6 giugno 1968: un attivista palestinese uccide a Los Angeles Robert Kennedy

Esattamente cinquant’anni fa Robert Kennedy moriva dopo essere stato raggiunto da tre colpi di pistola all’Ambassador Hotel di Los Angeles.  Tra il 4 e il 5 luglio 1968, poco dopo la mezzanotte, “Bobby” stava celebrando la vittoria con un discorso all’Ambassador Hotel di Los Angeles. Dopo aver parlato, si sarebbe dovuto spostare nella sala stampa dell’hotel per un colloquio con i giornalisti. Nel tragitto verso l’altra stanza, Sirhan Sirhan riuscì a esplodere quattro colpi del suo revolver calibro 22. Il primo proiettile si rivelò quello fatale: colpì Robert Kennedy alla testa. Le sue ultime parole, pronunciate subito dopo essere stato colpito, furono: “E gli altri? Come stanno gli altri?”. Sirhan venne bloccato e arrestato: sta ancora scontando l’ergastolo in una prigione della California. Robert Kennedy morì 26 ore dopo l’attentato, all’Hospital of the Good Samaritan di Los Angeles. Sirhan disse di aver sparato per il sostegno di Kennedy a Israele. L’esecuzione del fratello minore di John Fritzgerald, il presidente americano ucciso il 22 novembre 1963 a Dallas, finirà per spianare la strada al successo alle elezioni presidenziali di novembre al candidato repubblicano, il reazionario Richard Nixon, che era stato sconfitto da Kennedy nel 1960.

Negli anni al Dipartimento di giustizia, che gli era stato affidato dal fratello, Robert Kennedy si avvicinò al movimento per i diritti civili e al leader carismatico Martin Luther King. Nove mesi dopo la morte del fratello John a Dallas, venne eletto al Senato e nel 1964 il democratico Lyndon Johnson, già vicepresidente di Jfk, fu riconfermato alla Casa Bianca. Da senatore, Robert Kennedy appoggiò i diritti civili degli afroamericani, viaggiò in Sudafrica criticando pesantemente l’apartheid, si oppose al crescente impegno nella guerra del Vietnam portato avanti da Johnson. Fu anche favorevole a dichiarare illegale la pena di morte negli Stati Uniti. Celebri i suoi discorsi sul Pil, in cui criticò l’utilizzo di quell’indicatore come unico segnale del benessere: “Non troveremo mai un fine per la nazione né una nostra personale soddisfazione nel mero perseguimento del benessere economico, nell’ammassare senza fine beni terreni”. Nel 1968 “Rfk”, come ormai era stato ribattezzato, si candidò con il Partito democratico per la presidenza, rilanciando il “sogno kennediano” contro la restaurazione di Johnson, un texano reazionario scelto da John proprio per coprirsi a destra. I movimenti pacifisti e gli afroamericani lo sostennero contro Johnson – ritenuto artefice dell’escalation in Vietnam – che si ritirò dopo alcune performance opache nei primi Stati delle primarie. Robert Kennedy si ritrovò contro il solo Eugene McCarthy per decretare chi avrebbe potuto sfidare e sconfiggere alla convention democratica Hubert Humphrey, vicepresidente di Johnson. La vittoria di Robert Kennedy alle primarie in California e in South Dakota sancì che sarebbe stato lui ad affrontare Humphrey.

 

Informazioni su

Ugo Maria Tassinari è l'autore di questo blog, il fondatore di Fascinazione, di cinque volumi e di un dvd sulla destra radicale nonché di svariate altre produzioni intellettuali. Attualmente lavora come esperto di comunicazione pubblica dopo un lungo e onorevole esercizio della professione giornalistica e importanti esperienze di formazione sul giornalismo e la comunicazione multimediale

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