26 settembre 1980: la strage all’Oktoberfest e le spie naziste della Stasi

oktoberfestQuanto sapeva la Stasi della bomba all’Oktoberfest di Monaco del 1980? Nell’attentato più grave del dopoguerra tedesco morirono 13 persone e 211 rimasero ferite. Il 26 settembre un ordigno rudimentale piazzato all’ingresso della più nota festa della birra del mondo saltò in aria, uccidendo anche l’attentatore, il neonazista Gundolf Köhler. Militante della «Wehrsportgruppe Hoffmann», un’organizzazione di teste rapate che mimava persino le esercitazioni militari delle camicie brune e fu vietata a gennaio di quell’anno, Köhler fu ritenuto dagli inquirenti un «lupo solitario» che aveva agito senza complici.

Molti continuarono a nutrire negli anni enormi dubbi che Köhler potesse aver compiuto un attentato del genere da solo. L’anno scorso, elementi nuovi di indagine hanno indotto i magistrati a riaprire il caso. E in particolare dagli archivi dei temibili servizi segreti della Germania comunista emergono dettagli inquietanti. La Stasi aveva molti più infiltrati di quanto non si pensasse sinora, tra i neonazisti tedeschi: circa un’ottantina. Il regime di Honecker era riuscito a conquistare spie comuniste tra gli hitleriani persino in Austria e nel Tirolo italiano. Alcuni erano membri attivi dell’organizzazione dell’attentatore di Monaco, la «Wehrsportgruppe Hoffmann». E uno in particolare, nome in codice «Bakker», consegnò a dicembre del 1980 un rapporto sull’attentato di Monaco ai suoi capi, al di là della Cortina di ferro. Purtroppo, la ricostruzione di quella parte degli archivi della Stasi è complicata: una fetta importante dei documenti relativi alla bomba dell’Oktoberfest è stata distrutta.

Com’è noto, nell’inverno del 1989, poco dopo la caduta del Muro, dirigenti e funzionari della Stasi cominciarono a distruggere gli archivi. Triturarono, bruciarono montagne di documenti preziosissimi per giorni, finché i cittadini della Ddr occuparono gli uffici delle sedi e fermarono l’operazione di sabotaggio voluta dai bonzi del vecchio regime. Da un quarto di secolo gli studiosi sono all’opera per ricostruire con pazienza certosina quella parte della memoria segreta della Ddr, assemblando pezzi di carta spesso a volte grandi come un coriandolo. In quei giorni drammatici, dettagli importanti sull’attività dei neonazisti nel fatidico 1980 sono spariti per sempre. Uno degli obiettivi dello spionaggio dei neonazisti, rivelano i documenti Stasi sopravvissuti ai fatti dell’89, era prevenire collegamenti tra le teste rasate dell’Est e dell’Ovest ed eventuali attentati alla frontiera, alla Cortina di ferro. Nella Germania comunista, peraltro, i neonazisti ufficialmente non esistevano e le loro manifestazioni venivano sistematicamente ignorate o derubricate a «fenomeno di moda».  Nel 1987, quando alcune teste rasate fecero irruzione nella Zionskirche di Berlino, durante un concerto degli Element of Crime, e cominciarono a picchiare selvaggiamente chiunque gli capitasse sotto tiro, la polizia non intervenne. Ma più tardi dopo questo episodio, per il regime di Honecker fu impossibile negare l’esistenza che nella Germania del «sol dell’avvenire» qualcuno guardasse con nostalgia al passato più cupo della storia tedesca.

FONTE: La Stampa/Tonia Mastrobuoni, 7 agosto 2015

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Ugo Maria Tassinari è l'autore di questo blog, il fondatore di Fascinazione, di cinque volumi e di un dvd sulla destra radicale nonché di svariate altre produzioni intellettuali. Attualmente lavora come esperto di comunicazione pubblica dopo un lungo e onorevole esercizio della professione giornalistica e importanti esperienze di formazione sul giornalismo e la comunicazione multimediale

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