7-8 dicembre 1970/2: il golpe Borghese e i gruppi extraparlamentari

Pino Rauti ha già spiegato l’innamoramento per i militari statunitensi, francesi e greci. Ora aggiunge: In quel contesto storico e politico era per noi inevitabile cedere a suggestioni golpiste. Ma non avemmo comunque alcun rapporto con Borghese. Certo, ricordo che in un certo periodo si diffuse la voce che Borghese, figura leggendaria ai tempi della Rsi, con un passato missino, popolarissimo in tutta la destra, si stava dando da fare perché aveva in mente qualcosa. Io conoscevo Borghese. Ci andai a parlare e gli dissi che volevo saperne di più sul suo progetto. Per questo inviai da lui una delegazione di tre elementi, guidata da Clemente Graziani. La nostra delegazione frequentò il Fronte Nazionale e i suoi dirigenti per una settimana. Quindi venne a riferire. Graziani mi delineò un quadro negativo. Mi disse: non si sa cosa ne può nascere, ma certamente è un progetto conservatore, dietro il quale ci potrebbero essere anche settori della Dc. A quel punto rompemmo i rapporti con Borghese, in maniera cortese ma ferma, dicendo che la cosa non ci interessava.
A conferma delle perplessità ordinoviste verso quel tentativo e, più in generale, verso un golpe militare nel nostro Paese, può essere utile conoscere la posizione del Movimento Politico Ordine Nuovo, gli ultrà guidati da Graziani contrari al rientro nel Msi, che, nei «Documenti del Movimento Politico Ordine Nuovo» (aprile 1972), dopo aver professato una solidarietà d’ufficio verso Junio Valerio Borghese («Si sa bene come l’incriminazione del comandante Valerio Borghese e di altri cinque ex ufficiali sia il risultato di un’assurda e ridicola montatura commissionata da ben individuati ambienti politici, una montatura che ha suscitato ilarità e scherno da parte di tutta la stampa estera…»), scrivevano: «Ciò malgrado, influenzati evidentemente dal battage che la stampa antifascista è stata costretta a mettere su per dare credibilità al ‘golpe del principe nero’, non sono pochi coloro, tra le nostre stesse file che, ritenendo la cosa tecnicamente possibile, vedono proprio in un intervento golpista delle forze armate la soluzione ottimale di tutti i nostri problemi politici. A sostegno di questa tesi si porta avanti il colpo di Stato dei colonnelli greci, classificandolo, molto superficialmente, come un fatto nazionalrivoluzionario […] Anche ammettendo, dicevamo, che in Italia sia tecnicamente possibile l’effettuazione di un colpo di Stato militare, resta sempre da esaminare se tale accadimento possa inquadrarsi in una logica rivoluzionaria. Sarebbe sufficiente, dunque, porsi il problema in questi termini per constatare immediatamente come il colpo di Stato militare sia sempre un fatto controrivoluzionario».
Torniamo al golpe Borghese. Questa la testimonianza di Stefano Delle Chiaie, accusato di aver guidato, la notte del golpe, un blitz dentro l’armeria del Viminale: Certo, ero molto legato al comandante Borghese. La nostra amicizia risaliva alla fine degli anni Cinquanta, quando ero ancora in Ordine Nuovo. Il nostro gruppo, in accordo con il comandante, diede vita alle organizzazioni giovanili delle «fiamme bianche». Tutti noi in quel periodo confluimmo nella sede della Federazione Combattenti della Rsi, che si trovava a piazza Venezia, che era un po’ la «base» del comandante, nel cui ambito elaborammo una serie di iniziative politiche molto interessanti. Quando nacque il Fronte Nazionale, nel 1968, lo ritenemmo un momento di unità di tutte quelle forze antagoniste che esistevano nell’area neofascista e che non si riconoscevano nel Msi di Michelini. Non è vero, come sostengono molti, che Borghese si fece portatore di un progetto di tipo conservatore. Anzi, era un convinto sostenitore della partecipazione nel campo economico e produttivo. La verità è che si è trovato in un contesto storico in cui era inimmaginabile muoversi con l’appoggio soltanto dei «fedelissimi», ma in cui era necessario, direi giocoforza, aprire a un mondo più vasto. Per cui, se è vero, come dicono, che lui voleva realizzare un intervento «tecnico», cioè un golpe, è evidente che questo fatto «tecnico» non poteva compiersi attraverso una formulazione precisa delle proprie intenzioni politiche. Del resto le trasformazioni e le rivoluzioni culturali e politiche non nascono durante gli eventi «tecnici», ma dopo che questi eventi si sono compiuti.
Insomma, per tradurre il linguaggio un po’ ermetico di Delle Chiaie, Borghese, per assicurarsi l’aiuto degli imprenditori, dei circoli conservatori e dei militari nella realizzazione del golpe, avrebbe «mascherato» il vero progetto politico che aveva in mente, presentandosi ai loro occhi non come un fascista rivoluzionario, ma semplicemente come un anticomunista e un uomo d’ordine.
Su una sua presunta partecipazione al golpe, Delle Chiaie si limita a dire:

Posso dire con assoluta certezza che nel dicembre 1970 ero da diversi mesi in «esilio» in Spagna. Non posso essere quindi stato presente a Roma in quei giorni. E anche vero che ciò non diminuirebbe la mia responsabilità morale e politica in relazione al golpe, se mai ce ne fu uno… In ogni caso vorrei smentire la tesi di chi sostiene che il «comandante» era vicino alla Cia e che quindi questo presunto golpe sarebbe stato attuato e poi sospeso per ordine degli americani. La verità è che la Cia da tempo aveva avvertito i nostri servizi segreti di tenere sotto controllo il Fronte Nazionale, proprio perché temeva azioni sovversive, altro che collaborazione. Così come è falso che Borghese ebbe rapporti con il ministero dell’Interno o con i servizi. È anzi vero il contrario: del resto, nel marzo 1971, dopo le indiscrezioni giornalistiche, il Viminale procedette subito all’arresto di persone implicate nel presunto golpe. Non vedo quindi dove fosse questa «collaborazione» o «protezione». (2-continua)

Fonte: N.Rao/La fiamma e la celtica

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Ugo Maria Tassinari è l'autore di questo blog, il fondatore di Fascinazione, di cinque volumi e di un dvd sulla destra radicale nonché di svariate altre produzioni intellettuali. Attualmente lavora come esperto di comunicazione pubblica dopo un lungo e onorevole esercizio della professione giornalistica e importanti esperienze di formazione sul giornalismo e la comunicazione multimediale

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