Sessantotto, Cinismo, Disincanto

[A proposito di un pezzo di Giuliano Ferrara sulle biografie sessantottine di Scalzone e Capanna]
giuliano ferraraGiuliano Ferrara è persona colta e civile quando non si fa prendere la mano da una certa iattanza che ritiene necessaria per connotare la sua già tracimante presenza in video.
Coglie quindi nel segno quando -mettendo a confronto due tra i tanti prodotti dell'orgia memorialistica sul Sessantotto, "Biennio Rosso" di Oreste Scalzone e "Formidabili quegli anni" di Mario Capanna- individua un filo rosso nell'atteggiamento dei due protagonisti della rivolta studentesca e poi del movimento rivoluzionario degli anni '70 nel fermo rifiuto del tempo presente.
Si chiede poi - retoricamente- perché questo rifiuto unisca un vincente (Capanna) e un perdente per concludere che forse la tristezza è la nuova maniera dei cinici, mentre questi sono i migliori anni della nostra vita.
Ho lavorato con Scalzone alla stesura di "Biennio rosso" in un ruolo che ha valicato i tradizionali limiti del giornalista ghost-writer proprio perché l'ex dirigente di Potere operaio e poi di Autonomia ha conservato un atteggiamento militante nei confronti della produzione culturale e quindi continua a credere che la conoscenza sia prodotto di un intellettuale collettivo.
Pur non condividendo la sua fiducia nella possibilità di una ripresa del movimento rivoluzionario nell'Occidente post-industriale -sia pure nei termini di una rivoluzione molecolare- posso testimoniare che è proprio questa forte carica utopica che gli permette di resistere a una condizione materiale ed umana nell'esilio di Parigi, estremamente disagevole.
scalzone2E' quindi lecito essere tristi proprio per il senso di sconfitta che segna un'intera generazione di militanti che sia pure con errori e anche scelleratezze ha contribuito a costruire la straordinaria avventura della sezione più rivoluzionaria del proletariato internazionale nel corso degli anni '70, mentre lo è molto di meno salire armi e bagagli sul carro del vincitore (ma non è questo il caso di Ferrara che già negli anni '70 si opponeva con fermezza alle avventure dell'estremismo italiano).
Altro è il discorso sui migliori anni della nostra vita.
Si, la ricchezza pubblica e privata crescono, ma aumenta anche la diseguaglianza e il senso profondo di una diffusa ingiustizia sociale ed è proprio dalle delusioni di aspettative crescenti coniugate con un peggioramento relativo delle condizioni di vita che trova esca il radicalismo del nuovo sindacalismo di base.
Se la violenza di piazza si è estinta nelle forme delle guerre per bande tra rossi e neri, viene montando dal paese profondo la ferocia reazionaria e xenofoba della canaglia razzista.
E cosi il dilagare del malcostume civile e di un esercizio privato dei pubblici poteri che è vissuto sempre più con una sensazione mista di inevitabilità e di disprezzo della gente comune.
Certo, delle tragedie cui ha messo mano il conflitto sociale degli anni Settanta la nostra generazione dovrà rendere conto alle prossime -ma la storia non si fa nelle aule di tribunale e dietro il piombo delle sbarre.
Ma questo, per fortuna, non è ancora il migliore dei mondi possibili.
IL GIORNALE DI NAPOLI 1 GIUGNO 1988

Anni di piombo
Sessantotto
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