70 anni fa l’eccidio di Lentella. Scelba schiaccia nel sangue le lotte bracciantili

Due lavoratori sono stati uccisi nel pomeriggio dalla polizia a Lentella, piccolo paese della provincia di Chieti. Numerosi altri lavoratori nono rimasti feriti. Il fatto è accaduto verso le 13 [del 21 marzo], allorché i lavoratori — che in mattinata avevano effettuato lo sciopero a rovescio per protestare contro la gravissima disoccupazione esistente nella zona — si sono raccolti dinanzi al municipio. I Disoccupati levavano la loro voce contro l’amministrazione comunale, la quale nulla faceva per risolvere lo stato di miseria della popolazione (che conta 160 disoccupati su 1200 abitanti, ossia più del 10 per cento), e contro il governo, il quale anziché affrontare l’angoscioso problema dei senza lavoro minaccia Illegali misure repressive. A questo punto la polizia caricava la folla aprendo il fuoco: sono caduti Nicola Mattia di anni 41, che lascia tre figli; a Cosimo Maciocco, di anni 26, ammogliato. Impossibile precisare il numero dei feriti [sono dieci, ndb].

Così l’inviato dell’Unità [A.J.: Alberto Jacoviello?], arrivato in serata nel paesello deserto, a cui era stato imposto il coprifuoco. Soltanto alle due di notte l’Ansa rilanciava la ricostruzione ufficiosa dei fatti diffusa dal Viminale.

La versione del Viminale

Secondo la agenzia – scrive ancora l’Unità – «verso le 17,30 di ieri circa 400 contadini di Lentella percorrevano con atteggiamento minaccioso la principale via dell’abitato, portandosi poi davanti la sede comunale con evidente intento di invaderla a distruggerla». A protezione dell’edificio, prosegue il comunicato ufficioso, erano schierati il vice brigadiere Moscariello e cinque carabinieri.
«L’appuntato Vincenzo De Vita veniva fatto segno, prosegue il comunicato, da uno dei dimostranti, tale Nicolantonio Mattia fu Cosmo, di anni 41, al lancio di un grosso martello. Il comunicato non dice se il martello abbia colpito il militare ma precisa che l’appuntato rispose «con un colpo di moschetto “Beretta” a terra a scopo intimidatorio. Il Mattia però si faceva sotto per colpire il graduato alla testa». Lo colpi? Neanche a questo proposito il comunicato dice nulla ma aggiunge subito che il De Vita «si vedeva costretto, per legittima difesa ad esplodere contro il contadino un altro colpo di moschetto, s seguito del quale il Mattia decedeva poco dopo». Lo stesso graduato non contento del primo delitto sparava un altro colpo contro il contadino Mangiocco Cosmo.

Le minacce di Scelba

Era quasi l’una quando Scelba acconsentiva a ricevere i giornalisti. Ma, tra la sorpresa generale, il ministro di Polizia non forniva ancora una versione dei fatti che si erano svolti ben otto ore prima. Scelba dichiarava che l’agitazione dei disoccupati era ingiustificata perché le autorità locali avevano disposto per il 28 marzo una asta per l’assegnazione di lavori stradali di recinzione del cimitero. Scelba aggiungeva che dai rapporti pervenutigli risultavano «appena» Un morto ed un ferito. Le spiegazioni del ministro erano quanto mai generiche.
A Lentella erano stati inviati sette carabinieri ed un sottufficiale i quali «evidentemente per difendersi da una aggressione comunista saranno stati costretti a sparare. A questo punto Scelba perduta completamente la testa si abbandonava ad affermazioni di inaudita gravità. Non si può ammettere, diceva, che per un morto m un paesello sperduto I comunisti mettano sotto accusa il governo, Ci siamo rotti le scatole (questo è il linguaggio usato da Scelba) di sentir chiamare liberticide le misure adottate dal governo. Si ricordi fl Partito Comunista che -stavolta facciamo sul serio». Queste ed altre espressioni provocatorie venivano pronunciate con assoluto senso di irresponsabilità al ministro di polizia.

Il 22 marzo la Cgil attua lo sciopero generale in solidarietà con i braccianti di Lentella. Le forze dell’ordine attueranno gli ordini di Scelba con altre tre vittime nei giorni seguenti. Ad Avezzano e Parma il 22, a San Severo il 23. Quello di Lentella è il sesto eccidio in sei mesi. In dieci giorni, considerando i due operai uccisi a Porto Marghera il 14 marzo e il morto di Torino, saranno otto le vittime della brutalità scelbiana.

L’editoriale di Ingrao

Giustamente Pietro Ingrao, nel suo editoriale, scritto nella notte dopo le minacce di Scelba, parla di “pena di morte”

Dunque è confermato che nella Repubblica italiana è stata ripristinata la pena di morte senza giudizio né dibattito, senza possibilità di difesa né appello, senza avvocati, né giudici, né codici: per esecuzione sommaria.
Giudici, avvocati ed esecutori sono il ministro Scelba e i suoi uomini; passibili della pena di morte sono coloro che non hanno lavoro e lo chiedono, che osano mettere a coltivazione le terre incolte, che pretendono il salario per le ore di lavoro che hanno compiuto, che chiedono di non essere licenziati o anche chiedono solo una proroga, una dilazione al licenziamento. Gli ultimi condannati a morte sono i braccianti disoccupati di una oscura borgata del l’Abruzzo, Lentella, in provincia di Chieti.
Leggete la stessa versione che il Governo ha dato ieri, a tarda notte, dei tragici avvenimenti e apprenderete la fredda, utile ferocia con cui questo Governo infame condanna a morte e uccide. Più ancora che inorriditi, si resta attoniti ed esterrefatti.
Non vi è stato scontro con la forza pubblica; ai militi non è stato torto un capello; non sì tenta nemmeno, questa volta, la misaerabile menzogna delle «bombe contro la forza pubblica»: i lavoratori di Lentella non avevano armi. La terribile e bolscevica rivendicazione per cui essi sono stati condannati a morte è tutta qui: da sette giorni si recavano a lavorare su una strada campestre, senza averne ricevuto autorizzazione dal ministro Scelba. Avevano fame insomma.

Informazioni su

Ugo Maria Tassinari è l'autore di questo blog, il fondatore di Fascinazione, di cinque volumi e di un dvd sulla destra radicale nonché di svariate altre produzioni intellettuali. Attualmente lavora come esperto di comunicazione pubblica dopo un lungo e onorevole esercizio della professione giornalistica e importanti esperienze di formazione sul giornalismo e la comunicazione multimediale

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