16 aprile 1971: pubblicato il rapporto Mazza, il prefetto che voleva sciogliere l’estrema sinistra

rapporto mazza“Il Messaggero” di Roma pubblica con rilievo il rapporto, inviato nel dicembre 1970 al Viminale, del prefetto Libero Mazza secondo cui, a Milano, “20.000 maoisti” sarebbero pronti, armi in pugno, a distruggere le istituzioni democratiche e contenente l’invito alle autorità a sciogliere i movimenti di estrema sinistra o quantomeno scegliere una linea dura di sistematica repressione della presenza dei servizi d’ordine nei cortei. Il rapporto scatenò dure polemiche soprattutto dalla stampa e dagli uomini politici di sinistra. L’Unità lo bollò come «uno pseudo rapporto nel quale si farneticava di fantomatiche organizzazioni paramilitari di sinistra»; Eugenio Scalfari, all’epoca deputato socialista, dichiarò che il prefetto era «uno sciocco, che non capisce quanto accade, o un fazioso che non vuole capire», mentre il sindaco Aldo Aniasi (che amava porsi in testa a cortei per il disarmo della polizia) deplorò le tesi di Mazza, considerandole inutilmente allarmistiche e politicamente pericolose, oltre a lamentarsi del fatto che del rapporto Mazza non gli fosse stata data visione prima dell’invio al Ministro dell’Interno Franco Restivo. Solo il vicedirettore de La Stampa, Carlo Casalegno (ucciso nel 1977 dalle BR) prese le difese del rapporto Mazza. Questa la parte centrale del testo (qui il rapporto integrale):

In uno Stato di libertà, quale quello previsto dalla nostra Costituzione, è consentita l’attività di associazioni che si propongono il mutamento degli ordinamenti politici esistenti, purché questi propositi siano perseguiti mediante il libero dibattito e senza il ricorso, diretto od indiretto, alla violenza (Corte Costituzionale Sent. n. 114 del 1967). Ma l’illiceità di questi movimenti risulta anche della loro particolare struttura organizzativa di carattere paramilitare, nonché dalle modalità di impiego e dell’equipaggiamento dei gruppi d’azione che contrastano col divieto dell’art. 18 della Costituzione (v. anche DL 14.2.1948, n. 43).
Se, per mancanza di una legge ordinaria che determini la procedura e gli organi competenti a reprimerne l’attività, non è possibile procedere allo scioglimento di tali gruppi in via amministrativa (come invece è ormai possibile in Francia), occorrerebbe quanto meno vietare che i reparti organizzati intervengano alle dimostrazioni in assetto da guerriglia cittadina, non esitando ad assicurare il rispetto del divieto con la coazione diretta.
L’attuazione di siffatto indirizzo, per le implicazioni che ne possono derivare, attiene ovviamente ad una scelta di politica generale, per cui si ritiene di sottoporre la questione a codesto On.le Ministero per le conseguenti determinazioni da adottare in sede governativa, non senza far rilevare che il nostro ordinamento offre una base sufficiente per condurre sino in fondo con fermezza e decisione una azione di tal genere.

 

Informazioni su

Ugo Maria Tassinari è l'autore di questo blog, il fondatore di Fascinazione, di cinque volumi e di un dvd sulla destra radicale nonché di svariate altre produzioni intellettuali. Attualmente lavora come esperto di comunicazione pubblica dopo un lungo e onorevole esercizio della professione giornalistica e importanti esperienze di formazione sul giornalismo e la comunicazione multimediale

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