Storie di ultras: la squadra, la Santa, la città

ultrasultrasHo partecipato a centinaia di presentazioni librarie nell’arco di trent’anni di professione giornalistica: come autore, come relatore, come spettatore più o meno interessato. Ieri sera, però, per la prima volta o quasi, mi è capitato di essere dispiaciuto che fosse già finita … Per la storia che abbiamo discusso (la curva Nord del Catania), per la qualità umana del protagonista (Michele Spampinato, il capo ultrà che quella storia di successo ha contribuito decisivamente a costruire), per l’intensità della partecipazione (pezzi importanti della comunità ultrà potentina). Nessuno dei presenti, tranne gli organizzatori della serata (Giuseppe Calabrese e Simona) e i relatori (e io neanche tutto: l’ho finito stanotte), aveva letto il libro: eppure sapeva perfettamente di cosa si trattava. Perché il vissuto di Michele è comune a decine dei presenti: dai viaggi picareschi agli scontri più o meno cattivi e alle piccole e grandi prepotenze poliziesche, dalle sfide goliardiche ai momenti di solidarietà e di generosità.

La storia della Curva Nord di Catania, raccontata da Michele Spampinato e scritta da Luigi Pulvirenti, è una vicenda di comunità e di militanza, di violenza come elemento di affermazione identitaria e costruzione di leadership ma anche e soprattutto una storia di amore per la città. Il punto di fuoco del racconto è la festa di Sant’Agata, una delle feste più importanti al mondo, sottolinea con orgoglio ed emozione Michele. Una festa che nel 2001 si tinge di nero. Perché il piccolo gruppo della curva che era stato esonerato dalle celebrazioni per assicurare la presenza in trasferta subisce un incidente stradale e uno degli ultrà, uno dei fondatori del movimento, muore. Pochi giorni dopo, a morire, sarà invece un tifoso del Messina, ucciso da una bomba carta rilanciata, durante il derby, dai tifosi rossazzurri circondati e assediati.
Eppure solo la Santa – insiste Michele – è più importante della squadra, perché rappresenta nel senso più profondo l’identità cittadina. E qui ho capito il senso dell’evento: perché a loro volta gli ultras del Potenza, con l’associazione dei Portatori del Santo (diretta prima da Alessandro Galella e poi da Gennaro Favale) sono stati i protagonisti del recupero e del rilancio dei festeggiamenti del patrono, san Gerardo, tra tre giorni di baccanali (musica e vino in piazza), un pranzo comunitario che finisce con decine di accessi al pronto soccorso per ubriachezza, una sfilata storica che ricostruisce un evento leggendario (l’arrivo dei Turchi che sbarcano a Potenza risalendo un fiume non navigabile) e a cui partecipano più di mille figuranti e decine di migliaia di spettatori … E quindi anche qui dalla squadra al Santo, per amore della città: un fatto di appartenenza identitaria.
Nella parte finale della discussione due i temi messi a fuoco: la repressione (Catania è stato uno dei luoghi di sperimentazione più avanzata, dalla squadretta Digos dedicata alle misure introdotte dopo la morte dell’ispettore Raciti) e la fine del movimento ultrà. Interessante, a mio avviso, l’analisi rigorosamente marxista sviluppata dallo stesso Michele Spampinato, uno che pur non avendo mai fatto militanza politica è sicuramente di orientamento e immaginario fascista: a rompere il giocattolo, a partire dalla seconda metà degli anni Novanta, è stato l’intreccio affaristico tra proprietà e curve, in nome di un calcio da normalizzare. La mai abbastanza maledetta legge del profitto…

Informazioni su

Ugo Maria Tassinari è l'autore di questo blog, il fondatore di Fascinazione, di cinque volumi e di un dvd sulla destra radicale nonché di svariate altre produzioni intellettuali. Attualmente lavora come esperto di comunicazione pubblica dopo un lungo e onorevole esercizio della professione giornalistica e importanti esperienze di formazione sul giornalismo e la comunicazione multimediale

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