8 ottobre 1982, Zani racconta l’ultima rapina dei Nar

fabrizio zaniL’8 ottobre 1982 si consuma l’ultima azione di quello che resta dei Nar, decimati all’inizio del mese dalle retate scatenate grazie al pentimento di Walter Sordi. Un episodio incredibile e grottesco che ricostruiamo grazie alla vivace testimonianza di uno dei protagonisti, Fabrizio Zani, raccolta da Nicola Rao nel libro Trilogia della celtica:

Nell’estate dell’82 ritorno in Francia. Ho notizie, dagli amici francesi, che a Parigi deve arrivare Delle Chiaie. Belsito riesce ad avere delle informazioni e così ci viene in mente l’idea di prendere Delle Chiaie e farci raccontare un po’ di cose. Ma abbiamo grandi difficoltà logistiche e non siamo in grado di gestire un sequestro. Così «ripieghiamo» sulla decisione di giustiziarlo direttamente. Ma alla fine o lui non viene più a Parigi o la fonte di Belsito frena. Fatto sta che non se ne fa niente. Senza avvisarmi, Belsito e Procopio, con altre persone, decidono, senza alcun motivo che non sia il «far qualcosa» di rapinare un’armeria nel pieno centro di Parigi. La decisione è ancora più grave, perché i servizi francesi ci hanno mandato numerosi avvertimenti: state buoni, sappiamo che siete qui, non fate nulla, che è meglio per voi. Per essere ancora più chiari, ci fotografano spudoratamente. Un giorno siamo in un giardinetto davanti a Notre-Dame. Un distinto signore si avvicina, comincia a inquadrarci e a scattare. Belsito e Procopio restano a bocca aperta. Stanno per andarlo a prendere, ma io li fermo. Non capite? Chiedo. L’uomo ci saluta, sventola la macchina fotografica e se ne va. Ciononostante decidono lo stesso di fare quella cazzo di rapina. Che finisce in tragedia, perché Procopio resta gravemente ferito e, ovviamente, viene arrestato. A quel punto dobbiamo scappare da Parigi in tutta fretta. Così si ritorna a Torino.
Dopo il pentimento di Sordi c’è un’operazione spregiudicata, molto forte, che parte da Torino. Paolo Stroppiana si precipita a svuotare un covo pieno di armi, di cui Sordi conosceva l’esistenza. Sparisce dalla circolazione per un paio di giorni e noi svuotiamo le altre case di Torino, che lui conosce bene o alle quali può comunque risalire. Dopo due giorni Stroppiana riappare. Ci racconta di aver trovato la polizia davanti al covo, ma di essere riuscito a scappare. A me la cosa sembra inverosimile, ma non ho elementi precisi per accusarlo. Così decidiamo di lasciare anche Torino e di tornare a Roma, dove abbiamo ancora diversi fiancheggiatori a cui rivolgerci.
Facciamo una rapina in una grande banca. Belsito, compiendo un grosso errore, entra dicendo: «State carmi, semo dei Nar». Così tutta la polizia italiana sa che siamo tornati a Roma. A quel punto è evidente che dovremo andarcene di corsa. Io ne commetto un altro, di errore, perché mi incazzo con un cassiere che non mi consegna i soldi. Avevo con me una bomba a mano Srcm. Gli dico: «O mi dai i soldi o ti tiro la bomba». Questo si spaventa, esce dal gabbiotto, si fa tutto il corridoio e rientra in un altro locale, al di là del vetro, per vedersi la rapina. Allora mi arrabbio veramente e tiro la bomba contro il vetro. Il risultato è solo un gran botto, ma fa molta scena e trasforma una semplice rapina in un piccolo «evento» terroristico al quale il giorno dopo i giornali daranno, ovviamente, grande risalto. Ma non è finita, perché Stroppiana in realtà era stato preso e rilasciato a tambur battente. E, soprattutto, controllato a vista, nei limiti del possibile. Subito dopo la rapina di Roma, siamo in un ristorante. Belsito mi prende in disparte e mi dice: «Ho riconosciuto quello seduto a quel tavolo vicino a noi, è la stessa persona che stava fuori della banca quando abbiamo fatto la rapina». Io ne resto sconvolto. Possibile che ci stiano controllando così da vicino? Ma mentre decidiamo il da farsi, il tizio si alza e se ne va. Decidiamo di ripartire subito in treno. Controlliamo le partenze, orari ferroviari alla mano. Prenderemo, in ordine sparso, il treno per Milano. Coscienti che probabilmente la stazione sarà presidiata. Io e Jeanne ce ne andiamo per conto nostro. Sento che sta per accadere qualcosa e all’ultimo momento decido di cambiare treno. Aspetto in mezzo alla folla dei pendolari che parta il treno per Venezia, quasi fuori dalla stazione, all’ultimo binario. Intanto gli altri stanno prendendo quello per Milano. All’ora esatta della partenza del treno per Venezia, io e Jeanne saliamo sul convoglio e scendiamo, ne attraversiamo altri, in orizzontale, fino ad arrivare al nostro, che prendiamo dalla parte vietata e… partiamo. La polizia c’era sul serio davanti al treno per Milano e li arresta tutti, tranne Belsito, che si è accorto della trappola ed è riuscito ad allontanarsi. Sono le 23 dell’8 ottobre 1982. I carabinieri bloccano i padovani Carlo De Cillia e Franco Casellato, insieme al torinese Stroppiana. Nelle borse che portano c’è, praticamente, tutto il residuo arsenale dei Nar. Zani: Abbiamo gli appuntamenti combinati a Milano per la sera seguente. Non arriverà nessuno. Scoprirò solo in seguito che Stroppiana aveva trovato il modo di allontanarsi da solo, riuscendo così a contattare il suo «controllore», cioè la persona vista nel ristorante. Se il piano, grazie all’infiltrazione di Stroppiana, era di prenderci tutti (compresi Cavallini e gli altri che quel giorno non erano a Roma), era fallito a causa del casino fatto in banca e quindi della necessità di bloccarci subito. Stroppiana si pentirà in «tempo reale», convincendo anche Ansaldi, arrestato a Torino pochi giorni prima, a fare lo stesso. A questo punto è proprio finito tutto.

Informazioni su

Ugo Maria Tassinari è l'autore di questo blog, il fondatore di Fascinazione, di cinque volumi e di un dvd sulla destra radicale nonché di svariate altre produzioni intellettuali. Attualmente lavora come esperto di comunicazione pubblica dopo un lungo e onorevole esercizio della professione giornalistica e importanti esperienze di formazione sul giornalismo e la comunicazione multimediale

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