Strage di Bologna, Pelizzaro: non ho mai creduto alla pista Di Vittorio

Il primo a rispondere all’appello di Anna Di Vittorio e Giancarlo Calidori è Gian Paolo Pelizzaro, uno degli scopritori della pista palestinese sulla strage di Bologna

I fatti hanno la testa dura e la verità non è una giacchetta. Mi viene chiesto di intervenire pubblicamente sulla vicenda del povero Mauro Di Vittorio e lo faccio volentieri. Non ho mai creduto a questa “pista” e sono sempre rimasto fermo sulle mie insuperabili posizioni di assoluto scetticismo e cautela. Ho sempre preso le distanze da questo polverone, senza farne mistero, in privato e in pubblico.

Anna Di Vittorio e Gian Carlo Calidori scrivono: “A suo tempo, Pelizzaro ci ha telefonato per dirci che lui e Paradisi e de Tonquédec non condividevano l’attacco che l’ex on. Raisi faceva a Mauro, e per chiederci la carta d’identità di Mauro, per poterla usare al fine di contestare Raisi”.

Confermo – (rimane il rammarico di non aver potuto ottenere, visionare e pubblicare quei documenti in possesso dei familiari e fondamentali per fare finalmente chiarezza dopo mesi di grande confusione e veleni).

Confermo peraltro quello che scrissi a Gian Carlo Calidori, in una email il 26 ottobre del 2012: “Gian Carlo, come ti ho detto al telefono, sono costretto a prendere le dovute distanze perché ho sempre ritenuto l’accusa a Mauro Di Vittorio una falsa pista perché, totalmente infondata, non suffragata da alcuna prova o riscontro e perché mi appare come un grave tentativo di introdurre elementi estranei nell’ingranaggio dell’inchiesta aperta a Bologna dal 2005”.

Desidero inoltre aggiungere quello che scrissi a Enzo Raisi il 29 luglio del 2012, rispetto ai granitici sospetti sollevati da Enzo Raisi sul viaggio e sulla presenza di Di Vittorio alla stazione di Bologna il 2 gosto 1980 e che l’allora parlamentare di Fli riteneva elementi degnissimi di nota: “La questione del tragitto è opinabile da ogni punto di vista. Non sappiamo nulla e non ci sono riscontri né in un senso né nell’altro. Non c’è ancora conferma sulla verbalizzazione del ritrovamento della borsa di MDV contenente la sua carta d’identità e altri effetti personali. Rimane sconosciuta l’identità del misterioso amico Peppe, morto in circostanze non chiare”.

Ritenni peraltro opportuno mettere nero su bianco le mie perplessità sulla vicenda di Mauro Di Vittorio anche con l’amico Gabriele Paradisi, in una email del 29 luglio 2012: “Non c’è nessun aspetto anomalo in questo articolo usato dall’Associazione per raccontare la storia di MDV. Pare abbastanza chiaro come andarono le cose con il ritrovamento della borsa dove aveva (il) documento di riconoscimento e (il) quaderno. Insistere su questo aspetto è un suicidio”.

Fui facile profeta. Cos’altro aggiungere? Da parte mia nulla, visti il mio pensiero e la mia posizione rispetto a questa squallida vicenda da oltre due anni a questa parte.

La mia speranza è che, anche attraverso questi doverosi chiarimenti, possa tornare un po’ di serenità sulla figura e sulla memoria del povero Mauro Di Vittorio.

Gian Paolo Pelizzaro

Informazioni su

Ugo Maria Tassinari è l'autore di questo blog, il fondatore di Fascinazione, di cinque volumi e di un dvd sulla destra radicale nonché di svariate altre produzioni intellettuali. Attualmente lavora come esperto di comunicazione pubblica dopo un lungo e onorevole esercizio della professione giornalistica e importanti esperienze di formazione sul giornalismo e la comunicazione multimediale

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