17 giugno 1982: i servizi israeliani uccidono due palestinesi a Roma

Il 17 giugno 1982, a Roma sono uccisi, a poche ore di distanza l’uno dall’altro, da agenti del servizio segreto israeliano, il giornalista palestinese Nazeyh Matar e Youssef Kamal Hussein, vice responsabile della rappresentanza dell’Olp in Italia.  Il primo  a colpi di arma da fuoco, il secondo con un congegno esplosivo sofisticato collocato all’interno della sua automobile. E’ la risposta israeliana alla grande manifestazione unitaria che il giorno prima ha visto decine di migliaia di romani scendere in piazza per chiedere l’interruzione delle operazioni militari israeliane in Libano, l’operazione “Pace in Galilea” che culminerà nei massacri nei campi profughi di Sabra e Chatila.

Di Kamal Hussien, 33 anni, giordano, vicedirigente dell’ufficio Olp di Roma, resta soltanto il corpo sfigurato. E* stato ucciso dall’esplosione di una bomba nascosta sotto il sedile di guida della sua auto, poche ore dopo che Nazejh Matar, 32 anni, giornalista, corrispondente del quotidiano «Al Amba» del Kuwait, e studente libanese vicino all’Organizzazione per la liberazione della Palestina era stato assassinato a colpi di pistola mentre stava rientrando a casa. Il primo attentato è avvenuto poco dopo l’1,10 di notte. I fratelli Naim e Nazejh Matar (entrambi nati a Tira, In Israele, di cittadinanza palestinese, con passaporto libanese, studenti in medicina, in Italia dal ’68, aderenti all’Olp e all’associazione degli studenti palestinesi nel nostro Paese) stavano tornando a casa a bordo della loro auto. La vettura, una Renault 14, si è fermata davanti al numero 46 di via Valtravaglia, a Montesacro. Naim è sceso dirigendosi verso il portone. Nazejh ha parcheggiato in garage e ha chiuso il cancello a chiave. E’ stato a questo punto che un’auto si è messa in moto, ha acceso i fari e dalla vettura sono partiti colpi d’arma da fuoco: uno ha raggiunto Nazejh a un ginocchio. Un killer è sceso dalla vettura mentre Naim accorreva verso il fratello e ha sparato il colpo di grazia alla tempia. Poi è risalito sull’auto che è ripartita facendo perdere le tracce. Kamal Hussien, il dirigente dell’Olp assassinato circa otto ore più tardi, si è recato sul luogo dell’uccisione, ha parlato con gli investigatori, fornendo qualche indicazione sui possibili killer e verso le 4 del mattino è rientrato a casa, in via Menghini 21, all’Appio, dove abitava assieme alla moglie tedesca e al figlio di tre anni. E’ uscito ieri mattina, alle 9, ritirando la sua Ritmo nel garage di Mario Falcioni. La vettura ha imboccato la rampa piuttosto ripida dell’autorimessa e percorsi pochi metri, all’angolo con via Appia, è esplosa incendiandosi.  Un ordigno a base di polvere da mina (duecento grammi) posto sotto il sedile di guida l’ha praticamente disintegrata. Era innescato da un detonatore di tipo elettrico (fra i più sofisticati) il cui circuito risultava interrotto in corrispondenza di una vaschetta di mercurio. L’Inclinazione subita dalla Ritmo, durante la salita ha fatto travasare il metallo liquido, che raccogliendosi sul fondo, ha ripristinato il collegamento del circuito elettrico del detonatore. Il dirigente dell’Olp è morto sul colpo. Le lamiere e i pezzi del motore, scagliati in aria dallo scoppio, violentissimo, hanno Investito una donna di 36 anni, che ha riportato la frattura del perone sinistro. «Poteva essere una strage — ha detto un funzionario di polizia. — Fortunatamente, in quel momento nello slargo  i passanti erano pochi».

Informazioni su

Ugo Maria Tassinari è l'autore di questo blog, il fondatore di Fascinazione, di cinque volumi e di un dvd sulla destra radicale nonché di svariate altre produzioni intellettuali. Attualmente lavora come esperto di comunicazione pubblica dopo un lungo e onorevole esercizio della professione giornalistica e importanti esperienze di formazione sul giornalismo e la comunicazione multimediale

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