Il video di Riace: un altro flop nella campagna della destra contro Mimmo Lucano

Un altro goffo tentativo di screditare Mimmo Lucano, con il video di Riace, è miseramente fallito. Dopo lo smascheramento dell’intercettazione pezzottata, ora, grazie al prezioso lavoro di Iacchité sappiamo che quel signore al bar che attacca duramente il sindaco e il modello Riace in un video che ha avuto migliaia di condivisioni ( tra cui Alemanno, Meloni e Salvini) e 300mila visualizzazioni non è un cittadino qualunque ma l’ex vicesindaco, sbattuto all’opposizione dalla vittoria di Mimmo Lucano e arrestato nel 2011 come prestanome della ‘ndrangheta, anche se la condanna definitiva riguarda soltanto un reato finanziario “trasferimento fraudolento di valori”, senza finalità mafiosa. Zucco, secondo la Iacchite, ha gestito il noto ristorante la Scogliera, mentre faceva il vicesindaco di Riace, di proprietà di Cosimo Leuzzi, boss del posto, oggi al 41 bis. Il ristorante in seguito verrà confiscato dalla Dda e affidato al Comune di Riace. Pietro Zucco ha anche gestito “la cava di Stilo” che la Dda ritiene riconducibile a Vincenzo Simonetti  soggetto affiliato alla cosca RUGA-METASTASIO.

Le false accuse dell’ex vicesindaco

“Nel video – scrive la Iacchite –  il signor Zucco calunnia Lucano dicendo che sfrutta gli immigrati facendoli lavorare al posto degli italiani per pochi spiccioli e in nero. Racconta di aver lavorato in uno dei tanti progetti di accoglienza gestiti da Lucano e di non aver ricevuto la paga, e quando si è lamentato è stato cacciato via in malo modo. Non solo, il signor Zucco, accusa Lucano di pensare solo ai neri, tant’è che in Comune i servizi sociali per le famiglie riacesi in difficoltà non hanno mai un euro, mentre per comprare fiori e cazzate varie i soldi si trovano sempre. Conclude dicendo che Riace non è l’Eldorado che Lucano vuol far credere, e questo perché la stampa ascolta e pubblica solo le sue parole”.
Molte delle accuse sono però infondate: “Pietro Zucco  non ha mai lavorato nei progetti Sprar, ma solo qualche mese nei Cas, con i quali Mimmo Lucano non ha niente a che fare. Chi non conosce la differenza tra Cas e Sprar, si informi. Zucco non ha mai lavorato per Lucano, ma per un’altra associazione, “Los Migrantes” di Riace , il cui presidente era tale Salvatore Romeo. Associazione con la quale sono sorti diversi problemi, e qualcuno racconta che il signor Zucco è stato allontano perché non gradito. Ma la peculiarità principale del signor Zucco è quella di essere un prestanome della ‘ndrangheta, così come dice la Dda di Reggio Calabria.

La replica di Zucco e del suo legale

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Al culmine della polemica politica contro il ministro Salvini, la mattina del 9 ottobre, Pietro Zucco e il suo legale diffondono una nota di rettifica che è un capolavoro di reticenza: nel sottolineare, reiteratamente, l’assoluzione dall’aggravante mafiosa si omette sistematicamente di riportare la condanna per un reato finanziario.
Pietro Zucco, l’uomo la cui intervista critica nei confronti del sindaco di
Riace Domenico Lucano è stata postata dal ministro dell’Interno Matteo Salvini, “non è stato mai condannato per reati di ’ndrangheta o associazione mafiosa”. Lo affermano, in una nota congiunta, lo stesso Zucco ed il suo legale, l’avvocato Francesco De Agostino.
“Zucco – è scritto nella nota – non è stato vicesindaco di Riace prima che diventasse sindaco Lucano. E’ stato amministratore dal 1980 al 1990 mentre Lucano è diventato sindaco nel 2004 quando ormai Zucco non faceva parte del Consiglio comunale da 14 anni. Quando gestiva il ristorante la ’Scogliera’ la proprietà dell’immobile non apparteneva a Cosimo Leuzzi. Il ristorante non è stato mai confiscato al contrario è stato chiuso da Zucco per chiusura attività. Ha gestito la cava di Stilo perché concessa dal Tribunale Misure di Prevenzione alla società cooperativa Euroservizi Ma.gi.ca., costituita tutta da lavoratori disoccupati, di cui era il presidente. Zucco non è stato mai condannato per reati di ’ndrangheta o associazione mafiosa. Il Tribunale di Locri con sentenza 207/2013 lo ha assolto dall’aggravante mafiosa per avere agevolato la cosca di ’ndrangheta Ruga-Metastasio avvalendosi delle condizioni previste dall’art. 416 bis. La sentenza è stata sul punto confermata dalla Corte di appello di Reggio Calabria e dalla Suprema Corte di Cassazione. Vincenzo Simonetti non fa parte di alcuna cosca Ruga-Metastasio ed è stato con la suddetta sentenza assolto dalla contestazione di cui all’art. 7 per avere agevolato la cosca di ’ndrangheta. Zucco ha lavorato nei progetti per l’accoglienza come insegnante e, per ricevere il dovuto, è stato costretto ad intentare una causa civile che ha vinto con condanna della associazione che non lo voleva pagare. Zucco – conclude la nota – non è stato mai il prestanome della ’ndrangheta e la foto di giornale pubblicata (su alcuni siti, ndr) con Vincenzo Simonetti si riferisce ad una notizia per la quale è stata pronunciata sentenza di assoluzione per l’aggravante mafiosa” (tocca aggiungere: e di condanna per trasferimento fraudolento di valori).

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Informazioni su

Ugo Maria Tassinari è l'autore di questo blog, il fondatore di Fascinazione, di cinque volumi e di un dvd sulla destra radicale nonché di svariate altre produzioni intellettuali. Attualmente lavora come esperto di comunicazione pubblica dopo un lungo e onorevole esercizio della professione giornalistica e importanti esperienze di formazione sul giornalismo e la comunicazione multimediale

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