Speciale sequestro Dozier/2. Il rapimento del generale

SPECIALE SEQUESTRO DOZIER – 1

L’operazione scattò il pomeriggio del 17 dicembre 1981. Intorno alle 17.30 Emilio [Antonio Savasta] e Daniele [Pietro Vanzi] si presentarono al numero 5 di Lungadige Catena, vestiti con tute blu da lavoro. Dietro di loro di qualche passo, pronti a entrare con il baule dove piazzare il generale, Fabrizio [Cesare Di Lenardo] e Rolando [Marcello Capuano].In strada, rimasero Martina [Emilia Libera] e Giorgio [Ermanno Faggiani] con compiti di copertura, muniti di mitra e walkie talkie per comunicare con il nucleo che sarebbe entrato in casa. Federico[Ruggero Volinia], invece, aspettava sul furgone che avrebbe dovuto portare via il sequestrato.

L’irruzione

Emilio suonò il campanello. In casa c’erano il generale e sua moglie Judith Stimpson. Dozier aprì la porta e i due stavolta si spacciarono per idraulici. «Ci scusi, siamo qui per una perdita d’acqua nell’appartamento di sotto. Ci sapete indicare la caldaia?» disse Emilio.
Ma l’italiano dei coniugi americani era piuttosto approssimativo. così Emilio scandì di nuovo la parola«cal-da-ia». Dozier e sua moglie si avvicinarono al vocabolario italiano-inglese per cercare di capire cosa volesse dire quella parola. A quel punto nelle mani dei finti idraulici comparvero due pistole con il silenziatore. Emilio si avventò sulla signora Judith,spingendola con violenza a terra, mentre Daniele colpì il generale allo zigomo sinistro, puntandogli contro l’arma. Ma un attimo dopo Daniele fu travolto da una specie di uragano. 

La reazione del generale

L’americano cominciò a prenderlo a testate e a colpirlo con pugni precisi e violenti al volto. Daniele cadde a terra, ma Dozier continuava a pestarlo. Una reazione così violenta e coraggiosa proprio non se l’aspettavano. e dire che Daniele era anche cintura nera di karate. una sicurezza. Spiritoso, allegro, generoso, veniva da Primavalle e a Emilio piaceva molto. Tra i due si era creato un feeling particolare, tanto che gli altri li chiamavano «i due fratellini». Ma quando hai di fronte un militare americano di carriera, con anni e anni di Vietnam alle spalle, il resto sono solo chiacchiere. Vedendo il suo «fratellino» a terra, travolto da una raffica di pugni e calci, Emilio capì che la situazione stava sfuggendo al controllo e, d’istinto, puntò la pistola alla testa di Judith. «Fermo o l’ammazzo», urlò con tutta la voce che aveva.

Il generale si bloccò di colpo, come paralizzato. e non mosse più un muscolo. Comparve il solito baule, portato in casa da Fabrizio e Rolando, nel quale fu piazzato Dozier, trasportato poi da Fabrizio ed Emilio dalla solita uscita secondaria e caricato sul furgone guidato da Federico. In casa restarono Daniele (stavolta a digiuno) e Rolando, che avevano il compito di «perquisire» l’appartamento alla ricerca di armi e documenti Nato. Poi i due spostarono in un angolo della casa la signora Judith e le misero vicino una radio portatile alzando il volume della musica, per non far sentire ai vicini i movimenti e le urla soffocate della donna. e aspettarono il via libera dagli altri.

Il trasferimento

Poco dopo, in un’altra zona di Verona, il baule veniva trasferito dal furgone a una Ritmo. a quel punto Martina diede l’ok con la ricetrasmittente a Daniele e Rolando, che abbandonarono l’appartamento, mentre gli altri proseguivano su due auto per Padova. Emilio e Giorgio parcheggiarono il furgone nei pressi della stazione di Verona, per poi prendere un treno alla volta di Padova. Daniele e Rolando, invece, si diressero a Milano, in via Verga. Quando lo fecero uscire dalla cassa, Dozier si trovò davanti la stessa scena che era apparsa all’ingegner Taliercio: una tenda montata dentro un appartamento. Prima di interloquire con l’odiato americano, il gruppo aspettò l’arrivo di Giorgio ed Emilio, mezz’ora dopo.

L’equivoco sul nome

Il capo della colonna Annamaria Ludmann, ancora eccitato per l’azione appena compiuta, volle verificare l’identità dell’ostaggio. Ma la pronuncia dell’inglese da parte di un italiano non è affatto simile a quella di un americano. Così, quando Emilio gli disse: «Ma tu sei proprio il generale Dozier?»quello negò, ribattendo di chiamarsi «Geims Lii Dascier». Il gelo avvolse i terroristi. «Cazzo», urlò disperato Emilio, «abbiamo preso l’americano sbagliato!» Ma uno di loro, che aveva un orecchio più sensibile e attento, chiarì l’equivoco. «È lui», li tranquillizzò, «solo che noi non pronunciamo il nome nello stesso modo.»

L’ostaggio fu portato dentro la tenda, dove ancora una volta trovò esattamente quello che aveva trovato Taliercio: un lettino da campo e un piccolo bagno chimico. Anche lui, come l’ingegnere, fu ammanettato a un piede del letto e munito della terribile cuffia che trasmetteva musica in continuazione. La prima rivendicazione arrivò alle 23 con una telefonata alla redazione milanese dell’agenzia Ansa. «Qui Brigate rosse, abbiamo rapito il generale Dozier in via Lungo Adige, 5. Seguirà comunicato.»

FONTE: Nicola Rao, Colpo al cuore, Sperling&Kupfer

Informazioni su

Ugo Maria Tassinari è l'autore di questo blog, il fondatore di Fascinazione, di cinque volumi e di un dvd sulla destra radicale nonché di svariate altre produzioni intellettuali. Attualmente lavora come esperto di comunicazione pubblica dopo un lungo e onorevole esercizio della professione giornalistica e importanti esperienze di formazione sul giornalismo e la comunicazione multimediale

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