dopo.
Gli accordi sono chiari: niente striscioni di organizzazione, compagni in fondo al corteo, servizio d’ordine di sole donne. Ma un pezzo grosso di Lotta Continua a Roma non ci sta. Sono in piazza da quindici giorni. Dalla morte di Pietro Bruno (vittima di un errore di valutazione del servizio d’ordine di LC) è partita una forte mobilitazione studentesca contro il governo. 
Così a piazza Cavour è schierato uno spezzone di corteo antagonista all’autonomia delle donne. Lo apre uno striscione della sezione Cinecittà di Lotta Continua, seguono militanti di entrambi i sessi. Lo irrobustiscono compagni e compagne dell’Autonomia. Cercano di entrare a metà del corteo. Scatenanano così la reazione furiosa delle donne, anche di lotta Continua, che partecipavano convintamente alla manifestazione. 

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