Strage di Bologna: del dovere, del sacrificio e dello spirito di vendetta

Affinché il sacrificio sia perfetto occorre consenso e gioia da parte della vittima.

BAUDELAIRE, Il mio cuore messo a nudo

Ugo carissimo,

il 30 luglio scorso, la Procura di Bologna – in merito alle nuove indagini sulla “strage alla stazione di Bologna del 2 agosto 1980 – ha chiesto l’archiviazione per la così detta “pista palestinese”. E – da molti punti di vista: etici, giuridici, storici – l’archiviazione è stata chiesta – anche – per Mauro Di Vittorio.

Mauro Di Vittorio: (fratello di Anna Di Vittorio e cognato di Gian Carlo Calidori); vittima “oggettiva” di quella strage; nostro concittadino, di tutti e di ognuno, come Stefano e Virgilio Mattei – per esempio.

Il 31 luglio scorso, la “notizia” della richiesta di archiviazione, avanzata dalla Procura di Bologna, diventa di pubblico dominio. In data 1° agosto, tu, nel tuo sito, dai conto di questa “notizia” (L’ALTER UGO, 1 agosto 2014, “2 agosto, evapora la pista palestinese per la strage di Bologna”).

Il giorno dopo, 2 agosto, torni sull’argomento: per ben due volte.

La prima volta, per parlare dei molteplici significati simbolici del “2 agosto” (L’ALTER UGO, 2 agosto 2014, “2 agosto oltre le celebrazioni: le ragioni delle vittime, il grido degli innocenti, la battaglia politica”).

La seconda volta – sempre lo stesso giorno, giova ripeterlo – per dare la parola a Anna Di Vittorio (L’ALTER UGO, 2 agosto 2014, “Strage di Bologna. Anna Di Vittorio racconta la sua solitudine nella difesa della memoria di Mauro”).

Da quel 2 agosto 2014 a oggi – con la tua incontrovertibile generosità – hai voluto ospitare molti nostri interventi, e hai sempre pubblicato sia le nostre lettere, sia tutti quei documenti che – al momento – è stato possibile rendere pubblici. Grazie.

Contestualmente, hai aperto la tua “Pagina Facebook” al libero dibattito su quanto, nel frattempo, andavi pubblicando sul tuo sito.

E anche in quella sede, le persone che hanno voluto intervenire, lo hanno potuto fare liberamente: polemizzando, anche.

Ed è doveroso ricordare che – se è possibile dire così – le “migliori polemiche” sono state quelle che hanno contestato il merito della vicenda – la “dissennata tesi” dell’ex on. Raisi sull’Autonomo romano – e il “metodo” usato per sostenere questa “tesi”: se un metodo è sbagliato, lo è sempre.

E si potrebbe parlare anche – lo faremo a tempo debito – non solo dei commenti che tu hai ospitato, ma soprattutto dei commenti che non ci sono stati.

Infatti, molte persone “informate dei fatti” hanno scelto, volontariamente, di tacere. A tempo debito, scriveremo di “questo” silenzio.

Rivendichiamo il diritto – una volta ogni tanto, si capisce – di sentirci ed essere “indignati” per “questo” silenzio. Ma ribadiamo, sùbito, che il nostro Dovere è quello di decifrare – con la Cultura, sì, con la Cultura – i “fatti”. È nostro Dovere disinnescare il mortificante meccanismo di “questo” silenzio: sciogliere, finalmente, sciogliere – non tagliare – il nodo che fonda e costituisce “questo” silenzio: lo scellerato patto del silenzio. A tempo debito.

Prima di tacere, per poi tornare a parlare dopo il pronunciamento del Gip, dobbiamo rendere conto – a te, per primo, Ugo, e ai lettori del tuo sito – del “sentimento” dominante della nostra vita negli ultimi tre anni: il SACRIFICIO.

La Vittima è sempre Celebrante, anche quando lo ignora. Il Carnefice è sempre soltanto Officiante, anche quando pretende di essere altro – da sé, addirittura.

La Via del Sacrificio – fiducia e esattezza – è Consenso e Gioia.

1) Il Gip di Bologna – il giudice Bruno Giangiacomo – ha il diritto di lavorare con serenità. Noi due abbiamo il Dovere di contribuire a costruire e coltivare le condizioni – sufficienti e necessarie – affinché questa serenità ci sia.

La vendetta è un sentimento umano: un sentimento stupido. La Vita è Equilibrio, e ogni equilibrio infranto provoca, prima o poi, l’azione ineluttabile della Giustizia Immanente: il lavoro calmo e metodico della Vita.

Attendiamo – con civica pazienza costituzionale – le conclusioni del lavoro del Gip.

La radice etimologica indoeuropea del verbo attendere è TEND, da cui nascono parole come durare, tenere, tenerezza.

Come dice il Poeta: «La tenerezza tenerezza è détta, / se tenerezza cose nuove dètta» (Sandro Penna).

2) L’ex on. Enzo Raisi ha potuto fare – liberamente – tutto quello che ha voluto. E – con buona pace per lui – nessuno lo ha querelato: nemmeno noi due.

Ma fare quello che ha fatto lui, senza ricevere querele, non significa – ipso facto – che quello che lui ha fatto sia, ed è, cosa buona, bella e giusta.

Abbiamo accettato – sine ulla mora – questa Prova. La nuova Prova che il Destino ci ha chiesto di affrontare.

La nostra “facoltà sacrificale”, ancora una volta, ha superato la prova dei fatti. La nostra intelligenza coordinatrice ci mantiene, saldi, dentro le giuste relazioni naturali del sopravvivere – coscienti di questo – nello Stato di Diritto.

3) Se a Bologna, a Milano, a Roma, le dissennate tesi dell’ex on. Raisi hanno trovato “sostegno mediatico”, queste son cose che attengono alla responsabilità – individuale e personale – dei direttori dei giornali e dei giornalisti che hanno voluto comportarsi così.

Quanto a noi, lo sappiamo: siamo privi di amicizie, o conoscenze “socialmente utili”. Va bene così.

4) Di Francesca Mambro e Valerio Fioravanti abbiamo già parlato. Per noi, quel che è detto è detto, quel che è fatto è fatto. Niente da togliere. Niente da aggiungere.

Il nostro “gesto” non è stato compreso: va bene.

Vuol dire che questa nuova offesa patita ci fa sperimentare una nuova modalità del Sacrificio: essere investiti dall’errore e dalla malafede altrui: della Mambro e di Fioravanti. Prendiamo atto.

Il nostro pensiero va alla loro figlia.

A lei auguriamo una vita dove nulla e nessuno possano incatenarla a un passato che non le appartiene individualmente e personalmente – se non in senso storico.

A lei auguriamo una vita fatta di presente e, soprattutto, di futuro. Noi due non giudichiamo ma, soprattutto, non condanniamo. Noi due – per lei – eliminiamo ostacoli. Arricchiamo, purifichiamo, nutriamo la Vita – la sua, anche.

È lei che vive e rappresenta il Futuro: per tutti e per ognuno. Le sia lieve il Tempo.

5) A chi – forse con “a-critica” amicizia – ha voluto sostenere queste dissennate scelte della Mambro e Fioravanti, diciamo: «grazie».

Coi loro comportamenti, così oggettivamente avversi a noi, ci hanno aiutati – involontariamente, si capisce – a temprare, meglio e di più, i nostri caratteri: nel calor bianco di questo umano Sacrificio.

Li salutiamo con riconoscenza, consapevoli – noi – del nostro Destino.

Auguriamo loro di uscire – presto e bene – dalla loro, propria, condizione inconscia. È disdicevole vivere tutta la vita rimanendo, per sempre, inconsci a sé stessi.

6) A chi – ancora oggi, e poi domani – vuole e volesse perseverare in questo errore che l’ex on. Raisi ha voluto costruire e propagandare, che cosa dobbiamo dire? Mah!, ringraziamo anche loro. Con il proprio comportamento ci aiuteranno a restare e sentirci vivi.

Eppoi – come insegna la Tradizione – le “prove mitiche” sono sempre funzionali all’adempimento di sé stessi.

7) Non tutti, però, hanno voluto seguire e sostenere l’ex on. Raisi. In fondo, bastava solo ragionare per capire che, quelle di Raisi, erano argomentazioni fallaci.

Dal nostro Sacrificio nasce qualcosa di nuovo, di buono.

Le nostre migliori energie, prostrate sotto il peso di una stoltezza sempre più inerte, tornano a vivere.

Il nostro saper soffrire – il «sapere come essere» di vichiana memoria, il sapere ontologico – ha sciolto qualcuno dei pregiudizi da cui siamo stati circondati.

È un inizio. Attendiamo nuove.

8) Come e quale sarà il (nostro) futuro?

Facciamo una piccola profezia. In fondo, è facile profetizzare: basta ragionare

(«…e quivi ragionar sempre d’amore…»).

Ri-nascono le condizioni per riprendere il cammino rallentato, ma non interrotto.

I cambiamenti – necessari, giusti, incontrovertibili – crescono con pazienza e umiltà, fino al momento in cui nasce la nuova coscienza di noi stessi e della nostra Storia – o, come dicono i sociologi, la “massa critica”.

La Vita ha il suo compito, e a noi chiede di realizzare il nostro, per quanto umile e umbratile possa essere l’esistenza di tutti e di ognuno.

Il nostro compito – il Dovere del nostro Destino – è quello di contribuire a rigenerare quella Giustizia infranta dai terrorismi, dalla Guerra Fredda Ideologica, dalla mancanza di coraggio per guardare in faccia la “realtà” di queste cose: la nostra Storia.

La Storia – per quanto dolorosa possa essere – spiega, racconta, tramanda.

La “cronaca” è analfabeta: sempre.

Da qualche decennio, il cognome di Marcel Mauss è diventato un acronimo. M.A.U.S.S.: Movimento Anti Utilitaristico nelle Scienze Sociali.

Noi offriamo quel poco che abbiamo da dare: l’eco-nomia del dono: l’oíkos vómos del dōron.

Grazie, caro Ugo, per la generosità con la quale, da sempre e ancora una volta, ci ospiti. Con l’occasione ti salutiamo, come sempre, con affetto-stima-rispetto.

Anna Di Vittorio e Gian Carlo Calidori

Roma, domenica 16 novembre 2014

BIBLIOGRAFIA

Per chi volesse approfondire il tema del Sacrificio, si dà, di seguito, una piccola bibliografia essenziale.

René Girard – Il capro espiatorio – Adelphi, 1999

Moshe Halbertal – Sul sacrificio – Giuntina, 2014

Henri Hubert e Marcel Mauss – Saggio sul sacrificio – Morcelliana, 2002

Sylvain Lévi – La dottrina del sacrificio nei Brāmana – Adelphi, 2009

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Marcel Mauss – Saggio sul dono – Einaudi, 2002

Maurice Godelier – L’enigma del dono – Jaca Book, 2013

Post scriptum

Leggendo “La Stampa” di oggi, apprendiamo la notizia che il Tribunale Civile di Bologna ha condannato Francesca Mambro e Valerio Fioravanti – in quanto autori della “Strage di Bologna del 2 agosto 1980” – al pagamento di una pena pecuniaria pari 2 miliardi, 134 milioni e 237mila euro.

Nella stessa pagina del giornale, appare una breve intervista a Paolo Bolognesi, presidente dell’Associazione familiari vittime della strage di Bologna.

Ci è doveroso commentare – con educata fermezza – quanto riportato nell’articolo e quanto detto, tra virgolette, dal presidente Bolognesi.

“La Stampa” di Torino è stato sempre considerato il giornale della borghesia illuministica d’Italia – del nord e non solo.

Spiace, dunque, leggere questa frase del giornalista Franco Giubilei: «Come potranno, loro e i loro eredi, pagare effettivamente questa cifra è un’altra questione».

Infatti, il tema dell’eredità – al momento, per lo meno – non si pone.

Intanto, siamo di fronte a una sentenza di primo grado, il che significa che, per avere la sentenza definitiva e passata in giudicato, mancano due gradi di giudizio: come si usa fare in uno Stato di Diritto, qual è la Repubblica Italiana. Dunque, c’è tempo, e vale la pena trattenere nella penna – o nella tastiera del computer – considerazioni “stravaganti” come questa.

A suo tempo, quando la figlia della Mambro e di Fioravanti avrà raggiunto la maggiore età – ché, al momento, è ancora minorenne – come erede entrerà, teoricamente, in possesso di un’eventuale – e tutta da verificare – eredità da parte dei propri genitori.

Eredità teorica, dicevamo, perché lei – ammesso che un’eredità materiale esista – ha tutto il diritto di rinunciare a questa eredità, sulla quale potranno gravare – dopo la sentenza definitiva – le passività previste dalla Legge.

Dunque, persone come Norberto Bobbio e Alessandro Galante Garrone non avrebbero scritto – né sottoscritto – un articolo come questo. Mai.

Il presidente Bolognesi, appresa la notizia della condanna della Mambro e Fioravanti al pagamento di questa pena pecuniaria, afferma: «È una bellissima notizia, non me l’aspettavo. Così per loro e i loro eredi il discorso della strage di Bologna rimarrà come una macchia indelebile, costantemente, anche dal punto di vista economico, che è poi quello che capiscono meglio».

I loro eredi? Macchia indelebile?

Il presidente Bolognesi, con questa affermazione, dimostra di ignorare – tre volte – i principi costitutivi dello Stato di Diritto.

In una vicenda giudiziaria, quale che sia, e per giunta non ancora conclusa, non si coinvolge – pubblicamente, addirittura – un minore. Mai.

In uno Stato di Diritto, qual è l’Italia, le responsabilità penali e civili sono individuali e personali. Quand’anche queste responsabilità siano e vengano riconosciute come reati da un Tribunale della Repubblica Italiana, esse non ricadono – tantomeno moralmente – sui figli dei condannati.

Dire questo, come ha fatto il presidente Bolognesi, significa fare confusione tra due piani giudiziari incompatibili tra di loro: quello penale e quello civile.

Dire questo, come ha fatto il presidente Bolognesi, significa voler fare, dell’Italia, uno Stato Etico di famigerata memoria, dal quale i nostri nonni e genitori ci hanno salvati con la Guerra di Liberazione. La guerra è finita. Lo Stato di Diritto, la Democrazia, la Giustizia e la Libertà sono per tutti e per ognuno.

Dire questo, come ha fatto il presidente Bolognesi, significa voler fare, dell’Italia, uno Stato Tribale, dove impera la legge del sangue: fra le leggi, la più iniqua e crudele che ci sia. Se il presidente Bolognesi intende dar vita a una Faida, si assuma tutte le proprie responsabilità di questo suo gesto: assurdo e irricevibile.

Quanto a noi, ancora una volta abbiamo il Dovere di difendere i principi costitutivi dello Stato di Diritto, le Istituzioni Democratiche della Repubblica Italiana.

Lo facciamo con Gioia, perché questa volta si tratta di difendere la vita di una bambina che rappresenta – simbolicamente e concretamente – le nuove generazioni di cittadini italiani ed europei.

Seminiamo speranza, affinché tutti i figli di tutti gli ex terroristi siano trattati per quello che sono: cittadini della Repubblica Italiana: nostri concittadini. Grazie.

ADV e GCC

Roma, venerdì 21 novembre 2014

Informazioni su

Ugo Maria Tassinari è l'autore di questo blog, il fondatore di Fascinazione, di cinque volumi e di un dvd sulla destra radicale nonché di svariate altre produzioni intellettuali. Attualmente lavora come esperto di comunicazione pubblica dopo un lungo e onorevole esercizio della professione giornalistica e importanti esperienze di formazione sul giornalismo e la comunicazione multimediale

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Sono nato a Napoli nel 1956 e cresciuto a Posillipo. Vivo e lavoro a Potenza. Sposato da 35 anni, ho una figlia trentenne, un genero, un nipote. Militante dell’antagonismo sociale negli anni Settanta, ho proseguito il mio impegno sul fronte della solidarietà per i prigionieri degli anni di piombo, partecipando in prima persona alle campagne per la soluzione politica. Le mie posizioni da un marxismo critico di matrice operaista si sono evolute nella direzione di un radicale libertarismo. Col passare degli anni, ho spostato la mia attenzione dalla cronaca alla narrazione, dalla ricostruzione dei fatti ai dispositivi di costruzione delle storie...

L'alter-Ugo è la superfetazione del blog Fascinazione, chiuso alla fine di febbraio 2013, quando ha superato il milione di visitatori e poi riaperto e affidato alla cura del discepolo più devoto. Perché 25 anni di ricerca e osservazione sulla fascisteria bastano e avanzano anche a un maniaco compulsivo come me. Questo sito si occuperà ancora di politica e movimenti sociali ma offrirà pure una robusta documentazione d'archivio delle mie precedenti attività giornalistiche e costituirà lo snodo per accedere a tutti i miei canali del web 2.0 (blog, anobii, youtube, flickr)