21 marzo 2017: muore a Lecce Agrippino Costa, il nappista poeta

agrippino costa

Renato Curcio e Agrippino Costa

È scomparso un anno fa, la mattina del 21 marzo, a Lecce, Agrippino Costa, 76 anni, l’intellettuale siciliano con un passato nei Nap e nelle Brigate rosse.  Ha lasciato dieci figli, di cui sei diventati famosi ballerini a livello internazionale. 

A lui il regista Piero Cannizzaro nel 2012 ha dedicato un docu-film, ‘Ossigeno’. Il film racconta l’avventura di una vita spericolata: Agrippino Costa entrò in carcere per una condanna a sei anni per un furto d’auto e ne uscì dopo vent’anni e una dozzina di rocambolesche evasioni, tutte fallite. Operaio alla catena di montaggio, pizzaiolo, buttafuori in un bordello a Marsiglia, panettiere, rapinatore di banche, ladro di opere d’arte (il suo grande colpo fu il furto di una Venere di Botticelli), alla fine Costa diventò un ospite fisso dei penitenziari. E fu lì che si arruolò prima nei Nuclei Armati Proletari e poi nelle Brigate Rosse, fiancheggiatore tra una pena e l’altra («Ma senza mai uccidere o ferire nessuno: io non ammazzerei neanche una zanzara»), finché lo chiusero di nascosto in un manicomio criminale, dal quale lo tirò fuori solo un provvidenziale appello di Dario Fo e Franca Rame. In occasione del film l’Adnkronos gli dedicò uno splendido reportage

Oltre 20 anni trascorsi tra galera e manicomi criminali; militante, in carcere, dei Nap e delle Brigate Rosse; amico, in galera, di Luciano Liggio e Mario Moretti, di Curcio e Cutolo; anarchico e rivoluzionario, sempre in fuga dalla vita, oltre che dai penitenziari, e salvato dalla follia da un appello di Franca Rame e Dario Fo. Un’esistenza come un ‘feuilleton’ di Dumas e Balzac, quella di Agrippino Costa,  ‘il rapinatore gentile’ salvato dalla poesia, dalla musica, dalla pittura.

IL RIBELLE, IL BANDITO, IL RIVOLUZIONARIO
A 14 anni la prima fuga da casa per il giovane Agrippino, figlio di un carabiniere, già orfano ad un anno. Il ’68, la Francia, Marsiglia. Operaio, contadino, pizzaiolo, buttafuori in bordelli e club privati. ”Ero un vero anarchico – ha raccontato all’Adnkronos Costa -. Credevo nella rivoluzione, in un cambiamento della ‘società’. Non accettavo né Dio, né nessun altro padrone. ”Forse ero un idealista, un sognatore, chissà. Me lo disse un giorno, nella sua cella Luciano Liggio. Un amico, un filosofo, come Renato Curcio, menti aperte. Parlavamo di politica, ma soprattutto di Aristotele. ‘Siete degli illusi’, mi disse Liggio, ‘pensavate di trasformare il mondo. E non ci siete riusciti’. E aveva ragione – ha proseguito Costa -. Eravamo lontani anni luce da quello che accadeva intorno a noi, rispetto al livello di coscienza dell’umanità”.’
‘Militante dei Nap e della Brigate Rosse lo sono diventato in carcere. In fondo il mio primo colpo, sul lago di Ginevra nella villa del presidente della Croce Rossa internazionale, lo feci per amore. Volevo strappare una prostituta, di cui mi ero innamorato, al suo protettore. Fu il colpo del secolo: oro, gioielli, soldi, preziosi dipinti, tra i quali una ‘Venere’ del Botticelli e opere di Guardi e Buonconsiglio. Purtroppo venni preso. Lei ritornò a fare la prostituta e io per la prima volta andai in carcere, con una moglie e una figlia in arrivo”. Un’esistenza segnata dalla morte, quella di Agrippino Costa. Prima la madre. Poi tre fratelli che il padre aveva avuto da un secondo matrimonio. E intanto continuava a fuggire, mentre le pene aumentavano. Indisciplinato, insubordinato, guascone Agrippino è però un leader, sa come farsi rispettare. Arringa le folle, dei detenuti, organizza scioperi e rivolte, ma scrive anche canzoni, poesie. (…)

QUELLA PRIMA VOLTA FUORI DAL CARCERE
”Non dimenticherò mai la strana sensazione di libertà la prima volta che lasciai il carcere per ritirare un premio di poesia – ha proseguito -. Ho ricordi sconvolgenti. Ero abituato a vivere in una spazio angusto. Due metri per tre. Non riuscivo ad immaginarmi l’orizzonte. Mi colpì in modo scioccante, impressionante. E poi la gioventù, gli abiti, il taglio dei capelli. Non ero più abituato a camminare, a stare in mezzo alla gente. Uno strano stordimento. Ma ero felice. Tutte quelle persone ad applaudirmi… Mi sentivo importante, per la prima volta mi sentivo amato anch’io”. Rinnega qualcosa del suo passato, rimpianti, nostalgia per quello che è stato? ”Nessun rimpianto, nessuna nostalgia – ha risposto Agrippino Costa -. Solo ricordi, a volte sfuocati, li rincorro, per ricomporre mosaici a cui manca sempre qualche pezzo. Ma è difficile parlare del passato- ha proseguito -. Inconsciamente tendo a dimenticare. Eppure sono sempre stato convinto che la nostra rivoluzione fosse giusta. Anche la nostra rabbia. Erano sbagliati i metodi di lotta, ma noi ci credevamo. Ma tutti abbiamo pagato. Nessuno escluso. Qualcuno ha pagato anche con la morte”. ”Lo ripeto, mi sento un sopravvissuto, un redivivo in un mondo che forse non mi appartiene più. E pensare – ha aggiunto scherzando- che mi hanno proposto di entrare in politica. Un tempo veniva riconosciuto il valore ‘guerriero’ dell’uomo. La politica, oggi, è la negazione dell’intelligenza”.

Informazioni su

Ugo Maria Tassinari è l'autore di questo blog, il fondatore di Fascinazione, di cinque volumi e di un dvd sulla destra radicale nonché di svariate altre produzioni intellettuali. Attualmente lavora come esperto di comunicazione pubblica dopo un lungo e onorevole esercizio della professione giornalistica e importanti esperienze di formazione sul giornalismo e la comunicazione multimediale

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