Roberto Sandalo, il comma Funari e il giorno che l’ho conosciuto

Sandalo/Severini al presidio antislamico

Se sei uno stronzo mica ti posso chiamare sciocchino” (Gianfranco Funari)

Non mi lascerò fuorviare dal dibattito di questi giorni e dalla condanna dei discorsi dell’odio tracimati nei social network in occasione della malattia di Bersani). La morte non cancella quello che sei stato: Roberto Sandalo era un pessimo soggetto e gli occorreranno molte reincarnazioni per ripulirsi di tutto il male che ha fatto in questa vita, a ripetizione.

Da iperviolento che veste le sue pulsioni di nobili intenzioni di paladino dell’antifascismo militante.

Da terrorista opportunista che non esita a vendere i suoi compagni per pararsi il culo

Da megalomane che non perde occasione di somministrare la sua presuntuosa idiozia pontificando a destra a manca contro chi ha scelto di non pentirsi per rispetto della propria storia e anche dei danni che ha fatto, accettando di pagarne il prezzo, come buona parte dei suoi compagni di Prima Linea

Da provocatore al soldo di chissà quale  apparato di intelligence nell’infiltrazione nella Lega

Da velleitario frustrato che, a rota di adrenalina, si inventa una personale one man band (armata) da neo-crociato.

Di quest’ultima stagione ci sono belle testimonianze nei blog di kelebek (parte 1 e parte 2) e di cloroalclero (una pacifista amica del popolo palestinese che fu bersaglio di un suo attentato, per fortuna fallito, rivendicato come Brigate cristiane combattenti) e quindi mi limiterò a raccontarvi il giorno che l’ho conosciuto.

L’intervista a Repubblica

Un buon esempio di come in certe occasioni dentro una goccia d’acqua (o in uno schizzo di merda, per restare in materia) c’è tutto l’universo…

Erano i primi giorni di ottobre del 77. Assemblea dell’Autonomia al Politecnico di bilancio dopo il convegno di Bologna e gli scontri per Walter Rossi. Io arrivo abbastanza in ritardo che sta già intervenendo un piemontese in trench bianco. Ci sta a spiegare in pubblica assemblea come si fanno gli scontri a Napoli.  Cioè uno che ha sempre operato a Torino, la città con il centro storico piu haussmanizzato d’Italia , pretendeva di venire a fare lezione nella ex capitale che se l’era cavata con un semplice rettifilo, circondato da un intonso reticolo di vicoli e vicarielli.

Resto qualche minuto rapito ad ascoltare, poi raggiungo i miei. Rapido lo scambio di battute: “Ma chi è sto strunze?“. Mi fulminano in due: “Zitto e siedi, che è il nuovo commissario di Prima Linea“. Un genio della clandestinità…

Del resto la prova evidente della sua mente malata era offerta da alcuni trucchi insegnati ai suoi “pischelli”:

1. per nascondere il pistolone di ordinanza usare un trench una misura più grande. Ottimo, in una città dove c’era il sole 300 giorni all’anno. Quindi quando vedevi un compagno sull’autobus con l’impermiabilone bianco a luglio capivi subito: o è un tossico che non vuole far vedere le braccia oppure…

2. per non farsi riconoscere parlare in un altro dialetto. Regola che i suoi militanti, disciplinatamente, applicavano anche con gli ex compagni di scuola (il sottoscritto) creando situazioni di surreale sputtanamento …

Per fortuna durò un mese perché poi dovette partire per il militare …

No, se sei uno stronzo non ti posso chiamare sciocchino …

 

 

Informazioni su

Ugo Maria Tassinari è l'autore di questo blog, il fondatore di Fascinazione, di cinque volumi e di un dvd sulla destra radicale nonché di svariate altre produzioni intellettuali. Attualmente lavora come esperto di comunicazione pubblica dopo un lungo e onorevole esercizio della professione giornalistica e importanti esperienze di formazione sul giornalismo e la comunicazione multimediale

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