A scuola di giornalismo

[Un mio editoriale per il Basento, il mensile della scuola di giornalismo dell’Università di Basilicata, inverno 2007]

GuernicaPicasso viveva a Parigi nel giugno 1940, allorché le truppe tedesche arrivarono nella capitale francese. Un alto ufficiale della Wermacht, non privo di cultura, ritenne di dover rendere omaggio al massimo pittore vivente, sebbene notoriamente antifascista. Girando nel suo studio ebbe così modo di vedere lo straordinario lavoro di “Guernica” ormai quasi terminato e apostrofò l’artista: “Questo l’ha fatto lei?”. Il Maestro secco: “Veramente lo avete fatto voi”.
Mi è capitato talvolta di citare questo aneddoto – io l’ho appreso da Sciascia, uno che per ricercare la verità non esitò a sfidare lo strapotere mediatico dei “professionisti dell’antimafia” – per stroncare il malvezzo diffuso di confondere la responsabilità di un male con la sua descrizione. Oggi non è il caso. Perché sempre più spesso narrazioni giornalistiche producono effetti negativi di realtà, attraverso meccanismi di manipolazione delle notizie e di adozione di tesi precostituite. Con aspetti paradossali di rovesciamento. Se “Mani pulite” ha trovato uno strumento fondamentale di riproduzione allargata nel corto circuito giustizialista tra stampa, forze politiche anti-sistema e pubblica opinione, oggi assistiamo invece al dispiegarsi di inchieste giudiziarie la cui inquadratura logica e psicologica va ricercata nelle pagine di alcuni giornali, talvolta di pregio e di prestigio, che clamorosamente le anticipano e poi orientano gruppuscoli militanti convinti che l’amministrazione della giustizia sia soltanto un prolungamento della battaglia politica con altri mezzi. Si è spinta ancor più avanti una trasmissione di infotainment che è ricorsa al montaggio di immagini decontestualizzate per trasformare in vero un fatto mai accaduto. Una dimostrazione che è erroneo l’assunto caro al vicepresidente D’Alema, l’essere l’informazione televisiva intrinsecamente più credibile e veritiera della carta stampata.
Sono temi pesanti, gravidi di conseguenze etiche, deontologiche, finanche legali, intorno ai quali l’attenzione di una scuola di giornalismo deve essere altissima. Non possiamo riconoscerci nell’immagine deformata della Basilicata che questa recente campagna di stampa ha offerto. E’ già successo che inchieste giudiziarie che hanno conquistato le prime pagine di giornali nazionali e le aperture dei tg tra squilli di tromba e clamori vari siano affondati in assordanti esiti negativi. Il nostro sforzo sarà quindi, semplicemente, di fare il dovere di ogni giornalista: ricercare la verità senza preconcetti, ma anche senza arrendevolezze. L’attenzione a questi temi innerva significativamente questo secondo numero del giornale: dall’intervista al politico in pensione che critica le compiacenze della stampa locale all’intervista al direttore del Sole 24 Ore che delinea i nuovi scenari (“ragazzi, viaggiate” è la sua principale raccomandazione…), dal dramma dell’inviato rapito alla storia del fotografo premiato peril reportage di guerra. Buona lettura.

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