Sangue sparso, meriti e limiti del primo film che racconta da destra gli anni di piombo a Roma

Ieri ho assistito (e pubblicamente discusso) Sangue sparso il film di Emma Moriconi sugli anni di piombo a Roma, proiettato a Potenza grazie all’impegno personale di qualche giovane (quarantenni)  esponente della destra potentina . Non avendo nessuna competenza cinematografica mi asterrò da considerazioni sullo specifico filmico se non per un aspetto con dirette implicazioni sul risultato narrativo, che a me sta a cuore. Il bassissimo budget disponibile e altre difficoltà organizzative (legate alla scarsa collaborazione dell’amministrazione Alemanno) non hanno consentito di girare scene di massa per raccontare le morti di Recchioni e Giaquinto e così è andata perduta la dimensione di massa e collettiva del fenomeno. La disponibilità di centinaia di giovani allo scontro duro con le forze dell’ordine e alla pratica della guerriglia urbana è invece un dato storico che va restituito per non generare l’equivoco che a “far danni” in quel periodo siano stati soltanto piccoli gruppi claustrofobici e sfrenatamente autoreferenziali.

La riflessione che mi interessa offrire ai  lettori riguarda invece la scelta del campione delle “vittime” che è, come sempre, arbitraria ma non capricciosa. Un tema che ho già sviluppato a suo tempo, in polemica con la selezione compiuta da Luca Telese per i suoi 21 “cuori neri”. Tra i tanti caduti a Roma negli anni di piombo Emma ha scelto di raccontare dieci morti, distribuite in un arco di tempo che va dal gennaio ’78 al febbraio ’83. Un campione equilibrato, quasi perfettamente  tripartito anche se disomogeneo (ci sono vittime di terrorismo e di violenza politica così come, d’altra parte, di uso improprio delle armi ma anche di brutalità poliziesca):

quattro fascisti uccisi dai compagni: Ciavatta e Bigonzetti, Mancia, Di Nella;

tre compagni uccisi dai fascisti: Scialabba, Principessa, Verbano;

tre fascisti uccisi dalle forze dell’ordine: Recchioni, Giaquinto, de Angelis (anche se la versione ufficiale parla di suicidio la regista fa propria la tesi dei familiari: Nanni è stato lasciato morire per il brutale pestaggio subito).

E qui emergono i due principali meriti di Emma:

non aver ceduto all’autoreferenzialità e al tribalismo identitario;

aver respinto la logica vittimaria, rifiutando il dispositivo di demonizzazione dell’avversario e di angelizzazione della propria parte.

Mancano però, altre tre componenti per proporre un racconto completo degli anni da piombo “visti da destra”:

i fascisti uccisi dai “guerriglieri neri”: Leandri (non lo era ma il commando era convinto di uccidere un avvocato di “Soccorso nero”) Mangiameli, Perucci, De Luca e Pizzari

le forze della legge e dell’ordine uccise dai “guerriglieri neri”: Arnesano, Evangelista, Amato, Straullu e Roma, Capobianco, Radici, Sammarco e Carretta

i “guerriglieri neri” uccisi dalle forze dell’ordine: Anselmi, Alibrandi e Vale (anche in questo caso la tesi ufficiale è il suicidio ma i particolari che non tornano sono veramente troppi).

Il nodo della lotta armata è affrontato di sguincio nel film, grazie alla figura di fantasia della protagonista. Una militante borderline tra attivismo di partito e passaggio alle armi, che ha avuto il marito ucciso in un finto incidente stradale: si ferma al momento della realizzazione del sogno della vendetta ma non quando deve difendere i suoi camerati da un’aggressione a mano armata dei compagni  (e si fa perciò 5 anni di galera).

“Sangue sparso” non è solo un’opera prima ma anche la prima opera che affronta una tematica così complessa dal  punto di vista del ridotto di una destra isolata e sotto assedio. Dal lavoro fatto bisognerà ripartire per affrontare quello che per me è il principale nodo, umano prima che politico, attorno a cui si è mossa tanta parte della mia ricerca. Perché se, per restare al solo campo della “guerra per bande”, a Roma in quegli anni ad ammazzare i camerati hanno concorso in pari misura i “rossi” e i “neri” bisognerà pure cominciare a chiedersi perché i fascisti non si vogliono bene neanche tra loro …

Informazioni su

Ugo Maria Tassinari è l'autore di questo blog, il fondatore di Fascinazione, di cinque volumi e di un dvd sulla destra radicale nonché di svariate altre produzioni intellettuali. Attualmente lavora come esperto di comunicazione pubblica dopo un lungo e onorevole esercizio della professione giornalistica e importanti esperienze di formazione sul giornalismo e la comunicazione multimediale

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One comment on “Sangue sparso, meriti e limiti del primo film che racconta da destra gli anni di piombo a Roma
  1. swarm ha detto:

    su un argomento del genere, composto da così tante storie finite male, da così tante vite con storie personali, da così tanti eventi a susseguirsi, da argomenti impegnativi ma legati alla spensierata gioventù… e da un periodo storico così lungo, come minimo ci si aspettava una serie tv stile “gomorra” o “romanzo criminale”… forse sangue sparso può servire ad aprire il cervello a qualche casa produttrice importante o a qualche regista dalle grosse potenzialità professionali ed economiche da poter mettere su un lavoro degno di tanta importante storia

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