Parigi brucia, oltre il terrore dell’Isis continua il gioco degli apprendisti stregoni

La Francia ha cominciato a dispiegare tutta la forza di cui è capace per rispondere all’attacco islamista che ha fatto centinaia di vittime nel centro di Parigi, venerdì notte:
un bombardamento aereo sulla roccaforte dell’Isis che, al di là della dichiarata ‘intelligenza’ non può non aver fatto vittime civili,
un rastrellamento di polizia nelle case di 150 potenziali terroristi residenti nel territorio della Repubblica che ha prodotto 23 arresti e il ritrovamento di armi.
Le indagini si estendono oltre confine: a Nord, in Belgio, è fallito il blitz per arrestare l’unico sopravvissuto certo, l’autista della Seat abbandonata dopo gli assalti ai ristoranti, a Sud, in Piemonte, dove è stata lanciata la ricerca di un’altra Seat, guidata da un altro presunto componente del commando e presumibilmente passata per il varco di Ventimiglia.
Continuano a infuriare le polemiche politiche, con una destra estrema (Salvini e Meloni) che continuano a strumentalizzare l’offensiva dell’Isis criminalizzando tout cour il fenomeno immigratorio.  Una evidente forzatura, alla luce delle emergenze investigative: tutti i guerriglieri identificati con certezza sono francesi o belgi, figli di immigrati nati in Europa. Nel dibattito dei social network affiorano anche analisi più elaborate, che cercano di spostare il fuoco della discussione sul fallimento delle politiche di integrazione (che è del tutto evidente) e sullo ius solis, cioè il diritto di cittadinanza legato al suolo di nascita, norma che il governo Renzi vorrebbe introdurre per i figli degli immigrati regolari. Su un piano più alto – ed è un suo cavallo di battaglia da tempo  – si pone Silvio Berlusconi che invita a ripensare la politica europea nei confronti della Russia. Una posizione che, caso più unico che raro, ottiene il conenso dell’ex premier e presidente della Commissione europea Romano Prodi. Putin infatti ha impegnato da settimane la sua aviazione a sostegno del legittimo governo siriano e quindi non è proprio il caso di tenere diviso il fronte anti-Isis.
E’ però di diverso avviso il presidente francese. Hollande proprio oggi ha ribadito che Assad alla fine se ne dovrà andare. Dimostrando così che chi allarga il cerchio, pone dubbi, solleva distinguo, evoca scenari complessi e antiche responsabilità occidentali, non ha tutti i torti. Perché non c’è dubbio che i barbudos del terzo millennio sono nemici radicali della civiltà occidentale ma è altrettanto evidente che uno dei fattori di incendio della prateria è la benzina versata dalle grandi potenze impegnate nei loro giochi geopolitici a tutela degli interessi strategici militari e finanziari. Come già con Osama, in Afghanistan, più di uno stato europeo e ancora una volta gli Stati Uniti hanno incarnato il ruolo dell’apprendista stregone a cui sfugge il controllo delle forze suscitate.

Informazioni su

Ugo Maria Tassinari è l'autore di questo blog, il fondatore di Fascinazione, di cinque volumi e di un dvd sulla destra radicale nonché di svariate altre produzioni intellettuali. Attualmente lavora come esperto di comunicazione pubblica dopo un lungo e onorevole esercizio della professione giornalistica e importanti esperienze di formazione sul giornalismo e la comunicazione multimediale

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