14 ottobre 1980: una lettura operaia della disfatta Fiat

di Enrico Galmozzi

14 ottobre 1980. La base operaia è contro l’accordo ma il sindacato ha giù deciso che non c’è altra strada che la firma. “Fischi e insulti a Trentin e Benvenuto, calci e pugni a Carniti. Lama esce scortato dai sorveglianti” titola Stampa Sera facendo il resoconto delle assemblee. Che gli operai votarono contro non lo dice lotta Continua ma il giornale della Fiat. Al Lingotto, per esempio; “Nella sala mensa, al primo piano del vecchio Lingotto,ci sono mille persone, forse di più, quando Bruno Trentin apre l’assemblea che deve valutare l’ipotesi di accordo. Parla per mezzora poi prendono la parola una ventina di delegati. Quasi unanimi le critiche all’accordo.(…)

Si passa al voto:“Chi è favorevole all’accordo alzi la mano”.Dal fondo del salone, dove sono riuniti gli impiegati si alzano le braccia. Saranno trecento a occhio e croce. “Chi è contro alzi la mano”. Con un boato si alzano le braccia degli altri. Una maggioranza schiacciante. Si alza il grido “Lotta dura senza paura”. Trentin è pallido. A mezzogiorno colpo di scena: “E’ passato il sì con il settanta per cento, la notizia è di fonte sindacale” dice l’ufficio stampa della Fiat. Al cronista, che era presente, non resta che prendere atto.”(Stampa Sera; 18 ottobre 1980)

Un accordo mai rispettato

L’accordo dell’ottobre 1980 non sarà mai rispettato. Alla scadenza del 30 giugno 1983 nessuno dei 23.000 cassaintegrati rientrerà in fabbrica. Sulla marcia degli pseudo 40.000 leggo molte inesattezze, a parte i numeri leggo che si trattò della “rottura dell’unità operai-impiegati”. Ma i “marciatori” non erano “impiegati” ma quadri del comando aziendale che, fiutato il sangue della classe operaia ferita, sognava la rivalsa dopo almeno dodici anni di contestazione e vessazioni da parte della forza operaia. Molti di loro provenivano dalla Scuola allievi Fiat, che non è mai stata uno strumento di formazione di forza-lavoro ma di formazione di comando, cioè del livello medio-basso della gerarchia aziendale: capi squadra e vice capi squadra.

La formazione quadri

La Scaf, organizzata sulla base di una disciplina militaresca, selezionava e formava i capi in base alle nuove caratteristiche che essi dovevano acquisire a fronte delle modificazioni indotte nel processo produttivo dalla taylorizzazione: mentre all’interno della vecchia squadra di lavoro il capo aveva una funzione essenzialmente tecnica ora, alla linea di montaggio, il capo assume funzione essenzialmente disciplinare, mentre al suo fianco assume sempre più rilevanza la figura del cronometrista, applicato alla costante semplificazione delle mansioni, rigide e parcellizzate, e all’ottimizzazione del rendimento umano.

La formazione dei capi è pertanto quasi più ideologica che tecnica, tanto che dal 1956 gli ex allievi sono riuniti in una associazione per mantenere lo spirito di corpo e la fedeltà all’azienda.Da sempre compito della gerarchia aziendale Fiat è stato quello di realizzare la sottomissione totale degli operai ai ritmi e alle forme più feroci dello sfruttamento .Dopo il 1945, per la Fiat non esisteva alcuna possibilità di rilancio produttivo e di crescita al di fuori di quella del trasferimento nei propri stabilimenti del paradigma organizzativo taylorista. Ma rivoluzionare il modo di produrre avvicinandolo a quello dei sistemi industriali più avanzati significava non solo accelerare l’estinzione della vecchia struttura di officina ma esigeva anche un intervento drastico sulla forza-lavoro modificandone radicalmente la composizione.

La centralità della disciplina

Qui diveniva centrale questione della disciplina come necessità di “sradicamento di pratiche e consuetudini collettive incompatibili con una nuova incastellatura gerarchica dell’impresa.”Di fatto per la Fiat il problema della disciplina viene a sovrastare ogni altra priorità aziendale:“Ristabilire l’efficacia della gerarchia e fare riecheggiare i suoi imperativi in tutti i reparti, non erano solo aspetti irrinunciabili e simbolici della ricostruzione del potere direzionale: erano misure necessarie e preliminari alla trasformazione del processo produttivo, senza le quali non sarebbe stata portata a compimento alcuna modernizzazione tecnica.

Nella prospettiva del management, la disciplina precedeva inevitabilmente la tecnologia: la produzione in grande serie mediante le linee di montaggio non poteva essere realizzata senza che si fosse preventivamente ricondotto all’ordine il sistema sociale di fabbrica.”

Tutta la storia della lotta operaia alla Fiat può essere considerata prima di tutto lotta fra forme embrionali di potere operaio fondate sull’esercizio della forza e le forme del potere padronale.Il 14 ottobre è la data del precipitare dei rapporti di forza a favore dei padroni e dei collaborazionisti di classe. Ma quarantanni dopo e in condizioni profondamente mutate la lezione è sempre quella: Potere operaio e organizzazione della forza operaia.

Informazioni su

Ugo Maria Tassinari è l'autore di questo blog, il fondatore di Fascinazione, di cinque volumi e di un dvd sulla destra radicale nonché di svariate altre produzioni intellettuali. Attualmente lavora come esperto di comunicazione pubblica dopo un lungo e onorevole esercizio della professione giornalistica e importanti esperienze di formazione sul giornalismo e la comunicazione multimediale

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