1 maggio 1947. La banda Giuliano fa strage a Portella della Ginestra

portella delle ginestreIl primo maggio del 1947, nei pressi di Piana degli Albanesi, vicino Palermo, durante la Festa del Lavoro, alcuni banditi spararono sulla folla e uccisero 12 persone, ferendone più di 30. In quella circostanze si compì la strage di Portella della Ginestra: per molti, il primo grande mistero dell’Italia repubblicana. I colpi, come si seppe in seguito, furono sparati da Salvatore Giuliano, il leggendario bandito di Montelepre, protagonista del dopoguerra criminale in Sicilia e dalla sua banda; non si è mai saputo, invece, il movente di quell’eccidio, chi lo abbia ordinato e chi abbia coperto le indagini successive. Serve ancora ricordarlo oggi perché non sempre lo scontro in Sicilia è stato tra lo Stato e il crimine organizzato: in un tempo ancora abbastanza vicino il conflitto era tra la sinistra e le classi sociali popolari e l’alleanza trasversale tra apparati statali e mafia 

Le lotte contadine contro il latifondo

Le zone intorno a Portella erano attraversate da un’antica tradizione di lotte per la terra che vedevano contrapporsi mafia e movimento contadino. Nell’immediato dopoguerra, nei latifondi dei grandi proprietari terrieri, cominciò uno scontro durissimo dopo l’abolizione della mezzadria. I contadini occuparono le terre, i proprietari risposero con spedizioni punitive dei campieri mafiosi.
Pur di non rinunciare ai loro privilegi i latifondisti erano disposti a usare il braccio armato della Mafia contro i contadini affamati. Emblematico fu lo sciopero organizzato il 16 settembre 1944, in cui il segretario del PCI siciliano, Girolamo Li Causi, affrontò le problematiche contadine davanti al capomafia CalogeroVizziniFu un movimento di popolo straordinario– racconta Emanuele Macaluso, ex dirigente comunista siciliano- con scontri molto duri e violenti. Io nel ’44 accompagnai Li Causi a Villalba per fare un comizio dove non si doveva parlare perché c’era Calogero Vizzini e per la prima volta la mafia sparò. Spararono con le pistole e Li Causi fu ferito ad un ginocchio?.
Naturalmente contro le manifestazioni contadine, la mafia non usò mezze misure:  vennero stroncate decine di vittime tra sindacalisti e contadini. In quelle terre si muoveva la banda di Salvatore Giuliano e la sua gente iniziava a guardarlo con la speranza di un riscatto contro i proprietari e contro la mafia. Giuliano per tutti divenne un giustiziere: il nemico dei ricchi che proteggeva i poveri, come fu definito da molti. La fama del bandito, nemico dei superbi e protettore degli umili  dilagò.

Il ruolo della mafia nel separatismo

In quel periodo la mafia ebbe  un ruolo decisivo nella vicenda del Movimento per l’Indipendenza Siciliana, di cui in qualche modo costituì il braccio armato con la massiccia presenza di mafiosi nell’EVIS (Esercito Volontario per l’Indipendenza della Sicilia) che voleva annettere la Sicilia agli Stati Uniti. Questa situazione ebbe vita breve fino al settembre 1945 quando il governo di unità nazionale ordinò l’arresto di Andrea Finocchiaro Aprile.
Nell’EVIS Giuliano vide la possibilità del riscatto dai crimini commessi. Nel quartier generale di  Sagana, pochi chilometri da Montelepre, alcuni separatisti offrirono al bandito il grado di colonnello, la bandiera dell’EVIS e la promessa di amnistia a vittoria avvenuta.
Fu così che dal dicembre 1945 al febbraio 1946, la banda Giuliano iniziò una serie di attentati contro le caserme dei carabinieri, provocando decine di vittime. Il bandito comune era divenuto una sorta di terrorista che agiva sotto la bandiera politica del separatismo.
In Italia le cose cominciano a cambiare con il viaggio in America del premier De Gasperi nel gennaio 1947, che prepara la rottura del governo di unità nazionale.  In Sicilia- regione a statuto speciale- il 20 aprile 1947 il Blocco del Popolo (la coalizione elettorale formata da Pci, Psi e dal Partito Democratico del Lavoro) vinse a sorpresa le elezioni regionali, una vittoria relativa, che costrinse la Dc ad allearsi con la destra monarchica, qualunquista e separatista. Il contesto politico aiuta a capire la strage di Portella della Ginestra.

Un massacro commissionato dai soliti noti

Dopo la vittoria delle sinistre in Sicilia, le stesse persone che avevano assoldato Giuliano nella causa separatista, gli chiesero di combattere il comunismo con un’azione dimostrativa. E l’occasione si presentò dieci giorni dopo la vittoria del Blocco del Popolo: proprio durante il primo maggio del 1947, quando circa duemila persone si diedero appuntamento nella piana di Portella della Ginestra per la Festa del Lavoro.
Ma quella giornata di festa del primo maggio del ’47, si trasformò in una tragedia perché raffiche di mitra uccisero 12 persone e ne ferirono più di 30, molti dei quali donne e bambini. Già due giorni dopo la strage di Portella della Ginestra, l’allora Ministro dell’Interno Mario Scelba, rilasciò la prima dichiarazione ufficiale: Questo non è un delitto politico e non può essere un delitto politico, perché nessuna organizzazione politica potrebbe rivendicare a sé la manifestazione e la sua organizzazione?
Gli esecutori materiali vennero individuati da quattro cacciatori che quel primo maggio 1947 erano sulle montagne di Portella della Ginestra per una partita di caccia. Questi dichiararono di essere stati disarmati e sequestrati da un gruppo di uomini che poi si misero a sparare sulla folla. Tra loro un uomo con l’impermeabile bianco e il binocolo al collo che identificarono in seguito come Salvatore Giuliano.
All’epoca della strage di Portella, alcuni esponenti delle forze di polizia, anche elevati, erano profondamente inquinati da contatti, scambi di favore con i gruppi briganteschi, quindi una decisa azione investigativa avrebbe svelato tali complicità. Ovviamente dopo la strage di Portella della Ginestra, questi rapporti divennero scomodi.

Informazioni su

Ugo Maria Tassinari è l'autore di questo blog, il fondatore di Fascinazione, di cinque volumi e di un dvd sulla destra radicale nonché di svariate altre produzioni intellettuali. Attualmente lavora come esperto di comunicazione pubblica dopo un lungo e onorevole esercizio della professione giornalistica e importanti esperienze di formazione sul giornalismo e la comunicazione multimediale

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