Strage di Bologna: Anna Di Vittorio e Giancarlo Calidori rendono grazie

Questa lettera di ringraziamento l’ho tenuta qualche giorno “in caldo”. Perché mi sento sempre più inadeguato a sostenere la sfida intellettuale che ogni volta mi ripropongo Anna Di Vittorio e GianCarlo Calidori. Perché fatico a trovare le parole giuste che aiutino a restituire la sterminata fatica del loro percorso politico di riconciliazione, un’impresa che mi appare sempre più disperata. Un impegno che è stato frenato in questi ultimi anni perché i due si sono trovati proiettati nel peggiore degli incubi, l’infamante sospetto che il loro amato fratello Mauro fosse non vittima ma colpevole della Strage di Bologna. Un’accusa questa che distruggeva alla radice il senso profondo del loro dono più prezioso: il perdono gratuito e incondizionato offerto ai terroristi. Ora possono ripartire, più stanchi, più leggeri. 

Nessuno

testimonia per il

Testimone

PAUL CELAN

 

Ugo carissimo,

leggiamo nel tuo sito – “FascinAzione.info-La battaglia della memoria” – la notizia relativa all’archiviazione della così detta “pista palestinese” per la strage di Bologna, fatta dal Gip del Tribunale di Bologna, dottor Bruno Giangiacomo.

Condividiamo la riflessione che ci dedichi: a Bologna, per Mauro Di Vittorio, c’è un Giudice [Mauro Del Giudice, n.d.r.].

Leggiamo, anche, la ripresa che tu fai, per dare questa notizia, nella tua pagina “Facebook”.

Qui, proviamo sentimenti poetici: «C’è qualcosa di nuovo oggi nel sole, / anzi d’antico…» (Giovanni Pascoli, “L’aquilone”).

E questo si può dire con una canzonetta, anche.

Certo, oggi non ci sono più tutti i Riti di una volta: il “Festival della canzone napoletana”, il “Cantagiro”, un “Disco per l’estate”. È rimasto il “Festival di San Remo”, soltanto

Ché la canzonetta, un tempo, era la “colonna sonora” – rituale, appunto – della vita quotidiana: per tutti e per ognuno. Come scrive Pasolini: «Niente meglio delle canzonette ha il potere magico, abiettamente poetico, di rievocare un “tempo perduto”. Le intermittences du coeur più violente, cieche, irrefrenabili, sono quelle che si provano ascoltando una canzonetta».

È vero: noi due “voliamo alto”. E tu, giustamente, ci metti in guardia dai rischi che si corrono comportandosi così: «… più voli alto e non ti cacano di striscio». Commentiamo questo tuo saggio consiglio, coi versi di un’altra canzonetta: «Ma tu non credere, no, ché appena s’alza il mare / gli uomini senza idee per primi vanno a fondo» (Luigi Tenco, “Ragazzo mio”).

È vero: noi due abbiamo perdonato – quel ch’è dato è dato, quel ch’è fatto è fatto. Nella vita, la parola o si mantiene o non si dà. Non siamo stati noi ad aver tradito la parola data. Altri ha voluto tradire. Chi tradisce una volta, tradisce sempre. Insomma: sotto il vestito, niente.

Un altro commento, da una canzonetta: «Lo sanno a memoria il diritto divino, / e scordano sempre il perdono» (Fabrizio De André, “Il testamento di Tito”).

Ma nel sole di Giovanni Pascoli c’è altro – per noi, due, non più soli.

A Bologna, sabato 2 agosto 1980, alle 10 e 25 del mattino, c’era il sole. Chissà se Mauro Di Vittorio, in quel giorno e a quell’ora, ha visto il sole? Noi pensiamo di sì. Ma quello, per Mauro, non è stato l’ultimo sole, bensì il Sole Ultimo (invictus).

Adesso – finalmente – è arrivato il momento di ringraziare le persone che hanno voluto starci accanto, mentre noi due eravamo intenti a rendere Testimonianza al Testimoniare.

1) Grazie a Sandro Padula. È stato lui il primo a capire dove andava a parare l’attacco dell’ex parlamentare Enzo Raisi – «già onorevole nella scorsa ed in altre legislature».

Sandro ha potuto fare questo per una sua dote naturale. Il suo “sapere” prima di “conoscere” – Sapienza che nasce dalla Grazia – attiene a quello che Giambattista Vico definisce il «sapere come essere»: il sapere ontologico.

Sandro ha voluto esserci accanto anche mentre scrivevamo le lettere che tu, Ugo, hai generosamente pubblicato nel tuo sito.

Per una di queste lettere (da te pubblicata il 26 novembre 2014), lui ci ha mandato un’e-mail che dice così: «Lettera molto bella!! Mi ha colpito la vostra sensibilità verso la figlia della coppia Fioravanti & Mambro. Un abbraccio, Sandro».

Per poter difendere – giustamente – Mauro Di Vittorio dalle accuse – oggettivamente ingiuste – mossegli dall’allora on. Enzo Raisi – Sandro Padula ha dovuto pagare un prezzo – oggettivamente ingiusto – in seguito a un’accusa mossagli dall’allora onorevole Enzo Raisi.

Alla luce dei fatti odierni, la Procura di Bologna, la Polizia Giudiziaria e il Gip del Tribunale di Bologna hanno dato oggettivamente ragione a Sandro Padula, dando – contestualmente e oggettivamente – torto a Enzo Raisi, «già onorevole nella scorsa ed in altre legislature».

Sandro Padula: ex terrorista. Sì, è vero! Ebbene?

2) Grazie a Ugo Maria Tassinari. Il tuo certosino lavoro sul sito “FascinAzione.info” – oggi raccolto in due documenti in formato pdf, costitutivi e fondamentali dal punto di vista storiografico – rende onore a una tua “passione disinteressata e sempre super partes”. La tua, Ugo, è l’onestà di chi ha il coraggio di “volare alto” – a prescindere dalle “conseguenze cataboliche” di chi è nato per non-capire.

Perseveriamo. Dal punto di vista culinario, la “cottura a fuoco lento” ha sempre prodotto le migliori pietanze.

3) Grazie a Paolo Persichetti. La sua conoscenza, teorico-pratica, di Parigi gli ha giovato.

Nella difesa di Mauro Di Vittorio, che Paolo ha pubblicato nel sito “Insorgenze”, lui si è comportato come il commissario Maigret. Maigret, come tutti sanno, abitava al numero 132 di Boulevard Richard Lenoir, e andava a lavorare al “Quai des Orfèvres”.

Il commissario Maigret rispondeva sempre, a chi gli chiedeva quale fosse il suo “metodo investigativo”, di non avere alcun metodo.

Il metodo di Paolo, nel difendere Mauro Di Vittorio – ammesso che si possa parlare di un “metodo Persichettì” – è stato quello di aver saputo coniugare la perseveranza con una rara capacità di smascherare le affermazioni ostili del “piccolo inquisitore” Enzo Raisi: incapace, lui, di accogliere il bacio della Vittima sulle vecchie labbra esangui.

Paolo Persichetti: ex terrorista. Sì, è vero! Ebbene?

4) Grazie a Antonella Beccaria. L’abbiamo conosciuta, telefonicamente, nell’estate del 2012, e poi personalmente, a Roma, nel gennaio del 2013.

Fin da subito, Antonella ha voluto confermarci tutta la propria solidarietà, accompagnandoci col proprio conforto in questi anni di angoscia.

Quello che lei ha pubblicato – dove ha potuto – sono le parole che dovevano essere scritte, conservate, tramandate.

Antonella Beccaria: giornalista free lance. Sì, è vero! Ebbene?

5) Grazie a Gian Paolo Pelizzaro e a François de Tonquédec. La prima conoscenza è stata telefonica. Poi, abbiamo avuto il piacere di incontrare personalmente François, col quale ci siamo intrattenuti, per alcune ore, in una proficua – per noi tre – conversazione conoscitiva e, soprattutto, operativa.

François e Gian Paolo – un tempo amici dell’ex on. Enzo Raisi – sono stati i primi – con umana onestà intellettuale – a rendere noto, sul tuo sito, Ugo, il proprio incontrovertibile e definitivo dissenso dalle dissennate tesi di Raisi, che accusava Mauro Di Vittorio di essere, lui, il vero autore della strage di Bologna; che voleva far diventare Mauro “vittima sacrificale” e “capro espiatorio”

Com’è stato giustamente scritto: «Quando un metodo è sbagliato, lo è sempre».

Come dice il Poeta: «Old man, tis not so difficult to die» (Lord Byron, “Manfred”).

Non è così difficile collaborare. Basta essere persone perbene. Noi lo siamo. Voi lo sapete. Noi sappiamo che lo sapete.

Riprendiamo, dunque, il cammino rallentato ma non interrotto. Ad maiora.

Gian Paolo Pelizzaro e François de Tonquédec: non più amici dell’ex on. Enzo Raisi. Sì, è vero! Ebbene?

6) Grazie a Piero Sansonetti. Lui è stato il primo e unico direttore di un giornale cartaceo che ha voluto – generosamente – ospitare una nostra lunghissima lettera.

Ci ha concesso una pagina e mezza: sette colonne a stampa, con richiamo in prima pagina.

Questo gli è costato il disappunto di qualcuno, ma siamo certi che Piero Sansonetti ha larghe spalle e un ottimo stomaco.

Poiché il suo giornale si chiama – manco a farlo apposta – “Il Garantista”, e poiché il direttore Sansonetti pensa e scrive in modo consequenziale al nome di questo giornale, speriamo che sia possibile continuare – insieme con lui, anche – il nostro impegno civile.

7) Grazie a Massimo Bordin. Lo storico conduttore di “Stampa e Regime” – la rassegna stampa di “Radio Radicale” – è stato l’unico giornalista radiofonico che – per quanto ci è dato sapere – ha voluto dare la notizia della nostra lettera pubblicata da “Il Garantista”.

Come dice il nostro amico di vecchia data – Francesco Pullia – nella “galassia radicale”, dopo tanto buio cosmico, è brillata una stella: per noi due, addirittura.

8) Grazie a Giovanni Bianconi. Abbiamo conosciuto Giovanni nel lontano 2008, e subito lui si è reso disponibile a scrivere, per il “Corriere della Sera”, l’articolo in cui ha raccontato la storia della riconciliazione tra noi e due e la coppia Mambro&Fioravanti.

Da quella riconciliazione nasce – come tutti sanno, ormai – la concessione della libertà condizionale che il “Tribunale di Sorveglianza di Roma” ha dato alla Mambro: anche in relazione al fatto che la Mambro stessa, a suo tempo, ha intrattenuto «alcuni rapporti personali ed epistolari» con familiari delle vittime, «alcuni sfociati nella riconciliazione (v. memoria difensiva del 6.8.2008 e dell’8.7.2008 con allegata missiva della sorella e del cognato di Mauro Di Vittorio deceduto nella strage di Bologna)».

Quando l’ex on. Raisi ha voluto accusare Mauro Di Vittorio di essere, lui, l’autore della “Strage alla stazione di Bologna del 2 agosto 1980”, la coppia Mambro&Fioravanti ha preso – pubblicamente – posizione a sostegno delle dissennate tesi del proprio amico – per lo loro stessa pubblica ammissione – Enzo Raisi.

In questa circostanza, Giovanni Bianconi – per ragioni di forza maggiore – non ha potuto pubblicare, sul “Corriere della Sera”, un articolo in difesa di Mauro Di Vittorio.

Pazienza, Giovanni: grazie per   averci provato.

9) Grazie a Filippo Ceccarelli. Abbiamo conosciuto Filippo nell’ormai lontanissimo 2003, quando lui lavorava nel giornale “La Stampa”.

Ceccarelli è il primo giornalista della carta stampata a scrivere un articolo per raccontare la nostra storia.

“La Stampa” pubblica questo articolo il 9 maggio 2003 riempiendo, con sette colonne, l’intera pagina della “Cultura”, con evidente richiamo in prima pagina.

Nella vicenda dell’attacco a Mauro Di Vittorio, da parte dell’ex on. Raisi, Filippo ha voluto esserci accanto per confortarci nel momento dell’angoscia.

Purtroppo – per ragioni di forza maggiore – Filippo non ha potuto pubblicare sul quotidiano “la Repubblica” (giornale dove lavora da dieci anni), un articolo in difesa di Mauro Di Vittorio.

Pazienza, Filippo: grazie per averci provato.

10) Grazie a Lavinia Di Gianvito. Lavinia, in collaborazione con Giovanni Bianconi, ci telefona – a suo tempo – per dirci che il “Tribunale di Sorveglianza di Roma” aveva concesso la libertà condizionale alla Mambro, e che lei, dunque, si accingeva a dare questa notizia con un articolo che viene pubblicato sul “Corriere della Sera”.

Nel proprio articolo Lavinia, tra l’altro, scrive così: «Fra i familiari delle vittime, in effetti, Anna e Gian Carlo sono i soli che hanno voluto riconciliarsi con la Mambro e Fioravanti».

Uno o due giorni dopo, tre giornalisti scrivono, nei propri articoli, questa medesima frase. Si tratta di Concetto Vecchio (“la Repubblica”, in pagina nazionale), Gigi Marcucci e Giulia Gentile (nelle pagine della cronaca di Bologna de “l’Unità).

Vecchio, Marcucci e la Gentile hanno scritto di noi senza aver parlato con noi due.

Pazienza, Lavinia: che ci vuoi fare? Oggi va di moda il “giornalismo copia-incolla”. Qualcuno, magari, dice che questa è la “post-modernità”.

Tu, Lavinia, oltre a essere una brava giornalista, hai dimostrato, coi fatti, di essere una persona perbene. Grazie.

11) Grazie a Renzo Giacomelli. Renzo, giornalista in pensione da tempo, ci ha ricevuti quando faceva il capo-redattore di “Famiglia Cristiana” a Roma.

In quella circostanza, con rara professionalità e humanitas, Renzo è stato l’unico giornalista di un settimanale che ha voluto raccontare la nostra storia e il nostro “impegno civile”.

Grazie, Renzo. Ti ricordiamo sempre: con affetto e stima.

12) Grazie a Jacopo Iacoboni. Quando Filippo Ceccarelli lascia “La Stampa”, per passare a “la Repubblica”, Jacopo è l’unico giornalista de “La Stampa” che, a tutt’oggi, ha voluto – e potuto – scrivere ben due articoli sulla nostra storia.

Nella vicenda dell’attacco a Mauro Di Vittorio, da parte dell’ex on. Raisi, Jacopo ha voluto esserci accanto per confortarci nel momento dell’angoscia.

Purtroppo – per ragioni di forza maggiore – Jacopo non ha potuto pubblicare sul quotidiano “La Stampa”, un articolo in difesa di Mauro Di Vittorio.

Pazienza, Jacopo: grazie per averci provato.

13) Grazie a Giovanna Lio. Giovanna lavora a Sky. Circa dieci anni fa, quando lei faceva la capo-redattrice di “Sky Tg 24”, allora diretto da Emilio Carelli, Giovanna è la prima giornalista televisiva a invitarci – per ben due volte, addirittura – negli studi di “Sky Tg 24” per raccontare la storia del nostro “impegno civile”.

Nella vicenda dell’attacco a Mauro Di Vittorio, da parte dell’ex on. Raisi, Giovanna ha voluto esserci accanto per confortarci nel momento dell’angoscia.

Grazie, Giovanna.

14) Grazie all’Autorità Giudiziaria di Bologna – nelle persone del Sostituto procuratore Enrico Cieri, del Procuratore capo Roberto Alfonso, del funzionario di Polizia Giudiziaria vicequestore Antonio Marotta, del Gip del Tribunale di Bologna giudice Bruno Giangiacomo.

L’Autorità Giudiziaria di Bologna – in rappresentanza concreta dell’Ordinamento Giurisdizionale della Repubblica Italiana – è l’unica nostra Istituzione che ha voluto accoglierci – nei tempi e nei modi previsti dalla Legge – per darci la possibilità di difendere la memoria e l’onore di Mauro Di Vittorio: vittima della “Strage alla stazione di Bologna del 2 agosto 1980”.

L’Autorità Giudiziaria di Bologna, alla fine della doverosa inchiesta svolta in relazione alle dissennate accuse dell’ex on. Raisi contro Mauro Di Vittorio, ha voluto esprimersi così: Mauro Di Vittorio, vittima «oggetiva» di quell’esplosione.

Ringraziamo Enrico Cieri e Antonio Marotta, che abbiamo avuto il piacere e l’onore di conoscere personalmente, intrattenendoci con loro, per tre ore, nell’ufficio del dottor Cieri; ringraziamo Roberto Alfonso e Bruno Giangiacomo, per aver lavorato con professionalità, coscienziosità, umanità.

Stendiamo un velo pietoso sull’assordante silenzio delle “associazioni familiar-vittimarie”.    

Mentre negli ultimi tre anni della nostra vita – la vita di una «coppia attempata» – rendevamo Testimonianza al Testimoniare, qualcuno ha voluto rendere Testimonianza ai Testimoni. Grazie.

NOTA

Pochi sanno che ai bambini ebrei, alla nascita, oltre che al nome proprio viene imposto un secondo nome: il così detto “nome segreto”. Questo “nome segreto” è non-scritto, ma pronunciato soltanto nelle feste rituali dell’ebraismo.

Pochissimi sanno che il “nome segreto” di Paul Celan era Pèsach.

Paul Celan si suicida a Parigi, gettandosi nella Senna, il giorno di lunedì 20 aprile 1970.

Quel giorno – lunedì 20 aprile 1970 – era la vigilia di Pèsach.

 

Grazie, caro Ugo, per lo spazio che sempre generosamente ci offri. Adesso possiamo riprendere il nostro cammino: rallentato, ma non interrotto.

Sappiamo che, come sempre, possiamo farlo insieme con te, anche.

Con affetto-stima-rispetto,

 

Anna Di Vittorio e Gian Carlo Calidori

Roma, sabato 14 febbraio 2015 – San Valentino

Informazioni su

Ugo Maria Tassinari è l'autore di questo blog, il fondatore di Fascinazione, di cinque volumi e di un dvd sulla destra radicale nonché di svariate altre produzioni intellettuali. Attualmente lavora come esperto di comunicazione pubblica dopo un lungo e onorevole esercizio della professione giornalistica e importanti esperienze di formazione sul giornalismo e la comunicazione multimediale

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