Report sulla Lega lombarda e i movimenti autonomisti

[Questo è un testo inedito, di inizio anni 90, una scheda analitica richiestami da Scalzone non so più per quale pubblicazione o saggio poi non realizzati]

legaNordLa Lega Lombarda - Alleanza Nord è una federazione di movimenti autonomistici su base regionale che nelle ultime elezioni regionali (maggio 1990) hanno eletto propri rappresentanti in tutte le Regioni dell'Italia settentrionale a statuto ordinario (Val D'Aosta - Trentino Alto Adige e Friuli-Venezia Giulia per la presenza di consistenti minoranze linguistiche hanno statuti con più spiccate autonomie rispetto allo Stato centrale)º Piemonte - Liguria - Lombardia - Veneto - Emilia Romagna. i risultati sono variati dal 2° percento della Lombardia al 3.µ dell'Emilia-Romagna per una media nazionale superiore al 5% che ha collocato il movimento al quarto posto - superando i neofascisti del MSI ed eguagliando il risultato elettorale delle due liste Verdi (anche se un risultato simile in sede di elezioni politiche generali premierebbe nel numero degli eletti gli autonomisti che concentrano le proprie forze in collegi popolosi che eleggono un alto numero di deputati con minore dispersione di resti).
Le liste della federazione erano presenti anche nelle regioni del Centro e del Sud - con la formula Lega XY (nome della regione) Alleanza Centro (o Sud) ma tranne che in Toscana - dove si è superato l'un percento i risultati sono stati irrisori.
Questa operazione più che a concreti risultati elettorali mirava evidentemente a respingere gli attacchi martellanti di gran parte della stampa cosiddetta di informazione -in realtà espressione del sistema dei partiti e delle sue articolazioni politico-affaristiche - che accusavano il movimento di essere xenofobo e razzista (in Italia per le particolari vicende storiche del processo di unificazione nazionale e per le specificità del modello di sviluppo capitalistico il Sud si è venuto configurando come colonia interna - polo di sottosviluppo funzionale e quindi come catalizzatore delle tensioni razzistiche del Nord sviluppato).
In effetti il primo movimento autonomistico che ha raggiunto una qualche consistenza elettorale all'inizio degli anni 80 - la Liga Veneta - patrimonio sostanzialmente dilapidato per una notevole litigiosità interna che ha portato il gruppo dirigente spaccato a contendersi in Tribunale simbolo elettorale e nome della lista - aveva caratteristiche più spiccatamente xenofobe ma attualmente la forza trainante del movimento è proprio la Lega Lombarda - che dal punto di vista dei consensi elettorali è in crescita esponenziale. Alle elezioni politiche del 1987 ha infatti eletto un deputato e un senatore - alle elezioni europee del 1989 ha mandato due rappresentanti a Strasburgo - oggi ha invaso le amministrazioni locali con una massiccia ed estesa truppa di eletti.
Il suo leader carismatico - Umberto Bossi - che ha il controllo totale dell'organizzazione (basti pensare che i militanti che hanno in qualche misura diritto di decisione all'interno del movimento per meccanismi statutari che privilegiano i soci fondatori sono meno di 200) sta spingendo per depurare ulteriormente i toni razzistici e xenofobi contro meridionali e immigrati extracomunitari (questione esplosa con notevole ritardo in Italia negli ultimi due anni) e accentuare invece - con logica poujadistica - la polemica con lo Stato accentratore - il fisco esoso - l'ineguale distribuzione delle risorse nello scambio Regioni-Stato tra Nord e Sud (ma le statistiche presentate dalla Lega non tengono conto che per decenni questo meccanismo di scambio ineguale - a partire dall'unità nazionale - ha drenato risorse dal Sud al Nord per favorire un meccanismo forsennato di accumulazione originaria accelerata) e propone come correttivo quote protette per gli "indigeni” nel pubblico impiego, nell'assegnazione delle case popolari e in numerosi altri meccanismi tipici del welfare italiano.
All'ossessivo richiamo mitologico e simbolico della lotta dei Comuni lombardi nel XII secolo contro le mire universalistiche dell'imperatore Federico Barbarossa (da cui il simbolo elettorale del Carroccio e della spada di Alberto da Giussano - comandante delle truppe della Lega - e la cerimonia del giuramento di Pontida per gli eletti alle amministrative - che ricalca appunto la cerimonia di costituzione della Lega guelfa nel XII secolo immortalata dalla poesia di Carducci. L'han giurato - li ho visti in Pontida . che con la sua retorica patriottarda ha intossicato generazioni di liceali italiani, si accompagna sempre più spesso il richiamo a Cattaneo - il teorico nel Risorgimento italiano di un processo di unificazione nazionale su base federalista.
Ma se dall'empireo del simbolico e dell'immaginario collettivo si scende sul terreno della prassi politica e degli umori viscerali della base elettorale leghista il discorso cambia. E' indubbio infatti che alla base dell'incredibile ascesa elettorale della Lega (ancor più notevole se si tiene conto che il sistema politico italiano è assai vischioso e le elezioni amministrative sono fortemente condizionate dal voto di scambio controllato dalle macchine politiche-affaristiche - e al Sud da consistenti settori della criminalità organizzata© è dovuto sia al crescente livore di ampi settori di ceto medio -finora collocato anche a sinistra - contro le disfunzioni di un apparato statale e di un meccanismo fiscale che penalizza i ceti a reddito fisso e i lavoratori dipendenti sia a zone profonde e a umori montanti di chiusura razzistica e xenofoba.
E infatti la Lega ha cavalcato la tigre dell'opposizione alla sanatoria voluta dal vicepresidente del Consiglio dei ministri, il socialista Martelli - in favore degli immigrati extracomunitari sulla base di posizioni lepeniste che lo stesso Movimento sociale (alleato storico nell'Eurodestra del Fronte ha ripudiato. 
Ovviamente Bossi non utilizza argomenti beceri di tipo segregazionista ma teorizza formule di tipo comunitario e di rispetto delle differenze che non sono facilmente liquidabili e possono generare confusione.
E' su questo terreno - ad esempio - che si è sviluppato un'inquietante contiguità con alcuni settori della destra più radicale italiana che - fuoriuscita dall'orbita strettamente neofascista - ha sviluppato un discorso di tipo nazionalitario e antimondialista affine a quello leghista (qui evidentemente il sostrato teorico è l'opposizione di Tonnieó comunità-società). 
Così ad esempio i militanti del gruppo Orion (in cui sono evidenti i richiami a mitologie ario-pagane) sono attivisti di 
base della Lega. Così ad esempio Fabrizio Zani - teorico dello spontaneismo armato alla fine degli anni Settanta e poi arrestato e condannato al carcere a vita per l'omicidio di un "infame” (un delatore che aveva causato l'arresto di un altro leader latitante della lotta armata di destra) nella sua -per altro interessante - produzione pubblicistica dal carcere teorizza l'abbandono della posizione neofascista a favore di un approdo nazionalista-etnico assai affine per molti versi al discorso di Bossi.
Notevoli sono poi le specificità regionali. Mentre in Liguria e in Emilia il successo elettorale è sostanzialmente il risultato del grande impatto nell'immaginario collettivo della agitazione antistatale e antiromana della Lega lombarda - in Piemonte e in Veneto le Leghe federate presentano caratteristiche autonome.
In Piemonte il movimento si è presentato diviso in due liste alle elezioni. La lista federata alla Lega Lombarda è diretta da Gipo Farassino - chansonnier torinese ex comunista - professionalmente ispirato a Brel e Brassens e solo agli inizi degli anni 80 convertito ai valori dell'autonomismo e della piemontesità. Il gruppo scissionista diretto da un certo Gremmo presenta caratteri apertamente reazionari - è dichiaratamente xenofobo - razzista e filosionista su posizioni occidentaliste (il baluardo d'Europa in Terrasanta contro i piedi neri arabi), fa una battaglia di facciata sull'uso del piemontese come lingua autonoma (compiendo un'evidente mistificazione storica: lo stesso regno di Savoia usava come lingua di corte il francese e non il piemontese).
La Liga Veneta - invece - che adotta il Leone di San Marco - simbolo dell'espansionismo coloniale della Repubblica oligarchica di Venezia nel Medioevo - ha accentuato - con una pratica di colpi ad effetto mediatico - la polemica con lo Stato unitario sul terreno dei riferimenti storici. E' della campagna elettorale l'accostamento (ritenuto sacrilego dal senso comune patriottardo) tra Garibaldi - eroe dell'unificazione nazionale - e i brigatisti rossi (argomento:Garibaldi aggredì con una banda di guerriglieri uno stato sovrano - il regno delle due Sicilie - per consegnarlo ai piemontesi...). Nell'ultimo periodo Rocchetta - leader della Liga Veneta - ha ulteriormente alzato il tiro attaccando lo stesso presidente della repubblica con termini feroci sul piano personale - per le aperture nel discorso del Primo Maggio verso gli immigrati comunitari.
Nonostante i tentativi di sfondamento al Sud con un discorso antiunitario e antiromano il movimento delle Leghe resta attualmente circoscritto all'area geografica più sviluppata di Italia - il Nord - originando così un'indubbia anomalia rispetto alla gran parte dei movimenti nazionalitari su scala europea. va comunque ripetuto - in conclusione - che manca comunque una base etnica oggettiva per un discorso di tipo nazionalitario e che l'esperienza leghista si richiama piuttosto a opzioni federaliste che sono sempre state marginali nel dibattito politico italiano (il cui processo di unificazione nazionale è stato fortemente influenzato dal centralismo napoleonico).
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One comment on “Report sulla Lega lombarda e i movimenti autonomisti
  1. Matteo Luca Andriola ha detto:

    Interessantissima analisi. Citando Tonnies, citi indirettamente uno dei teorici piu’ amati dalla ND. Non solo: accenni alla militanza di base nella Lega di esponenti di “Orion” (sinergia, quella fra nazionalbolscevismo ed etnoregionalismo, e Nouvelle droite, evidente nel programma di Nuova Azione, che aderisce al Fronte europeo di liberazione e Sinergie europee come Nouvelle Resistance e altri movimenti affini) e ad affinità fra pensiero bossiano e quello di Zani, ecolocalista e collaboratore di “Frontiere” di Eduardo Zarelli, anch’egli vicinissimo a Marco Tarchi

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